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Lug 08, 2019 Arte & Musica, Cultura
Parigi
Un locale affollato della capitale, si spengono le luci e si riaccendono, Monica Pereira appare sul palco in tutta la sua fierezza e bellezza.
Sorride e inizia un canto melodioso, un po’ in francese un po’ in lingua africana e in portoghese. L’emozione arriva, cresce con il trascorrere dei secondi e lo svilupparsi delle note. Intorno a lei si ha il ricordo di strumenti come la kora e il balafon, un gruppo affiatato l’accompagna sorridendo e guardandosi tra loro.
Non è facile trasmettere l’emozione che dona un concerto di Monica, perché si tratta di emozione pura, senza sovrastrutture e poi ognuno ha una sua personale reazione.
Lei, Monica Pereira, nata in Guinea Bissau, nell’Africa occidentale subsahariana, da padre originario di quella terra e madre Capo Verdiana, passa la sua infanzia in questa parte dell’Africa dalle forti e immortali tradizioni, raccontate da alcuni Griot che tramandano, musica, cultura orale e religione, circondati da rispetto e carisma.
Poi si trasferisce a Lisbona e Oporto dove trascorre l’adolescenza e si impregna della cultura lusitana. Diventata donna, si trasferisce a Parigi, dove diventa in breve tempo una musicista, autrice e cantante di riferimento per la tradizione creola e non solo.
Apprezzata in molte parti del mondo, dalla Francia, alla Spagna, al Brasile, agli Stati Uniti, porta sui palchi la sua musica che è pura emozione, moto dell’animo, ritmo che incanta, mescolato a melodie senza tempo.
La sua voce dolce, con venature blues e tracce di fado, incanta i pubblici più disparati, creando sezioni di ritmo e di contagiosa voglia di muoversi.
Per conoscerla, vi consigliamo di ascoltare: Ma vie, Toca no meu tambor, Lagrimas negras, Sodade.
E musica sia.
Mauro Pecchenino
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