Fondato e diretto da Mauro Pecchenino

Editoriali


Allo Spazio Tadini si rianima la cultura

In un Paese come il nostro, dove  ogni giorno si parla di uno scandalo nuovo, del politico di turno che ruba, di tragedie che si possono evitare, in un Paese che ha perso la strada è difficile trovare spazio per la cultura.  Tutto è lasciato al caso e spesso all’iniziativa del singolo. Unica alternativa è la televisione che,  se ti intercetta,  ti dà una visibilità effimera, superficiale, fine a se stessa. E così chi fa pittura, scultura, chi scrive libri o musica deve sperare e attendere un qualcosa che non arriva, nel deserto dell’ignoranza italica. A Milano, allo Spazio Tadini, ex atelier del mai dimenticato artista a tutto tondo Emilio, ha preso vita un’iniziativa degna di nota e rispetto. E’ denominata “Soldi di artista” e ha in Melina Scalise il suo deus ex machina. Alcuni pittori e scultori hanno dato vita ad una mostra collettiva che vuole ridare simbolicamente alla cultura il giusto peso e la giusta idea di remunerazione. E’ un’iniziativa unica e originale, in quest’Italia al gelo e non solo climatico. Il nostro Paese dovrebbe imitare e prender spunto dalla Francia, la nazione che in Europa sa valorizzare al meglio la propria cultura. E la difende e diffonde con passione, con determinazione e con i denti, facendo quadrato intorno ai propri artisti (di questa parola non bisogna però abusare) e creativi. uet’Italia al gelo e non solo climat In Italia, invece, tutto finisce con la televisione e i suoi programmi beceri e volgari, sacrificando e riducendo alla fame chi vuole creare qualcosa che possa anche gratificare gli altri. L’Italia è un Paese che pensa solo al corpo, dimenticando cervello e spirito. Tutto viene ridotto ad un caos inutile e fine a se stesso e la cultura viene dimenticata in una cloaca senza via d’uscita.

A presto. See you soon. A la prochaine.

mauropecchenino@tin.it

L’amore necessario

Una festa commerciale ormai nota un po’ ovunque mi suggerisce una riflessione. Nella mia vita ho amato molto le donne, soprattutto alcune,  molto più giovani di me. In loro ho trovato compagnia e complicità, freschezza  e acqua di sorgente. Credo che l’amore sia un sentimento necessario sempre e,  in questi anni, viene troppo spesso dimenticato. In cambio apparenza, esteriorità, superficialità. Il niente. Lo scrittore inglese Samuel  Butler  sosteneva che “ E’ meglio aver amato e perduto che non aver mai amato”. Credo che la nostra società abbia bisogno di ritrovare l’amore. Amore non solo in un uomo o in una donna. Ma amore per la vita, per il lavoro, per il quotidiano.   Amore come rispetto, come riconoscimento della libertà altrui, senza possesso e gelosia. Quando leggo episodi di stalking mi viene una enorme tristezza. Chi non rispetta la libertà degli altri è un fallito. Chi vuole possedere è un poveraccio che non avrà mai nessuno accanto a sé. Un perverso debole e sconfitto dalla vita. L’amore invece, quello non commerciale e ridicolo alla  S. Valentino, nutre il singolo e il mondo. Tutto risulta più facile da superare, le difficoltà, prima di tutte, che sono il sale della vita. Un consiglio a chi non trova o non sente l’amore (può capitare in certi momenti della vita): meglio restare da soli, star bene con se stessi è fondamentale.  Un’ultima cosa: non mi piacciono i politici, mi fanno venire il voltastomaco, a prescindere dalle idee che fingono di sostenere. Però non mi piace il governo Monti. E’ composto nella sua quasi totalità da accademici, da professori  universitari in carriera. E’ gente presuntuosa, quasi sempre, che crede di sapere tutto, mentre della realtà della vita vera non sa nulla, coperti da una casta e da un posto ultra fisso. Sono più o meno come i politici: staccati dalla realtà e dentro una campana di vetro.

A presto. See you soon. A la prochaine.

mauropecchenino@tin.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Non si può andare avanti così

Non è nostra abitudine e stile essere pessimisti e negativi. Ma in Italia nulla funziona e va per il verso giusto. Siamo un Paese nella melma, non ne veniamo fuori e il Sistema è il principale colpevole. Intendiamo per sistema lo Stato, la Burocrazia, la Politica, le Banche. Tutti enti che non funzionano o funzionano male, in ultima analisi sono inadatti e fuori tempo,rispetto all’epoca in cui viviamo. E’ possibile che Equitalia se la prenda,per poche centinaia di Euro, solo con chi già conosce ? E’ possibile che Telecom tagli le linee se qualcuno paga la bolletta con pochi giorni di ritardo ? E’ possibile che Enel & Co. tolga la potenza a chi a sua volta ritarda un poco i pagamenti?E’ possibile che le Banche (che stanno cadendo a pezzi) pensino solo ad aumentare tassi e spese e ad alimentare lo Stato di Polizia ? E’ possibile che in un Paese in cui non esiste Nulla che aiuti le famiglia, si continui a tartassare i poveracci, invece di essere più flessibili e collaborare alla loro difficoltà ? Intanto,continua ad operare ( si fa per dire) una classe politica miope e supponente, autoreferenziale e fiacca. Prima c’era Berlusconi, supponente e fiacco per carattere e Credo, ora è arrivato Monti, supponente per casta, ma a sua volta fiacco (basti guardare cosa è migliorato dopo il suo arrivo), perché crede di essere un genio e invece è loffio come i suoi predecessori (vedi Prodi, per intenderci). In -tanto il Paese non riesce più a galleggiare, come fa da quarant’anni.Nessuno si è mai accorto che l’Italia non ha mai vissuto una stagione in positivo, ma ha solo vivacchiato, è sopravvissuta , galleggiando ? Mi sembrano quesiti così ovvi che quasi mi vergogno a porli. In realtà,altri si dovrebbero vergognare, anche solo a mettere il naso fuori dalle loro case lussuose.

A presto. See you soon. A la prochaine.

mauropecchenino@tin.it

Un vuoto pneumatico

In questi giorni di corsa affannata nei negozi, mi viene spesso alla mente quanto l’Italia e i suoi giovani si siano rincoglioniti. Lo scrivo con affetto e come una critica sorridente. Sarà colpa del regime berlusconiano, il più vuoto e insulso, dopo il ventennio fascista, sarà che in Italia tutto è in mano alla burocrazia, alla Pubblica Amministrazione (come sostiene Piero Ostellino sul Corriere della Sera), ad una politica corrotta e prezzolata, ma il nostro Paese sembra andare a rotoli, non solo per lo spread economico, ma anche per quello cultural artistico. Trovare nomi nuovi nei vari campi è difficile. Forse Zalone,con tutte le sue volgarità gratuite e nonostante quelle, mi è sembrato più vivace del Rosario Fiorello, governativo,del lunedì. Ma in altri campi si piange. Pensate che i libri più venduti in Italia sono di un tizio pelatino, con la barba, che sivanta di essere multimediale e non conosce la lingua italiana. La musica classica ogni tanto sforna qualche bel nome, ma rimane per una élite. Mentre in altri settoriBollani e Einaudi sono belle realtà, anche se la gente preferisce Allevi che, lasciamo perdere. Credo che la sinossi di quanto sto sostenendo si sia palesata in maniera molto evidente qualche giorno fa. C’era una serata televisiva dedicata ad un genio della musica popolare e non solo, lo stranito Enzo Jannacci. L’autore di Vincenzina, Son s’cioppaa e Quelli che… era ricordato da alcuni artisti di oggi e di ieri. E lì si vedeva la differenza, il cambiamento dei tempi: i vecchi, Jannacci e Fo, facevano faville, dominando la scena. Poi sono arrivati i giovani,il figlio di Jannacci e De Andrè (altro genio popolare) e hanno dimostrato di saper suonare bene alcuni strumentie di aver studiato musica. Fine.

A presto. See you soon. A la prochaine.

mauropecchenino@tin.it

 

A cosa sono serviti ‘sti professori ?

C’era bisogno dei professorie dei bocconiani per aumentare le tasse, prendersela con i pensionati, abbandonare la concertazione e scordarsi della crescita ?

Caro Monti, siamo delusi. Il suo governo ha fatto una manovra deludente. Salverà l’Italia nei confronti dell’Europa (bah), ma ha la spocchia di un senato accademico. Tutto sembra perfetto e invece fa acqua da tutte le parti, come l’università italiana: piena di buchi, di mancanze, di prosopopea inutile e fatta da gente che si crede dei salvatori della patria e, invece,serve a poco e niente. Tutto qui, caro Monti: se la prende con i pensionati, così non va, ha ragione quel mastino della Camusso.Come al solito, anche lei ha avuto paura di colpire i ricchi e viene colpito, come al solito, chi le tasse le paga già.Avete fatto come Equitalia, che di equo non ha nulla e perseguita solo chi già paga e magari, per problemi contingenti, salta una rata. E Equitalia li copre di multe. Mentre chi non paga le tasse, continua indisturbato a non pagarle. E Equitalia fa fatica a scovarli e se la prende con i più deboli.Eppoi, signor Monti Mario dove sono i tagli alle spese ? E signor Monti Mario dove sono i tagli alla politica, alle auto blu, alle spese per la casta, che non serve a nessuno e soprattutto agli Italiani e all’Italia. Caro Monti, credevo in lei, invece mi ha deluso e lo voglio urlare dalle pagine del mio, nostro giornale. E’ stato scarso, come il governo (pessimo) che l’ha preceduta. Credo con convinzioneche lei meriti diandare, per punizione, dietro alla lavagna. A presto. See you soon. A la prochaine.

mauropecchenino@tin.it

 

Il regalo delle donne

Riassumo tre lettere di nostri lettori: Giorgio, 29 anni, Pino, 27 e Fabrizio 41. Ci scrivono: “ Nella vita ci siamo innamorati almeno un paio di volte, ma siamo sempre rimasti senza niente in mano, le donne di cui ci eravamo innamorati si sono dissolte come la neve al sole. Val la pena allora innamorarsi ?”.

Prima di tutto, devo dire che, come spesso accade,il nostro editoriale era una provocazione, in particolar modo rivolta aun politico ballerino nel governare e nel governarsi. Certo,poi ciò che scrivevamo valeva per tutti, in qualche modo, fatte le debite differenze. Ma sì, val la pena innamorarsi, anche se poi le donne se ne vanno. In fondo, loro non lo sanno, ma ci fanno unregalo quando, apparentemente, ci abbandonano. Ci danno infattil’opportunità di rinnovarci, di fare nuove esperienze, di conoscere persone nuove. E’ bello e interessante fare nuove conoscenze. Non c’è individuo, uomo o donna,più idiota di chi si fissa su una stessa persona. E’ bello mantenere la propria libertà di scelta, di farsi battere il cuore, di saltar anche un po’ fior da fiore. Credo che stare con una donna, o un uomotutta la vita sia una menataincontenibile. Un vecchio detto afferma che morto un Papa, se ne fa un altro. Appunto, cambiamo e innamoriamoci, godiamo e viviamo bene il nostro tempo e la vita sarà ancora più bella di quanto già lo sia in ogni suo angolo.

A presto. See you soon. A la prochaine.

mauropecchenino@tin.it

Innamorarsi

Cari lettori, desideriamo darvi un piccolo consiglio. Siamo vicini alle feste natalizie e crediamo che questa crisi vada vissuta e combattuta anche con i sentimenti. Provate a innamorarvi, sul serio però. Se vi piace qualcuno,provateci. Non è facile, però. Quando si è innamorati sembra tutto più bello, anche la pioggia, il cielo, il mare, il dolore, persino le mezze calzette. Innamorarsi è una medicina: il corpo trema per un nulla, gli occhi ridono e piangono, il cuore batte anche stando fermi. Ciò che si mangia sembra buonissimo, anche un semplice pezzo di focaccia con il pomodoro, anche un calice di vino buono sembraperfetto, paradisiaco. Stare a parlare, o zitti, o a litigare con la persona che si ama diventa pienezza di vita, spinta per andare avanti. Innamorarsi è molto,molto difficile. Nella vita capita due, tre, quattro volte al massimo, ai più fortunati. Bisogna saper amare e anche questo è molto difficile, non si impara ad amare: chi ci riesce lo fa con spontaneità, senza calcolo. Chi ama non ha bisogno di quasi nulla. Consigliamo di tentare ad innamorarsi anche a quel signore basso, grasso e pelato, che ha dato un grande contributo a mandar l’Italia nelbaratro. Non sappiamo se ne è capace, lui le donne le paga ma, se ci prova con convinzione,magari si innamora e qualcuna lo ricambia e così passa gli ultimi anni della sua vita con un sorriso vero, al posto di quella maschera finta che sfoggia da sempre. Il nostro è un consiglio disinteressato, come sempre. Chi vuole può provarci, chi scrive si associa, con comprensione e un timido sorriso.

A presto. See you soon. A la prochaine.

mauropecchenino@tin.it

 

Grandi storie d’amore, sinonimo di fuga

 

I rapporti tra i sessi, i rapporti di coppia,rimangono gli argomenti che i nostri lettori apprezzano di più. Lo stare insieme nel Duemila rimane un problema per tutti, anzi, mi sembra di capire che i rapporti più intensi siano quelli delle coppie gay, ma tra uomo e donna i problemi sono continui, terribili, spesso senza via d’uscita. L’esperienza non profit dell’Osservatorio sulla famiglia e la Persona mi ha portato ad avvicinare un numero molto alto di ragazzi e ragazze, uomini e donne e di verificaread personam quanto sia difficile stare insieme ai giorni nostri. Si fa sesso, si scopa, si prova a stare insieme, si prova anche a far figli, ma quasisempre (mai generalizzare !),manca un progetto di base, tutto viene fatto alla giornata. Come scenario, rimane la difficoltà a pensare che dietro a queste storie ci sia l’amore. Ragazze e ragazzi hanno due tendenze che segnano il passo: dicono con facilità “ti amo”, o non lo dicono affatto, dimostrando nel primo caso una superficialitàe immaturità nei sentimenti, mentre nell’altro una paura di fondo che li blocca. Rimane il fatto che sembra registrarsi una incapacità a capire, vivere e gestire l’amore. Tutti sembrano più adatti a rapporti occasionali o poco più: da spiaggia, discoteca, dopo cinema, trombate occasionali, come si dice spesso e niente più. Vi è da dire una cosa, spesso viene trascurata: credo che questa superficialità sia dettata dalla paura di impegnarsi, dalla paura della noia e dell’abitudine. Nella realtà le grandi storie d’amore, quelle che tolgono il respiro e accelerano il vivere, sono caratterizzate dalla brevità e dallo stare lontani. Chi si accorge di essere dentro una vera storia d’amore e non riesce facilmentea gestirla scappa, se la dà a gambe e cerca la soluzione più facile: il bietolone o la bietolona inutile, con cui rimanere, che ci lascia vivere e possiamo così evadere dove ci pare. Le grandi storie d’amore non durano nel tempo, perché entrambi fuggono uno dall’altro, per non cadere nella routine e nel dejàvu.

A presto. See you soon. A la prochaine.

mauropecchenino@gmail.com

 

Giovanotte in tempo di crisi

 

Marguerite Yorcenaur sosteneva:“L’amore è un castigo. Ci punisce di non aver saputo restare soli”. La somma scrittrice citava la parola amore, oggi usata a sproposito, soprattutto dalle ragazze che chiamano meccanicamente “Amoreeee”:il compagno di studi, il cane, un’amica, uno che sta con l’amica. Quanto stiamoscrivendo emerge da una ricerca condotta da tre università italiane (due emiliane e una campana) nelle varie parti d’Italia e resa nota dal nostro Magazine, grazie al patrocinio culturale dato al lavoro dall’ Osservatorio sulla Famiglia e la Persona. I giovani ricercatori hanno intervistato 750 ragazze dai 19 ai 27 anni. Il tema del lavoro e delle interviste girava intorno al quesito:”Quali sono i vostri rapporti con l’altro sesso, a prescindere dall’età dei partner e dalla natura del rapporto instaurato?”.Circa il 60% ha risposto di aver un ragazzo fisso, più della metàda oltre un anno. Ma sempre più della metà ha affermato di aver altre storie parallele, magari di una settimana, due mesi, tre sere.Un 20% in meno di questo ultimo gruppo ha sostenuto di avere anche 2 storie oltre quella, per così dire, di base. Anche qui roba veloce, pochi giorni o settimane. Solo il 15% del campione pensa ad un futuro di coppia stabile, magari con un figlio e un’idea di esclusività nel rapporto. Oltre i due terzi delle intervistate alla domanda : “Perché rapporti così ingarbugliati?”,hanno lamentato una mancanza di educazione e di punti di riferimento per i rapporti tra i sessi, denunciando la mancanza di una famiglia vera, dove spesso padre e madre manco si guardano in faccia. Nell’insieme,dal lavoro emerge unquadro un po’ desolante. Queste giovanotte passano la propria vita,tra un ragazzo (a volteanche qualcheuomo) e l’altro, con la stessa frequenza con la quale si cambiano il perizoma. Vivono (lo affermano loro) in mezzo a fine settimana e serate di sesso spesso mal protetto, tra preservativi,pillole spesso trascurate e patemi d’animo,per l’attesa delle mestruazioni di rito. Eppoi conoscono poco, molto poco l’amore. Non sanno fare all’amore. Scopano, come dicono loro, ma si trattadi solito diun esercizio fisico che le fa sudare, fine a se stesso. Bah, è difficile commentare le risposte di queste giovani. Preferiamo lasciare questo compito ai nostri lettori e aprire un dibattito.

A presto.See you soon.A la prochaine.

mauropecchenino@tin.it

L’età non conta

Il problema di salute di Pippo Baudo, mi suggerisce una riflessione. Questa società tende a mettere da parte chi reputa vecchio. E in più non fa lavorare chi è giovane. In sostanza,la fascia di chi lavoracon continuità va dai 30 ai 50 anni circa. Tutti gli altri tendono a essere esclusi, anche se i politici beoti continuano a parlare di allungamento dell’età pensionabile. Insomma un casino, come al solito. Nella realtà, se vivessimo in un Paese civile, non si dovrebbe guardare l’età, tranne che in certi casi.I politici, gli yes man, i leccaculi, in generale è giusto che si levino dalle palle presto, al più presto. Gli impiegati, gli operai, chi fa un lavoro di esecuzione seriale è giusto che vada in pensione quando è stanco. Ma i professionisti e chi lavora con le proprie idee, con la propriafantasia e produce con il proprio cervello,in libertà, deve lavorare finquando vuole e sente di poter produrre. In questi casi l’età non conta nulla, conta la lucidità, l’inventiva, la creatività. Un artista, un creatore di idee può aver compiuto anche 100 anni, ma se il corpo e la mente funzionano,può andare avanti. E’ bello, costruttivo, dolce, tenero, istruttivo ascoltare un vecchio che parla e trasmette la sua esperienza. Soprattutto quando i giovani stentano a prender personalità e aver idee, limitati da una cultura e da punti di riferimento che si limitano a FB, al pub e alle feste in musica. Ripeto: l’età non conta. Vedo tutti i giorni giovani senza arte né parte, senza sangue e sale, pronti solo a lamentarsi, invece di lottare. E vedo anche tanti vecchi (all’anagrafe), o giudicati tali,che sono un libro aperto, lì solo per farsi sfogliare. Attenzione: una società che guarda l’anagrafe è una società sbilenca e poco attenta alle proprie radici. Una società perdente.

A presto. See you soon. A la prochaine.

mauropecchenino@tin.it

Amore e vita

 

Un gran numero di lettori mi chiede, e mi mette in difficoltà, come raccontereil’amore, un sentimento che nella coppia dei nostri tempi sembra sbiadito. Ci provo amici lettori, mesamis, my friends, ma mi tremano i polsi mentre scrivo sulla tastiera. Per me, amore vuol dire dimenticarsi di essere in due. Si è un corpo solo che vive secondo un programma comune, condiviso con complicità e senza mai dimenticare il rispetto reciproco. Chi fa del male all’altra persona fa del male a se stesso. Nella coppia si può dire tutto, discutere di tutto, si può anche non essere d’accordo su molte cose, ma il rispetto non deve mai mancare. L’amore ha varie intensità: all’inizio è più di testa, pancia e genitali. Dopo qualche anno (2/5, non è uguale per tutti) diventa più pacato, più riflessivo, più maturo, ma apparentemente anche più noioso. Quello che conta di più è che rimanga l’amore cerebrale e che nessuno dei due dimentichi il rispetto. Poi (dopo 10/15 anni)diventa un’ affettuosa amicizia, una convivenza di reciproca protezione, quasi senza amore carnale, ma sostituito da una stima e un volersi bene assoluto. Se ci sono i figli, questi passaggi possono cambiare, ma la base è la stessa per tutti. Certo arriva la noia, è inevitabile, ma l’intelligenza di entrambi la può vincere. Poi quando manca il rispetto, donne e uomini sono colpevoli nella stessa misura, tutto salta e va a gambe all’aria. Alcuni mi raccontano di coppie che si sono ricostituite dopo anni di separazione e divorzio. Mi sembra un’eresia, qualcosa di innaturale. Quando una coppia termina il suo percorso bisognacambiar strada, voltar pagina, cancellare e dimenticare, per aprirsi a una nuova vita. E quando si dimentica, vuol dire che il rispetto è venuto meno ed è sceso il sipario. Fine.

A presto. See you soon. A la prochaine.

mauropecchenino@tin.it

 

L’imprenditore italiano: la crisi è anche colpa sua

Si parla tanto di questa crisi senzafine e anche il nostro giornale ogni tanto affronta l’argomento, cercando però di non esagerare, perché crediamo sia importante leggere molto soprattuttodi cose positive e notizie che portino meno sfiga.In ogni modo, a pressante richiesta dei nostri lettori ritorniamo, non volentieri, sull’argomento. La crisi è mondiale ed è vero, però in Italia è una crisi più grave, più totale, più scarnificante. In Italia,la gente sta perdendo anche la dignità che ogni essere umano deve avere per diritto naturale. Giorni fa è uscita la notizia della morte di un uomo che viveva in auto con la sorella, dopo esser stato sfrattato, dopo aver perso anche un bar che gestiva con buoni risultati, in passato. Giorni fa sono stato avvicinato da un uomo sui sessanta che piangendo come un pupo, mi ha raccontato la sua storia: azienda fallita, moglie che se ne va con i figli che lo evitano,insomma una tragedia. E queste vicende sono all’ordine del giorno. Non sta a noi trovare una soluzione o le cause che sono tante, prima tra tutte una gestione politica ed economica criminale e assassina, che nel corso degli ultimi 15/20 anni, ha affossato il Paese e non è in grado di trovar un a soluzione, a parte pensare alle proprie tasche e a far feste con puttane e affini. Senza dubbio una colpa grande è da attribuire agli imprenditori italiani che sono paurosi, poco lungimiranti, non sanno aggiornarsi e usano vivere arroccati nelle proprie aziende,senza capire i mutamenti e le necessità dei mercati. L’imprenditore italiano ha due pecche principali: non investe e non fa attività di Comunicazione specifica, diventando semprepiù obsoleto. Si limita alla facciata, atanti pranzi e cene di lavoro che non portano a nulla. L’imprenditore italiano è ignorante, nel senso che non conosce e capisce quello che di solito si chiama Business. Al massimo cerca il colpo di fortuna, va per tentativi, senza avere un programma. E questi sonoi risultati.

A presto. See you soon. A la prochaine.

mauropecchenino@tin.it

Ma sì, piangere fa bene

 

Alcuni lettori e lettricihanno inviato lettere, chiedendomi un parere,con un pensiero comune che posso riassumere così: “Viviamoin un periodo molto difficile, nessuno può stare tranquillo:chi ha il lavoro e può perderlo e chi l’ha già perso. Stanno tranquilli solo i ricchi, per meriti propri o altrui. Ci sembra che non ci sia altro che piangere, non in senso figurato,lacrime amare”. Nelle scorse settimane alcuni giornalihanno dato spazio a un libro dedicato al regista Matarazzo che sulle lacrime ha costruito un genere. Esistono poi almeno due bei libri sull’argomento, Dipinti e lacrime di Elkins e Storia delle lacrime di Lutz, a dimostrazione che l’argomento è sempre attuale, a prescindere dalle stangate governative e dalla disoccupazione galoppante. Certo,viviamo un lungo periodo drammatico e credo con una soluzione ben lontana. Il problema vero è che non sembra esserci un futuro positivo. Guardiamo negli occhi la realtà: i nostri figli staranno peggio di noi e questa è una novità assoluta, dal dopoguerra. E questo succede in varie parti del mondo. Quindi mal comune …Neanche per sogno. Noi dobbiamo ribellarci tutti e, ripeto tutti, a questa situazione causata in modo principale dalla politica. Ma ve ne rendete conto che in Italia governano sempre gli stessi osceni faccioni da 15/20/25 anni. Non ci resta che piangere? Chiedevano i nostri lettori. Bisogna lottare con i denti, le mani, i piedi e la testa. Poi piangere va bene e fa bene. E’ una maniera per dimostrare le proprie emozioni, la propria sensibilità e togliersi ogni strato di vergogna. Devono piangere le donne e gli uomini, non c’è niente di male, anzi è sinonimo di intelligenza. Chi non piange, non è una persona dura, è solo un idiota. E infine, per ritornare a sorridere,vi segnalo duefacce che girano nello show biz e sono bellee naturali e danno joie de vivre: una donna (un colpo al cuore), italo-egiziana-francese Elisa Sednaoui, un uomo, brasiliano con sangue italiano, Bruno Cabrerizo.

A presto. See you soon. A la prochaine.

mauropecchenino@tin.it

Paura compagna di vita

Marina Terragni, una delle giornaliste più attentea ciò che succede inItalia, ha dedicato più di una volta spazio alla paura. Un argomento trascurato da molti, ma di enorme attualità.Paura di vivere, di scegliere, di lottare, di fare passi avanti o indietro,per cambiare qualcosa nella propria vita. La paura è una protagonista dei nostri giorni. Evocatada molti politici, dalle cronache, dalla natura che troppo spesso sembra volerci punire. La paura è anche figlia dell’insicurezza di questi tempi grami, dove anche chi ci prova a lottare ea fare bene, rimane spesso con in mano un pugno di mosche. Eppure la paura fotte l’esistenza dell’essere umano. Pensate a chi non cambia lavoro per paura. A chi preferisce fare un lavoro banale e frustrante, invece di affrontarne unaltro più bello ma più difficile. Pensate a chi preferisce frequentare persone banali, poco intelligenti, vuote, invece che scegliere persone intelligenti, più complesse e apparentemente meno comprensibili e giudicate più temibili. Pensate a chi sceglie le vie facili. Tutti sono schiavi della paura e,arrivati all’età dove non si può più scegliere e tornare indietro, se ne pentono,dando vita ai rimpianti. Non bisognerebbe farsi vincere dalla paura. Mai. Non bisognerebbe neppure avere paura della fine, in qualunque forma si presenti. MichelEyquemde Montaigne scriveva che non dobbiamo dar retta alla fine, perché finché siamo vivi lei non c’è e quando tutto finiscenon può accadercipiù nulla. Anche invecchiare, quindi,non deve far paura, è uno statofisico, di esteriorità, forse,ma non deve essere mentale. Non dobbiamo permettere che accada. Non dimentichiamolo.

A presto. See you soon. A la Prochaine.

mauropecchenino@tin.it

Alla gente, poi, girano le palle

Siamo contrari alla violenza, da qualunque parte provenga, in particolare quella contro i bambini e le donne. Per carità, i fatti di Londra ci fanno rabbrividire, anche perché la capitale inglese è la nostra seconda patria, figuratevi. Però lascia atterriti, stupiti, schifati vedere che la reazione dei soliti politici penosi (ahinoi, tutto il Mondo è Paese) è stupida, pelosa, unta. Fa schifo vedere il premier Cameron tornare dalle vacanze (gli avranno chiesto scusa ?) e invocare la forza, parlare di criminali e feccia, esattamente come fece Sarkozy per le banlieu a Parigi, qualche anno fa. Tutto senza prendere un provvedimento, che sia uno, per togliere i privilegi ai politici e permettere ai giovani, e non solo,di lavorare, di avere un po’ di soldi per vivere. Fa schifo vedere il platinato sindaco (anche lui in vacanza) Johnson (una specie di versione con la panzadi Lady Gaga) con la ramazza, per fare piazza pulita e senza la minima preoccupazione su come stiano i propri concittadini e di cosa possano aver bisogno. Fa male vedere la capitale inglese messa a ferro e a fuoco, da un gruppo ampio di teppisti, ma non solo, perché in mezzo c’era gente comune, con le palle girate, che non può far la spesa, non può fare un regalino ai propri cari, non può comprarsi qualcosa di nuovo per vestirsi, non ha le cosette che servono alla vita di tutti i giorni. Gente normale che non riesce più a vivere, perché manca il lavoro, i soldi e tante altre cose. Tutto questo mentre i politici ladroni se la spassano, senza far niente, as usual. La gente si è rotta le palle di pagare i privilegi a questa gentaglia, a pagar loro le puttane, le macchine blu, le pensioni, i pasti, le vacanze e molto altro. Loro dicono che è una crisi mondiale.E’ vero, perbacco. Ma loro devono risolvere i problemi dei Paesi, sono stati eletti per quello, per far andare avanti i Paesi di appartenenza. Se ne sono resi conto o pensano solo ad andare in vacanza e a puttane ? Poi,il popolo della rete si ribella e lo fa male, si fa strumentalizzare dai delinquenti,ma il disagio generale è evidente ed è grave quanto la crisi mondiale. Per ora l’Italia sta calma, ma prima o poi succederà anche al povero ex Bel Paese.

A presto, see you soon, a la prochaine.

mauropecchenino@tin.it

Politica schifosa e giovani addormentati

Alcunigiorni fa il Corriere della Sera ha dedicato una pagina alle lacrimee alla commozione. Di questi tempi mi sembra un argomento di scottante attualità. Per anni, dopo l’avvento della tv commerciale, le lacrime sono diventate le protagoniste di due terzi della programmazione, da C’è posta per te a Stranamore, ecc. Poi, con il trascorrere degli anni, le lacrime sono diventate una immancabile presenza nelle case degli Italiani, a causa di una classe politica sempre più scarsa,becera e inutile. Siamo in una crisi mondiale e i politici italiani hanno il coraggio di affermare che il nostro Paese è solido. Ma virendete conto delle idiozie che biascicano questi signori ? Ma li avete visti durante l’ultimo cosiddetto vertice ? Sembrava una riunione di anziani in una bocciofila: mosci, incartapecoriti, spenti. Sembravano aspettare da un momento all’altro il cambio del pannolone. E l’opposizione ?Solo chiacchiere e proclami inutili, senza un briciolo di idea. Ha senza alcun dubbio ragione Beppe Servegnini che nella sua rubrica Italians, il 28/07/2011, ha scritto:”… la classe politica, quella attuale, frutto anche di una sciagurata legge elettorale, è la peggiore che abbiamo avuto in 150 anni di storia unitaria”. Tutto da sottoscrivere, vivaddio.Ma un aspetto ancor più grave è che gli Italiani non reagiscono, non si ribellano. E ancora più tragico è che neanche i giovani, il “popolo della Rete”,reagiscono, non vanno in piazza , non imitano per nulla i coetanei dei Paesidove ci son le dittature. I giovani Italiani stanno lì a pensar alle vacanze, a perdere tempo in discoteca e dietro alle minchiate, invece di far sentire la propria presenza, in questa Italia nel baratro, senza lavoro e con 10.000.000 di disoccupati. Un’Italia in cui c’è gente costretta a vivere con la pensione minima di400 euro al mese e, la maggior parte, con circa 1.000 euro al mese e le tasse sempre in aumento, mentre i politici ladroni guadagnano questa cifra al giorno, senza far niente di buono e sono sempre pronti a fregare i propri simili.

A presto. See you soon. A la prochaine.

mauropecchenino@tin.it

 

La maleducazione di un popolo

A volte l’involuzione di un popolo si può vedere anche e soprattutto dalle piccole cose quotidiane, da gesti che sembrano futili. Da sempre sono un appassionato di trekking, in particolare la versione estiva. E’ bello e sano percorrere i sentieri di montagna con i bastoncini idonei, ammirare i panorami, fare esercizio fisico e mentale insieme. Quando si arriva in cima, si gusta la polenta con la salsiccia nel rifugio, si beve un po’ di vino con piacere e poi in qualche angolo nascosto (ce ne sono tanti in montagna) si può anche farel’amore, sotto lo sguardo benevolo del cielo. Una meraviglia, amici lettori.Ancora oggi , quando gli impegni me lo permettono, mi arrampico con piacere sui sentieri scoscesi e mi sento felice e in ottima forma. Nel camminare in montagna, c’è sempre stata una consuetudine, sinonimo di amicizia e fratellanza: salutarsi ogni volta che si incrocia o incontra qualcun altro che cammina. Persone sconosciute, ma accomunate dal piacere di stare all’aperto in paesaggi da sogno. Da qualche tempo,ho notato che questa bella abitudine si è persa per strada nella maleducazione e sciatteria del mondo. Ho notato che quando saluto, quasi tutti mi guardano con sospetto,come fossi un intruso molestatore. Alcuni fanno la faccia truce, come se un saluto fosse per loro un’offesa. Che sbaglio non capire che il saluto è il primo passo verso la conoscenza e l’amicizia, quella vera, non quella fasulla di FB. In un caso come questo traspare la maleducazione di un popolo, chiuso su se stesso e ingrugnito verso i propri simili.

A presto. See you soon. A la prochaine.

mauropecchenino@tin.it

 

La coppia, che strazio !

 

Una grande Casa Editrice mi chiede di scrivere un libro sui metodi per salvare la coppia. Un impegno tremendo, amici lettori. Dal punto di vista personale non ho consigli, dato che la mia vita sentimentale, per scelta, è stata e sarà sempre agitata. Ma mi chiedono questo lavoro, alla luce della mia esperienza con L’Osservatorio sulla famiglia e la Persona, nato a Milano nel 1994 e che mi ha permesso di fare una fruttuosa e lunga esperienza all’ombra della coppia. Dalle numerose interviste che ho fatto e dai tanti incontri avuti, mi sembra di aver capito che le coppie funzionano quando: 1) c’è un amore forte, che va al di là delle difficoltà2) quando uno dei due ha più potere economico dell’altro3) quando entrambi non hanno ambizioni, non hanno un programma preciso, ma vogliono provare a farequalcosa dicostruttivo. Nel primo caso, gli episodi positivi sono pochissimi, per le generazioni di oggi l’amore è un concetto astratto, fasullo, chiamano tutti amore e non sanno di cosa stanno parlando. Nel secondo caso, ci sono più numeri e può capitare che la coppia tenga per lungo tempo, in realtà è una coppia fasulla , ma può reggere anche decenni. Il terzo caso è il più comune, quello che garantisce più risultati. E’ il figlio della frustrazione, della mancanza di progetti precisi, della paura della solitudine. Si sta insieme, si mettono al mondo figli, spesso si trasmette a loro le (nostre) mancanze e frustrazioni: si fanno studiare, fare sport, imparare le lingue, viaggiare e altre amenità, mentre nella vita della coppia tutto è stato finora mediocre: gli studi, il lavoro, le mete raggiunte. Queste ultime sono le coppie che si trovano più frequentemente nella società, le cosiddette coppie medie, banali, ma apparentemente unite, felici ad un’indagine superficiale, ma spesso con la morte dentro. Tutto quanto scritto finora sembrerebbe una tragedia. Non è sempre così, noi siamo costretti a generalizzare, possono poi esistere episodi singoli, isolati, diversi, positivi, che magari confermano la regola non scritta.

Apresto. See you soon. A la prochaine.

mauropecchenino@tin.it

 

Sgomento

 

Trenitalia, da sempre, prima si chiamava FS, offre un servizio pessimo, degno di quest’Italia in mano a BB (non si tratta della divina Brigitte, ma di due vecchi incapaci). Chi scrive è, per logistica, un suo assiduo cliente. Quindi sappiamo molto bene di cosa scriviamo. Trenitalia offre un servizio da vergogna: i treni sono zozzi, sempre in ritardo, puzzolenti, fanno schifo. Da qualche tempo è nata Trenord, un nome nuovo, un marchio creato da zero, ma che continua a far schifo. Il personale poi è da manicomio: maleducati, ignoranti, isterici, semianalfabeti. A parte qualche giovane assunto da poco, il personale che circola sui treni è da buttare via. Sono degli incapaci cronici che si trincerano, senza fare e saper far niente, dietro un posto di stipendio che disonorano. Proprio in questi giorni, il Corriere della Sera ne ha pubblicato uno squallido esempio. Nella rubrica di lettere di Isabella Bossi Fedrigotti, “Solferino 28”, un controllore incapace (uno dei tantissimi) voleva far la multa a un giovane che aveva un biglietto regalato da Trenord e valido per 2 persone, mentre lui viaggiava da solo… Ma vi rendete conto, amici lettori ? Non erano in tre a viaggiare, ma era da solo e quindi in multa. Abbiamo esaminato con attenzione le “regole” che ci sono dietro al biglietto e non si fa cenno a quante persone lo possono utilizzare. Ma mandateli tutti in pensione questi incapaci, rubastipendio, almeno si tolgono dal far danno. Che sgomento.

A presto. See you soon. A la prochaine.

mauropecchenino@tin.it

 

Le donne del mondo

Il giornale on line made in USA, Guyism ha stilato la classifica dei Paesi con le donne più belle. Sul podio sono andati nell’ordine: Brasile, USA e Australia.La Spagna è al sesto posto, la Russia al settimo, l’Italia solo al dodicesimo. Boh, ci sembra un’iniziativa sciocca. Prima di tutto non ci piacciono le classifiche, tranne che nel mondo dello sport. Poi il criterio scelto è ridicolo: hanno preso in considerazione: top model, showgirl e attrici, donne che non rappresentano le donne “vere” di un Paese. Crediamo che per capire dove sono le donne più belle, bisogna girare per i Paesi, frequentare i luoghi e le strade. E non ci si dovrà fermare a gambe, seni, natiche, ma considerare le donne nel loro insieme, sì esteriore, ma che comprende,anche e soprattutto, occhi, bocca, sorriso, luce del viso, pelle, modo di camminare,di parlare, di vestire, di essere presenti. In questo modo, il podio cambierà in maniera totale. La Francia sarà al primo posto per il fascino e la capacità di “esserci”.L’Italia sarà al primo posto per una piacevolezza media delle proprie donne, nonostante le giovani non sappiano più vestirsi, con quelle scarpacce (le sneaker) e certi pantalonacci. La Repubblica Ceca, la Russia e l’Estonia perché làle donne hanno fattezze di una bellezza assoluta. La Spagna, grazie all’empatia e luminosità delle loro donne. Gli altri Paesi ? Boh, donne belle ce ne sono ovunque (come dimenticare quelle di pelle scura ?), ma a parer nostro, a livello di media, sono meno degne di nota. Eppoi, bisognerebbe pensare a un podio per tutto ciò che sta all’interno: intelligenza, talento, simpatia, dolcezza, lealtà, allegria, capacità di risolvere i problemi. Ma tutto questo fa parte di un’altra realtà e lo spazio è tiranno. A presto. See you soon. A la prochaine.

mauropecchenino@tin.it

 

Esser venuti al mondo

 

Un bel caldo è arrivato all’improvviso. Profumi di primavera inoltrata e d’inizio estate. La voglia di lasciarsi l’inverno alle spalle con le lotte che ogni inverno riserva è un sentimento forte. E’ voglia di camminare in un bosco, con la persona con la quale si vuole dividere bello e brutto, difficoltà e gioie.

A volte è lecito chiedersi se esista ancora qualcuno o qualcuna che voglia condividere. Dal bicchiere di vino, alla passeggiata, la corsa salutare, la gita al mare e nel verde. Il viaggio nel mondo e la voglia di fare. Lavoglia di capire e di dare serenità. La televisione da mesi mostra gente che litiga sempre e per tutto. Dai politici alle coppie, vere o fasulle. Questa voglia di litigare, di mandarsi a quel paese, di contestarsi sempre domina i corpi e le menti, soprattutto dei giovani. C’è un insegnamento alla baruffa che sgomenta. E non si capisce per ottenere quale risultato. Forse, il nulla totale. Sarebbe sano e bello vivere in pace, in armonia, parlando e cantando ogni tanto, con gli occhi rivolti alla natura e al cielo, per capire quanto è impagabile e incommensurabile esser venuti al mondo.

A presto. See you soon. A la prochaine. mauropecchenino@tin.it

 

Potere e schifo

 

In questi giorni di ballottaggio si assiste allo schifo della classe politica dei nostri tempi. Nessuno escluso. Litigano, si mandano a quel Paese. Si insultano, ricorrendo a menzogne e falsità, pur di ferire l’avversario. E’ una guerra civile tra esseri accecati dalla voglia di potere, gente ignorante, senza arte né parte, viscida, sporca, violenta, insulsa. Dal politico con gli occhi fiammeggianti, ex picchiatore fascista, al finto intellettuale che pensa ai fatti suoi e urla al mondo la sua nullità. Poi il giornalista brutto e pelato, che odia il mondo e soprattutto se stesso, quando si guarda allo specchio. E l’altro, non vecchio, ma con il testone vuoto completamente bianco, che serra le labbra sottili, prima di aprir bocca e dire una valanga di scemenze. Il leader, basso, grasso, brutto, pelato, ignorante, forse impotente, visto che deve pagare le donne per averle e l’altro, anche lui pelato, insulso, che parla come unvuoto a perdere. Una parata di gente squallida che fa pena e paura. Paura, perché il potere li acceca. Pur di ottenerlo ucciderebbero madre e padre, così come usano tutti i mezzi leciti e soprattutto illeciti, pur di vincere. L’Italia non è mai caduta così in basso, in una melma putrida, come in questi ultimi anni. Facciamo pena anche fuori dei confini, tutti ci considerano una massa di imbecilli, per colpa di quattro stronzi, messi lì dalla frangia più debole e paurosa della popolazione. Sere fa in televisione, Al Gore, assisteva allibito alla lite dei soliti quattro idioti. Che figura di merda, direbbe quel Danubio del pensiero di Emilio Fede. A presto. See you soon. A la prochaine.

mauropecchenino@tin.it

 

La fede unica compagna sicura

In questi giorni Papa Woytila ha dominato tutti i media con i suoi occhi espressivi e la sua vita mi porta ad una riflessione.La vita è dura per tutti. Per chi sceglie o è costretto a scegliere la routine e una vita in apparenza senza scosse.Per chi percorre strade più complesse, come quelle dell’arte, della creazione di qualcosa, della fantasia, della libertà.Per chi pensa solo a se stesso e per chi lavora anche per gli altri. Per chi perde una persona cara, un figlio, un genitore. Per chi conosce la malattia. Per chi vede il dolore da vicino. Per chi non si accontenta e per chi si accontenta. La vita è, per tutti, momentibui conqualche schiarita. Momenti alti e tanti momenti bassi. La vita non è facile per nessuno, non basta avere tanti soldi o tanti amici, o tante case o un gran parco macchine. Tutto risulta inutile, perché quando la vita finisce si è in ogni caso sempre soli con se stessi. L’unica differenza, l’unica forza e compagna sicura è rappresentatadalla fede. Chi ha fede vive tutto in maniera diversa. Supera il dolore, l’abbandono, il vuoto, il buio e la mancanza,con la consapevolezza che dopo il buio ci sarà la luce, che dopo il dolore ci sarà la pace, che dopo la morte ci sarà un’altra vita, dove tutto ricomincerà senza le lotte e le inutilità della vita di tutti i giorni.

A presto. See you soon. A la prochaine.

mauropecchenino@tin.it

Munnezza a Milano

Una bella notizia: Mario Draghi avrà un incarico europeo che ci darà un po’ di lustro in Paesi in cui l’Italia da tempo è considerata zero. Una notizia pessima: la conoscete tutti amici lettori. L’attuale sindaco di Milano in un confronto con il suo rivale alle elezioni, quando era sicura che l’altro non poteva difendersi, lo ha messo al muro con un’accusa infamante, risultata poi falsa. La sciura tutta seta e cashmere, che va a visitar le periferie solo quando non ne può fare a meno, perché ha paura di sporcarsi e della puzza, ha usato un sistema veramente di bassa lega. Un sistema che nel suo Gruppo ormai è diventata la norma quotidiana: offendere l’avversario, sputtanarlo, soprattutto quando l’avversario è impossibilitato a replicare. Insomma una cosa poco buona, da parte di tutti, ma ancora più grave se messa in pista da una sciura della medio-alta borghesia industriale. Crediamo con convinzione che sia normale che la lotta per la politicasia dura, ma da molto tempo in Italia si è oltrepassatala misura. Politici che pensano solo al proprio vantaggio usano tutti i mezzi pur di non lasciare il potere. Un potere che vorrebbero a vita, alla Gheddafi e Mubarak, per intenderci. Una tristezza e uno squallore infiniti. A presto. See you soon. A la prochaine.mauropecchenino@tin.it

 

Il popolo di Internet

 

In questigiorni tutti parlano del processo di Milano, di ragazzotte che si divertivano con vecchiotti più o meno consapevoli. I soliti due schieramenti: da una parte i leccapiedi governativi(sere fa, al solito becero talk show, c’era pure una femminista storica, capelli bianchi, aria truce,diventata cortigiana), dall’altra gli accusatori assoluti, in un circolo umano e mediatico di uno squallore indecifrabile. Giornalisti, politici, cortigiani, chi si fa comprare, chi vorrebbe essere comprato e non ci riesce, facce urlanti, uno spettacolo deprimente. Nel frattempo, il Paese frana da tutte le parti:le aziende continuano a licenziare, non ci sono vere riforme, i disoccupati crescono con costanza, gli Italiani non ce la fanno a pagare le bollette, i mutui e le tasse che sono le uniche a non mancare mai. E, tra i politici, di questo dramma sociale nessuno si preoccupa. Mentre le reti telefoniche tagliano le linee,le aziende energetiche chiudono le utenze e Equitalia aumenta gli interessi di mora,in maniera esponenziale. Nessuno si preoccupa degli Italiani, anche di coloro che hanno sostenuto per anni questi politici inutili. Chi governa se ne fotte, chi sta all’opposizione pensa solo a litigare al suo interno, senza muovere un dito in maniera costruttiva. Noi crediamo però che l’Italia riuscirà a oltrepassare questo tremendo e squallido periodo di inerzia. Grazie ai giovani (nessuno fa qualcosa per loro in Italia, a parte i genitori) che sono sani e vogliono andare avanti, avere una propria vita, vogliono una sana libertà. Parlando con alcuni di loro, in questi giorni, ci veniva da pensare ai giovani in Tunisia, Egitto, Libia, Yemen, Siria, un popolo di Internet che ha nella Rete lo strumento comune per comunicare. Anche i giovani Italiani dovranno prendere le piazze come i loro colleghi di quei Paesi ? Chissà ? Potrebbe accadere…

A presto.See you soon.A la prochaine

mauropecchenino@tin.it

 

Mah !

 

Michiedo in che mondo viviamo. Fino a ieri, i nostri governanti hanno leccato il culo a uno squallido e sanguinario dittatore (non dimentichiamo cosa diceva di lui inorridita Oriana Fallaci), oggi lo combattono. In questo Paese non si fa una riforma degna di questo nome da decenni e la prima riforma (ridicola) riguarda la giustizia, o meglio la magistratura, colpevole di aver fatto il suo mestiere contro una casta corrotta e sporca, votata al troiame indiscriminato. Oggi la politica afferma una cosa, l’indomani viene smentita, oggi si fa una cosa e domani si nega di averla fatta. La vera Repubblica delle Banane va in scena. Che mondo diamo ai nostri figli ? Che educazione forniamo ai nostri giovani ? Alle ragazze facciamo credere che basta darla per avere un posto sicuro di sculettante. Airagazzi, che le ragazze la danno per sistemarsi. Mi sembra un quadro di una pochezza che non ha confini. Eppure in un mondo che manca di punti di riferimento viventi, qualcosa c’è ancora in giro a cui ispirarsi. Pensiamo a tutti i giovani che studiano, si fanno il mazzo e poi si affermano (spesso , troppo spesso all’estero), a chi vuole fare le proprie cose con idee personale, senza leccare i culi, come fanno oggitanti giornalisti e cortigiani, senza talento. Ci sono uomini e donne di riferimentocome, citando a caso,Umberto Eco,Luigi Ciotti, Rita Levi Montalcini, ma anche MargaretMazzantini, Dori Ghezzi, tanti medici, sacerdoti, ricercatori,non eroi, per carità, ma gente coerente, esempi puliti di chi ha sempre scelto cosa fare nella vita.

A presto. See you soon. A la prochaine.mauropecchenino@tin.it

 

Pablito, l’autoironia di un campione

Lodico da sempre: non mi piace la festa della donna. Mi sembra un pollaio commerciale inutile, che le donne dovrebbero rifiutare. Nessuna festa e più posti importanti per loro, invece.Più dirigenti, più presidi, più direttori, ma niente commemorazioni. Le donne, quelle vere non hanno bisogno di feste dedicate. Bisogna rispettarle le donne, amarle,ripeto, soprattutto rispettarle. Poi leggi il puttanaio dei nostri giorni, donne che la danno per una sculettata televisiva, per un regalino, per un piatto di lenticchie, per un pugno di euro e boh, mi sembra uno spreco, dei corpi, intendo dire. Poi ci sono i papponi, di tutte le estrazioni, ma questo è un altro discorso, ancora più squallido e fetente. In ogni caso la festa della donna non mi piace. E proprio nelle vicinanze di questa data voglio accennare ad un uomo. Uno che ha dato tanto allo sport e al suo Paese. Uno che è stato ancheindagato per scommesse, uno che ha avuto anche guai sentimentali con una moglie (scegliere la donna sbagliata capita anche ai migliori). Voglio ricordare Paolo Pablito Rossi, campione del mondo di calcio, atleta con i fiocchi. Arrivato a cinquant’anni e oltre, credo, con grande autoironia e voglia di non fermarsi , è andato in tv a Ballando con le stelle, l’unica trasmissione di varietà, passabile,della nostra sgangherata televisione. Lì c’è una conduttrice che è una vera signora, seria, preparata, parla pure le lingue straniere.Una donna da imitare nel mondo dello spettacolo, Milly Carlucci. Pablito e Milly, due persone giuste, in un mondo dell’apparire pieno di schifo.

A presto. See you soon. A la prochaine.mauropecchenino@tin.it

 

Amore, amo, amò !

Ci avete fatto caso, dalle intercettazioni delle ultime settimane,emerge tra le varie cosette che l’appellativo più usato, tra papponi, troioni, troiette e umanità politica e di contorno, è: “Amore”. Si chiamano così tra donne, tra uomini e donne e anche tra uomini. Quando si va nelle città anche le ragazze (solo alcune, per fortuna) si chiamano amore, soprattutto le più giovani e tamarre. Ma amore è anche un appellativo tra coppie, nella versione “Amò” da Roma in giù e “Amo”, nella versione più sincopata. Tutta questa gente usa un sostantivo sinonimo di dolcezza, di tenerezza e affetto profondo, così senza sapere cosa dice, solo per una moda idiota che parte dai salotti televisivi più beceri. Al talk show cretino e inutile,il conduttore sculettante chiama amore la damazza di turno e via in altre occasioni simili. E per le strade, giovani senza personalità ( ce ne sono tanti, nei centri storici del sabato pomeriggio) sembrano scimmiette addomesticate. Che tristezza. Una pena infinitaemana dalle bocche di plastica dell’insipienza televisiva e arriva a tanti giovani che invece di divertirsi in maniera sana, dopo aver studiato e sudato sulle cosa da imparare per il loro futuro, si fermano a “Uomini e donne”. E si vedono i risultati.

Alla prossima. See you soon. A la prochaine.

mauropecchenino@tin.it

 

Figli di madre e padre

Marina Terragni, una delle poche giornaliste che fanno opinione,senza sgambettare e ammiccare, affronta un argomentoche il nostro giornale tratta dalla sua nascita, i figli in una coppia. In particolare, analizza le problematiche che possono nascere in una coppia gay. L’analisi di Terragnici trova d’accordo. Il problema principale è che i figli non sono un pacco postale, un oggetto, una roba che si compra. I figli devono essere voluti, scelti e cresciuti con amore e partecipazione. Hanno bisogno di un padre e di una madre, di entrambi, ripeto madre e padre, sullo stesso piano.Eppoi devono crescere in maniera graduale, non devono essere caricati di troppi impegni e responsabilità. Spesso, troppo spesso,vediamo genitori inadatti, immaturi a prescindere dall’età, che fanno fare ai figli quello che loro non sono riusciti a fare.Li portano all’estero e in giro per le strade in ridicoli contenitori sulle spalle, perché non sanno rinunciare ai viaggi (che cavolo importa a un bambino fino ai 4 anni di essere scarrozzato per turismo, quando non è in grado di capire dove va e cosa vede ?),alla partita di calcio, al ristorante, al cinema. Genitori che amano la musica e mandano i figli a scuola di musica. Genitori che non hanno mai fatto sport in vita loro, mandano in figli a praticare due o tre sport. I bimbi hanno bisogno soprattutto di amore e di gioco. Di unione e di serenità. Tutto il resto è fuffa, tutto il resto sono emerite cazzate.

A presto. See you soon. A la prochaine.

mauropecchenino@tin.it

 

I giovani vecchi

 

FrancescoAlberoni, AndreaBosco e anche Flipmagazine si sono preoccupati delle difficoltà che incontrano i giovani a trovare un lavoro e la propria strada in questi anni difficili, in questo Paese per vecchi.Alberoni in particolare ha messo però ben in luce un aspetto: i giovani non sono validi, perché a certificarlo è l’anagrafe. Mentre gli anziani non sono da accantonare, perché la loro patente è ingiallita. Questo è il punto. Non basta essere giovani per avere talento e voglia di fare. Eppoi il talento e la voglia di fare (ammesso che esistano le due caratteristiche) possono svilupparsi e venire alla luce solo grazie e tramite l’esperienza dei vecchi. Troppo spesso in questipoveri anni si confonde l’aspetto esteriore e la forma fisica con l’intelligenza e il talento. Bastano quattro galline sculettanti e quattro tamarritatuati delle povere trasmissioni televisive,stile reality show,per far credere ai giovani che sia facile scoprire il talento. Nella pratica, è una delle tante bufale di questi tempi. Di quella combriccola, solo Argentero e in parte Taricone hanno dimostrato di aver un po’ di talento. Tutti gli altri sono tornati da dove son venuti. Non dimentichiamo che igiovani in questi anni incontrano tante difficoltà, ma hanno anche tanti privilegi, rispetto alle generazioni nate negli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta. I genitori si svenano per loro, possono studiare, possono viaggiare (e non conoscono le lingue straniere, come mai?), i trasporti costano niente, hannomille diavolerie tecnologiche che facilitano l’apprendimento. Nei decenni passati si viaggiava in autostop, si andavano a cercare le informazioni in biblioteca, tutto era più artigianale e difficile.I giovani devono mettersi in testa distudiare, sudare, faticare, lottare, rischiare, capire e scoprire una propria strada. Dove chi ha talento deve buttarsi nella tenzone e prima o poi verrà fuori, in Italia o all’estero. Gli altri finirannopiù nei posti di stipendio che nei posti di lavoro. Altri ancora andranno abeccarei soldi solo se diranno sempresì, se si metteranno a pecoroni.Basta guardare lo squallido esempio della politica, o certi direttori di giornali.Non dimentichiamo chel’esperienza conta molto e vale più di qualsiasi gioventù. Le aziende miopi fanno un grave errore a mettere da parte chi ha esperienza, ritenendolo vecchio. Invece è vecchio: chi ha paura, chi non studia, chi non è curioso, chi sta al riparo dei genitori, chi non osa, chi non rischia, chi non si fa il mazzo. E’ decrepito, soprattutto, chi crede di essere giovane perché c’è scritto sul passaporto.

A tutti, amici lettori,un sereno 2011 e vi consiglio di alzare un calice di allegria con uno dei vini (suggeritimi da un ottimo barman e non solo, Marco Granello) firmatiChiarello .

A presto. See you soon. A la prochaine.

mauropecchenino@tin.it

Sì, donne

 

Sulle colonne del Corriere della Sera, Elena Meli, ha trattato un argomento di grande attualità: le donne di questo inizioMillennio. Fanno tante cose. Studiano, sono curiose, cambiano decine di fidanzati, come fossero collant a buon mercato. Sono in grado di agire su più fronti, meglio degli uomini, con più metodo, ordine e razionalità. Ma stanno acquisendo tante abitudini dai maschi e sono sempre quelle più negative. Diventano nervose, dispotiche, tranchant, insofferenti, egoiste,poco disposte al dialogo e inclini all’aggressività. Roba da una botta e via, si potrebbe dire. E anche le malattie, diventano più maschili, come l’infarto che le aveva sempre toccate pochissimo. Insomma le donne delDuemila si agitano tanto, ma sono poco compagne e, soprattutto, poco donne. E’ veramente così ? Devo dire che è da quando sono entrato nella pubertà che sto appresso alle donne. Mi piacciono tanto, non posso negarlo. Mi divertono anche le loro stronzate, le loro insicurezze, il fatto che credano di essere sempre loro ad avere il pallino della vita (e spesso è vero). Mi fanno impazzire le donne, con i loro pregi e difetti. Oggi sono ancora più insicure, nella loro apparente, aggressiva sicurezza. Sono fragili le donne di oggi. Vivono d’apparenza, di esterno ed esteriorità, pensano troppo all’aspetto che si vede e curano poco ciò che non si vede.Non dimentichiamo che spesso frequentano uomini coetanei,o con alcuni anni di più,che non valgono una cicca, che sono più deboli di loro. Sanno poco dell’amore vero, di quel sentimento che ti fa venire i brividi, che ti fa piangere e ridere, che non ti fa dormire la notte, che ti fa urlare di piacere e di dolore, che ti fa sudare le mani e non solo, che ti fa sentire solo anche quando hai intorno tanta gente. Hanno imparato cosa vuol dire trombare, così ogni tanto, ma sanno poco del fare l’amore. Mi fanno tenerezza le donne dei nostri tempi e in queste feste le voglio idealmente abbracciare tutte e mandar loro un sorriso di affetto disinteressato. Evoglio mandare a tutti i lettori, in ciascuna parte del mondo, in particolare quella più abbandonata, un mio augurio di serenità. Buone feste.Merry Christmas and Happy New Year.JoyeusesFetes. See you soon.A la prochaine.

mauropecchenino@tin.it

Non è facile

Penso sia difficile per un giovane volenteroso, intelligente, un po’ ambizioso vivere in questi anni. Frequentano scuole che non formano e i docenti spesso non hanno colpe. Hanno genitori distratti, che devono lottare per arrivare a fine mese, spesso sono separati e sfiduciati. Chi ha genitori benestanti o ricchi ricevetanto, ma spesso l’amore rimane fuori dai regali. Fanno fatica a capire cosa vuol dire amare. I loro insegnamenti arrivano dai social network, dai siti porno e dalle chiacchiere tra loro. Non è facile per un giovane capire cosa vuol dire fare l’amore, amare, lavare, curare, coprire dal freddo e proteggere dai dolori, stringere al proprio corpo e alla propria mente la persona che ci ha fatto venire i brividi. Sono spesso indifesi nel loro apparente menefreghismo e apatia. Capisco i giovani di questi anni. Non vivonoin un mondo amico, fanno fatica a esprimere il proprio talento, a vivere in autonomia. Non è facile trovare una strada, quando quasi tutte le vie sono sbarrate. Me la sento di dare solo un consiglio: studiate, impegnatevi, concentratevi sulle cose da imparare e abbiate fiducia. La selezione naturale esiste ancora.

A presto. See you soon. A la prochaine.

mauropecchenino@tin.it

Lei

 

Permettetemi discrivere un episodio che mi ha segnato dall’interno. Qualche anno fa, per lavoro, ho trascorso un lungo periodo a Londra. Là ho incontrato una ragazza, Kathy, che non aveva ancora compiuto i vent’anni. Bella, viva, dinamica, con una presenza fisica, direi mediterranea, nonostante l’altezza,i capelli biondi naturali e gli occhi color mare. Collezionava cappelli colorati e minigonne cortissime che valorizzavano le sue gambe da gazzella. Ci siamo conosciuti e siamo andati a vivere insieme dopo due giorni. La sera mi dedicava le canzoni dei Beatles e di altri grandi del pop. Li cantava con voce cristallina e con la musicalità del suo accento londinese. Abbiamo condiviso la vita per alcuni mesi. Poi sono ritornato in Italia e qualche telefonata e poco altro ha tenuto vivo il nostro legame. Sentivo sempre in me il suo ricordo, ma la vita e la nostra distrazione cancellano in fretta i ricordi. Ho sempre creduto che le vere storie di coppia possano essere tali,solo quandoladonna è assai più giovane del suo compagno. Si cresce insieme in maniera parallela e ci si incontra con il cervello, mentre il corpo gode dell’esperienza e dell’immaturità reciproca. Storie piene, belle, assolute, di donare e ricevereche,tra coetanei colmi solo di problemi irrisolti,o quasi, non possono esistere. L’importante è che l’uomo non faccia il maestro, conosca il rispetto e capisca i giovani e che la ragazza non sia una bambina o una bambolina passiva. Qualche giorno fa, la giovane inglese canterina è mancata a causa di una terribile infezione. Ho saputo, soffro come una bestia ferita.Mi sono accorto di quante cose avrei potuto dirle quando mi guardava negli occhi e io tacevo, preso dai miei impegni quotidiani. Lei aveva scelto di lasciare la sua casa per venire con me, mi aveva chiesto di restare. Io l’abbracciavo e ogni tanto pensavo al mio Paese. Ora, capisco che è stata l’ultima storia importante della mia vita. E non è facile oggi vivere storie importanti: il mondo non aiuta, tra l’altro. Si fa fatica a distinguere l’amore dalla semplice infatuazione.Un consiglio: quando conoscete una donna o un uomo, cercate di capire cosa rappresenta per voi, guardatevi dentro. E poi stringetela quella persona, siate altruisti, cacciate via il vostro normale egoismo, baciatela, imparate cosa vuol dire amare senza paletti e non siate avari. Fatelo quando l’avete lì,con voi. Dopo è inutile avere rimpianti. E’ tempo sprecato e sciocco. E io mi sento un po’ più cretino.

A presto. See you soon. A la prochaine

mauropecchenino@tin.it

 

In ginocchio, per difendersi dalla vita

 

Romano Battaglia, poeta e giornalista che per tanti anni ha lavorato in RAI, sostiene che per riconciliarsi con il mondo e con la vita sia fondamentale abbracciare un albero e appoggiarsi al suo tronco. E’ un’immagine particolare, un’azione che mette i brividi. Crediamo ci sia bisogno di momenti particolari, in questa epoca. Sere fa Michele Placido, attore e regista pugliese, raccontava che per riuscire ad interpretare un suo conterraneo, un Santo, Padre Pio, aveva dovuto trovare la forza di inginocchiarsi e di rimanere un po’ di tempo, così in silenzio. A volte nella vita di un uomo o di una donna accadono fatti inspiegabili, inattesi. Va male il lavoro, arrivano difficoltà improvvise, lutti. Ci si innamora di persone sbagliate o non giuste per noi. Si soffre per tutto questo, si soffre molto. Le cose accadono e spesso si subiscono, anche se si vorrebbe sempre esser pronti a lottare, a difendersi dal mondo esterno. Il più delle volte non riusciamo a fermare i fatti della vita. La vita è più forte di noi. Ci sovrasta, in una partita che non riusciamo ad affrontare. A volte bisogna svoltare, fare un’azione che può sembrare banale, ma che porta una serenità improvvisa e anche duratura. Azioni come abbracciare un albero, azioni come inginocchiarsi in silenzio, dove capita, quando ne sentiamo il bisogno. Azioni che ci fanno fermare la frenesia gratuita e sciocca del mondo. Provare, vale la pena. A presto. See you soon. A la prochaine(mauropecchenino@tin.it)

 

Le Ferrovie in Italia: una vergogna!

 

Lo scrivo sempre e mi dispiace, perché sono nato in questo Paese e lo sento nella pancia. L’Italia è un Paese allo sfascio, naturale, sociale e politico. Decenni e decenni di Governi inutili, inetti, corrotti e sporchi hanno portato l’Italia in una cloaca irreversibile. Non funziona nulla, ma uno degli scandali e delle piaghe più putride è rappresentato dalTrasporto Ferroviario. I treni sono sempre,sempre, sempre in ritardo. E inoltre fanno schifo: sono zozzi, putridi, marci, puzzolenti, cadono a pezzi.Il personale pensa solo a dare le multe ai poveracci, per pochi Euro di biglietto. Vergognatevi !Chi sale su un vagone delle Ferrovie Italiane rischia, nell’ordine: lo scorbuto, la lebbra, la malaria, la febbre gialla. Ma qualcuno se ne rende conto ? Esiste un Ministro dei Trasporti, o va alle feste con le Escort ? Ma esiste un cazzo (scusate il termine, ma in questo caso non è una parolaccia, ma un complimento)di Management nelle Ferrovie di‘sta Povera Italia ? Possibile che non ci sia Nessuno in grado di gestire,in maniera un poco più decente e degna della civiltà, ‘sta schifezza che coinvolge milioni di Italiani paganti ?Chi scrive ha esperienze di Nord Africa e là le ferrovie sono più decenti. E’ incredibile amici lettori. Scrivete le vostre lamentele al vostro giornale, a Flipmagazine e pubblicheremo tutto, anche gli insulti(mandate i vostri scritti a : mauropecchenino@tin.it) . Ultima notizia vergognosa: aumenterannole tariffe per i pendolari. Ferrovie inesistenti.Vergognatevi ! A presto. See you soon. A la prochaine.

 

Il dramma di chi ha vissuto in libertà

 

Mentre Fini e Berlusconi si azzannano, senza soluzione, facendo sprofondarel’Italia nel ridicolo mondiale, viene diffusa una notizia che fa pensare. Franco Califano, l’autore di alcuni brani storici della nostra musica popolare, a settant’anni, caduto dalle scale, non riesce più a fare serate e non ce la fa a pagare l’affitto di casa. Ai giovanissimi, il cantautore romano dice poco o niente, ma l’artista merita attenzione e ricordo. Ha scritto almeno tre brani che rimarranno nella storia della canzone: “Minuetto”, “La musica è finita”, “Tutto il resto è noia”.Ha saputo essere popolare e raffinato, guascone e profondo. A nostro parere, la sua richiesta del vitalizio Bacchelli merita una risposta positiva. Spesso, chi lavora usando solo la propria fantasia, creatività, forza e cultura, se non entra in circuiti fatti di curatele potenti e prezzolate, al primo problema dell’età che avanza, può trovarsi in brache di tela. Chi ha amato vivere, giorno via giorno, godendosi il quotidiano, tipico degli spiriti liberi e coraggiosi, si può trovare solo.Le donne dimenticano (è tipico nel loro modus vivendi), gli amici hanno i propri problemi, i parenti passano a miglior vita, i figli o non sono arrivati o,quando esistono, pensano ai problemi personali. E così la solitudine assoluta diventa un abito che non si può cambiare. Bisogna aiutare chi si trova in situazioni similari: magari è anche colpa loro, hanno solo pensato al presente e non al futuro. Ma punirli, lasciandoli ancora più soli, è un delitto.A presto. See you soon. A la prochaine.

Risveglio d’autunno

 

Sono uscito da casa all’alba, un bar aperto mi ha concesso una tazza calda. Poi tanti visi pieni di sonno e di voglia di riposare. Gli alberi hanno colori rossi e gialli e sembrano volerci colorare la vita. In particolare un grande albero miguarda come per indicarmi il domani, sembra sincero con i suoi rami enormi e le fogliecangianti. Passate un paio d’ore un bimbo sisveglia e sono certo che mi abbia sorriso, anche sua madre, credo. Poi la città sianima, con le vetrine ricche di appeal.La gente corre, senza guardarsi. Una ragazza con un soprabito che si apre su una gonna corta sembra fiera di esistere. I ristoranti sfoggiano menu da voglia immediata. I museioffrono artisti che non sempre è facile ammirare.Passeggiare nell’evolversi della giornata dà forza e desiderio, tutto sembra far parte di un mondo che vibra. Spegnete la televisione squallida, lasciate perdere la politica inutile, non pensate alle beghe con i vicini e i colleghi. Provate a immaginare i vostri problemi risolti. Forse è un gioco. Camminate nell’aprirsi della giornata e il cielo vi ringrazierà. Alla prossima. See you soon. A la prochaine.

 

 

Sarah, povera stella

Da molto tempo sostengo che l’Italia sia una nazione che ha perso l’identità. Tutto diventa una marmellata informe contaminata dai media che, invece di occuparsi di problemi come malgoverno, disoccupazione tragica, gente che muore di fame, coppie e famiglie che vanno a puttane, scrutano, sbirciano, blaterano, sentenziano con una filosofia da buco della serratura. Un caso emblematico è rappresentato dalla vicenda della piccola Sara(h) Scazzi, vilipesa dallo zio caprone. In questi casi il diritto di cronaca fa parte del mestiere di noi giornalisti ed è giusto dare la notizia, ampliarla e approfondirla. Per carità è nostro dovere. Però ad un certo punto bisogna fermarsi, dire basta, fare silenzio e rispettare il dolore di chi soffre veramente e non vuole mettersi solo in mostra, come in questo caso la debole, pietrificata madre della piccola vittima. Si tratta di un omicidio orribile, il delitto di un lurido pedofilo. Bisogna rispettare il dolore altrui e non cercare a tutti i costi un putrido scoop. E allora: Sciarelli, Vespa, Vinci, ecc, basta, state zitti, siate rispettosi e occupatevi dell’Italia nelle vostre trasmissioni piene solo di chiacchiere, troppo spesso inutili. L’Italia ha bisognoanche della cronaca e soprattutto di obiettività nell’informazione. Il buco della serratura lasciamolo al cinema erotico. Alla prossima. See you soon . A la prochaine.

Italia, ma fatemi il piacere !

 

L’Italia è ripartita, si fa per dire, dopo il letargo estivo. In realtà è la solita sbobba. Stessi litigi tra i politici, mentre il Paese , come lo chiamano loro, ansima, si contorce, è moribondo. Tutto uguale, dopo un’estate davecchie comari che si litigano il ballerino alla scuola di liscio. Niente da fare. L’Italia è condannata ad avere una classe dirigente infima, povera di idee e ideali, vecchia, piena di muffa e solo desiderosa di arraffare. Basta guardare la televisione. La nuova stagione è penosa e ripetitiva, a novanta gradi verso le voglie dei politicanti, come negli ultimi quindici anni. La presentatrice massaia, i bambini povere anime canterine, i telegiornali taroccati e leccapiedi : il TG1 è inguardabile, peggio del Fede di turno. Non esiste più una trasmissione di approfondimento, a parte quella della Gabanelli. L’unica rete degna di essere accesa è La 7. Efficace il TG di Enrico Mentana, rapido e ficcante e abbastanza obiettivo. Bravo quell’antipatico di Piroso, che si crede il Pulitzer vivente. Bene la Gruber, va bene la D’Amico e gli altri. Fazioso e santoriano Lerner. Ma nell’insieme una serie di programmi che val la pena seguire. Eppoi:la riforma della Gelmini fa acqua da tutte le parti come la nostra penisola, appena piove un po’ di più. I conti pubblici sono allo stremo, as usual. All’estero non contiamo una cippa, siamo solo dei lacchè dei Libici e dei Russi. Cari lettori, che situazione di merda, per dirla à la Cambronne. Alla prossima.See you soon.A la prochaine.

 

Fantasia di fine estate

 

Ho voglia di pensare a qualcosa di positivo. Mi piacerebbe risvegliarmi in un mondo di gente onesta, politici che lavorano per le persone, giovani che possono lavorare, scegliendo secondo le proprie attitudini. Mi piacerebbe un ambiente pulito, dove le alluvioni, le trombe d’aria, gli uragani non hanno asilo e la natura non si rivolta contro l’uomo, come se volesse vendicarsi. Unmondo dove chi merita va avanti e ottiene riconoscimentie soddisfazioni , mentre i mediocri, gli inetti, i furbastri, i disonesti, i leccaculo rimangono al palo a coltivare l’orto della propria pochezza.Eppoi città pulite, animali non abbandonati, stadi dove si fa il tifo senza tirar fuori corpi contundenti, coppie che stanno insieme con unprogetto comune per fare insieme delle cose e crescere, università dove insegnano docenti preparati e aggiornati e non ectoplasmi raccomandati. Sogno donne che studiano lavorano producono accanto agli uomini, allo stesso livello, con le stesse opportunità. Donne che non vogliono fare l’uomo e uomini che non fanno i pazzi, che non perseguitano, che non usano la violenza per sentirsi forti. E donne che usano anche la dolcezza, senza voler sembrare uomini.Un mondo con più equilibrio, più pulito, più onesto, più umano. Sarei felice se almeno tre dei miei desideri si potesseroavverare nell’immediato futuro. So che è difficile, che è utopia. Si dice che la speranza sia la virtù dei fessi e in questa estate al capolinea sono disponibile ad essere il più fesso di tutti. A presto.See you soon .A la prochaine.

 

La coppia e il suo casino

 

L’Istat ha diffuso una notizia perentoria: si separa una coppia su quattro e i divorzi negli ultimi dieci anni sono raddoppiati. Una ricerca della statunitense Duke University afferma che il numero dei nostri amici “reali” si è ridotto di un terzo rispetto a vent’anni fa. Oggi una persona su quattro non ha nessuno con cui parlare di questioni importanti. E pare che una colpa forte sia da attribuire a email, chat, social network che ci hanno reso analfabeti emotivi.Molti lettori mi chiedono se sia possibile qualche spiegazione. Proviamoci. La coppia scoppia senza comunicare, questo è il primo rilievo. La coppia deve essere fatta di due persone che dialogano, a voce, con il corpo, con lo scrivere. Deve confrontarsi, nel bene e nel male. Imparare a farsi i “complimenti” anche per piccole cose, modesti risultati raggiunti: un avanzamento nel lavoro, un titolo di studio, una dieta fatta insieme. Deve anche essere critica, ma con tatto, con dolcezza, con amore. Amore, dolcezza, parole quasi sconosciute nel Duemila. La coppia deve fare l’amore, non trombare, deve curare i piccoli gesti di tutti i giorni, piccole attenzioni, piccole complicità. Stare in coppia è una scelta e un “lavoro” quotidiano. Bisogna sempre rinnovare lo stimolo per stare insieme, tenendo viva la fiamma dell’amore e dell’interesse degli inizi. Imparare insieme, crescere insieme, anche quando ci sono differenze d’età. Bisogna rinnovare ogni giorno anche il piacersi, senza distrazioni, senza dare troppo importanza alle apparenze. Soprattutto in questi anni di palestrati,di tronisti, di veline vuote, di tatuaggi e esteriorità. Bisogna usare il corpo, ma soprattutto il cervello. Capire, ancora capire, farsi capire, con trasparenza e onestà. Non dimentichiamo che un filosofo francese affermava: ” Un bel culo dura poco, il tempo di una passeggiata, un bel cervello dura tutta la vita”.Il cervello allenato, allena anche il corpo e la coppia mantiene il motore in allenamento. E stare in due diventa una forza, per la coppia e per i figli, che non devono essere una scelta egoista e un ripiego come cura possibile per cementare una coppia che non c’è. E poi gli amici sono preziosi, quando sono fisici, presenti, non suMy Space oFacebook, questisono una balla inutile.A presto.See you soon .A la prochaine.

 

La serenità di chi ha dentro

 

Una bella festa,una bella villa in mezzo al verde, tanta gente, alcune donne giovani e attraenti, nel mucchio un uomo anziano, sopra i settanta o forse alla boa degli ottanta. Un caso ci fa avvicinare e parliamo. Dalle sue parole, dai suoi racconti: il lavoro, le donne che ha frequentato, i successi e le difficoltà, in un paio d’ore mi è chiaro che è la persona più interessante della festa, il più obiettivo, il più sereno, il più realizzato. Le ragazze si dimenano, sperando di essere notate. I ragazzi stanno tra di loro, come in unbranco, ridendo in maniera idiota. I più adulti raccontano il proprio quotidiano, come un percorso a ostacoli. Per tutti, è evidente, il nostro non è un Paese per giovani, ma non è nemmeno un Paese per vecchi. Credo sia un Paese solo per i mariuoli, come li chiamava uno che se ne intendeva, il transfuga di Hammamet. I furbi, i corrotti, chi se la cava con l’inganno trova asilo nel nostro Paese, gli altri lottano e lotteranno contro mulini a vento che non si fermano mai,arrivano e arriveranno alla vecchiaia con rassegnazione e senza pensione. Ma il mio interlocutore anziano alla festa era sereno, però. Come mai ? La curiosità mi ha spinto a chiederglielo. “Sono sereno, perché fin da bambino mi piaceva costruire cose in legno. Oggetti, mobili, scrivanie personalizzate. E per tutta la vita sono riuscito a fare questo lavoro, con buoni risultati. Tante case hanno al loro interno i miei lavori”.E sorrideva. Allora, chi riesce a fare ciò che ha dentro, con le mani o il cervello, si sente pieno. Credo.

Apresto.See you soon.A la prochaine.

 

Figli di un Paese minore

 

Alcune sere fa in una rete televisiva regionale c’era in onda un dibattito, condottoin maniera un po’ rozza, ma con un temadi grande suggestione e attualità: “Ha senso avere un figlio in questi tempi?”. Chi scrive non ha figli e si pone spesso questo interrogativo. Mi capita da sempre di frequentare le città dei Paesiche fanno la differenza, rispetto all’Italia e a Londra, Parigi, New York è normale vedere coppie di giovani, coppie di giovani e maturi mischiate e non con figli in braccio, in passeggino, appesi al collo, alla schiena, dove capita. Si muovono con disinvoltura e fierezza, nutrendo e accarezzando i propri cuccioli. Tutto sembra avvenire senza patemi. In Italia, tutto appare diverso. I giovani non hanno un lavoro degno di questo termine e quindi metterebbero al mondo esseri che non possono assistere e crescere. Le donne debbono lavorare e quando trovano un lavoro decente se lo tengono stretto e fanno figli a quarant’anni. Inoltre i giovani Italiani sono abituati ad avere la mamma come balia costante, quindi vedono i figli come un peso, un ingombro ai loro spazi di libertà e pigrizia. E ancora, in Italia, non c’è alcuna assistenza per chi mette al mondo un pargolo, tutto è lasciato al caso, al singolo, come al solito, nella nostra repubblica dei peracottari. Ci sono poi quelli che fanno un figlio per una soddisfazione personale, perché non hanno gratificazioni e interessi nella vita di tutti i giorni. Altri lo fanno nella speranza di tenere unita la coppia, altri perché si deve fare, è una tappa della vita. E sono sempre problemi. Forse il figlio deve essere concepito con la maturitàe la consapevolezza di donare e continuare la vita, di trasmettere qualcosa a qualcuno. Di dare musica all’esistenza, di educare e creare un confronto per il futuro. Mi piacerebbe che in futuro in Italia i figli non li facessero solo gli Italiani provenienti da altri Paesi, ma anche chi da generazioni è nato in questo Paese bellissimo e malato, che ha perso e perde le origini del vivere sano, per correre dietro a nani e fantasmi di una realtà che non esiste e porta solo negatività. A presto, see you, a la prochaine.

 

L’Italia del televoto

 

Siamo nell’era del televoto. Non vali una cippa, non sai fare nulla, non ti prepari, non impari, non studi, non ti fai il mazzo. Non c’è problema, poi arriva il televoto e ti fa diventare qualcuno. Oppure arriva il Gabibbo, o un altro con i baffi, i capelli untie la spocchia del giustiziere, con in mano un oggetto, tipo animale color oro e ti premia. E via di questo passo. I giovani non capiscono e pensano che tutto si risolva, perché arriva qualcuno a salvarli, a sistemare tutto. Siamo nell’era che chi è furbo vince. Chi corrompe e ruba viene difeso dalle istituzioni. Così la politica vive di corruzione e facce brutte da far paura si fanno regalare appartamenti, puttane, posti di lavoro. Viviamo nell’era delle misure. Nei giornali vicino al nome conta quanti anni hai, non cosa sai fare o cosa hai fatto nella vita,nei rapporti di coppia conta chi ce l’ha più grosso, quante ne fa di più, conta fare sesso (proprio un’espressione del c….). Non conta l’amore e utilizzare tutto il corpo per amare, saper amare con tutto. Contano i numeri. E ancora numeri, per capire quantola crisi in Italia vada in percentuale meglio che in altri Paesi, per poiscoprire, invece, che ci vuole la manovrona,altri numeri, che colpiranno le solite vittime. E i giovani aspettano qualcuno che li salvi, che faccia qualcosa per loro, mentre gli anziani sperano nel Gabibbo o in quello con l’animale finto in mano. Accidenti, che circo di merda gira oggi in Italia. Tutto lo schifo viene messo a tacere e, dato che anche la politica ha i numeri e vince,tutti vengono messi a tacere. Ma le avete viste le facce di ‘sta gente sui media: brutti, bitorzoluti, con facce poco raccomandabili, da far lavorare per anni la buonanima di Cesare Lombroso ( chi era costui ?, si chiederanno in molti). Sembra non esserci speranza di un cambiamento in Italia. Ora comanda la Cricca, rubano e delinquono e, vedrete, saranno tutti perdonati. Perché hanno i numeri e perché il televoto di questa Repubblica della vergogna li voterà, come persone perbene. Quindi,come sempre, la corruzione di questi giorni fa parte della fiction ?Vai con il tapiro! A presto. See you soon. A la prochaine.

 

Stefano Cucchi, una vergogna italiana

Questa storia sa di corpi mal lavati, di corruzione, di menefreghismo, di schifo. E’ la storia di un uomo di trent’anni che ha visitato anche la tragedia della droga, ma voleva uscirne, lottava e magari non ci riusciva. E’ la storia di Stefano Cucchi, ammazzato dall’incuria di medici e questurini, nella Roma del Duemila. Una storia squallida che rispecchia l’Italia di oggi , un Paese povero, in tutti i sensi. Povera stella, Stefano. Era un emarginato, ma una brava persona, con una famiglia perbene alle spalle. Aveva un diploma in tasca e sperava di lavorare, di migliorare il suo status. Invece la droga l’ha ancora catturato e, i poliziotti prima e i medici dopo, lo hanno fatto fuori come un cane. Ora bisogna fare giustizia. Bando al solito garantismo di questa Italia corrotta e marcia che salva per primi i politici e i suoi uomini di servizio e fa fuori i poveretti e indifesi. Pensate che un politico leghista ha affermato che in fondo Stefano quella fine se l’è cercata, dato che era un drogato. Che schifo d’uomo quel politico , eppure va in televisione, sentenzia indisturbato. Ma in tutto questo squallore una nota positiva c’è: è Ilaria Cucchi, la sorella di Stefano. Bella, intelligente, diretta, lontana chilometri dalle sgallettate di oggi, tutte discoteca , canne, sesso facile e plurimo. Lotta come una leonessa per far luce sulla fine di Stefano. Ammiriamo molto Ilaria, la stimiamo. Le ricordiamo che il nostro giornale è stato il primo periodico, dopo Corriere della Sera, La Repubblica e l’Unità ad occuparsi del fratello e saremo sempre a sua disposizione per parlarne ancora e ancora. Coraggio Ilaria, siamo in un Paese dove per i corrotti si mobilita mezza Italia e invece per suo fratello hanno cercato di metter tutto a tacere. Che pena! Un saluto Ilaria, conti su di noi, per quel poco che potremo fare. A presto. See you soon. A la prochaine.

 

Piccole vittime di piccoli genitori

Nelle settimane passate, alcuni piccoli innocenti hanno trovato la morte, come è accaduto altre volte, per mano delle proprie madri (e dei padri). Cari lettori, mi sembra un fatto incredibile e inammissibile, quando accadono episodi come questi. Viene facile chiedersi, perché mettere al mondo un figlio, quando poi si rivela un peso inutile? Credo sia difficile trovare una risposta univoca. Si dà la vita, per caso, per mancanza di impegno, per egoismo e per tanti altri motivi personali, che riguardano la sfera di ciascuno. Troppo spesso, si dimentica che un figlio dovrebbe venire al mondo come atto e segno d’amore. Ma, nei nostri tempi, l’amore viene confuso con gli abbracci idioti del Grande fratello, di C’è posta per te e stronzate televisive similari. Così i piccini vengono al mondo e subiscono le frustrazioni di pseudo genitori insicuri, precari, bisognosi a loro volte dei propri genitori, perché da soli non riescono a combinare nulla. E i piccoli sono le sole vittime di questa società approssimativa, dove non si sa cosa fare, dove andare, dove nessuno prende mai una decisione per il futuro. Certo, in Italia lo Stato non aiuta chi mette al mondo una creatura, non ci sono servizi, non c’è nulla che funzioni in questa squallida Repubblica dei litigi e della politica corrotta. Però, le creature devono ricevere solo amore, aiuto, tenerezza, altrimenti è meglio che non vengano mai in questo mondo che non sa accogliere e far crescere. A presto. See you soon. A la prochaine.

Genere maschile, a volte, da buttare

In Veneto, in Liguria, in Toscana, in Piemonte, in Sicilia e alcuni episodi mi sfuggono. Leggo sulle cronache nere dei quotidiani, delitti atroci che hanno per vittime piccini: picchiati, martoriati, soffocati. Mio Dio, in questa Italia triste e corrotta, i bimbi indifesi sono sempre di più agnelli sacrificali della furia e dell’immaturità di giovani coppie di sfigati, sballati, ignoranti e senza Dio. Gente irrisolta ( quasi sempre ragazzi e qualche ragazza) che non sa distinguere tra amore e sesso, tra dolcezza, serenità, scambio, dare e ricevere e “trombare”, ispirandosi così ai siti porno che alimentano la loro vita inutile, davanti al computer. Da alcuni anni, l’esperienza all’Università mi ha portato a incontrare giovani sani, allegri, molto spesso intelligenti. Da quando, in parallelo, ho iniziato l’esperienza con l’Osservatorio sulla Famiglia e la Persona, ho visto anche una gioventù  diversa, fatta di donne perseguitate e maltrattate, (spesso ahimè consenzienti), di uomini (si fa per dire) violenti, possessivi, gelosi, fino all’ossessione. Quando questi ominidi -non tanti, ma abbastanza numerosi (21% – Fonte Osservatorio) – da rovinare la vita a molte donne, incontrano i pargoli di queste stesse donne, con padri sconosciuti, scappati, occasionali, aumentano la loro gelosia, violenza, incapacità a gestire il quotidiano. Eppoi c’è la droga, un fenomeno troppo trascurato da tutti, anche dai politici, spesso silenziosi consumatori. La droga peggiora tutto, annebbia, spappola cervelli, già inesistenti. La droga oggi in Italia, la cocaina in particolare, non conosce target, la consumano i soggetti più disparati: dall’operaio, al bancario, dal manager, al professionista. E gelosia, violenza più droga portano a reazioni che i più deboli subiscono. I bimbi,  i più indifesi e teneri, i più bisognosi di attenzione e di dolcezze. Questa gente (a volte, anche le madri collaborano, purtroppo) sfoga la propria incapacità, nullità e insipienza su chi non si può difendere e torturano, seviziano, uccidono, dando poi sempre la colpa ad altri o alla droga, che assumono, in libertà. La gioventù, diventa una piaga, questa gente costituisce un pericolo, dal quale bisogna guardarsi. Bisogna tener sempre fuori i piccoli dalle proprie insicurezze, dagli errori di una vita che per i giovani è, generalizzando, senza dubbio difficile. Ma con la violenza e lo sballo non si va avanti di un passo. Solo lo studio, l’impegno, la stima verso gli altri, la fede, un progetto di vita,  sono gli antidoti  e la soluzione per un futuro nel segno del giusto. A presto. See you soon. A la prochaine.

Questa volta parliamo di occhi

Desidero dedicare questo spazio ad un argomento insolito. Alcuni lettori ci scrivono email per problematiche, in apparenza di importanza minore, ma che per loro costituiscono un momento di grande riflessione. Tra le email, alcune ci chiedono se abbiamo esperienza di interventi agli occhi, con il laser. Gli occhi, il principale strumento per conoscere, capire, farsi capire, uno strumento della comprensione, della comunicazione. La coincidenza vuole che mi sia sottoposto, tre mesi fa, ad un intervento per la correzione della miopia. Un intervento, diciamolo subito, rapido, 10 minuti ad occhio, poco fastidioso, a parte i primi due giorni successivi, dove c’è un po’ di fastidio, bruciore e non molto di più. La mia esperienza si è svolta all’Ospedale S. Gerardo di Monza, nell’ambulatorio di Chirurgia Rifrattiva, di cui è responsabile il dottor Maurizio Sborgia. Un ambulatorio gestito da medici giovani, tutti sulla quarantina, professionali e sorridenti nello stesso tempo. Il giorno dell’intervento, ti mettono a proprio agio, l’ingresso nella sala operatoria non è mai traumatico e l’intervento procede rapido e quasi non ci si rende conto di nulla. Dopo il primo mese viene fatto un accurato controllo e altri ne seguiranno. Devo tranquillizzare i nostri lettori sulla validità del tutto. Ne vale la pena, soprattutto se il difetto da correggere è significativo, ma è valido anche per piccole correzioni e per i ragazzi. A proposito, io sono stato operato da Maurizio Sborgia, professionale e rilassato, con l’assistenza dell’infermiera Lena Leone, pacata e sempre gentile. Li ringrazio pubblicamente e lascio ai lettori la decisione sul da farsi, con un’ultima annotazione. Togliere gli occhiali è un piacere indescrivibile. La natura ha altri colori, l’arte è più vicina, le donne  sembrano più luminose. Una bella sensazione, in questo mondo discutibile. Arrivederci. See you soon. A la prochaine.

Viva la poesia/terapia

E’ difficile scrivere un editoriale, nella squallida Italia di questo squallido periodo storico. Si è quasi sempre spinti a prendersela con la politica e con le sue porcherie, ultime della lista, gli scandali della protezione civile e della rai (scrivo tutto minuscolo, perché il livello è ahimè troppo basso). A onor del vero, è un po’ come sparare sulla Croce rossa, ormai. A mio parere è meglio prendersi qualche pausa e parlare di altro, di cose in apparenza amene, ma fondamentali come la poesia, un ottimo ed efficacie strumento di terapia nei momenti più bui, come questo in cui stiamo vivendo. Leggere e soprattutto scrivere poesie è un modo molto diretto e immediato di comunicare. Forse il più primordiale. La poesia permette di avere uno sfogo immediato, calma gli animi, rende più riflessivi, lenisce le pene sia fisiche, sia quelle legate all’amore, altro grande assente di questa epoca. Quando penso alla latitanza dell’amore, non mi riferisco solo alla coppia, ormai in discesa libera, per mancanza di capacità di essere complici e rispettosi, ma anche ad altre situazioni, come per esempio l’atteggiamento che molti Italiani hanno nei confronti degli immigrati dai Paesi stranieri. Un senso di fastidio pervade molti nostri conterranei, in alcuni casi di odio. Questa gente non si rende conto di quanto sia importante il confronto con gli altri, con altre abitudini e culture. La poesia, anche in questo caso, potrebbe essere un aiuto. Esprimere quello che si sente dentro di noi è un aiuto del quale non si può fare a meno. Devo anche dire che non è necessario essere grandi poeti o grandi conoscitori della poesia. Basta leggerla, con fiducia e partecipazione, a volte poi basta buttar giù qualche riflessione in libertà e il gioco è fatto. La mente si libera, l’anima pure e il corpo sta meglio. Consiglio a tutti la Poesia/Terapia, un benessere che non costa nulla. Arrivederci. See you soon. A la prochaine.

Festa della Donna: una minchiata commerciale

Siamo arrivati anche alla festa della donna. Mimosa, serate con gli spogliarellisti, risate scomposte, bevute: una festa idiota, commerciale, inutile, come San Valentino e roba simile.

Io credo che dovrebbe essere sempre la festa della donna. Con lei condividiamo il nostro quotidiano, i momenti belli e brutti, viviamo insomma. In questi ultimi anni, i rapporti di coppia sono sempre più difficili. Uomini e donne fanno fatica a crescere insieme. Le donne arrivano prima, maturano prima, sono più libere, hanno più intuizioni, spesso hanno una marcia in più. Poi, come tutti, sbagliano anche. A volte non sanno rischiare, hanno paura, per esempio confondono l’amore con il possesso e spesso sono vittime dell’insicurezza di uomini immaturi e irrisolti. Tramite l’Osservatorio sulla Famiglia e la Persona, sono stato coinvolto in storie di possessiva violenza che, le donne per debolezza, scarso coraggio e forse pena, non inquadravano nella giusta drammaticità, sfiorando o vivendo uno stalking latente e squallido, in nome di una tranquilla e abitudinaria convivenza, che in realtà è solo abitudinaria e per niente tranquilla. Devo dire che ho sempre amato le donne, da mia madre in avanti e credo di conoscerle un po’. Credo che noi e loro ci possiamo completare in maniera grandiosa, basta a volte solo due ingredienti che sembrano banali, ma sono invece fondamentali: complicità e rispetto. La festa della donna, manca di rispetto alle donne, alle donne con le quali dividiamo una parte o gran parte della vita: compagne, mogli, madri dei nostri figli. Le donne sono importanti, bisogna imparare a capirlo, senza alcuna necessità di celebrarle in un giorno preciso, come se si trattasse della Fiera delle vacche o della betulla.

Arrivederci. See you soon. A la prochaine.

Lettera aperta agli Italiani

Difficile vivere in Italia in questo periodo. Per tutti, dai giovani ai pensionati.

Vent’anni di governi sbagliati, corrotti, prezzolati, laidi, hanno creato il disastro. Un disastro che sembra non avere soluzione. Gli ultimi due anni poi , sono stati devastanti. Solo corruzione, rapine, porcherie, disonestà in doppiopetto blu. Che schifo ! Un’Italia, che fa vomitare chi si guadagna da vivere, con le proprie forze e la propria testa. Da parte di chi scrive c’è una condanna totale a questo sistema criminale che, i soliti leccaculi di Stato, coprono e minimizzano. Il grido del nostro giornale è un grido d’allarme per tutti coloro che possono fare qualcosa, per salvare un’Italia alla deriva, dove i giovani sopravvivono con i soldi degli anziani e questi ultimi non hanno diritto a passare in serenità gli ultimi anni della vita.

In Italia, nell’ultimo anno e mezzo, coloro che hanno perso il posto di lavoro sono saliti a due milioni e mezzo. E’ un dramma, amici lettori. Attenzione quando andate a votare: non date, per grazia di Dio, la fiducia a gentaglia che fa politica per pagarsi le puttane e i festini, che se ne frega della gente, che insulta chi lavora. Che fa solo i propri sporchi interessi e via.

Ma possibile che nessuno si ribelli, che faccia qualcosa per rimediare questa situazione drammatica.

Italiani, dove siete finiti, ubriacati forse dalle parole, dalle palle dette dai potenti?

Svegliatevi per favore, in nome di Dio !

Arrivederci. See you soon.  A la prochaine.

Vivere con un impotente

Pochi giorni fa sono stato intervistato da una giovane e acuta giornalista di Panorama, Lucia Scajola. Nel corso della chiacchierata, ci siamo soffermati su come, a volte, i rapporti di coppia siano del tutto sbagliati.

In particolare, quelli dove l’uomo al 96% e la donna al 4%, (arrotondati per eccesso, fonte: Osservatorio sulla Famiglia e la Persona) sono dominatori, padroni, possessivi, usano la forza, la minaccia, la violenza fisica e psicologica. Nel nostro Paese, nonostante esistano organizzazioni che si occupano di questi problemi, una per tutte quella coordinata dall’avv. Buongiorno, ed esista una fresca legge contro lo stalking ( la persecuzione violenta di  chi ci vive accanto, fidanzati e coniugi), non è facile sapere quante siano le vittime di questo dramma di coppia.

Sono numerose, in ogni modo, le vittime, più di quanto si possa immaginare e se ci documentiamo, scopriremo che alcune sono persone che conosciamo.  In questi casi , le donne preferiscono tacere e subire. Così le relazioni vanno avanti, fetide e contorte, ambigue e dolorose. Bisogna invece parlare, raccontare, aprirsi, anche si è solo vittime di qualche discussione troppo accesa e che sembra di routine. Non bisogna per forza rivolgersi ad una struttura specializzata, è sufficiente iniziare a parlarne con un amico, un’amica, un parente, un conoscente. L’aspetto fondamentale è che l’interlocutore sia una persona estranea ai fatti e in grado di ascoltare. Solo parlando, aprendosi, raccontando, si riesce a stanare questi imbecilli violenti, mezzi esseri umani, frustrati e deboli, malati nella mente e nel corpo, che usano la violenza per sentirsi vivi. Omuncoli senza spina dorsale, senza capacità di vivere, degli impotenti totali, per sintetizzare, anche se hanno normali erezioni. Alcuni mesi fa è uscito, per i tipi della Sperling & Kupfer un bel libro, molto ben scritto, a firma della giornalista Nicoletta Sipos, intitolato “Il buio oltre la porta”. Lo consiglio a tutte le nostre lettrici che hanno la disgrazia di dover dividere il loro quotidiano con questi ominidi. Arrivederci. See you soon.  A la prochaine.

La barzelletta italiana

Si gira per le strade delle capitali del mondo e si respira un’atmosfera diversa rispetto all’Italia. A New York sperano ancora in un Obama e chissà, a Londra ci danno dentro con cento lavori diversi, a Parigi criticano, ma credono nel futuro. Questa diversità non la sostiene solo chi scrive, ma anche tutti coloro ( per nostra fortuna siamo tanti) che riescono ad uscire dal terreno scivoloso di questa pseudo seconda repubblica dei portaborse della prima. L’Italia è, per certi versi, il Paese più bello e attraente del mondo, ma da qualche anno, molti anni, perde colpi in maniera drammatica e non esiste un aiuto, una sorta di viagra, che lo riporti in pista, al turgore degli anni migliori. Anni dove la nostra creatività, intelligenza, inventiva, senso del dovere e del sacrificio ci facevano vincere e riuscire su più fronti. Adesso, basta guardare negli occhi i giovani e si vede solo paura per un futuro che non c’è e non ci sarà, se non arriverà un cambiamento, una spinta, un rinnovamento che i ciarlatani di questi ultimi lustri ( e non me ne fotte un accidente della loro provenienza politica, fanno tutti pena, sia chiaro!) hanno affossato, tra pastette, raggiri, rapine, disonestà e sporcizia morale. Eppure, se ne parla poco di questo sui media. Si preferisce dare paginate agli imbecilli televisivi e agli amori originali di qualche rampollo che, potendo avere tutto, prova anche a fare il diverso e l’originale. Ho l’impressione che ci sia una grande rassegnazione anche nei più intelligenti e preparati, in alcuni commentatori di firma, come si usa dire, che pur di portare a casa il contrattone, leccano i piedi a questo o quello. E l’Italia fa ridere, su più fronti. Penosa e bizzarra l’ultima polemica sulla direzione degli aiuti ad Haiti, dove c’è invece da pensare agli occhi senza domani di tanti piccini innocenti. Un’Italia che all’estero prendono in giro. Nelle barzellette non si dice più c’è un Francese, un Tedesco e un Italiano, ma c’è un Italiano, un altro Italiano e ancora un Italiano. A presto. See you soon. A la prochaine.

HAITI

Solo Silenzio e Raccoglimento per le vittime dell’Isola e, in particolar modo, per gli Orfani.

Voglia di tranquillità e distensione

In Italia e nel Mondo c’è una gran voglia di pulizia, fisica, morale, spirituale. Gli ultimi quindici anni sono stati una schifezza. Guerre, morti, catastrofi, liti, interne a tutto e esterne a tutto. Un po’ di calma ci vorrebbe. In questi anni si è tentato in molti modi di rendere l’aria più tranquilla, proponendo ecologia a buon mercato, relax da cartolina  e musica da jingle bells,  conciliante per i nervi e la mente. Ci hanno consigliato oasi e fuga dalla realtà, ma tutto è inutile, perché la realtà è fatta di brutte facce e intenzioni fasulle: basta dar un occhio a cosa è la politica, in Italia molto più squallida la seconda, rispetto alla cosiddetta prima repubblica. Tutto è dominato da dilettanti che pensano solo ai fatti propri e i disoccupati nel mondo crescono, giorno via giorno, e in Italia siamo arrivati ben oltre al milione (altro che un milione di nuovi posti di lavoro, come blaterava il signore delle ville e dei media). Anche Obama per ora rimane un’incognita. Tanto bravo ad apparire, efficace nel parlare, ma poco concreto. L’ultimo episodio terroristico ha messo alla berlina la security made in USA e il Presidente ci è parso smarrito, poco consapevole sul da farsi.  Non c’è grande speranza, le guerre ci saranno sempre, così come i popoli alla fame e altri che buttano nella monnezza il pane. Però un poco di tranquillità, di distensione, di pacatezza, potrebbe aiutare il mondo. Questo sentimento, mi sembra possa essere suggerito da facce appartenenti a mondi diversi, ma che potrebbero essere dei punti di riferimento, per questo anno appena iniziato. Che so, a caso: Margherita Hack, Nelson Mandela, Carl Lewis, Richard  Gere, Tanti Missionari, chi capisce e sa capire, chi ama gli altri senza guadagnarci nulla e poi non lo so.

A tutti una lettura lieta e tranquilla.

Happy New Year, Bonne Année !

Natale è passato, ma l’idea di questo periodo festivo, come viene presentato dalla televisione, rimane. Tutto  nel nome della finzione. I politici che fanno finta di rispettarsi e si stanno sulle palle da sempre, le loro promesse, finte come al solito, gente che si odia e si fa gli auguri, con una faccia di tolla da far schifo. Insomma, la solita aria fetida che si respira, ormai da molti anni, in questa Repubblica dei Maritozzi. Tutto già visto e sentito, è perfino banale notarlo. E allora, mi viene da pensare alla bellezza di queste feste, quando ero bambino, con mia nonna Ermelinda che tirava la sfoglia, mia madre Giuseppina che l’aiutava, mio padre Giulio con l’acquolina in bocca e mia nonna Maria Laura che, con fare distaccato, guardava gli altri lavorare, per far felice i palati e la tavola. Che bello, miei amici lettori. Queste feste sono straordinarie finché si hanno 10, 11 anni al massimo, poi arrivano i primi turbamenti, le prime realtà e incominciamo a vedere le facce dei politici e tutto si rovina. In modo particolare, si perde il dono della spontaneità e lealtà che è tipico dei bambini. Si diventa guardinghi e calcolatori, finti e indiretti. Non si riesce più a capire (spesso) che la vita è bella nonostante il mondo e le sue schifezze, tutto val la pena di essere vissuto, dolori, sbagli  e scemenze comprese. Tutto è esperienza, anche la moltitudine di folli che assaltano le Istituzioni. A volte, mi chiedo se non siano le stesse Istituzioni ad allevarli in una loro Scuola Speciale. Mah, chissà ? Forse, in certi casi, anche i folli sono un aiuto per riportare tutti verso il Partito dell’Amore. Prima di salutarvi, voglio segnalare un libro degno di nota. “Brianza: terra d’artisti” (Silvana Ed.), scritto da Simona Bartolena, fotografa una terra che ha l’arte, da sempre, come leit motiv.  Tra i tanti nomi del passato, presente e futuro che caratterizzano questa bella terra di Lombardia, cito tre nomi che da qualche tempo hanno conquistato anche le ribalte nazionali: Elena Mutinelli, Andrea Cereda, Armando Fettolini. Happy New Year, Bonne  Année !

Oggi in menù: pane e verità

Stefano Cucchi, povero ragazzo, che fine terribile ha fatto. Lo abbiamo già scritto, ci aspettiamo di capire in modo totale, cosa sia accaduto in quei fetidi corridoi. Ci piacerebbe conoscere la verità. E questa ci sembra anche una parola dimenticata nei nostri anni. Avvengono delitti atroci e ci fosse una volta che si scopre il colpevole, le uniche verità sembrano quelle dei tristi talk show televisivi di mezza sera. Tutti o quasi vivono di sotterfugi, di menzogne, di mistificazioni. Nel lavoro, si dice che la crisi stia finendo e che l’Italia reagisca meglio di altri Paesi, poi circa 800.000 persone hanno perso il lavoro negli ultimi mesi e i giovani passano in realtà da uno stage all’altro, senza beccare un euro. In politica, tutti parlano, da allocchi, poi smentiscono, la caratteristica più spiccata dei politici è raccontar balle e trincerarsi dietro i misteri, di mafia, di camorra, di Stato. Nella vita di coppia, poi, la bagarre è totale. Sta sparendo la coppia, sostituita da una lei e un lui che spesso vivono di frottole, facendo a gara a chi frega di più l’altro, con amorazzi, avventurette, roba da telenovela. Tutti si dimenticano che la coppia può aiutare a vivere e che in amore vince sempre chi resta. La verità è diventata una parola impronunciabile. Si vive alla giornata e non si capisce mai cosa ci riserverà il futuro. La verità deve ritornare ad essere protagonista dei nostri giorni. Via i politici ballisti e corrotti, via chi fotte gli altri, facciamo piazza pulita in questa Italia che, lo dico sempre, all’estero è considerato un Paese da barzelletta. Ogni riferimento è puramente voluto.

Tra le capitali del mondo

Alcuni nostri lettori, di età diverse, ci hanno chiesto di scrivere un articolo più staccato dalla realtà e dalla cronaca del nostro tempo. Desiderano che si faccia un po’ loro da guida, nelle capitali del mondo, dalle quali arrivano gli articoli dei nostri corrispondenti. Bene, li accontentiamo, anche in previsione dei piccoli viaggi natalizi.
Parigi rimane la città per fantasticare, per sognare, per vivere in una favola. Grazie soprattutto alla capacità di questa metropoli di cambiare e di adattarsi ai tempi, rimanendo però sempre fedele a se stessa e allo spirito distaccato dei suoi abitanti. Una passeggiata a Belleville e a Ménilmontant può costituire un modo diverso di vedere la ville lumière. Per chi vuole percorrere con gusto la cucina locale consigliamo Le Petit Saint-Benoit, un gioiello, in una stradina nei pressi di Saint Germain.
Londra fa la differenza, non si può pensare a un viaggio, anche l’unico della propria vita, senza iniziare da qui. La capitale UK è rigore e pazzia, cultura e divertimento, una città-esperienza, senza molti rivali. Un’incursione a Shoreditch, accontenta tutti. Per chi vuole scoprire la sconosciuta e ottima cucina locale, consigliamo Julie’s Restaurant, nei pressi di Holland Park, un po’ defilato dal caos del centro. New York è la vita che pulsa, il polmone che dà la forza di andare avanti. Chi passa a NY un po’ del suo tempo si rimette in moto e ha voglia di andare sempre di più incontro alla vita. Il ponte di Brooklin rimane un’esperienza totale. Per chi vuole provare la cucina USA, senza problemi per il fegato, consigliamo B.Smith’s, sulla 46esima, all’altezza tra L’Ottava e la Nona Avenue. Un gruppo di nostri “fans” mi hanno chiesto una classifica Flip per queste metropoli. Noi le amiamo tutte e tre, però New York e Londra sono in un angolo privilegiato della nostra aorta. E Milano, la capitale morale ? Bah, non mi sembra che sia per nulla all’altezza delle altre, per carità. In ogni modo, per chi si trova nel centro della città lombarda, val la pena andare nel quartiere Marghera, dove c’è un ristorante che concilia con la città, si chiama La Lisca, è piccolo, intimo, offre solo pesce, crudo e non, fresco e invitante.
E ora, amici lettori, fatemi fare il mio vero mestiere. In Italia è accaduto un fatto terribile. Un giovane, Stefano Cucchi, è morto senza motivo e spiegazione, in carcere a Roma. Era di Tor Pignattara. La sua è una famiglia sana, lui aveva avuto problemi di esistenza, di salute, di droga. I genitori, dignitosi e perbene e la splendida sorella Ilaria, vogliono sapere perché Stefano è morto in quella maniera orribile. Bisogna che abbiano una risposta. Non bisogna dar tregua a chi ha sbagliato, siano essi medici o forze dell’ordine. Sollecito i miei ottimi colleghi che dirigono i grandi quotidiani, Ferruccio de Bortoli, Ezio Mauro e Concita De Gregorio, a non mollare la presa. Deve venir fuori la Verità.

Ah serva Italia, di maleducazione ostello !

Scriveva alcuni giorni fa sul Corriere della Sera il direttore Ferruccio de Bortoli: “Il Corriere non vuole partecipare allo scontro fra due fazioni, in un’Italia ridotta a una desolante arena nella quale si sta perdendo, insieme allo stile e al decoro, anche un po’ il lume della ragione”. Conosco da molti anni il responsabile del maggior quotidiano italiano e ne stimo l’onestà intellettuale e professionale e mi unisco ad un disagio che anche il nostro giornale registra, fin dalla sua nascita.
Viviamo, ahinoi in un Paese dominato da un pressappochismo, da un’ignoranza e una maleducazione imperanti. Si entra in un ufficio pubblico e non funziona nulla e, in aggiunta, sono tutti scostanti, imprecisi e soprattutto maleducati. Si sale su un mezzo pubblico, i treni vincono sempre il primo premio dell’inefficienza, e guai a lamentarsi. I responsabili, capotreno in testa, si inalberano e ti mandano a quel paese, se solo accenni a lamentarti di treni zozzi e puzzolenti, in ritardo perenne, anche in tratte brevi e lineari. Chi dirige la baracca a livello locale e nazionale si limita al litigio e all’insulto, uno contro l’altro, mentre in questo dannato Paese non c’è una cosa che vada per il verso giusto. All’estero, hanno di noi un’immagine ridicola: i soliti mariuoli che vivono alla giornata. Di recente, ho compiuto un tour che mi ha portato in Marocco, a Parigi, Londra e New York. Anche là non tutto funziona per il verso giusto, ma tutti o quasi  provano a far bene  e la gentilezza viene a galla, in più occasioni. In Italia, invece, è smart chi vive di sotterfugi e furbizia, impegno sembra  essere un termine sconosciuto,  maleducazione e desolazione sono la nuova cifra stilistica.

Una caramella nella fogna italiana

Basta leggere i giornali delle ultime settimane e fare un piccolo esercizio: scegliere le parole più diffuse. Il gioco è presto fatto: cocaina, prostitute, prostata, malasanità, escort, seguiti da insulti, denunce, querele. Basta accendere la televisione e si vedono solo culetti in movimento, lifting, urli e insulti. In che Paese stiamo vivendo ? Viene il dubbio di essere vittime di un incubo. Invece è la realtà di un Paese malato, attaccato da un cancro, politico, sociale, culturale, di educazione civica e educazione alla vita, che fa paura. Giornalisti prezzolati che con il sorrisino tra le labbra farebbero di tutto pur di mantenere il cadreghino, politici senza capo né coda che stanno lì a scaldar poltrone e ad allungare mani. Uno scenario desolante e puzzolente, inquinato, untuoso. Di una cosa si parla poco: in Italia hanno già perso il posto di lavoro poco meno di un milione di persone e non è certo finita. Come faranno a continuare a vivere, cosa daranno ai loro figli piccini. Alcuni giorni fa, un bimbetto di tre anni circa in un bar, vicino alla mamma, mi ha sorriso e, dopo aver frugato nelle tasche dei pantaloncini, mi ha dato con la sua manina una caramella. Mi è sembrato un gesto di spontanea continuità. Non ci conoscevamo, ci vedevamo per la prima volta. Negli ultimi mesi, è l’unico essere umano  che mi fa pensare al futuro dell’Italia, con un sorriso.

Signori, rispettate chi è in vita!

La ripresa del ritmo quotidiano, dopo la consueta sudata estate europea è in atto e in Italia tutto continua ad essere sgradevole e urlato. Penso a giornalisti che si accusano tra loro come squallide comari, a politici che si mandano a quel paese, come volgari pescivendole. Penso all’ipocrisia nei confronti di chi muore. Lo scrivo spesso, credo che si debba amare e rispettare chi è in vita e poi, quando muore, limitarsi al silenzio.  Invece, di solito, accade l’esatto contrario. Reitano, preso per anni a pesci in faccia, alla morte viene osannato da tutti, soprattutto da chi lo prendeva per i fondelli, eppoi applaude al funerale (pessima e barbarica abitudine). Ora tocca a Bongiorno. Devo dire senza timore che non mi è mai andato a genio, con le sue domandine sciocche, i suoi quizzetti tutti uguali e una certa malcelata prosopopea di fondo. Ma l’ho sempre rispettato come uomo e come professionista. Negli ultimi anni era stato messo da parte, da più parti e lui soffriva e si vedeva. Ora che è mancato, tutti a far finta di piangere, con una faccia da deretano che fa schifo. Lo ripeto: le persone vanno rispettate in vita, fare i piagnistei dopo è solo squallore gratuito. Mi sembra che l’Italia sia sempre di più un Paese finto e volgare, da reality show. Pace all’anima loro.

Chi rovina l’ambiente è un assassino

Giulia Maria Crespi, presidente del Fondo Ambiente Italiano (FAI), ha lanciato un grido di dolore dalle colonne del Corriere della Sera: “Svendono l’ Italia solo per ricavare un utile immediato.Sul paesaggio, sul territorio italiano non c’è più da nutrire preoccupazione, ma autentica disperazione.Sarà una rovina irreversibile di cui soffriranno le nuove generazioni”.
Il battagliero presidente ha ragione da vendere. In tutta Europa gli ambientalisti sono sempre più forti, anche politicamente, mentre da noi sono spariti e chi guida il Paese se ne frega, pensando solo a far cassa. Ho la personale fortuna di conoscere e frequentare il magnifico Parco del Curone nella Brianza lecchese. Per un miracolo e, non si sa ancora di chi, sembra sia scongiurato lo scempio che un’azienda australiana, l’Australian Po valley, per il 50% di proprietà Edison, voleva creare, con l’estrazione del petrolio dal Parco. Ma vi rendete conto, amici lettori ? Roba da assassini dell’ambiente. Per non parlare del nuovo piano casa, uno scempio  per il territorio. E nessuno fa niente, nessuno interviene. E pensare che difendere l’ambiente in cui viviamo, è il primo sinonimo di Paese civile. D’altronde in Italia non funziona quasi nulla, basti solo pensare allo strazio dei treni e dei trasporti urbani. Intanto la crisi continua, senza sconti. Ma gli Italiani pensano solo ad agitarsi, come cavallette invasate, per le vacanze. Almeno ci auguriamo che ne abbiano trascorse di sane e utili, per il corpo ( per tutti cito la SPA del Cristallo di Cortina e il Prana SPA di Riccione), ma soprattutto per la mente, che sia così più lucida e pronta a ripartire!

Studiare vuol dire impegnarsi allo spasimo

Tra poche settimane parte  un nuovo Anno Accademico. Il ministro Gelmini ha avviato una riforma robusta che mi sembra valida e negativa, in parti quasi uguali, come spesso accade quando si procede a  cambiamenti sostanziali. Non voglio giudicare la riforma, per certi aspetti è necessaria. Rimane palese che tagliare fondi alla Scuola e all’Università sia una decisione negativa, ma il problema vero sta alcuni Km  prima. Due sono gli aspetti più importanti: ridare alla Formazione e alla Scuola il suo ruolo di imprescindibile realtà educativa e plasmante, per tutti coloro che devono affrontare e gestire la propria vita di domani. La scuola deve essere una scelta e una conquista. Solo chi merita deve andare avanti e, chi non ha i mezzi economici, deve essere aiutato per poter raggiungere i traguardi che merita. Da qualche anno, studiare è una tappa “naturale” per tutti. Tutti lo ritengono solo un diritto. Entrano nelle aule e fanno qualsiasi cosa, meno che studiare, lavorare sui libri e su tutto ciò che può aiutare a imparare e a formarsi. Chi si iscrive all’università, soprattutto, deve lavorare come un matto, sputare sangue per capire e far capire quanto vale. Poi, forse, trovare un lavoro sarà meno drammatico. Il  secondo aspetto riguarda l’università, come sistema. Bisogna sostenere e finanziare la ricerca, grande pecca made in Italy. Però sarebbe ancora più importante cambiare il sistema alla base: meno clan, meno clientele, anzi: nessun clan e nessuna clientela. Altrimenti, senza un sistema che abbandoni l’appartenenza, ma privilegi, in particolar modo, solo chi merita, tutto rimarrà uguale: lento, untuoso, raccomandato. Perennemente legato al concetto del pizzo.

Milano, poveretta!

Ho una frequenza costante di quattro città: Milano, Londra, Parigi, Roma. Mi considero milanese, anche se non vi sono nato. Mi sento inglese e francese al 30%  e amo Roma. E sono molto perplesso. Londra, vive una crisi devastante, ma reagisce e tira fuori gli attributi. Parigi reagisce alla crisi con grande orgoglio e muscolatura sviluppata. Roma si avvicina sempre di più alle città del mondo levantino. Caotica , zozza, con un traffico da asma cronica, ma con il fascino millenario di città come Il Cairo, Marrakesh, Beirut, Damasco. Milano, invece,  fa pena, non la riconosco più. Altro che capitale economica o morale. Sporca, maleducata, caotica, rumorosa. La metropolitana funziona a singhiozzo, i trasporti di superficie fanno schifo, i treni arrivano sempre in ritardo e spingono al vomito, tanto sono maltenuti e puzzolenti. La stazione Centrale è pericolosa e poco controllata, oltre che lurida. Nel solo Corso di Porta Romana, ho contato dieci mendicanti sdraiati sul selciato. Ogni dieci minuti, un giovane rom cerca di fotterti qualcosa. Nei giorni scorsi, nella centrale stazione della metro di Wagner  una coppia di nomadi sui 15 anni scippavano telefonini e altro, alle dieci del mattino, davanti a tutti, senza essere disturbati da nessuno. Ogni giorno, due/tre donne vengono violentate. Poi, sento parlare di sicurezza e di città europea e mi viene da sghignazzare, vergognandomi di sentirmi milanese. Milano europea, con l’Expo alle porte ?  Ma fatemi il piacere, massa di buffoni, ballabiot. Si diceva Milano da bere oggi, forse,  Milano da cagare.

Peracottari & Sciacqualattughe

In Europa cambia poco, dal punto di vista del parlamento. Gli italiani, capitanati dal sorrisone lombardo e dal pretino padano mandano una bella schiera di gente che pare aver ben poco da dire, tranne rare eccezioni. Al parlamento europeo dovrebbe andare una scelta rappresentanza di signori e signore che hanno un’ampia visione della politica, buona cultura, abitudine a viaggiare non solo come turisti e ottima conoscenza almeno della lingua inglese. Mio Dio, ma quanti corrispondono tra i rappresentanti italiani a questo profilo. Pochi, pochissimi, ahimè. E gli altri?
I soliti peracottari e sciacqualattughe  da quattro soldi, ex trombati, oppure alle prime armi o di bella presenza, che possono scegliere tra la politica e un posto da valletta televisiva, in particolare le donne scelte (con depurazione imposta) dal lombardo a 64 denti. Un panorama triste e per l’Italia ancora una figura di palta, come è ormai d’uso per il nostro Paese all’estero. I giornali stranieri ci prendono quotidianamente per i fondelli, ci giudicano superficiali, bugiardi, barzellettieri, insulsi e mi fermo qui. Ad esempio, i nostri connazionali che vanno, giustamente, a lavorare abroad devono dimostrare di valere il doppio, rispetto ai colleghi di altra nazionalità. Troppo spesso siamo lo zimbello del mondo. E la recente campagna elettorale, cafona e pecoreccia ha dimostrato che la nostra politica, e non solo, fa schifo. Tout court, tanto per rimanere al passo con  l’Europa.

Per fortuna che Eco c’è

Ascoltare Toni Morrison, scrittrice americana premio Nobel e Pulitzer e Umberto Eco parlare in maniera intelligente e pacata dell’ultimo libro dell’autrice, di storia e razzismo e poi paragonare gli stessi argomenti in bocca ai nostri politici di turno fa venire i brividi e atroci conati di vomito. Ma resta una consolazione. Tra tanti mediocri che popolano i nostri poveri schermi televisivi, tra politici impresentabili, barzellettieri e pecorecci, c’è questo signore che non va mai in televisione, più che parlare, fa e tutto il mondo ci invidia. Umberto Eco è uno dei pochi uomini di sapere che l’Italia riesca ad esportare. Uno studioso serio, innovativo, capace di essere protagonista del sapere e della cultura, senza clamori. In qualsiasi parti del mondo si vada: dagli Stati Uniti, all’Europa, all’Asia, all’India, all’Africa, l’Italia è nota solo per tre motivi, Umberto Eco, la cucina e il calcio. Eppure in questa Italia da strapazzo, finta e imbellettata, il Nostro non è tanto considerato, a volte viene perfino trascurato, magari per dare spazio a mezze calzette che scrivono libretti inutili, buoni per il televoto e i programmacci televisivi da vomito istantaneo. La televisione italiana ormai crea solo mostricciatoli, dai ragazzetti del GF, ai bambinelli canterini del sabato sera. Una tristezza infinita. In mezzo a questo squallore, abbiamo i libri e i pensieri di Eco che sanno arrivare ovunque, anche se non sono facili e di facile comprensione. Grazie Eco per tutto il suo lavoro. Flipmagazine la ringrazia, in nome di questo Paese da bancherella sulla spiaggia.

Il casting di un mondo di falsità

Un po’ di università, qualche corso per approfondire e via nel mondo del lavoro. Il lavoro però non c’è e si incomincia l’infame trafila degli stage. I ragazzi cercano di lottare e di trovare una soluzione. Le ragazze provano a lottare, a loro volta.  Poi,  basta aprire certi giornali e vedere il 70% dei programmi televisivi e la soluzione è a portata di mano. Se sei giovanotto e belloccio puoi scegliere tra tronismo e grande fratellismo. Se sei ragazza, alta, popputa e carnosa, in ogni caso belloccia, puoi sgambettare e alzare la coscia da qualche parte o, mal che vada, c’è sempre il velinismo, il corteggiamento del tronista, il calciatorismo, il grande fratellismo o uno scranno in parlamento. E le bruttine,  le racchie, le mezze seghe dove devono andare? Non ve ne siete accorti gentili lettori? L’Italia sta sempre di più andando verso una deriva acida che ha come modello la furbizia del soldo facile, il disimpegno, il litigare, lo sparare cazzate, senza limiti. Il culto del tutto va bene, del sorrisone a 132 denti, senza impegno alcuno. E ciò che mi sgomenta e non mi fa capire è che tanti genitori, invece di educare i figli all’impegno e a farsi il  culo, per imparare, studiare, impegnarsi, accompagnano le figlie ai provini di alzata di coscia e i ragazzetti agli esami di tronismo. Ha ragione Concita de Gregorio, donna intelligente, preparata, senza peli sulla lingua, che sostiene che ormai l’Italia è il Paese dei casting, nello studio, nel lavoro e nella politica. Ma vi rendete conto cari genitori che danno  state facendo ai vostri figli ? Spingendoli a trascurare Dante e Boccaccio, Manzoni e Levi, Eco e Sartre, per seguire il verbo della De Filippi, della D’Eusanio, di Ricci o di roba simile ? Eppoi il risultato? Spesso, ahinoi, facile bullismo e amici coltelli. Genitori, aprite gli occhi su una generazione che va alla deriva. Non hanno valori, non hanno riferimenti, non hanno ideali. E forse non è tutta colpa loro.

Assolutamente senza amore

Assolutamente. E’ l’avverbio più usato dalle pischellone e pischelloni nostrani.
I trenta quarantenni precari di oggi. Senza sicurezze, poveri loro e senza sugo, poveri noi. Girando Milano in questo periodo di Salone del Mobile, se ne vedono tanti. Si credono al passo con i tempi: non parlano inglese e usano qualche parola. Lasciamo stare il francese che per loro è come l’arabo dialettale, parlato nel deserto del Mali. Le ragazzette sfoggiano gambotte da cibo pesante, i ragazzetti, panciotte da birra , pelate  macho o capello lungo,  rado e avaro di shampoo, da calvizie senza scampo. Si aggirano, senza meta, non sanno cosa vogliono e vivono di conseguenza. Storie di sesso da Grande Fratello, palpiti da Amici, nulla, da televisione italiana.
Sono un popolo che fa tenerezza, in questa Italia senza futuro e con la minestra dell’insicurezza. Inoltre, sembra che non sappiano cosa voglia dire amore. Stanno insieme così, senza impegno e senza impegnarsi. Fanno figli, confondendo uno spermatozoo con il sentimento, sono aerei come la birra che li fa sentire uniti. Poi, ogni tanto, arriva quello/a intelligente e si aggira smarrito in questo mondo, privo di molto, di quasi tutto, anche se sembra che tutti abbiano Tutto.
Tutto assolutamente senza amore.

Una catastrofe senza respiro

Nei giorni scorsi ero a Parigi per un paio di impegni . Mentre mi trovo in un’aula universitaria,  mi chiama un’amica da Faenza e mi racconta di aver sentito alcune scosse  di terremoto. Di lì a poco, scoppia l’inferno in Abruzzo. Ero stato solo una volta all’Aquila. Fu un soggiorno di cinque giorni piacevole e istruttivo. Una città d’arte, con nulla da invidiare a centri più noti come Firenze e Perugia. Un centro storico ricco di chiese, angoli, vicoli, di storia e arte, oggi sparito. In questi giorni ho visto la tragedia dei terremotati alla televisione. Donne e uomini che hanno perso tutto, senza casa, senza parenti, con i figli cadaveri. Ho visto una popolazione straziata, annientata, impotente, dignitosa. Mi immagino il loro dolore, lo strazio di avere solo gli indumenti donati dalla Protezione civile. Ho visto anche i soccorsi, uomini e donne che si sono fatti un mazzo tanto per salvare il salvabile, portare conforto. Ho visto gente che si abbraccia, che soffre insieme, ho visto solidarietà. Ho pianto, come un neonato con il mal di pancia. Non capisco come sia possibile che la vita cambi in pochi minuti e diventi una tragedia. Mi sento inerme. Ho visto un’Italia che si dà da fare e mi è parso di vedere un moto di speranza, un coefficiente di forza per andare avanti e costruire di nuovo, ciò che si è perso. Ho idealmente scavato a mani nude, per trovare ancora qualcuno che mi illuminasse con il suo sorriso di riconoscenza. Ho pregato, chiedendo la conferma che fosse tutto un orribile sogno. Al futuro, vorrei consegnare la speranza che sia possibile ricostruire e cancellare questo orrore. Poi, ho visto la notizia della nascita di un paio di bimbi e mi sembra un segno, di qualcuno.

Ci accontentiamo di mezzo milione

E’ finita la kermesse del partito unico. Roba  stantia, da prima Repubblica. Si sono addirittura evocati i fantasmi di Craxi e del comunismo. Il premier ha chiesto più poteri, ha sognato di diventare  il Napoleone dello Stivale. E tutti intorno a sorridere. Fini e la Meloni sono sembrati gli unici scettici. Per il premier il nostro giornale, giovane e piccino, ha una proposta concreta. Stiamo vivendo una crisi lacerante e la gente rischia la fame. Oggi, chi fa figli sembra un irresponsabile, visto il futuro inesistente. Lui, il capo, anni fa avete promesso, in mezzo a tante cose, mai viste poi, di creare un milione di nuovi posti di lavoro. Mai visti anche quelli. Lui è il più ricco d’Italia e non solo, possiede non so quante aziende, vuole arrivare al 51%, cambiare l’Italia. Inizi da una cosa concreta e il nostro giornale si impegna a fare una cassa di risonanza mondiale e di aiutarla, insieme agli altri media, ad arrivare al 51. Crei la metà di quel milione di posti di lavoro, assuma, nelle sue  aziende, mezzo milione di Italiani . Dia loro uno stipendio modesto, che a lei farà schifo (diciamo 1.200 Euro), ma metterà più tranquilli mezzo milioni di abitanti del suo impero. E vedrà che anche il buon Dio la aiuterà a diventare il Napoleone italiano. Se la sente di prendere questo impegno concreto ? Flipmagazine e chi scrive sono a sua disposizione per seguire  l’operazione. Attendo sue.

QUESTA VOLTA E’ LA NATURA CHE SI ACCANISCE CONTRO LA NOSTRA ITALIA IN ABRUZZO. MORTE E STRAZIO CI FANNO DIRE BASTA.

Menù all’italiana: pane e mediocrità

“Va tutto bene”, lo ha detto ancora una volta il più amato dagli Italiani. Poi per chi vive a Milano, è sufficiente fare una capatina in viale Toscana, nei pressi dei Navigli, dove ha sede una struttura che aiuta i bisognosi “Pane quotidiano” e la coda per avere un sacchetto con pane, latte e un po’ di verdura è lunga più di un Km. È notizia di questi giorni il licenziamento di circa 6.000 addetti nell’industria e via di questo passo. Una tragedia, altro che balle. E per risolvere questa crisi, si usa la solita arma, la mediocrità travestita da inutilità, tipo la creazione del partito unico. Immaginatevi, come sono contenti di questa notizia gli Italiani che hanno perso il lavoro e rischiano le pezze al culo. La mediocrità non è solo politica, ma è diventato il menù giornaliero di questo Paese. Tutto è scarso: la televisione ha programmi da vergogna. Il cinema non ha idee, addirittura si rifanno “I mostri”, inimitabile modello creativo degli anni sessanta. Il calcio è fuori dal mondo che conta, e da noi dominano gli arroganti, che si credono Speciali e sono solo come gli altri, mediocri. Nella letteratura, dove romanzetti da due soldi diventano fenomeni, per fortuna molto effimeri. Nell’organizzazione del Paese dove non funziona nulla: treni, aerei, metropolitane, autobus, uffici pubblici. E che dire delle banche ? Nel loro caso la mediocrità è come la cravatta che i banchieri scelgono ogni giorno: banale e velleitaria.
Povera Italia e Italiani, ancora brava gente o solo dei boccaloni !

Una finestra aperta sul mondo

Dalla factory di “Comunicazione PER VOI” ( www.comunicazionepervoi.com ), dopo l’esperienza di un blog – magazine, si arriva a questo periodico on line. Un’ulteriore esperienza di comunicazione per partecipare all’intenso e difficile dibattito che l’Italia vive in questi anni. Un dibattito sul lavoro ( che non c’è ), la condizione della donna nella società ( non sempre facile ), i problemi dei giovani ( spesso irrisolti ), la salute della cultura ( da curare ) e il confronto con la realtà internazionale. Questo magazine vuole essere “una finestra aperta sul mondo” per poter osservare, scrutare, focalizzare i fatti, le cose, gli oggetti, le persone, per poi trasferirle, attraverso la nostra lente di ingrandimento, ai lettori. Un altro scopo del periodico è di approfondire ciò che accade, senza dover seguire ogni momento la notizia. Per tale compito esistono già valide e storiche testate. Il giornale si chiama “Flip” perché in questa parola inglese è insito il senso dello scorrere e dello sfogliare le notizie, in modo tale da farsi un’idea su un argomento, un tema da noi trattato e approfondito.