Ultimo Aggiornamento mercoledì 9 Settembre 2026, 7:24
Ago 26, 2026 Arte & Musica, Cultura
Foto di Elisabetta Salucci
Pietrarubbia
Pomodoro, Fabio, Norman, l’amministrazione e tutti i presenti al tavolo, ci credono ancora, eccome se ci credono e fanno sì che riusciamo a crederci anche noi che li ascoltiamo attoniti e con gli occhi lucidi. Fra una nota di jazz e una richiesta di presenza, non si perdono in tecnicismi ma mostrano piccoli, enormi regali che l’artista avrebbe lasciato e donato proprio a Pietrarubbia, capace così di dare alla luce a uno dei momenti d’arte più alti degli ultimi tempi, in un piccolo paradiso al tramonto. Quel rosso, bronzo e oro non sembrano fare luce su un tramonto malinconico, ma al contrario, anche in tempi tosti, donano la speranza che qualcosa sia ancora fattibile, tra un appunto, un quadernino per gli appunti, un articolo scritto fra i sospiri e i tempi di paura, un ammiccamento e il calore di stringersi intorno a ciò che le nuove generazioni – con qualche bimbo dolcissimo e un gattino che scorrazza educatamente fra i giardini e la sala interna – riescono a regalarci.
La speranza che per l’arte, per chi ha voglia di lavorarci dentro e crede che si debba ancora raccontare, vi sia la possibilità non solo di esprimersi, ma di sbagliare, proprio per dare vita a quell’imperfezione che è non solo umana, ma tante volte diventa arte stessa. È facile commuoversi di fronte a tutti gli artisti che orbitano in quelle sale, nascosti perlopiù fra i tavoli, attenti, accorti, discreti, con un occhio vigile ma in differita, come un’antenna che capta le sfumature senza mai volerle cogliere del tutto, perché è proprio fra queste insinuazioni che si cela il respiro dell’arte.
Si dice che l’arte abbia bisogno di parole, io invece non lo credo e penso fortemente, al contrario, che l’arte abbia bisogno di emozione. Come non apprezzare d’altronde la nota introduttiva della sindaca Maria Assunta Paolini, capace di ricordare come questo angolo silenzioso e poetico del nostro Paese sappia ancora custodire l’anima più autentica e segreta del Maestro?
Tra i vari interventi della giornata, l’analisi di un ex consigliere orafo italiano ha provato a tracciare un parallelo storico tra l’opera di Pomodoro e la letteratura di Pirandello, individuando in entrambi un punto di rottura comune e una costante attenzione al lato più aspro e irrisolto della realtà. Un discorso che si è mosso sul terreno della forma e delle cesure culturali di un’epoca, insistendo sul fatto che all’inizio la parola designer non esistesse. Una riflessione che, pur toccando spunti di un certo interesse sulla genesi di un percorso artistico, ha mostrato qualche incertezza di impostazione: del resto, all’epoca quel termine non esisteva semplicemente perché Arnaldo muoveva i suoi passi da una formazione tecnica come geometra, ben lontana dalle definizioni odierne, prima che l’incontro cruciale con Milano, l’ingresso nei salotti giusti e le frequentazioni intellettuali tracciassero la rotta della sua elevazione a maestro.
Al di là delle analisi accademiche, il vero tentativo dell’amministrazione – accolto con grande calore da amici e addetti ai lavori – è proprio quello di portare nuovo splendore su un settore in forte difficoltà come quello della cultura. Una spinta mossa dal desiderio di riavvicinarsi ai grandi artisti, con i quali si è avuta la fortuna di rimettersi allo stesso tavolo, scoprendone prima il valore umano e reale e poi quello artistico.
E così, mentre il sole cala all’orizzonte tingendo la pietra di un rosso antico e profondo, le sfumature dorate che si mischiano con il verde dei giardini e l’oscurità di una notte stellata quasi Vangogghiana, illuminata dalla Luna, sembrano rincorrere le stesse geometrie nascoste del bronzo, riflettendosi nei tagli vivi della materia come in un sogno a cielo aperto. Tra le note squillanti dei giovani del conservatorio e un cielo che si accende di braci infuocate, fiumi di parole, risate, brindisi spontanei, qualche tartina e un dolcetto di troppo si dissolvono lentamente, mentre il giorno cede il passo a una miriade di lucine che restituiscono a quel luogo incantato l’eterna magia di una materia mai veramente sopita, ma scolpita per sempre nella pietra.
Rubia.
Arianna Tomassetti
Articolista & Content creator
Come chiosa all’Evento dedicato a Pomodoro pubblichiamo un brano del poeta milanese Duilio Papi, autore di una decina di sillogi e di testi per il teatro
Si alternano salite
a scoscesi umani,
verso Pietrarubbia,
fino a raggiungere il presidio.
Qui si combatte col silenzio,
tra i muri di pietra,
tra le platee di verde
che rimirano valli.
Qui incontro i resti scalfiti
di un pensatore d’arte
schivo ai respiri
del mondo condannato.
Qui altra aria,
una storia si fa radice,
cerca un cielo nuovo
da contagiare di frescura.
Eccomi a ristorare le forme
della mia vita esteriore
con la perenne denuncia
dell’Interiore sconquasso.
happy wheels
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