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Lug 29, 2013 Attualità, World Wide
New York City
Valerie June, una voce classica da blues, anche da gospel e soul, una voce bella e cristallina che accarezza l’anima come la carta a vetro. Una presenza scenica perfetta, una donna stupenda con un sorriso contagioso. Viene da Jackson, Tennessee, trent’anni e una buona parte trascorsa a fare una dura gavetta nei piccoli club del suo Stato e in giro per gli States, cantando anche nelle chiese. Trascorre una parte dei mesi a venire in Francia, da Lyon a Nantes a Paris, poi in UK e poi ritorna negli States, ad esibirsi in alcuni concerti che le regaleranno il sold out. I Francesi, gli Inglesi e i nord Americani, sempre aperti alle proposte culturali di ampio respiro, adorano quest’amore di ragazza che li saluta muovendo i suoi aggraziati dreadlocks.
Di recente è uscito un suo album, Pushing against a stone, con la collaborazione dei Black Keys, dove racconta, suonando con vigore la chitarra, storie di donne e di vita, urlando al mondo la sua visione della terra, con ritmi che non possono lasciare indifferenti. A caso, citiamo i brani: You can’t be told e Working woman blues, per chi non conosce la June e vuole avvicinarsi alla sua maniera di comunicare. La sequenza del suo apparire è più o meno questa: arriva sul palco, bella come la luna e il sole, saluta, sorride, imbraccia la chitarra e inizia a suonare e cantare e il mondo sembra fermarsi davanti a lei.
Mauro Pecchenino
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