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Set 23, 2018 Lifestyle, Società
E’ ripartita la stagione televisiva, ma pochi se ne sono accorti.
La solita sbobba senza fine e, tra Grandi Fratelli, vips e non, Tali e quali, Che tempi che fanno, Domeniche in e la solita brodaglia di talk show, inutili e noiosi, tutto va avanti, come se il mondo non cambiasse mai.
Senza dubbio la TV italiana è il regno dell’abitudine, tutto uguale, senza lo sforzo di avere anche una piccola idea nuova.
Le solite facce, i soliti sorrisoni stantii, idee zero e tutti tirano a campare, con cachet belli grossi e senza fare sforzi.
Una programmazione televisiva triste, con gente con la mentalità impiegatizia che non sforna mezza idea, neppure per sbaglio.
Si salvano solo le fiction.
Qualcuno vale poco, non diverte,è schiva della facile serialità, annovera attori da fotoromanzo che non sanno recitare e registi da filmetto amatoriale, però altre sono buone, come Una pallottola nel cuore con il magico Gigi Proietti e la brava Francesca Inaudi (il fatto che sia diventata vice direttore del Messaggero è fuori della realtà, ma vabbè).
I bastardi di Pizzofalcone, con un cast ben assortito, dove spiccano Gianfelice Imparato e Carolina Crescentini, con storie credibili, così come l’ambientazione.
Il commissario Montalbano che non stanca mai e mantiene un livello sempre valido.
L’ispettore Coliandro, l’unica fiction ironica che si vede sempre con piacere, grazie anche a Giampaolo Morelli, calibrato protagonista.
Invece, è da cancellare tutto ciò che dovrebbe far ridere e invece fa piangere. I comici italiani, o presunti tali, da Panariello alla Littizzetto, ai vari cabarettisti non fanno ridere, senza speranza.
Un’ultima cosa vogliamo citare. Tra i talk show, più o meno tutti inguardabili, con la sfilata dei politici inutili e i conduttori inginocchiati, solo Petrolio fa informazione in maniera seria. Andrebbe valorizzato, invece di dar spazio a tutte le altre boiate da prima e seconda serata. Bravo Duilio Giammaria, il conduttore, competente e mai viscido, come lo sono invece alcuni suoi colleghi.
Robertino Rossi
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