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Feb 02, 2019 Cultura, Teatro & Cinema
Il primo re è u film italiano, con una fisionomia e veste produttiva completamente diversa dai film che di solito hanno il marchio made in Italy.
Il primo re è un film bello, diretto, ben girato, molto ben interpretato, crudo, vero, reale, coinvolgente.
Il primo re è un film che non fa sconti allo spettatore, lo avvolge, lo aggredisce, lo cattura. Lo ammalia. Un film da sala cinematografica, da grande schermo, da visione attenta. Un film kolossa, senza i difetti e gli orpelli ridondanti dei kolossal statunitensi.
Possiamo dire che Il primo re sia un kolossal realistico, dal quale traspare la fatica, il sudore, la puzza di un periodo in cui l’uomo lottava con l0uomo e con la natura che spesso lo annientava, un po’ come avviene oggi, in tempi di disastri e catastrofi atmosferiche e ambientali.
Creatore e deus ex machina di questo grande lavoro è Matteo Rovere, regista e produttore trentacinquenne, che si era già distinto in bei film come Un gioco da ragazze e Veloce come il vento.
Rovere dona agli schermi un film di ampio respiro e di forza internazionale che, a parer nostro, avrà successo anche sui mercati internazionali.
Il plot racconta la nascita di Roma, con la contrapposizione drammatica e necessaria dei fratelli Romolo e Remo e con un contorno di battaglie, duelli, azione, con un ritmo narrativo che non dà tregua.
Ottimi gli interpreti: Alessandro Borghi nel ruolo di Remo cala nel personaggio con grande coerenza, molto credibile anche Alessio Lapice nel carattere di Romolo. Da citare, nel cast corale, la prova di un attore che già conosce i palcoscenici internazionali, Fabrizio Rongione, spesso protagonista in passato degli scarni capolavori dei fratelli Dardenne.
Un’ultima annotazione: il film è parlato in un latino di ricerca, con il contributo dell’Università La Sapienza. Un’idea originale, un po’ fuori dagli schemi, come tutto il film. Di calibrato impatto le musiche.
Mauro Pecchenino
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