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Set 06, 2019 Arte & Musica, Cultura
Per capire e apprezzare fino in fondo la voce di Melody Castellari, bisogna immergersi totalmente nelle sue esibizioni, ascoltarle e riascoltarle più volte. Si scoprirà che le voci di altri interpreti sono belle, ma non ti conquistano pienamente, Melody si. La sua voce è “lunga”, persistente, evoca sensazioni intense, vibrazioni profonde, sfumature originali. Sentire la sua voce, chiudendo gli occhi e lasciandosi conquistare dalle sue tonalità, significa lasciarsi andare e sperimentare una vera e propria terapia musicale.
Sa esprimere con grande abilità ed efficacia tonalità profonde e acuti estremi, in un insieme di combinazioni sonore ricchissime. Ogni nota, ogni passaggio è veramente incisivo, perentorio. Prende una canzone come materiale da lavorare, la cattura, la accarezza, la fa sua e la trasforma, la tonifica, la rende armonica e, infine, forma un capolavoro interpretativo, una vera e propria opera d’arte. Le note delle canzoni scorrono alte e poi basse, dolci e poi gravi, s’infiammano, si riempiono di passioni, a volte sono festose, altre volte diventano aggressive (si ascolti, ad esempio, “Non voglio essere”). Tuttavia, durante lo svolgimento, tensione iniziale e aggressività si stemperano, come un dramma che si risolve integralmente e ci libera dai contrasti, dalle agitazioni. Alla fine, sono sintetizzate, unite in un’energia superiore, in un appagamento emozionale che coinvolge sempre di più e rimane a lungo nei sensi e nell’anima. Le sue canzoni diventano un racconto, pieno di note vibranti, di mutanti situazioni che ci fanno immergere nel pathos evocato e ci avvolgono nella melodia ascoltata, dall’inizio alla fine del brano.
Per rendere conto di quanto affermato, basta ascoltare “Avere fame, avere sete”, “Tempi politici”, “Wagon lits”, “Sacco a pelo”, “Albergo a ore” e “Se stasera sono qui”. Interessante è apprezzare il famoso brano “il Testamento di Tito” (musicato dal papà Corrado per Fabrizio de Andrè, che ne ha scritto le parole) nelle tre versioni differenti, tutte bellissime: quella dello stesso De Andrè, quella di Corrado Castellari e quella di Melody. Per soppesare adeguatamente l’originalità, il timbro e l’interpretazione personalissima e di alto livello di Melody, consiglio di sentire qualche brano delle grandi interpreti, come Mina, Milva, Vanoni e compararlo, frase per frase, con gli stessi brani eseguiti dalla stessa Melody.
La sua bravura va esaminata nel considerare che si tratta di un’artista indipendente, autentica, determinata a raggiungere gli obiettivi fondamentali della sua professione, attraverso i soli mezzi a sua disposizione. E’ certamente consapevole della sua forza e delle sue qualità, ma mostra di avere davanti altre, immense potenzialità.
Durante la conversazione, mi dice che è impegnata a valorizzare il vasto repertorio musicale lasciato dal grande papà Corrado, nell’intento di assegnargli, giustamente, il posto che gli spetta nella storia della musica italiana. Questo impegno lo assume come una precisa responsabilità, come un dovere. Il suo lavoro consiste nel proseguire l’opera del padre, nel catalogare e proporre, magari modernizzandoli come lei sa fare magistralmente, oltre quattromila titoli di canzoni inedite. In questi anni, ha organizzato diversi eventi musicali per ricordare il papà. In quest’ambito, dal mese di maggio prederà il via il “PREMIO CORRADO CASTELLARI”, un concorso per cantautori e interpreti di musiche inedite.
Melody si è realizzata attraverso tanti generi musicali. Aiuta giovani cantanti a fare altrettanto. Insegna, ai principianti e al pubblico, i segreti e le tecniche della musica e del canto. Compone, dirige, inventa, realizza. Dopo un’osservazione attenta di tutta la sua carriera, sorge spontanea una domanda: chi è riuscito a realizzare e ad esprimere in modo così vasto e completo quello che lei ha espresso? Per questi motivi il personaggio Melody Castellari attira l’attenzione, si fa ammirare per il suo stile, apprezzare per la sua fierezza e conquista con la sua naturale dolcezza. Melody incuriosisce, stupisce e affascina.
Carlo Bolognesi
(Sociologo)
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