Ultimo Aggiornamento lunedì 8 Dicembre 2025, 9:06
Gen 03, 2019 Lifestyle, Società
Su suggerimento di alcuni Lettori, abbiamo seguito un po’ i programmi di Luigi Marzullo.
II giornalista fa in qualche modo servizio pubblico, trattando argomenti che la televisione generalista, ma anche altri media classici trascurano, come il Teatro, il Cinema e i Libri, oltre a dare spazio a figure vecchie e nuovo del panorama socio culturale politico.
I suoi programmi hanno vari spunti interessanti, dalla presentazione dei cartelloni dei teatri in giro per l’Italia, alle novità librarie, ai film che ogni settimana escono sugli schermi nazionali. Il tutto farcito da interventi critici di giornalisti e docenti di varia e variegata provenienza.
Fin qui tutto bene, diremmo.
Tutto si complica, si avvita, si contorce, si allunga fino alla noia, come ci segnalavano appunto i nostri Lettori, con la conduzione abitudinaria e maniacale di Marzullo.
Lui manda in onda più volte le sigle, utilizza anteprime di lancio inutili, dato che i programmi vanno in onda nel cuore della notte. Ripete sempre le stesse frasi fatte a memoria, frasi inutili e fine a se stesse.
Nel programma cinematografo ripete fino alla nausea sempre le stesse poche scene del film di cui si discute. Tutto questo spazio ripetitivo toglie spazio agli interventi critici che si devono limitare a pochi secondi, inquinando l’informazione che è l’unica parte interessante dei vari programmi.
In pratica, un programma di Marzullo, al netto delle solite sigle, frasi fatte, amenità del conduttore potrebbe durare la metà, con un ritmo più interessate e coinvolgente.
Invece tutto parte da una base interessante e positiva e si perde in lungaggini, ripetizioni, frasi e tic che diventano ben presto insopportabili.
La nostra domanda è: che senso ha tutto questo?
Linda Salucci
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