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Mar 24, 2018 Arte & Musica, Cultura
Ancora una volta la Gran Bretagna ci aiuta per un incontro, con Sona Jobarteh, un’artista nata in Gran Bretagna, originaria del Gambia, il piccolo Paese dell’Africa Occidentale che sembra incunearsi all’interno del Senegal e che ci ha dato tante emozioni quando l’abbiamo visitato.
Sona Jobarteh è discendente da una famiglia di Griot da molte generazioni e i Griot sono i fieri possessori e divulgatori della musica del proprio Paese e delle proprie origini, insieme allea religione e costituiscono un patrimonio per gran parte dell’Africa.
Sona canta con una voce melodiosa con striature blues ed è l’unica donna del Gambia che suona da professionista la Kora, una particolare arpa a 21 corde. Sa suonare anche altri strumenti, ma con la sua Kora diffonde il suono e il verbo della sua terra.
Sona Jobarteh ha iniziato a diffondere nel mondo la sua musica e nel volgere di alcuni anni ha raggiunto le platee di varie parti del mondo: dal Brasile, all’India, alla Corea del Sud, fino all’Europa, in particolare UK e Francia, poi la sua arte è arrivata negli Stati Uniti. In modo speciale ha colpito la fantasia di alcuni cineasti di Hollywood che l’hanno coinvolta nelle colonne sonore di alcuni film, da Roots a Mandela, dopo essersi distinta in una commovente produzione inglese, che narrava la storia di un ottantenne che inizia a frequentare per la prima volta la scuola, intitolata The first grader.
Sona Jobarteh canta nella sua lingua d’origine, però le sue melodie che sanno di sabbia e deserto, di vento e di sole, di fierezza e di ricordi lontani, non hanno bisogno di essere tradotte, si capiscono lo stesso.
Per conoscerla, FlipMagazine vi consiglia di ascoltare Saya e Gambia, il brano che dedica alla nostalgia e all’orgoglio per il suo Paese, di cui esiste una versione in inglese, che aiuterà a capire quanto questa giovane donna, dagli occhi di pece, rappresenti un punto di riferimento per il mondo africano e per un certo tipo di world music.
Mauro Pecchenino
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