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Nov 03, 2019 Lifestyle, Società
Le cosiddette ‘Fave dei morti’
Pasata Halloween, ormai una consuetudine anche in Italia, vediamo cosa significa, in giro per il Mondo, per capire una ricorrenza che in Italia è stata adottata, alla cieca.
Nell’adattamento televisivo (2010) di Hallowe’en party (Poirot e la strage degli innocenti nella traduzione italiana), romanzo della Christie, pubblicato nel 1969, l’investigatore belga deve scovare l’assassino della piccola Joyce Reynolds, uccisa durante la festa di Halloween.
Poirot non ama la festa celtica con i suoi orribili scherzi; preferisce le riflessioni legate al culto dei morti, e nel film ribadisce che «in questo periodo dell’anno in Belgio, è usanza accendere candele in memoria dei defunti. Non di raccontare storie macabre!». Ma comunque si chiami – Día de los Muertos, Halloween, Tutti i Santi, Samhain – tra il 31ottobre ed il due novembre in tutto il mondo si celebra la Morte e si onorano i defunti.
In Messico, il 2 novembre è una festività, di origine precolombiana ed è stata dichiarata «Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dall’UNESCO». Gli antichi rituali erano presieduti dalla dea Mictecacíhuatl che, conosciuta come Lady Death, vigila sulle ossa dei defunti, ed è moglie di Mictlantecuhtli, il signore della terra dei morti. Le famiglie si riuniscono e pregano i loro cari: convinti che il lutto o la tristezza offenderebbero i defunti, i Messicani celebrano nel Día de los Muertos la vita. Infatti, oltre agli altari colorati ed alle offerte, un ruolo di primo piano spetta alla gastronomia: el pan de muertos (il pane dei morti) e calaveras dulces (i teschi dolci) vengono preparati in onore del defunto. Sulle tombe dei propri cari si depositano i fiori di cempaxúchitl (le calendule) ed i cibi a cui i defunti erano affezionati per invocare il loro spirito. Legata al Día de los Muertos è l’iconica Catrina, creata da José Guadalupe Posada tra il 1910 e la sua morte, avvenuta nel 1913, «La muerte es democrática, ya que a fin de cuentas, güera, morena, rica o pobre, toda la gente acaba siendo calavera» (La morte è democratica, dal momento che, bionda, bruna, ricca o povera, tutte le persone finiscono per essere dei teschi) (José Guadalupe Posada).
Celebrato la notte del 31 ottobre, negli Stati Uniti All Hallows Eve è un’istituzione. Il termine Halloween compare per la prima volta nel XVI secolo proprio come All Hallows Eve, ossia la vigilia della festività vera e propria, «Tutti i Santi». I costumi che indossano i bambini americani – e quelli di quasi tutta Europa – domandando, casa per casa, «dolcetto o scherzetto (trick-or-treating)», ricordano antiche tradizioni: quelle del Medioevo, quando le anime del purgatorio venivano commemorate con candele all’interno di lanterne ricavate dalle rape. L’intaglio degli ortaggi prese piede in Nord America dove gli immigrati Irlandesi continuarono la loro usanza, quella di scolpire le rape, e successivamente le zucche (più facilmente reperibili), con volti e figure spaventose, e posizionarle sulle finestre per spaventare gli spiriti maligni.
Interessante la situazione in Irlanda. Secondo il calendario di Coligny – località nel sud della Francia, dove nel 1897 fu trovato un frammento di una tavola di bronzo con le sequenze dei giorni del calendario celtico – la festa di Samhain (tempo della fine dell’estate) cadeva nel mese lunare di ottobre/novembre ed era una festività celtica che annunciava la fine dell’estate e l’inizio dell’inverno e del Nuovo Anno. Era una festa pastorale, che segnava il tempo in cui il bestiame veniva riunito e riportato nelle stalle dai campi; in questo periodo i contadini ammassavano varie provviste, era il momento dei banchetti per tutto il popolo prima delle ristrettezze invernali. Considerato un periodo sospeso e al di fuori del tempo, Samhain metteva da parte, temporaneamente, le normali leggi dell’esistenza umana e annullava il confine tra la dimensione fisica e quella ultraterrena. L’aspetto magico infatti permeava
ogni circostanza della vita ed era proprio nella notte tra il 31 ottobre ed il primo novembre che si aprivano le “porte” dei confini dei due mondi che permettevano di comunicare con il Sídhe, il regno parallelo abitato dagli elfi e dalle fate.
In Giappone, durante questa festività di tradizione buddista-confuciana, si onorano gli spiriti dei propri antenati. Nei tre giorni di festa sono centinaia le lanterne di carta messe a galleggiare lungo i fiumi, i fuochi d’artificio che illuminano il cielo, e al culmine della festività la danza eseguita per accogliere gli spiriti dei morti, il Bon-Odori.
In Madagascar, il Famadihana («trasformazione o svolta delle ossa») è una delle celebrazioni più insolite che riguardano i defunti. È un periodo dell’anno in cui i malgasci rimuovono i cadaveri dalle loro tombe o cripte, li profumano o li cospargono di vino prima di avvolgerli in lenzuola di seta e portarli in processione accompagnati da musica, balli e canzoni. Questa tradizione deriva dalla convinzione che, fino a quando un corpo non è completamente decomposto, gli spiriti dei morti possono andare e venire tra i due mondi, il fisico e l’ultraterreno. Il rituale si svolge dopo sette anni dalla morte del congiunto, tra luglio e
settembre, ed è una grande festa familiare in onore della persona scomparsa.
In Nepal, il Gaijatra (o Gai Jatra), è una celebrazione che dura otto giorni, ad agosto e settembre. Chiamato anche «Festival delle mucche», è l’occasione per commemorare la morte dei propri cari, deceduti l’anno precedente. Infatti, il rito include una processione di bovini attraverso il centro della città, con a capo i membri della famiglia che l’anno precedente ha perso una o più persone care. Le mucche, che nell’Induismo sono considerate animali sacri, si crede aiutino a guidare i defunti nell’aldilà.
I riti di contatto con le divinità ed il momento di una contemplazione ricercata e legata in una qualche maniera al “periodo oscuro” dell’anno, appartengono seppur con celebrazioni e sfumature diverse a tutte le culture del mondo. Alcune celebrazioni pagane col tempo e la cristianizzazione si sono trasformate da celtiche in cristiane; ad esempio, la Chiesa cattolica commemora san Martino l’11 novembre.
Il nome Martino significa «consacrato a Marte» ed il santo che era nato in Pannonia (tra i fiumi Danubio e Sava), terra celtica, sostituì un dio venerato dai Pannoni raffigurato su un cavallo nero con un mantello corto, la clamide. Era considerato una divinità degli inferi che trionfava sulla morte garantendo agli uomini il rinnovamento della natura. Per la tradizione cristiana, Martino è il futuro santo che a cavallo, per difendere un mendicante dal freddo, tagliò con la spada in due il suo mantello militare.
Giovanna Scatena
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