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Ago 19, 2016 Consiglio di Lettura, Le rubriche di flip
Foto di Alessandro Meoli©, per FlipMagazine
Cade proprio quest’anno il 40 esimo anniversario della morte della più grande giallista di tutti i tempi: Agatha Christie.
Era il 1976 quando la scrittrice si spense, seguita dopo circa due anni dal suo secondo marito e preceduta di poco dal suo Hercule Poirot, croce e delizia, quest’ultimo, di tutta una vita.
Consigliare un suo libro potrebbe sembrare banale e poi, data la sconfinata produzione che la riguarda, sarebbe comunque un giudizio parziale e soggetto al gusto personale di chi scrive.
Al contrario potrebbe rivelarsi una buona lettura la sua biografia, un modo alternativo per conoscere la donna dietro l’artista. La prima domanda che chi scrive si pone, prendendo in mano la storia della vita di qualcuno è cosa si potrà trovarci dentro.
“La mia vita” (titolo originale An Autobiography), edito in Italia da Mondadori, è un capolavoro di intrattenimento, che nulla ha da invidiare alle sue produzioni più famose. Ci vollero ben 15 anni per redigerla, in maniera cavillosa e aneddotica, ma essendo lei stessa la redattrice, c’è la certezza che ogni pagina racconti effettivamente qualcosa di lei; non tutto, ma come chiarisce“[…] ho ricordato quello che volevo ricordare […]”.
È un’autobiografia che, a dispetto delle 600 pagine, stupirà per l’estrema leggibilità e per i contenuti interessanti.
Merita il tempo che le dedicherete. Tralasciando le vicende più o meno famose che riguardano l’Agatha scrittrice – come dimenticare la questione relativa alla scomparsa di undici giorni – il libro traccia uno spaccato assolutamente godibile dell’Inghilterra vittoriana che si trovò a vivere, dei cappelli e dei divani, dei salotti e dei corteggiatori, della guerra e dell’amore. Spazia dalla politica alla religione, intrecciando momenti seri, come quelli riguardanti il conflitto mondiale e il suo impegno in prima persona in qualità di infermiera, a sprazzi di ilarità che denotano come la vena ironica della donna fosse tutt’altro che secondaria.
La Christie privata, i suoi viaggi, i suoi matrimoni, i suoi ricordi; tutto questo è sapientemente miscelato con pennellate vivide ed impressioni che restituiscono l’immagine di una donna romantica e sognatrice ma estremamente conscia del mondo che la circonda.
C’è l’infanzia passata nella casa ad Ashfield, forse la pagina più felice di tutta la sua vita, che descrive con nostalgica cura: “ed ecco che riaffiora nella mente sopra a tutto il resto… Ashfield“, e ci sono gli aneddoti ovviamente legati alle sue creature, Miss Marple ed Hercule Poirot. La prima descritta come una tipica signora della campagna inglese, di quelle con cui essa stessa aveva dimestichezza ed alla quale non destinò una morte ma semplicemente un ritiro a vita privata, e il secondo, un fardello a suo dire, ritenuto da subito “piccolo omino egocentrico, detestabile, ampolloso e fastidioso”.
Potremmo continuare raccontando molti altri stralci di un libro che appassiona tanta è la vita che gli scorre dentro.
Agatha Christie è l’autrice più venduta al mondo e la più tradotta. Le rappresentazioni dei suoi lavori sono in cartellone ininterrottamente da anni, e quando decide di scrivere questo libro è assolutamente conscia del successo che la sua penna le ha regalato. Nonostante questo l’impressione che si ha sfogliando le pagine e addentrandosi all’interno del suo mondo è che fondamentalmente quello che davvero le stette sempre a cuore fu una sana e sincera ricerca della felicità personale.
Chi scrive difficilmente si lascia impressionare dall’autore di turno per quanto possa apprezzarne un lavoro, ma arrivati alla fine di questa autobiografia non nascondiamo di aver pensato quale piacevole esperienza sarebbe stata poter prendere un tè con una personalità tanto grande e al tempo stesso così delicata.
Luca Arleo
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