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Dic 10, 2019 Consiglio di Lettura, Le rubriche di flip
Foto di Alessandro Meoli per FlipMagazine
Si presenta elegante, curato, raffinato già dal formato il libro di Mauro Carbonoli dal titolo Anche a dispetto di Amleto. Cinquant’anni di teatro e altro, edito da Aracne.
Il teatro del secondo Novecento ha visto in Mauro Carbonoli una figura di spicco. Dopo aver frequentato l’Accademia nazionale d’arte drammatica diretta da Silvio D’Amico, è stato attore di prosa, cinema e televisione. È stato tra i fondatori della prima cooperativa teatrale in Italia – Teatro-Insieme – e subito dopo ha virato verso l’attività organizzativa, ricoprendo il ruolo di direttore del Teatro di Roma, del Piccolo di Milano, dell’Associazione teatrale dell’Emilia-Romagna, del Teatro Eliseo, del Teatro Pubblico Pugliese e dello Stabile del Veneto. Insieme a Sergio Fantoni, nel 1983, ha fondato la cooperativa Contemporanea ’83. Dal 1992 al 1996 è stato direttore generale dell’Ente Teatrale Italiano.
Chi, dunque, meglio di lui avrebbe potuto scrivere le proprie memorie sull’evoluzione del teatro negli ultimi cinquant’anni?
Il testo risulta scorrevole, piacevole e anche emozionante, perché fin dalle prime righe si comprende di essere entrato nella sfera intima dell’autore, che prende per mano il lettore e gli fa percorrere l’evoluzione del teatro. Tema centrale del libro sono le innovazioni che via via la scena teatrale italiana ha accolto, che vengono contestualizzate e interpretate da chi questi cambiamenti li ha vissuti in prima persona e in qualche modo anche veicolati. Lungo questo percorso si assiste all’avvento della regia, alla nascita dei teatri stabili, al cooperativismo e alle varie sperimentazioni che hanno avvicinato a teatro un pubblico sempre più vasto, fino a spingere le istituzioni a riconoscere l’importanza del teatro e a organizzare il settore.
Il racconto – ricco di dettagli storici, di particolari punti di vista – incrocia l’esperienza vissuta anche da altri protagonisti che insieme a Carbonoli hanno condiviso la passione per il teatro sia nei momenti più disperati, come nell’immediato dopoguerra, che in quelli più euforici, tipico, ad esempio, degli ultimi anni del secolo scorso. Particolarmente interessante è l’interpretazione che Carbonoli fa a proposito delle criticità del settore e in particolare quello dei finanziamenti. Fino all’83, racconta l’autore, il teatro è sopravvissuto nonostante la precarietà di stanziamenti pubblici che spesso – se c’erano – non davano solide garanzie nemmeno alle stagioni più prestigiose. Anche in seguito, con la nascita del FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo), se da una parte si è ottenuto un formale riconoscimento del valore culturale del teatro – e dello spettacolo in genere – e una copertura finanziaria, dall’altra non mancano gravi incongruenze, dovute alla pressoché assenza di regole nella distribuzione dei fondi.
Con tutta l’esperienza dei suoi novant’anni, Carbonoli in questo libro stupisce per i toni che adotta. Se da una parte sono inevitabili i momenti di nostalgia, nell’insieme prevale la speranza per il futuro, la passione verso un’arte che ha riempito la sua vita e che ama profondamente.
Lettura fortemente consigliata non solo a giovani attori, organizzatori o fruitori di teatro, ma soprattutto a chi il teatro non lo conosce affatto e ne ignora il valore umano e culturale.
Angelina Marcelli
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