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Dic 16, 2017 Cultura, Teatro & Cinema
FlipMagazine stima molto Sergio Rubini, uno dei più significativi, di frequente il migliore attore regista della sua generazione e non solo.
Sia come attore, sia come regista (ottimo anche a teatro) Rubini è originale, singolare, soprattutto non è mai scontato.
Fin dalle sue prime performance, lui pugliese della provincia di Bari, ha saputo distinguersi per una voce calda, con poche inflessioni del suo forte dialetto e per una presenza scenica secca, affilata, tagliente.
E in più, un’aria noir che lo eleva dalla media nazionale, per trasportarlo tra i grandi nomi del cinema, soprattutto francese, ma anche anglosassone, grazie a una vena mefistofelica che a tratti lo domina e un’ambiguità che lo pone sempre una spanna sopra agli altri.
Sergio Rubini non lavora solo per piacere tout court al pubblico, sembra anzi fottersene, lavora per far bene, nella sua doppia veste di autore e interprete. Chi lo ricorda per esempio nel suo Colpo d’occhio, comprende subito a cosa ci stiamo riferendo.
Anche quando appare in qualche raro lavoro televisivo spicca, di recente era coprotagonista di una fiction appena passabile dove, a parte i giovani, spiccava solo Lucrezia Lante della Rovere e su tutti c’era lui Rubini, il più bravo, il più a suo agio, in un ruolo di caparbio e dolente investigatore dilettante.
Non dimentichiamo che Sergio Rubini ebbe una sorta di esordio (in realtà aveva già lavorato) nel ruolo di Fellini giovane, nel film del genio romagnolo L’intervista, dove stupì per una aderenza al personaggio degna di un interprete di razza.
Poi, come non ricordarlo in qualche altro lavoro a caso, come Mortacci di Citti, Al lupo, al lupo di Verdone, Il caso Moro di Bellocchio. E ancora, nelle sue creazioni di attore regista, come: Una pura formalità, La terra, il già citato Colpo d’occhio, Mi rifaccio vivo.
Non tutti i film made by Rubini sono buoni, qualcuno è più scarso, ma nessuno è mai scialbo e banale.
Mauro Pecchenino
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