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Dic 26, 2017 Consiglio di Lettura, Le rubriche di flip
Foto di Alessandro Meoli per FlipMagazine
Chi scrive crede di essere stato, a cavallo tra gli anni 80 e i 90, un consumatore seriale di fumetti. Leggeva di tutto, un po’ per reale interesse verso questo o quel personaggio – era il periodo di Dylan Dog – un po’ per vera e propria compulsione.
Siamo arrivati a riempire due armadi tra prime uscite e ristampe, spaziando dagli italianissimi Bonelli a quelli più cinematografici della DC Comics o della Marvel.
Quello che ci affascinava e che crediamo sia poi il filo conduttore che lega tutti gli appassionati del genere, era il potere di astrazione che questa letteratura pop aveva sulla mente; per circa quaranta minuti – tanto ci voleva per leggere un fumetto tutto d’un fiato – ci ritrovavamo in una sorta di limbo, immerso nello stesso mondo che il disegnatore aveva immaginato e poi reso reale per quella storia.
Purtroppo il tempo passa e lentamente rispetto ai fumetti, senza un motivo apparente, abbiamo preso strade diverse. Abbiamo continuato a leggere, anche molto, almeno per gli standard che sento in giro, ma le immagini hanno lasciato spazio alle sole parole.
Pochi giorni fa però ci siamo trovati alla presentazione di un libro. Il tema ci era caro, medio oriente e, per questo, abbiamo partecipato con piacere per ascoltare l’autrice – Laura Silvia Battaglia – raccontare esperienze di vita vissuta dallo Yemen.
Il conflitto che insanguina quella terra dura ormai da anni e continua sotto lo sguardo indifferente di tutta la comunità internazionale che, evidentemente, non ritiene utile una intromissione diretta; motivo in più per ascoltare chi quella realtà l’ha vista con i propri occhi e che ne ha assaporato la reale crudezza.
Una volta entrati alla GRIOT (libreria di Trastevere specializzata in mondo arabo ed Africa che consigliamo vivamente di visitare), abbiamo scoperto con immenso piacere che la presentazione riguardava non un saggio né un resoconto giornalistico, come se ne vedono spesso per questioni analoghe, ma un graphic novel, ovvero un romanzo a fumetti.
La Sposa Yemenita, edito da Becco Giallo, racconta frangenti di vita vissuta dall’autrice, giornalista, in Yemen, alcuni poco più che accennati, altri invece sviluppati più a fondo con il loro carico di sentimenti contrastanti.
Il risultato è molto godibile. L’idea di affrontare un tema tanto delicato tramite un mezzo leggero e colorato (lo stile dell’illustratrice Paola Cannatella è originale, così come la scelta dei toni che cambiano a seconda delle situazioni) è una sfida vinta. È possibile il nostro giudizio sia filtrato dall’amore che nutriamo per questo mezzo espressivo e dall’interesse per le tematiche in questione, ma abbiamo trovato questa intuizione un perfetto escamotage per avvicinare quanta più gente possibile ad una realtà del tutto sconosciuta.
In ogni caso – e qui speriamo di essere il più oggettivi possibile – La Sposa Yemenita rappresenta una perfetta miscela di generi. Non più un fumetto ma non ancora un romanzo, il racconto fila via stimolando curiosità e consapevolezza verso la crisi del popolo yemenita.
Luca Arleo
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