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Gen 09, 2018 Lifestyle, Società
Roma
Da qualche tempo FlipMagazine segue più da vicino Roma, i suoi luoghi culturali, la sua vita. Seguiamo anche i luoghi della ristorazione e spesso ci arrivano lamentele su come vengono gestite molte trattorie romane.
Si sa, oggi si parla di cibo in ogni occasione, è una moda e succede un po’ come per la nazionale di calcio, tutti si sentono allenatori e tutti si sentono cuochi, gourmet o come volete chiamarli.
Chiariamo, a Roma le trattorie tipiche, veraci, ruspanti, alla mano ci sono, anche se molte sono sparite. Ricordiamo, per esempio, con nostalgia un luogo della nostra gioventù, stava in via Bellani, al Testaccio, era un buco dove un piccolo oste, Maurizietto il Granatiere, metteva sui pochi tavoli piatti prelibati e ottime pizze, che costavano poche lire e ogni sera era un trionfo di gusti. Lui simpatico e respingente, sembrava burbero, ma aveva una parola di simpatia per tutti. Oggi tra tanti locali un bel po’ finti, tra stelle e robe simili, ci sono ancora le trattorie, ma se si vuole frequentarle, bisogna conoscerne, per così dire, le regole.
Tavoli uno vicino all’altro, tovaglie anonime, tovaglioli di carta. Non cambiano mai le posate, i bicchieri sono gotti piccoli e opachi. Ci si siede dove c’è posto, spesso se si è da soli o in coppia, si condivide il tavolo con altri. Si scambiano chiacchiere, si comunica, se ci sono stranieri, si socializza in un’altra lingua. Attenzione, il fatto che ci siano stranieri ai tavoli, non vuol dire che si tratta di un locale ‘turistico’. Locale per turisti è un posto dove ti propinano spaghetti alla bolognese con le polpettine, tortellini alla panna e pizze che sembrano solette per gli scarponi da trekking. Tutti gli altri sono locali che i turisti scoprono dalle guide, dai giornali e ben vengano questi visitatori che a Roma sono ovunque.
Quindi, se si vuole frequentare le trattorie romane vere non si deve: cambiare la struttura dei piatti, non si deve mugugnare se dobbiamo condividere il tavolo con altri, se il pecorino lo mettono loro in cucina, se il vino è sfuso, non d’annata ma beverino, eccetera.
Sarà così una esperienza di socializzazione e comunicazione e si mangeranno buoni piatti anti dieta e si sorriderà con l’oste che dopo i primi minuti sarà disponibile e chiacchierone.
Per tutti gli altri che non sono d’accordo, Roma dispone di circa 20.000 locali dove mangiare, dal centro alle periferie.
Mauro Pecchenino
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