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		<title>Vienna una capitale da scoprire</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 17:07:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Austria]]></category>
		<category><![CDATA[Mozart]]></category>
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		<description><![CDATA[Melomelo&#8217;s Picture from Flickr.com Mozart, Sacher e Sissi, queste le prime tre parole che vengono alla mente quando si pensa a Vienna. La musica è sempre presente nella vita degli abitanti della capitale austriaca; le grandi opere della tradizione classica viennese riecheggiano nei locali e per le strade della città e il rito di andare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2012/02/melomelo.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-4500" title="melomelo" src="http://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2012/02/melomelo.jpg" alt="" width="640" height="480" /></a></strong></p>
<p><strong><em>Melomelo&#8217;s Picture from Flickr.com</em></strong></p>
<p>Mozart, Sacher e Sissi, queste le prime tre parole che vengono alla mente quando si pensa a Vienna. La musica è sempre presente nella vita degli abitanti della capitale austriaca; le grandi opere della tradizione classica viennese riecheggiano nei locali e per le strade della città e il rito di andare all’opera è sempre vivo anche tra i più giovani. Non è raro quindi trovare persone, abbigliate in lungo in occasione dello spettacolo, che aspettano l’ora di ingresso a teatro dilettandosi in aperitivi e cene presso i locali eleganti del centro quali ad esempio lo splendido Palmehaus in Burggarten, una serra ottocentesca in stile Liberty nei pressi dell’Albertina.</p>
<p>Vienna è conosciuta in tutto il mondo per i suoi prodotti di pasticceria, come la Sacher o lo Strudel. È praticamente d’obbligo per ogni turista fare una sosta nella caffetteria dell’elegante Hotel Sacher, il più prestigioso di tutta la città, per gustare questo delizioso dolce proprio nelle cucine in cui viene preparato ogni giorno a partire dal 1876. Per provare invece la vera cucina viennese, a base di wurstel e wiener schnitzel, si può optare per il Purstner un ristorante in stile tipico dove si mangia in tavoli inseriti nelle botti o il più tradizionale Figlmueller.</p>
<p>Ma la capitale austriaca è importante anche per la sua storia che, come sede governativa di uno dei più importanti e longevi regni nella storia del Nord-Europa, l’impero asburgico, l’ha vista al centro dell’avvicendarsi delle più importanti correnti artistiche e culturali che hanno interessato il vecchio continente nei secoli passati. È inevitabile che il volto della città sia stato segnato, nelle architetture come nelle opere d’arte, da una storia di così grande peso. Se ad esempio volete ammirare le opere di Gustav Klimt, e in particolare il suo celebre Bacio, dovete recarvi proprio a Vienna presso palazzo Belvedere, vecchia residenza nobiliare costruita a partire dal 1697 e adibita oggi a pinacoteca. Splendide dimore sono anche il Palazzo Reale degli Asburgo, il sontuoso Hofburg, che celebra oggi la grandezza di Sissi, la principessa triste e anticonformista che per secoli ha fatto sognare con la sua storia, tramite un museo dedicato e la visita alle stanze in cui ha dimorato; e lo Schloss Schönbrunn, la residenza imperiale estiva di fine ‘600 che, tra l’immenso parco e le stanze interne riccamente decorate, non ha davvero nulla da invidiare alla Reggia di Versailles.</p>
<p>Per gli amanti delle architetture ecclesiastiche sarà sicuramente interessante visitare lo Stephansdom, un simbolo delle costruzioni gotiche del Nord-Europa. Completano una visita della città degna di tale appellativo un giro sulla ruota panoramica per una vista dall’alto della bella capitale Danubio compreso e un bel tour in carrozza per le strade del centro storico, magari la sera, per vedere i più bei monumenti di Vienna, come la facciata del municipio (Rathaus), illuminati in modo davvero suggestivo. Alla domanda “perché visitare Vienna?” non resta che rispondere che questa città, comunemente ritenuta fredda, non solo per il suo clima ma anche per la durezza dei suoi abitanti, grazie alla sua ricchezza culturale e alla  bellezza dimostra di avere un’interiorità particolare tutt’altro che arida.</p>
<p><strong>Barbara Pellegrini</strong></p>
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		<title>FIAT: un’Italia che vuole piacere</title>
		<link>http://www.flipmagazine.eu/fiat-unitalia-che-vuole-piacere/</link>
		<comments>http://www.flipmagazine.eu/fiat-unitalia-che-vuole-piacere/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 15 Feb 2012 10:14:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[cosa bolle in pentola]]></category>
		<category><![CDATA[Chrysler]]></category>
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		<category><![CDATA[Eminem]]></category>
		<category><![CDATA[Fiat]]></category>
		<category><![CDATA[Nuova Panda]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; Eelvis Picture from Flickr.com Impossibile negare: da circa un mese le reti televisive trasmettono un spot che non è possibile evitare, in quanto altamente coinvolgente in termini di immagini e parole. Entrambi ben supportati da una voce fuori campo. Parliamo del nuovo spot targato FIAT… http://www.youtube.com/watch?v=heCVR7kKyRw La comunicazione veicolata mediante le immagini sembra descrivere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
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<p><strong><em>Eelvis Picture from Flickr.com</em></strong></p>
<p>Impossibile negare: da circa un mese le reti televisive trasmettono un spot che non è possibile evitare, in quanto altamente coinvolgente in termini di immagini e parole. Entrambi ben supportati da una voce fuori campo.</p>
<p>Parliamo del nuovo spot targato FIAT…</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=heCVR7kKyRw">http://www.youtube.com/watch?v=heCVR7kKyRw</a></p>
<p>La comunicazione veicolata mediante le immagini sembra descrivere i valori aziendali, quasi elencati di continuo. Valori che per altro sembrano essere condivisi dalla popolazione italiana. In realtà lo spot non è stato realizzato per diffondere un’immagine di tipo corporate, ma bensì in risposta all’intento di promuovere la nuova FIAT Panda.</p>
<p>Non tutto il pubblico si rivede in questo messaggio. Infatti chi guarda per la prima volta questo video può sentirsi deriso, oltre ad restare un po’ perplesso. Perché? Si provi a pensare agli anni d’oro in cui FIAT era il fiore all’occhiello, se non motivo di orgoglio, di questo paese.</p>
<p>Ora, invece, si provi a pensare a ciò che oggi significa FIAT, agli episodi avvenuti nell’ultimo anno che rappresentano motivo di sciopero per i lavoratori, alle scelte strategiche implementate. A questi aspetti aggiungiamo il periodo di crisi in cui l’Italia, meglio dire il settore automobilistico, si trova.</p>
<p>Da un punto di vista grafico e pubblicitario lo spot è ben strutturato. Se decidessimo di utilizzare una scala di voti, quasi, sicuramente otterrebbe il voto più alto con tanto di lode.</p>
<p>Navigando in rete, però, è possibile scoprire che uno spot simile è stato realizzato, circa un anno fa, anche per la controllata Chrysler, il quale ha riscontrato maggior successo e molto probabilmente grazie alla presenza del rapper Eminem. “<a href="http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&amp;v=SKL254Y_jtc">Imported from Detroit</a>” era il claim.</p>
<p>In questo caso il cerchio si chiude:  Detroit è la città dei motori, quindi  ciò che sa fare meglio, Eminem è nato in quella città e anche la sede di Chrysler si trova in quella stessa città. Insomma viva il patriottismo americano, ancora più evidenziato se si pensa all’enorme spazio pubblicitario dedicatogli: quale occasione migliore, se non la finale del superbowl?</p>
<p>Per l’utilitaria è stata utilizzata la stessa leva: la patria nazionale. In particolare guardando, attentamente, le immagini è possibile leggere “Pomigliano” ma senza ricorrere ad uno specifico testimonial e ad un medesimo spazio pubblicitario.</p>
<p>In questo caso, forse l’anello debole è l’immaginario collettivo di riferimento.. oppure questo spot è il punto di partenza per una vera e futura rinascita? Difficile rispondere in questi giorni.</p>
<p><strong>Elena Mazzali</strong></p>
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		<title>Alla Triennale di Milano la pelle è protagonista</title>
		<link>http://www.flipmagazine.eu/alla-triennale-di-milano-la-pelle-e-protagonista/</link>
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		<pubDate>Tue, 14 Feb 2012 10:16:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[William Cromar&#8217;s Picture from Flickr.com Mostra o laboratorio? Organizzato da Fondazione Antonio Mazzotta e Boots Laboratories, il progetto “Pelle di donna” vuole cavalcare proprio il confine di questi due ambiti. Il tema delle pelle delle donne è scandagliato in tutte le forme e attraverso tutti i linguaggi possibili, tra cui anche quello dell’arte antica e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2012/02/william-cromar1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-4496" title="william cromar" src="http://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2012/02/william-cromar1.jpg" alt="" width="531" height="408" /></a></strong></p>
<p><strong><em>William Cromar&#8217;s Picture from Flickr.com</em></strong></p>
<p><em>Mostra o laboratorio? Organizzato da </em>Fondazione Antonio Mazzotta e Boots Laboratories,<em> il progetto “Pelle di donna” vuole cavalcare proprio il confine di questi due ambiti. Il tema delle pelle delle donne è scandagliato in tutte le forme e attraverso tutti i linguaggi possibili, tra cui anche quello dell’arte antica e contemporanea. La mostra, presente fino al 19 febbraio presso la Triennale di Milano, è aperta da una comparazione tra immagini epidermiche al microscopio e foto di superfici di astri e pianeti; perché si sa, per ogni donna la propria pelle è come un mondo! La sezione iniziale è dedicata ai primi studi risalenti al periodo sette-ottocentesco e ad un’esposizione di curiosi oggetti di ieri e di oggi deputati all’igiene personale, concetto ritornato in auge all’alba del XIX secolo da quando è in atto un vero e proprio boom dell’idea di cura del proprio corpo. </em>Un “tunnel di mostri” è la sezione che si caratterizza per la proiezione di video a parete che mostrano sequenze di film nei quali la pelle è protagonista nella sua declinazione più mostruosa e grottesca. Cuore della mostra è “Il volto della bellezza, il ruolo della pelle”, dove una storia della cosmetica si intreccia a quella delle diverse visioni sul concetto di bello per come si è evoluto nel corso degli anni. Dalla visione classica e algida del Canova alle donne-icone immortalate da Man Ray, fino alle espressioni recenti e quasi astratte di Giuliana Cuneaz con l’imponente “Corpus in Fabula”. La pelle, bianca e levigata simile a porcellana o naturale e imperfetta, è protagonista anche in quest’occasione. Completano la mostra l’installazione “<em>Metamorfosi di pelle di donna”</em> che presenta la trasformazione dell’immagine di una stessa donna truccata e acconciata a seconda dello “stile” dell’epoca (dagli anni Venti fino ai Duemila), e  la sezione “Pelle e identità”, in cui l’epidermide è concepita come una superficie intonsa su cui lavorare per esprimere la propria identità. E quale forma espressiva rappresenta meglio questo concetto se non quella del tatuaggio? Tanti e di prestigio sono i nomi celebri presenti in questo progetto: Giacomo Balla, Vanessa Beecroft, Gillo Dorfles, Marcel Duchamp, Lucio Fontana, Grazia Gabbini, Robert Gligorov, Abel Herrero, Roy Lichtenstein, Lazhar Mansouri, Giuseppe Penone, Marinella Pirelli, Odilon Redon, Auguste Rodin, Omar Ronda, Mimmo Rotella, Maia Sambonet, Andreas Serrano, Toulouse-Lautrec, Andy Warhol, Tom Wesselmann, solo per citarne alcuni. A conclusione del percorso il visitatore giunge in un vero e proprio laboratorio scientifico interattivo e in una stanza polisensoriale. Qui è possibile ammirare opere di Bruno Munari, Karl Prantl, Pietro Pirelli e Giuseppe Penone, nonché  pezzi provenienti dall’Istituto dei ciechi di Milano e dal Museo tattile Anteros di Bologna. Prima di lasciare le sale della Triennale Infine, ogni donna può scattare un’istantanea del suo volto che andrà a far parte di un’installazione a parete composta dalle immagine di tutte le visitatrici. Perché si sa, la bellezza vera si ritrova solo nelle donne reali, quelle acqua e sapone che incontriamo tutti i giorni per strada.</p>
<p>“Pelle di donna” è un bell’esempio di come alle volte una mostra si possa costruire in maniera efficace attorno ad un tema e non solo attraverso percorsi monografici dedicati ai singoli artisti. Oggi, per fare la differenza, bisognerebbe che i curatori lavorassero per concepire mostre innovative seguendo questo filone, quello delle idee, meglio se queste danno spazio a interattività e dialogo tra forme estetiche diverse tra loro, piuttosto che per continuare a proporre forme classiche di esposizioni a senso unico che francamente sono molto viste e un po’ vecchie. Inoltre lavorare a stretto contatto con le aziende non deve essere visto solo come un espediente per ricavare fondi anche a scapito della validità dei prodotti culturali ma al contrario può essere concepito come un’occasione per mettere in sinergia le forze e per affrontare in modo innovativo il tema della divulgazione della cultura in Italia.</p>
<p><strong>Barbara Pellegrini</strong></p>
<p><em> </em></p>
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		<title>I sentimenti della vita nell’animazione Pixar</title>
		<link>http://www.flipmagazine.eu/i-sentimenti-della-vita-nellanimazione-pixar/</link>
		<comments>http://www.flipmagazine.eu/i-sentimenti-della-vita-nellanimazione-pixar/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 13 Feb 2012 00:29:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[terza pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Axiom]]></category>
		<category><![CDATA[Bruno Bozzetto]]></category>
		<category><![CDATA[EVE]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Grazia Mattei]]></category>
		<category><![CDATA[Pixar]]></category>

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		<description><![CDATA[Mer&#8217;s Picture from Flickr.com All’incontro a porte chiuse, la curatrice Maria Grazia Mattei ha sottolineato l’importanza educativa di una mostra come quella della Pixar, al PAC di Milano, insieme alla trasversalità di pubblici che ha saputo coinvolgere, creandone un caso davvero singolare in tutta Italia. Ad accogliere gli invitati insieme a lei un grande animatore, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2012/02/mer.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-4485" title="mer" src="http://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2012/02/mer.jpg" alt="" width="640" height="476" /></a></p>
<p><strong><em>Mer&#8217;s Picture from Flickr.com</em></strong></p>
<p>All’incontro a porte chiuse, la curatrice Maria Grazia Mattei ha sottolineato l’importanza educativa di una mostra come quella della Pixar, al PAC di Milano, insieme alla trasversalità di pubblici che ha saputo coinvolgere, creandone un caso davvero singolare in tutta Italia. Ad accogliere gli invitati insieme a lei un grande animatore, fumettista e regista della storia italiana: Bruno Bozzetto.</p>
<p>“La straordinaria forza e intuizione della Pixar – ci racconta Bozzetto in una chiacchierata informale – è stata quella di mettere in scena, sottoforma di film d’animazione, temi drammatici, ribaltando completamente quelli che erano i canoni dei cartoon classici. Si pensi ad <strong>UP</strong>, vincitore di ben due premi Oscar. Il lungometraggio ha come protagonista un insolito personaggio, un vecchietto ultra settantenne, scontroso e rugoso, e la sua triste storia: un sogno mai realizzato e la perdita della sua dolce metà. E’ così che inizia il film che si trasforma, poi, in una delle avventure più magiche ed avvincenti degli ultimi tempi tanto da conquistarsi la statuetta d’oro come Miglior Film 2010.”</p>
<p>La mostra <strong><em>Pixar. 25 anni di animazione</em></strong> ad oggi conta oltre 115.000 visitatori e continua ad avere lunghe file all’entrata. E’ per questa ragione che per gli ultimi giorni di apertura ha previsto orari prolungati.</p>
<p>Un grande evento culturale quindi, che oltre a celebrare la storia di un colosso come Pixar, pone l’accento su problematiche e aspetti della vita umana profondi, controversi, a tratti anche scomodi attraverso personaggi animati e mondi colorati.</p>
<p>Emblematico, in questo senso, è <strong>Wall●e</strong>.</p>
<p>Dietro il tenero e metallico sguardo del protagonista del film, un robottino rumoroso e arrugginito, temi scottanti e attualissimi come l’inquinamento e l’obesità.</p>
<p>Wall●e, appunto, apparentemente privo di emozioni, fa scoprire al suo pubblico caratteristiche inaspettate: gioisce, si commuove guardando un film d’amore, dedica attenzioni e cure all’unica piantina rimasta sulla terra e si innamora di EVE, un robot femmina ad alta tecnologia.</p>
<p>E’ proprio grazie a lui e al suo amore per l’ipertecnologica EVE che si scatena il caos sulla navicella Axiom, dove tutti gli umani vivono nel lusso più sfrenato, grassi e incapaci di deambulare, ma soprattutto distratti da una quotidianità effimera e non curanti, invece, del tragico destino del proprio pianeta.</p>
<p>Il ruoli sembrano ribaltarsi: è un robot che risveglia gli uomini &#8211; i veri automi di tutto il film &#8211; li riporta alla realtà facendo ritrovare loro i valori persi.</p>
<p>Anche in questo lungometraggio Pixar non delude, ma anzi stupisce tra tecnologia e arte, tra fantasia e realismo.</p>
<p>Approfittate di questi ultimi giorni per ritornare un po’ bimbi e guardare di nuovo il mondo che ci circonda con gli occhi di Wall●e!</p>
<p><strong>Eleonora Dafne Arnese</strong></p>
<p><a href="mailto:ardafne@hotmail.it">ardafne@hotmail.it</a></p>
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		<title>Wislawa Szymborska, poesia che scava nell’anima</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 23:47:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[terza pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Ad alcuni piace la poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Premio Nobel]]></category>
		<category><![CDATA[Ryszard Matuszewski]]></category>
		<category><![CDATA[Wislawa Szymborska]]></category>

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		<description><![CDATA[“[…] -Sono di pietra-dice la pietra- e devo restare seria per forza. Vattene via.  Non ho i muscoli del riso.[…]”                                                                                                        “Conversazione con una pietra” Wislawa Szymborska Si è spenta lo scorso primo febbraio a Cracovia, una delle più grandi menti dei nostri tempi: Wislawa Szymborska. Poetessa, filologa e saggista polacca vinse il premio Nobel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p><strong><a href="http://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2012/02/poesia.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-4473" title="poesia" src="http://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2012/02/poesia.jpg" alt="" width="640" height="477" /></a></strong></p>
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<p><em>“[…] -Sono di pietra-dice la pietra- </em><em>e devo restare seria per forza. Vattene via.  Non ho i muscoli del riso.[…]”                                                                                                       </em></p>
<p><em><strong>“</strong></em><strong>Conversazione con una pietra” Wislawa Szymborska</strong></p>
<p style="text-align: left;">Si è spenta lo scorso primo febbraio a Cracovia, una delle più grandi menti dei nostri tempi: Wislawa Szymborska. Poetessa, filologa e saggista polacca vinse il premio Nobel nel 1996. Le sue raccolte poetiche, edite da Scheiwiller e Adelphi, sono state tradotte in Italia dal grande Pietro Marchesani. Facile alla lettura, chiara e semplice la sua è una poesia che  definiremmo insidiosa, che ti fa riflettere  per ore ed ore dopo averla letta e che a volte anche dopo giorni interi ti ritorna alla mente con qualche suo verso tagliente come una lama.</p>
<p>Purtroppo la poesia,oggi non gode di buona fortuna, e questo non solo in Italia purtroppo, tant’è che lei stessa ne era consapevole quando scrisse <em>Ad alcuni piace la poesia </em>. Qui infatti scrive che la poesia piace “ad alcuni / cioè non a tutti/e neppure alla maggioranza, ma alla minoranza” forse a due su mille. Ma nonostante questa sua consapevolezza lei di poesie ha continuato a scriverne e di meravigliose anche.</p>
<p>Scherzare sulla morte, sulla vita o sull’amore non è cosa da tutti eppure lei ci è riuscita alla perfezione. Soprattutto forse non è cosa da poeti, in particolare quando ce li immaginiamo come esseri seri e pensosi intenti a scrivere endecasillabi e settenari rinchiusi nel proprio studiolo, o intenti a riflettere su  problemi e verità universali. La Szymborska invece nelle sue  poesie riesce ad esprimere e a raccontare con leggerezza ed ironia il quotidiano, le piccole cose di tutti i giorni, e con la stessa leggerezza, ironia ed autoironia riesce a parlare anche di grandi temi come la morte e l’ amore. Persino della sua morte, scrivendo una poesia intitolata <em>Epitaffio</em> che recita così: “Qui giace come virgola antiquata/l’autrice di qualche poesia. La terra l’ha degnata/dell’eterno riposo, sebbene la defunta/dai gruppi letterari stesse ben distante […]”.</p>
<p>Il critico polacco Ryszard Matuszewski ha scritto che le poesie di Wislawa Szymborska da un lato ci costringono a pensare e dall’altro ci commuovono. Ed è proprio quello che accade quando si ha tra le mani una qualunque delle sue meravigliose raccolte poetiche. Guai a voler cercare nella poesia delle verità universali, delle risposte ai grandi perchè della vita. La poesia non deve darci delle risposte ma al massimo può offrirci delle domande, il suo compito è soltanto quello di farci riflettere sulla nostra condizione di esseri umani, di esseri mortali con un’anima che “la si ha ogni tanto”, di esseri fatti di “incanto e disperazione”.</p>
<p>A nostro avviso una delle sue poesie più belle si intitola <em>Cipolla</em>. Qui la poetessa parla della perfezione della cipolla, perché “La cipolla è un’altra cosa/interiora non ne ha./Completamente cipolla fino alla cipollità”. La cipolla viene qui assunta quale simbolo della perfezione perché dentro l’una sta l’altra, insomma lei è talmente riuscita che “potrebbe guardarsi dentro senza provare timore”.  La cipolla è così perfetta che potrebbe solo suscitare l’invidia di noi esseri umani imperfetti, fatti di ignoto e di “violenta anatomia”. Ma invece non è affatto così perché la ricerca della perfezione, nostra ambizione da sempre, è in realtà una sciocchezza, è solo un’idiozia. Perché come recitano questi meravigliosi ultimi versi della poesia: “la cipolla, d’accordo: / il più bel ventre del mondo./A propria lode di aureole/ da sé si avvolge in tondo./In noi-grasso, nervi, vene,/muchi e secrezioni./E a noi resta negata/l’idiozia della perfezione.”</p>
<p><strong>Paola Tudino</strong></p>
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		<title>Soldi d’Artista, un’iniziativa per scuotere la Cultura</title>
		<link>http://www.flipmagazine.eu/soldi-dartista-uniniziativa-per-scuotere-la-cultura/</link>
		<comments>http://www.flipmagazine.eu/soldi-dartista-uniniziativa-per-scuotere-la-cultura/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 17:58:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[terza pagina]]></category>
		<category><![CDATA[Mauro Pecchenino]]></category>
		<category><![CDATA[Melina Scalise]]></category>
		<category><![CDATA[Soldi d'artista]]></category>
		<category><![CDATA[Spazio Tadini Milano]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; Il denaro come strumento e  non come fine ultimo. E’ questo l’assunto di base che ha mosso l’interessante iniziativa Soldi d’Artista promossa da Spazio Tadini, a Milano. Un progetto che ha coinvolto numerosi artisti contemporanei che hanno reinterpretato l’idea di soldi, attraverso il proprio linguaggio artistico per incuriosire e, al contempo, provocare sconcerto, riflessioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><strong><a href="http://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2012/02/tadini.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-4480" title="tadini" src="http://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2012/02/tadini.jpg" alt="" width="640" height="480" /></a></strong></p>
<p>Il denaro come strumento e  non come fine ultimo.</p>
<p>E’ questo l’assunto di base che ha mosso l’interessante iniziativa Soldi d’Artista promossa da Spazio Tadini, a Milano. Un progetto che ha coinvolto numerosi artisti contemporanei che hanno reinterpretato l’idea di soldi, attraverso il proprio linguaggio artistico per incuriosire e, al contempo, provocare sconcerto, riflessioni e dibattiti su ciò che oggi significhi valore, sia esso etico, morale, religioso o culturale.</p>
<p>Infatti il fulcro del programma è stato quello di illustrare, con una serie di incontri, come si muove (male) la macchina artistica e culturale nel nostro Paese, cercando confronto e incontro, stimoli e idee nuove per cercare soluzioni alternative al momento storico di crisi globale che stiamo vivendo.</p>
<p>Un mondo, quello della cultura, penalizzato, messo in ginocchio, demoralizzato e tagliato fuori da finanziamenti e investimenti come se le sue molteplici “facce” – arte, danza, teatro, musica, scrittura e comunicazione – non producessero valore, non producessero ricchezza.</p>
<p>Il Finissage dell’iniziativa, venerdì 10 febbraio, non vuole essere un traguardo, ma un punto di partenza. L’artista Peter Hide 311065, pseudonimo del grintoso artista-architetto Franco Crugnola,  con la sua installazione, accoglierà i partecipanti alla serata che si ritroveranno a  camminare in “un mare di soldi”.</p>
<p>Il dibattito, moderato da Melina Scalise, curatrice e promotrice dell’iniziativa, vede coinvolti grandi nomi come <strong>Fiorenzo Grassi</strong>, presidente dell’Agis Lombardia e direttore responsabile del Teatro Elfo Puccini, <strong>Fernando de Filippi</strong>, pittore ed ex direttore dell’Accademia di Belle Arti, <strong>Claudio Pozzani</strong>, poeta e musicista e <strong>Mauro Pecchenino</strong>, fondatore e direttore del nostro giornale.</p>
<p>Così Soldi d’Artista vuole continuare a far parlare di sé, diventare itinerante, avvicinare ed educare alla cultura pubblici nuovi, scatenando un movimento virale che riaccenda interesse e ridoni il giusto valore alla passione, alla dedizione e alla ricerca di uomini e donne che lavorano per produrre cultura.</p>
<p><strong>Eleonora Dafne Arnese</strong></p>
<p><a href="mailto:ardafne@hotmail.it">ardafne@hotmail.it</a></p>
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		<title>A Verona arriva l’arte del Settecento</title>
		<link>http://www.flipmagazine.eu/a-verona-arriva-larte-del-settecento/</link>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 23:37:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[cosa bolle in pentola]]></category>
		<category><![CDATA[Arena]]></category>
		<category><![CDATA[Cignaroli]]></category>
		<category><![CDATA[Il Settecento]]></category>
		<category><![CDATA[Palazzo della Gran Guardia]]></category>
		<category><![CDATA[Pittura]]></category>
		<category><![CDATA[Romeo e Giulietta]]></category>
		<category><![CDATA[Rotari]]></category>
		<category><![CDATA[Tiepolo]]></category>
		<category><![CDATA[Verona]]></category>

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		<description><![CDATA[Lucchi80&#8242;s Picture from Flickr.com Verona si fa vetrina di uno dei periodi più interessanti per la sua storia artistica, il Settecento. Fino al 9 aprile sarà possibile infatti visitare, presso il Palazzo della Gran Guardia, la mostra “Il Settecento a Verona. Tiepolo, Cignaroli, Rotari. La nobiltà della pittura”, un’esposizione pittorica e scultorea relativa ad un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2012/02/lucchi80.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-4467" title="lucchi80" src="http://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2012/02/lucchi80.jpg" alt="" width="640" height="400" /></a></p>
<p><strong><em>Lucchi80&#8242;s Picture from Flickr.com</em></strong></p>
<p>Verona si fa vetrina di uno dei periodi più interessanti per la sua storia artistica, il Settecento. Fino al 9 aprile sarà possibile infatti visitare, presso il Palazzo della Gran Guardia, la mostra “Il Settecento a Verona. Tiepolo, Cignaroli, Rotari. La nobiltà della pittura”, un’esposizione pittorica e scultorea relativa ad un momento della cultura scaligera finora mai indagato e di grande pregio. Per l’occasione sono state fatte arrivare opere dalle più belle collezioni italiane e internazionali quali  l’Ermitage di Pietroburgo, il Prado di Madrid, il Victoria and Albert di Londra, la Gemäldegalerie di Dresda, il Kunsthistorisches di Vienna, solo per citarne alcuni.</p>
<p>I 150 capolavori esposti mostrano tutta la peculiarità della visione artistica diffusa a Verona nel Settecento, uno stile che riesce a caratterizzarsi nettamente anche nei confronti delle fori influenze culturali che in quegli anni arrivavano dalla vicina Venezia. Sono presenti ovviamente i nomi degli artisti  più noti, dal vedutista Bellotto a Gianbattista e Giandomenico Tiepolo. Splendida ad esempio la ricostruzione, grazie alle moderne tecnologie, del soffitto dipinto da Giambattista Tiepolo per Palazzo Canossa a Verona, andato in parte distrutto al termine della seconda guerra mondiale. La mostra consente anche di riscoprire alcune figure di importanti artisti veronesi,  emblemi di un classicismo di grande innovazione e modernità, come Pietro Antonio Rotari , definito il “pittore della corte russa” per aver lavorato a lungo a servizio degli zar e dell’imperatrice Elisabetta, e Giambettino Cignaroli, fondatore dell’omonima Accademia di Pittura. Artisti spesso poco nominati ma assolutamente stimati e portati alla ribalta anche grazie al patrocinio di un altro grande veronese illuminato, Scipione Maffei.</p>
<p>Il percorso della mostra fa una panoramica di tutte le eccellenze che hanno contraddistinto l’ambiente culturale scaligero del Settecento, dalla pittura naturalista, ai ritratti realizzati per le grandi committenze di tutta Europa (del calibro di Stanislao Augusto Poniatowsky di Polonia, dei principi di Sassonia, di Clemente Augusto di Baviera o Carlo Firmian, plenipotenziario di Maria Teresa). E ancora le opere d’arte sacra e gli interventi pittorici realizzati per le splendide ville signorili venete, della città e della provincia di Verona. È lasciato ampio spazio anche ai testi realizzati all’epoca, grandi cataloghi scientifici tipici dell’epoca dei lumi.</p>
<p>Insomma, se vi capita di fare una gita nel capoluogo scaligero, oltre a visitare le bellezze più conosciute, come l’Arena e la celebre dimora di Giulietta, grazie a questa mostra avrete l’occasione di fare un viaggio alla riscoperta di un momento storico molto importante per la città, un periodo che ha contribuito a decretare la grandezza culturale di Verona. Per chi vuole fare una sosta gastronomica, consigliamo la trattoria Tre Marchetti, nel vicolo omonimo.</p>
<p><strong>Barbara Pellegrini</strong></p>
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		<title>Il Canone RAI: un furto con scasso</title>
		<link>http://www.flipmagazine.eu/il-canone-rai-un-furto-con-scasso/</link>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 00:12:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Canone]]></category>
		<category><![CDATA[Rai]]></category>
		<category><![CDATA[Tributo]]></category>
		<category><![CDATA[TV]]></category>

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		<description><![CDATA[Marco Gentili&#8217;s Picture from Flickr.com In tempo di crisi economica e di reale caccia agli evasori (finalmente) c’è un tributo che pochi pagano volentieri e, forse, qualche buon motivo ce l’hanno. L’annosa questione del canone rai, il fu servizio pubblico, ormai diventato una vera barzelletta, visto  che da decenni (Santoro  fece una cruda puntata sul [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2012/02/MARCO-GENTILI.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-4461" title="RAI" src="http://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2012/02/MARCO-GENTILI.jpg" alt="" width="640" height="480" /></a></p>
<p><strong><em>Marco Gentili&#8217;s Picture from Flickr.com</em></strong></p>
<p>In tempo di crisi economica e di reale caccia agli evasori (finalmente) c’è un tributo che pochi pagano volentieri e, forse, qualche buon motivo ce l’hanno.</p>
<p>L’annosa questione del canone rai, il fu servizio pubblico, ormai diventato una vera barzelletta, visto  che da decenni (Santoro  fece una cruda puntata sul problema, prima di esser  cacciato) nei consigli di amministrazione dell’emittente televisiva devono sedere a maggioranza esponenti vicini al governo e in minoranza, esponenti vicini alle forze politiche che hanno perso le elezioni.</p>
<p>E già questa è una vera anomalia.</p>
<p>Il direttore generale della Rai, il suo Presidente e tutto il top management devono essere preventivamente accettati dai partiti politici e buonanotte al servizio pubblico e all’indipendenza dello stesso da qualsiasi controllo politico.</p>
<p>Poi, una televisione di Stato che, così come le altre reti commerciali a cui non paghiamo nessun tributo, si comporta allo stesso modo: programmi scadenti, film di qualche secolo fa, stessi format, stessi conduttori dal posto fisso garantito (altro che articolo 18 da togliere ai poveri cristi) e una miriade di pubblicità, prima, durante e dopo la messa in onda di un film, una fiction o un varietà (a proposito a parte Fiorello, ne hanno fatto qualcuno ultimamente?).</p>
<p>Ma non è finita, il canone è un tributo e come tutti i tributi va pagato recita lo spot che la Rai ha appaltato ad un’Agenzia esterna e noi, da bravi cittadini, lo facciamo (mal)volentieri.</p>
<p>Dopo aver comunicato fino all’esaurimento che il pagamento di 112 € si doveva effettuare entro il 31 gennaio, ci comunicano anche che, passata tale scadenza, con una piccola sovrattassa sarebbe stato ancora possibile mettersi in regola con il pagamento del tributo.</p>
<p>Bene, lo paghiamo anziché il 31 gennaio, il giorno successivo, il 1 febbraio e la nostra piccola sovrattassa per aver osato pagare a mezzanotte e un quarto quindi con 15 minuti di ritardo ci è costato il pagamento della mora pari a € 4,41 che significa che gli interessi di mora che vengono applicati per un giorno di ritardo nel pagamento è pari a quasi il 4%.</p>
<p>Il 4% di mora per 15 minuti di ritardo, a noi non sembra propriamente legale, pur essendo un tributo che ogni cittadino è tenuto a pagare.</p>
<p>Se poi, la Rai è più le volte che non la vediamo di quelle in cui tentiamo di seguire un suo programma, ci sembra di aver subito una rapina, anche sugli interessi di mora.</p>
<p>Perché pagare un tributo a chi non ci offre un servizio pubblico degno di nome?</p>
<p>E se lo paghiamo, perché venire anche mortificati con interessi di mora così elevati?</p>
<p>L’anno prossimo siamo certi che pagheremo per tempo il canone, ma non siamo altrettanto certi che la Rai ci faccia cambiare idea sulla bontà di questo tributo, inutile, iniquo, senza alcun senso. Un vero furto con scasso.</p>
<p><strong>Alfonso Della Mura</strong></p>
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		<title>Posto fisso in Italia:  figlio di un Paese ipocrita</title>
		<link>http://www.flipmagazine.eu/posto-fisso-in-italia-figlio-di-un-paese-ipocrita/</link>
		<comments>http://www.flipmagazine.eu/posto-fisso-in-italia-figlio-di-un-paese-ipocrita/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 10:22:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Monti]]></category>
		<category><![CDATA[posto fisso]]></category>
		<category><![CDATA[Precari]]></category>

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		<description><![CDATA[DonkeyHoney&#8217;s Picture from Flickr.com Secondo noi Professor Monti, lei ha ragione. Che noia il posto fisso. Anche se lui, il professore (chi vuole prendere per i fondelli ?) ha sempre avuto il posto fisso, statale addirittura, avendo fatto  per decenni il docente universitario burocrate. Pensano che sia una noia nei Paesi anglossassoni, in Francia, in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2012/02/Monti.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-4449" title="Monti" src="http://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2012/02/Monti.jpg" alt="" width="343" height="480" /></a></strong></p>
<p><em><strong>DonkeyHoney&#8217;s Picture from Flickr.com</strong></em></p>
<p>Secondo noi Professor Monti, lei ha ragione.</p>
<p>Che noia il posto fisso. Anche se lui, il professore (chi vuole prendere per i fondelli ?) ha sempre avuto il posto fisso, statale addirittura, avendo fatto  per decenni il docente universitario burocrate.</p>
<p>Pensano che sia una noia nei Paesi anglossassoni, in Francia, in Cina, Giappone e in India.</p>
<p>E secondo noi, lo pensano anche in Italia.</p>
<p>Però, come sempre, con dei distinguo da fare e, portando degli esempi concreti.</p>
<p>Partiamo con una domanda, esiste davvero la mobilità sociale nel nostro Paese oggi?</p>
<p>Oppure chi intraprende un’attività lavorativa qualsiasi essa sia, sembra costretto a doverne fare la propria professione per una vita intera,  senza possibilità di alternative reali?</p>
<p>Se un giovane entra nel mondo del lavoro, per esempio, con una laurea di  primo  livello, una laurea specialistica e vari master è così scontato che trovi un’occupazione in Italia?</p>
<p>In un Paese normale, civile non solo a parole,  certamente, in Italia, un po’ meno.</p>
<p>E non parliamo di mobilità sociale per favore, che qui non sappiamo neppure che cosa sia.</p>
<p>Vi raccontiamo un episodio. Qualche anno fa conosciamo per caso un signore di 40 anni di New York, ingegnere civile, che aveva la “passionaccia” per il giornalismo, inizia a frequentare l’Università serale in giornalismo e il gioco è fatto, a 45 anni viene assunto dall’NBC.</p>
<p>Vi immaginate in Italia un ingegnere che a 40 anni sogna di cambiare vita e percorso professionale?</p>
<p>Non gli sarebbe permesso, altro che liberalizzazioni, è questione di cultura cari signori: se il nostro ingegnere volesse cambiare tutto a 40 anni per essere assunto in una redazione di un giornale italiano, verrebbe fatto seguire da qualche specialista da parte dei suoi familiari e anche da chi dovrebbe accoglierlo come  nuovo collega.</p>
<p>Quindi, caro Monti, noi siamo d’accordo sulla sua affermazione, ma se il terreno dove si gioca il cambiamento è quello italiano, la vediamo difficile, molto difficile.</p>
<p>Ci si tiene stretto ciò che si ha, per mancanza di alternative, non per reale immobilismo.</p>
<p>Liberi di essere smentiti, in altri Paesi senz’altro, ma non in Italia, caro Professore.</p>
<p>Cambiamo prima realmente le possibilità di accesso ai nuovi lavori ( pagati possibilmente, se non è chiedere troppo ) e poi vediamo se non cessa un immobilismo causato dallo stesso sistema di cui anche lei, oggi, volente o nolente, fa parte.<strong> </strong></p>
<p><strong>Norman di Lieto</strong></p>
<p><strong><em><a href="mailto:twitter@normandilieto">twitter@normandilieto</a></em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>IL POSTO DOVE ANDARE: Poporoya a Milano</title>
		<link>http://www.flipmagazine.eu/il-posto-dove-andare-poporoya-a-milano/</link>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 10:08:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[cosa bolle in pentola]]></category>
		<category><![CDATA[Hirazawa Minoru]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[polpo crudo]]></category>
		<category><![CDATA[Popoya]]></category>
		<category><![CDATA[sashimi]]></category>
		<category><![CDATA[Shiro]]></category>
		<category><![CDATA[sushi]]></category>
		<category><![CDATA[tempura]]></category>
		<category><![CDATA[Via Eustachi]]></category>
		<category><![CDATA[yakitori]]></category>

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		<description><![CDATA[Andreanix&#8217;s Picture from Flickr.com Il vero sushi a Milano si mangia da Poporoya, un’istituzione consolidata, meta di appassionati del genere e di sperimentatori gastronomici che muovono i primi passi verso la cucina orientale. Questo singolare ristorantino nasce dall’intuizione del cuoco Hirazawa Minoru, in arte Shiro, che ha pensato di aprire un locale nel retro di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2012/02/oste-23.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-4438" title="oste 2" src="http://www.flipmagazine.eu/wp-content/uploads/2012/02/oste-23.jpg" alt="" width="594" height="480" /></a></strong></p>
<p><strong><em>Andreanix&#8217;s Picture from Flickr.com</em></strong></p>
<p>Il vero sushi a Milano si mangia da Poporoya, un’istituzione consolidata, meta di appassionati del genere e di sperimentatori gastronomici che muovono i primi passi verso la cucina orientale. Questo singolare ristorantino nasce dall’intuizione del cuoco Hirazawa Minoru, in arte Shiro, che ha pensato di aprire un locale nel retro di un negozio di prodotti alimentari giapponesi,  in via Eustachi a Milano. L’aspetto del locale, sia esterno che interno, è molto spartano, ma l&#8217;atmosfera che si respira è tipicamente giapponese. Solo un bancone, quattro tavoli senza tovaglia e poche sedie per un totale di 16 coperti, questa è la ricetta Poporoya, uno dei primi ristoranti aperti a Milano con l’intento di diffondere la cultura della cucina nipponica in Italia. Si può davvero dire che quando a Milano non si poteva pensare di mangiare pesce crudo,  se non si aveva a disposizione un capitale ingente, Poporoya esisteva già e proponeva una buona offerta a prezzi avvicinabili. Il rapporto qualità-prezzo è infatti il vero punto di forza di questo ristorante. Il menù offre poca scelta (sushi, sashimi, yakitori, tempura e polpo crudo) ma il fatto che sia letteralmente preso d’assalto ogni sera da un esercito di clienti affamati, è indicativo della bontà della cucina a base di prodotti freschissimi e di elevata qualità. L’esperienza forse più divertente di tutta la cena è osservare il lavoro del cuoco Shiro, il guru del sushi a Milano, mentre con l’aspetto buffo, tutto vestito in abiti tradizionali e con in testa la sua fascetta stile film in costumi tipici, prepara i suoi manicaretti, concedendosi di tanto in tanto di interagire in maniera simpatica con il suo pubblico. L’esperienza della cena dura relativamente poco, il servizio è velocissimo e i gestori del locale fanno il possibile per cercare di accontentare tutte le richieste e far sedere il maggior numero possibile di persone all’interno della piccola sala. Addirittura, vi chiederanno di ordinare appena arrivati e nel giro di poco potrete mettere le gambe sotto il tavolo con tutto già pronto e servito. Suggeriamo di recarsi presto presso il locale, magari appena dopo l’orario d’ufficio. È indubbiamente presto ma se non altro vi eviterete la mission impossible di trovare un parcheggio vicino e vi risparmierete le code che affollano il piccolo ristorante intorno alle ore 20.00. E’ vero, si aspetta e gli spazi sono angusti, ma di sicuro scorderete la scomodità decisamente in fretta e alla fine della cena uscirete sazi e soddisfatti.</p>
<p><strong>Barbara Pellegrini</strong></p>
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