Fondato e diretto da Mauro Pecchenino

RAPASCEET – Romanzo – VII e VIII Pillola

October 10, 2011 by  
Categoria: terza pagina

Lisèrgico's Picture from Flickr.com

Lisèrgico’s Picture from Flickr.com

Flipmagazine accoglie il nuovo Romanzo Rapasceet e ne presenta alcuni stralci, in pillole.

Un po’ per volta il Romanzo prende forma, in una sorta di anteprima, che l’autore concede in esclusiva al nostro giornale.

In attesa dell’editore, Flipmagazine ospiterà Rapasceet fino ad avvenuta pubblicazione del romanzo.

Per le case editrici interessate alla pubblicazione del Romanzo, potete contattare il Coordinatore Redazionale di Flipmagazine, Norman di Lieto al seguente indirizzo mail:

normandilieto@gmail.com

VII Pillola

Vanno a passo spedito nell’angolo più appartato e buio del locale, lei si appoggia alla parete, lo accarezza sul petto e con la mano destra gli abbassa la cerniera dei pantaloni kaki, lui l’abbraccia e si schiaccia su di lei accarezzandola ovunque. Alza il vestito sulle cosce nere e d’acciaio, appoggia le labbra sui seni, bacia e succhia quello che può, afferra con le mani aperte le natiche rotonde e sporgenti, abbassa il perizoma bianco, vorrebbe prenderla tutta in una mano, vorrebbe fare tutto, ma non va avanti, come bloccato da una mano invisibile.

In lontananza vede Susan che lo sta cercando, con imbarazzo si allontana e si fa trovare.

Paul è un uomo con sentimenti ondivaghi, ma con alcuni punti fermi come la lettura di qualsiasi tipo di libro, la pittura, le mostre d’arte, le donne come compagne con le quali trascorrere il tempo dell’amore e della vita quotidiana, i genitori.

Il padre è  morto senza soffrire, da vedovo, dopo essersi trasferito in Inghilterra in un villaggio vicino a Winchester, dove si trovano alcuni parenti della moglie..

La madre è morta alcuni anni fa e questo episodio rimane fisso nella memoria di Paul. Ogni tanto ritorna dal passato, come un momento presente.

In quel periodo era a Amsterdam per lavoro e viveva stabilmente a Milano, mentre i suoi genitori abitavano in Italia in un paese nel marchigiano.

Di ritorno da Amsterdam decide di fare rotta su Bologna, per proseguire e far una visita ai genitori.

Arrivato nei pressi della casa dei suoi, intuisce subito che è vuota, suo padre e sua madre sono fuori.

Nei giorni precedenti in Olanda, in un ristorante, una cameriera nera sulla cinquantina gli aveva detto cosa ci faceva a Amsterdam e che secondo lei era meglio che tornasse in Italia dai genitori.

Al fatto Paul aveva dato importanza uguale a zero.

Chiede notizie dei suoi alle case vicine, ma non trova subito informazioni, vaga per un po’ finchè una vecchietta lo avverte che sua madre è all’ospedale perché non si è sentita bene.

Si precipita dentro alla stanza e sua madre è distesa a letto con la faccia stanca, un colorito sbiadito e gli occhi un po’ persi.

“Mamma come stai, cosa è successo ?”

“Questa mattina quando mi sono alzata da letto mi sentivo stanchissima, sai proprio con le gambe a pezzi, come se mi avessero bastonata. Ho telefonato al medico e mi ha detto di farmi controllare qui in ospedale. Sono stanca, ma la tua visita mi mette un po’ di gioia”.

“Mamma non ti preoccupare, non ti stancare ora vedo se c’è Roberto il mio amico capo reparto e sento come va la situazione”.

Paul si precipita nel corridoio e cerca  Roberto, suo coetaneo, eccolo è nel suo studiolo.

“Roberto, ciao, hai visto mia madre è vostra ospite ?”

“Si Paul l’ho vista, mi sono informato con il collega che l’ha ricoverata e visitata. Tua madre ha l’aorta spezzata, parla e sembra normale, ma è più vicina alla morte che alla vita.”

“Non pensavo fosse in queste condizioni, io ero in Olanda e fino a poche settimane fa stava benone”.

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VIII Pillola

“Non c’entra nulla, il cuore fa spesso questi brutti scherzi. Purtroppo se non passa la notte, non ci sono speranze, anzi ti consiglio di stare in sala d’aspetto. Tra un paio d’ore spengono le luci e inizia la nottata, almeno se succede qualcosa sarai qui. Tranquillizza tuo padre, fallo andare a casa con una scusa e tu stai qui, cercherò di farti un po’ di compagnia se non ci saranno particolari urgenze”.

Paul va dal padre che se ne sta silenzioso in un angolo.

“Papà, è sicuramente meglio che tu vada a casa, ti prepari un piatto di minestra, ti bevi un goccio di vino, prendi una pastiglietta per dormire e te ne vai a letto. Io sto ancora un po’ qui con Roberto: Faccio compagnia alla mamma e poi vengo anch’io a casa e domani mattina facciamo colazione insieme. Nel frattempo mamma starà meglio”.

Convinto il padre a tornare a casa, ritorna nello studio dell’amico.

“Paul, ora ti devo lasciare solo, perché devo fare un giro di visite, puoi aspettare nella saletta in fondo al corridoio, se ti viene sonno c’è anche un divano, fatti pure un pisolino, se ci sono novità ti faccio avvisare, o vengo io direttamente, scusami ma devo andare”.

Paul rimane solo e va nella saletta, guardando il soffitto viene preso da un ricordo.

Sua madre, da bambino, era solita portarlo in un parco a giocare. Lei si sedeva su una panchina a leggere o sferruzzare colorate coperte patchwork, mentre lui da solo o con altri bambini giocava a nascondarello o a cannette, un gioco che consisteva nel lanciare frecce di cartone leggero con una rudimentale cerbottana. Ogni tanto arrivava un’amica della madre, o qualche nuovo amichetto. Le giornate erano molto simili una all’altra, tranne un giorno in cui accadde una cosa strana.

Paul e sua madre camminavano uno accanto all’altra guardando le vetrine dei negozi, all’improvviso sua madre si ricordò di dover comprare un mazzo di fiori per il compleanno di un’amica. D’improvviso attraversò la strada e una motocicletta non riuscendo a frenare li investì.

Per Paul fu un bello spavento, anche se entrambi riportarono solo piccole ferite.

Da quel giorno la madre divenne più cupa, in qualche modo il suo carattere cambiò, ogni tanto aveva momenti di tristezza inspiegabili

Quell’episodio alla fin fine insignificante ogni tanto diventava un chiodo fisso nella mente di Paul, come se quel banale incidente avesse ferito in maniera indelebile la già innata fragilità di sua madre.

“Paul, ti sei appisolato, ascolta”

La voce di Roberto.

“Sì , dimmi, scusa, sai un po’ di stanchezza”

“Tua mamma non ha superato la crisi. Non ha sofferto, in fondo”

“Ho capito, è mancata, è morta, posso vederla ?”

“Sì,  puoi vederla, vieni di là, ti lascio solo con lei”.

RAPASCEET – Romanzo – IX Pillola

July 3, 2011 by  
Categoria: terza pagina

Lisèrgico Picture from Flickr.com

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Riprendiamo la pubblicazione del Romanzo, con la IX pillola. Come ricordiamo è firmato da un saggista che in questo caso rimane anonimo.

Il Romanzo continua ad essere pubblicato a puntate, in pillole. Un editore importante è oltremodo accetto per la pubblicazione cartacea.

A tutti buona lettura.

normandilieto@gmail.com

IX PARTE

Eccola, stesa su un lettino, gli occhi chiusi, ancora calda, con la bocca semiaperta e l’espressione tranquilla. Paul le bacia la fronte, le prende una mano, avvicina il viso, lo appoggia su quello della madre, come per riscaldarlo, come se volesse riportarlo in vita.

“Sai, ti ho amata tanto, ti ho pensata tanto quando ero lontano, quando andavo in giro per il mondo a fare le mie cose. E’ difficile spiegarti perché ho sempre avuto questa smania, questa voglia di cercare, di esplorare la vita come se fosse una giungla intricata. Sai in realtà ho sempre voluto farvi sentire fieri di me, te e papà. Ho sempre voluto dimostrarvi di sapermela cavare da solo, grazie anche a tutto quello che mi avevate insegnato e trasmesso. Sai, io oggi sono arrivato qui anche perché volevo dirti che sono stufo, a volte, di girare come una trottola da un posto all’altro, senza meta, però poi anche se dico così mi passa tutto e rincomincio a partire. Madre, mi ricordo quando mi preparavi l’insalata di pomodori insieme a quel formaggio duro che compravi in collina. Mi ricordo la tua frittata di patate e la crostata con la marmellata di arance e quella con le mele. Mamma ho voglia di urlare, soffro come un animale ferito, un cane bastonato, un passero senza un’ala, ti rendi conto che ti ho vista solo per pochi minuti, il tempo di salutarti e sei andata via. Forse non ne potevi più della vita, dei silenzi di papà della sua voglia di non fare, delle giornate sempre uguali, alzarsi, vestirsi, guardare fuori della finestra, dormire. Bye mummy, riposa serena”.

Le ore successive alla morte sono state un susseguirsi di dolore e dolore, una ferita mai cancellata.

Un problema dare la notizia al padre. Entra in casa, suo padre sta dormendo, lo sente e gli chiede:”La mamma?”. “Papà, daddy, la mamma non ce l’ha fatta. Non ha sofferto. E’ mancata in maniera serena”. Lui piange, con scossoni alle spalle. Paul lo abbraccia, forte, forte. “Non piangere papà, ci sono io, per te, per noi.

Una mattina mentre sistema un cassetto dove la madre usava custodire piccoli ricordi, trova una lettera a lui indirizzata che nell’ultima parte contiene queste parole:

- Sono sempre stata fiera del tuo spirito libero, sei sempre stato così differente dai figli delle mie amiche, noiosi, prevedibili, troppo seri. Tu invece, con la tua fantasia, hai riempito anche le mie giornate, tramite i tuoi viaggi ho viaggiato anch’io. Ti stimo e ti ho stimato, però ogni volta che sei partito mi hai lasciato un gran vuoto, non te l’ho mai detto e forse non riuscirò neanche a dirtelo con questa lettera, perché non avrò il coraggio di spedirtela. Ho sofferto ogni volta, però poi ho sempre pensato che tu eri felice così e anch’io ero un po’ felice. (… continua )

RAPASCEET – Romanzo – X Pillola

July 3, 2011 by  
Categoria: terza pagina

Lisèrgico Picture from Flickr.com

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Flipmagazine accoglie il nuovo Romanzo Rapasceet e ne presenta alcuni stralci, in pillole.

Un po’ per volta il Romanzo prende forma, in una sorta di anteprima, che l’autore concede in esclusiva al nostro giornale.

In attesa dell’editore, Flipmagazine ospiterà Rapasceet fino ad avvenuta pubblicazione del romanzo.

Per le case editrici interessate alla pubblicazione del Romanzo, potete contattare il Coordinatore Redazionale di Flipmagazine, Norman di Lieto al seguente indirizzo mail:

normandilieto@gmail.com

X PILLOLA

Paul ha fame, entra in un ristorante indiano, ordina un pollo tandoori con contorno di verdure allo yogurt, una bottiglia di vino rosso. Mangia con voracità e beve tutto il vino, esce sazio e con la testa piena della ragazza nera, ha saputo che si chiama Mughilla, conosciuta nel locale preferito da Susan.

Ormai è sera, il locale apre tra poche ore.

Cammina, da un quartiere all’altro, prendendo anche un paio di metropolitane. Arriva a Highgate e scende verso il centro. Non cammina, corre. Vuole arrivare. E’ tutto vestito di blu, pantaloni sportivi di cotone, camicia jeans e maglione.

E’ all’entrata. E’ dentro la sala.

C’è già un po’ di gente.

Eccola, è lei, parla con un’amica, seduta in un angolo. La guarda come inebetito.

RAPASCEET – Romanzo – V e VI Pillola

May 7, 2011 by  
Categoria: terza pagina

Lisérgico's Picture from Flickr.com

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Riprendiamo la pubblicazione del Romanzo, con la V e la VI pillola. Come ricordiamo è firmato da un saggista che in questo caso rimane anonimo.

Il Romanzo continua ad essere pubblicato a puntate, in pillole. Un editore importante è oltremodo accetto per la pubblicazione cartacea.

A tutti buona lettura.

normandilieto@gmail.com

V Parte

E’ a East Finchley, lungo una strada senza persone, solo case e qualche macchina, non sa cosa fare e decide per un pub appena aperto. Entra, ordina una birra rossa e si siede stanco e senza idee.

E’ arrivato a oltre metà giornata e non ha combinato nulla, ordina un’altra birra e uno scotch egg, mangia e beve senza pensare.

Un’altra birra, un’altra birra, un sandwich al prosciutto formaggio lattuga e cetrioli, una birra.

Esce dal pub, ha bevuto litri di birra e ha la testa pesante. Cerca un taxi e ritorna in albergo.

Accende la televisione e cerca un programma sportivo.

Un aereo affollato, le hostess distribuiscono il solito pasto plastificato, una ragazza abbronzata, con i capelli corvini occupa un posto su una fila da tre e gli altri posti sono vuoti. Un uomo si avvicina, l’abbraccia e si sdraia su di lei.

Un cavallo nero corre su un campo senza confini, un uomo lo rincorre senza speranza.

Una gruppo di uomini dalla pelle nera parlano intorno a un fuoco, uno di loro, con la pelle bianca e nera tira fuori da un sacco un strano strumento e suona una nenia, cantando in francese .

Una donna si spoglia davanti a un giovane nudo che beve una bevanda scura, lui la guarda senza parlare.

Un uomo scrive poesie sui muri di una casa, un altro legge ad alta voce una strana litania.

Tutti dormono dubbiosi.

Un’altra notte agitata, Paul si alza e guardandosi allo specchio si fissa nella mente un concetto preciso: “Non devo bere, perché mi fa stare male e alla mattina mi alzo rincoglionito”.

Ogni volta però ricade in tentazione e alla vista di birra, whisky e vino, nell’ordine, si dimentica tutto e diventa una similspugna.

Anche come bevitore è un senza patria.

Essendo nato a Londra ha come punto di riferimento la birra, il padre italiano gli ha trasmesso l’abitudine al vino, la lunga esperienza di lavoro a Parigi lo ha avvicinato ancora di più al vino, rosso in particolare e a cognac, armagnac, calvados. La significativa permanenza a New York e quella più breve a Boston lo hanno convertito a whisky e gin. Un uomo cocktail, senza la vocazione dell’alcolizzato, infatti Paul alla sua forma fisica ci tiene e trova sempre l’occasione per fare moto , camminare per chilometri e frequentare palestre.

Proprio in una palestra di Londra ha incontrato una donna che ha contato molto nella sua vita, Susan, una storia finita da tempo, durata nove anni.

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VI Parte

Lei era una ventenne o poco più con i capelli scuri lisci sulle spalle, non alta ma proporzionata, gambe bellissime, occhi da cocker, labbra carnose, seno contenuto e extra sodo, molto disponibile a far l’amore in qualsiasi momento della giornata e anche della nottata.

Paul e Susan hanno diviso anche un periodo di vita in comune, in una casetta nei pressi dei Kew Gardens, nella zona sud della capitale inglese.

Lei lavorava in una compagnia marittima, coniugando il suo carattere allegro con la predisposizione naturale al sesso e le due cose si alleavano in ore di grande godimento per entrambi. Poi preparavano cene modeste, ma succulente e qualche bella bevuta. Una donna che rimane impressa Susan, una donna difficile da dimenticare.

Un giorno se ne era andata, lasciando una lettera nella quale spiegava la sua voglia di avere un uomo meno volubile di Paul, più terreno, più legato alla realtà e magari capace di mettere insieme una famiglia o almeno una vera coppia.

I due non si erano più incontrati, anche se Paul ricorda sempre con piacere le gambe perfette di Susan che gli stringevano i fianchi mentre il suo culetto marmoreo si muoveva a ritmo di rodeo.

Bei momenti, vecchio mio, si diceva quando il vino o la birra stavano raggiungendo livelli di guardia.

Susan aveva anche una notevole passione per il ballo e per tutto ciò che veniva dai Paesi caldi, dall’Africa in particolare.

Spesso voleva andare a ballare in un locale vicino a Islington dove impazzava la musica africana e afrocaraibica. In quel locale c’era alla consolle un nero molto bello, Michel che Susan guardava con attenzione.

Di solito Paul odia il ballo e lo usa solo come esercizio fisico per sudare un po’, però ogni volta che entra nel locale di Michel sente uno strano senso di inquietudine, come se si fosse già trovato molti anni prima tra quelle mura e conoscesse la vita di tutti e, specificamente, la storia di tutti i frequentatori di pelle nera.

Una sera continuava a fissare una ragazzona nera, con seni della quinta misura, gran sedere alto e gambe che non finivano mai. A un certo punto si avvicina e attacca discorso, la ragazza risponde con un sorriso e gli chiede di offrirle un drink.

Paul ordina due gin tonic e tra una risata e un aneddoto ne bevono tre.

Lui è elettrizzato, quasi inebetito, parla guarda e a tratti accarezza la schiena nuda e muscolosa della giovane. Poi le accarezza il viso, con dolcezza come se la conoscesse da tempo, poi le gambe, mentre lei continua a conversare con simpatia.

Si baciano, un bacio lungo come la trasmissione di un messaggio che dura nel tempo.

Si abbracciano senza indugi. E’ agitatissimo, si sente tremare le mani come un ragazzino alla prima cotta, l’emozione lo fa balbettare, lei sorride ma sempre con simpatia e complicità.

Lui si alza, la prende per mano e si rende conto di essere superato in altezza di quasi dieci centimetri, la guarda e ammira questo corpo formoso e pieno, è eccitato e turbato nello stesso tempo.

Lei indossa un vestito beige con la schiena nuda, lungo alle caviglie con uno spacco laterale non profondo, il seno viene in avanti e immaginate voi ( … continua )


RAPASCEET – Romanzo – VII e VIII Pillola

May 7, 2011 by  
Categoria: terza pagina

Lisèrgico Picture from Flickr.com

Lisèrgico Picture from Flickr.com

Flipmagazine accoglie il nuovo Romanzo Rapasceet e ne presenta alcuni stralci, in pillole.

Un po’ per volta il Romanzo prende forma, in una sorta di anteprima, che l’autore concede in esclusiva al nostro giornale.

In attesa dell’editore, Flipmagazine ospiterà Rapasceet fino ad avvenuta pubblicazione del romanzo.

Per le case editrici interessate alla pubblicazione del Romanzo, potete contattare il Coordinatore Redazionale di Flipmagazine, Norman di Lieto al seguente indirizzo mail:

normandilieto@gmail.com

VII Pillola

Vanno a passo spedito nell’angolo più appartato e buio del locale, lei si appoggia alla parete, lo accarezza sul petto e con la mano destra gli abbassa la cerniera dei pantaloni kaki, lui l’abbraccia e si schiaccia su di lei accarezzandola ovunque. Alza il vestito sulle cosce nere e d’acciaio, appoggia le labbra sui seni, bacia e succhia quello che può, afferra con le mani aperte le natiche rotonde e sporgenti, abbassa il perizoma bianco, vorrebbe prenderla tutta in una mano, vorrebbe fare tutto, ma non va avanti, come bloccato da una mano invisibile.

In lontananza vede Susan che lo sta cercando, con imbarazzo si allontana e si fa trovare.

Paul è un uomo con sentimenti ondivaghi, ma con alcuni punti fermi come la lettura di qualsiasi tipo di libro, la pittura, le mostre d’arte, le donne come compagne con le quali trascorrere il tempo dell’amore e della vita quotidiana, i genitori.

Il padre è  morto senza soffrire, da vedovo, dopo essersi trasferito in Inghilterra in un villaggio vicino a Winchester, dove si trovano alcuni parenti della moglie..

La madre è morta alcuni anni fa e questo episodio rimane fisso nella memoria di Paul. Ogni tanto ritorna dal passato, come un momento presente.

In quel periodo era a Amsterdam per lavoro e viveva stabilmente a Milano, mentre i suoi genitori abitavano in Italia in un paese nel marchigiano.

Di ritorno da Amsterdam decide di fare rotta su Bologna, per proseguire e far una visita ai genitori.

Arrivato nei pressi della casa dei suoi, intuisce subito che è vuota, suo padre e sua madre sono fuori.

Nei giorni precedenti in Olanda, in un ristorante, una cameriera nera sulla cinquantina gli aveva detto cosa ci faceva a Amsterdam e che secondo lei era meglio che tornasse in Italia dai genitori.

Al fatto Paul aveva dato importanza uguale a zero.

Chiede notizie dei suoi alle case vicine, ma non trova subito informazioni, vaga per un po’ finchè una vecchietta lo avverte che sua madre è all’ospedale perché non si è sentita bene.

Si precipita dentro alla stanza e sua madre è distesa a letto con la faccia stanca, un colorito sbiadito e gli occhi un po’ persi.

“Mamma come stai, cosa è successo ?”

“Questa mattina quando mi sono alzata da letto mi sentivo stanchissima, sai proprio con le gambe a pezzi, come se mi avessero bastonata. Ho telefonato al medico e mi ha detto di farmi controllare qui in ospedale. Sono stanca, ma la tua visita mi mette un po’ di gioia”.

“Mamma non ti preoccupare, non ti stancare ora vedo se c’è Roberto il mio amico capo reparto e sento come va la situazione”.

Paul si precipita nel corridoio e cerca  Roberto, suo coetaneo, eccolo è nel suo studiolo.

“Roberto, ciao, hai visto mia madre è vostra ospite ?”

“Si Paul l’ho vista, mi sono informato con il collega che l’ha ricoverata e visitata. Tua madre ha l’aorta spezzata, parla e sembra normale, ma è più vicina alla morte che alla vita.”

“Non pensavo fosse in queste condizioni, io ero in Olanda e fino a poche settimane fa stava benone”.

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VIII Pillola

“Non c’entra nulla, il cuore fa spesso questi brutti scherzi. Purtroppo se non passa la notte, non ci sono speranze, anzi ti consiglio di stare in sala d’aspetto. Tra un paio d’ore spengono le luci e inizia la nottata, almeno se succede qualcosa sarai qui. Tranquillizza tuo padre, fallo andare a casa con una scusa e tu stai qui, cercherò di farti un po’ di compagnia se non ci saranno particolari urgenze”.

Paul va dal padre che se ne sta silenzioso in un angolo.

“Papà, è sicuramente meglio che tu vada a casa, ti prepari un piatto di minestra, ti bevi un goccio di vino, prendi una pastiglietta per dormire e te ne vai a letto. Io sto ancora un po’ qui con Roberto: Faccio compagnia alla mamma e poi vengo anch’io a casa e domani mattina facciamo colazione insieme. Nel frattempo mamma starà meglio”.

Convinto il padre a tornare a casa, ritorna nello studio dell’amico.

“Paul, ora ti devo lasciare solo, perché devo fare un giro di visite, puoi aspettare nella saletta in fondo al corridoio, se ti viene sonno c’è anche un divano, fatti pure un pisolino, se ci sono novità ti faccio avvisare, o vengo io direttamente, scusami ma devo andare”.

Paul rimane solo e va nella saletta, guardando il soffitto viene preso da un ricordo.

Sua madre, da bambino, era solita portarlo in un parco a giocare. Lei si sedeva su una panchina a leggere o sferruzzare colorate coperte patchwork, mentre lui da solo o con altri bambini giocava a nascondarello o a cannette, un gioco che consisteva nel lanciare frecce di cartone leggero con una rudimentale cerbottana. Ogni tanto arrivava un’amica della madre, o qualche nuovo amichetto. Le giornate erano molto simili una all’altra, tranne un giorno in cui accadde una cosa strana.

Paul e sua madre camminavano uno accanto all’altra guardando le vetrine dei negozi, all’improvviso sua madre si ricordò di dover comprare un mazzo di fiori per il compleanno di un’amica. D’improvviso attraversò la strada e una motocicletta non riuscendo a frenare li investì.

Per Paul fu un bello spavento, anche se entrambi riportarono solo piccole ferite.

Da quel giorno la madre divenne più cupa, in qualche modo il suo carattere cambiò, ogni tanto aveva momenti di tristezza inspiegabili

Quell’episodio alla fin fine insignificante ogni tanto diventava un chiodo fisso nella mente di Paul, come se quel banale incidente avesse ferito in maniera indelebile la già innata fragilità di sua madre.

“Paul, ti sei appisolato, ascolta”

La voce di Roberto.

“Sì , dimmi, scusa, sai un po’ di stanchezza”

“Tua mamma non ha superato la crisi. Non ha sofferto, in fondo”

“Ho capito, è mancata, è morta, posso vederla ?”

“Sì,  puoi vederla, vieni di là, ti lascio solo con lei”.


RAPASCEET – Romanzo – Prima e Seconda Pillola

April 5, 2011 by  
Categoria: terza pagina

Lisérgico's Picture from Flickr.com

Lisérgico's Picture from Flickr.com

Riprendiamo la pubblicazione del Romanzo. Come ricordiamo è firmato da un saggista che in questo caso rimane anonimo.

Il Romanzo verrà pubblicato a puntate, in pillole. Un editore importante è oltremodo accetto per la pubblicazione cartacea.

A tutti buona lettura.

normandilieto@gmail.com

Un aereo mezzo vuoto, le hostess si muovono senza affanno, in queste condizioni è facile avere un bicchiere di aranciata senza dover insistere.

Alta montagna, tanto verde intorno, un’aria che frizza e rinfresca la pelle, uno zaino pesante, scarponi comodi ai piedi, una gran forza nelle gambe e la voglia di andare lontano.

Arriva un ristorante senza pretese, la tovaglia è pulita, il vino rosso é molto bevibile, nel piatto verdura e carne con sapori decisi, tutto è adatto a far passare la fame.

Un bimbo con folti capelli ricci corre su un’aia, ride e insegue le galline che scappano spaventate. Il bimbo vede una donna anziana robusta e sorridente, prende un sassolino da terra e corre verso la vecchina.

Una nave viaggia tranquilla in mezzo a un mare quasi piatto. Dal ponte la vista è uniforme e varia nello stesso tempo, la nave sembra deserta solo cielo e mare come presenze mute.

Un treno ha appena attraversato una galleria. Una ragazza con i capelli lisci e castani entra nella toilette seguita da un giovane uomo, con i capelli ricci, chiude la porta, si alza l’abito azzurro e il ragazzo le accarezza le cosce piene, la bacia con foga, si abbracciano e a occhi chiusi si accoppiano.

Una sala piena di gente, tutti ascoltano con attenzione i conferenzieri che parlano di sport e alimentazione, poi c’è un ricco buffet, tutti mangiano come se non si nutrissero da anni, la fame sembra dilagare.

Un elefante, intorno gente con strani abiti colorati, tanta gente con facce poco allegre, tanto sole, caldo, odore acre di pelle lavata di rado. Tanta confusione, donne con occhi neri e fronte colorata, polvere da togliere il respiro.

Carta, penne che piovono dall’alto, vino che scorre sui muri, pane che si muove sui tavoli, donne che si muovono come se la musica le guidasse, uomini che guardano con stupore, rumore, tanto rumore, un rumore indefinibile.

Paul si sveglia con la schiena indolenzita, si guarda intorno, la stanza non è famigliare, anzi sembra quasi sconosciuta. Una stanza d’albergo con l’armadio, le sedie e la scrivania rivestite da scritte tratte da romanzi famosi.

Paul si alza, si versa un bicchiere d’acqua e mette a fuoco la realtà. E’ in un buon albergo di Londra, vicino a Leicester Square, la sera precedente ha partecipato a una cena giapponese, cibo ottimo e saké abbondante, poi un poker di flute di champagne bevuto senza rendersene conto avevano fatto nella sua testa e stomaco un vortice pericoloso che lo aveva fatto addormentare senza pensieri.

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Paul è un quarantenne apolide, vissuto per lunghi periodi in Gran Bretagna, Italia, Francia, Stati Uniti, un uomo robusto, sempre in movimento, né alto né basso, capelli esageratamente folti, forte come un mulo, colto e curioso, pieno di interessi, amante della pittura e del cinema, buongustaio di moderato appetito, vestito con apparente distrazione.

Nella sua vita non ha mai capito dove sia meglio stare e dove sia la sua provenienza reale.

Il padre, un italiano senza grandi slanci con poca voglia di stare con gli altri, la madre un’inglese dolce e taciturna, con gli occhi tristi e il senso della casa, come rifugio pulito e ordinato.

I suoi genitori sono state due presenze invisibili, li aveva visti con regolarità fino a vent’anni, poi aveva incominciato a girare il mondo, rivedendoli di tanto in tanto. Tutto senza grandi slanci, quasi come fossero tre estranei che ogni tanto si ritrovano.

Da piccolo, a scuola parlando con gli amici sentiva che gli altri genitori erano diversi, più presenti, sicuramente più noiosi e appiccicosi.

I suoi sembravano sempre avere mille cose per la testa, ma non le raccontavano, tutto rimaneva in quei corpi silenziosi, sempre un po’ appartati.

Paul nel corso della sua infanzia aveva sempre avuto la sensazione di non appartenere a quella coppia, di essere capitato lì per caso.

Aveva anche cercato di parlare con altri parenti, ma non esistevano nonne e nonni, tutti erano già morti, zii neanche a parlarne, insomma i suoi genitori erano due anime sole, iniziavano e finivano con loro, senza parenti e senza amici, soli, solitari, quasi senza storia.

Aveva cercato di conoscere altri parenti, ma dopo tanti tentativi andati a vuoto, si era rassegnato, la sua famiglia era lì, lui sua madre e suo padre, fine.

L’infanzia e gli anni della scuola elementare, inferiore e superiore erano passati senza grandi traumi e senza particolari slanci, tutto filava via tra un’esercitazione in aula, qualche bel voto e piccoli rimbrotti degli insegnanti. Un buon allievo, attento e volenteroso, di buona famiglia, senza ricchezze e senza che i suoi desideri rimanessero troppo delusi.

Gli altri avevano motociclette e macchine fin da ragazzini, lui aveva buoni libri e iscrizioni a circoli sportivi.

Un ragazzo soddisfatto, tutto sommato.

RAPASCEET – Romanzo – Terza e Quarta ( pillola )

April 5, 2011 by  
Categoria: terza pagina

Lisérgico's Picture from Flickr.com

Lisérgico's Picture from Flickr.com

Un po’ per volta il Romanzo prende forma, in una sorta di anteprima, che l’autore concede in esclusiva al nostro giornale.

In attesa dell’editore, Flipmagazine ospiterà Rapasceet fino ad avvenuta pubblicazione del romanzo.

Per le case editrici interessate alla pubblicazione del Romanzo, potete contattare il Coordinatore Redazionale di Flipmagazine, Norman di Lieto al seguente indirizzo mail:

normandilieto@gmail.com

III Parte

Paul si alza da letto apre una bottiglia di acqua minerale e con ardore vuota un paio di bicchieri, ha una sete tremenda, ne beve un terzo e poi una bella doccia e di corsa a far colazione

Ritorna in camera, e in pochi secondi ha indossato un paio di pantaloni blu e una giacca chiara, è ottobre e in città l’aria è già pungente.

Una bella passeggiata a Bond Street per riordinare le idee, guardare le vetrine mai banali, con vestiti dai colori un po’ impossibili, Londra è così, colorata e stravagante, ma aiuta a capire tante cose, in mezzo alle sue diversità.

Sono le 10 di un mattino abbastanza chiaro, Paul avrebbe tante cose da fare, negli ultimi anni ha vissuto a lungo a Roma e a Milano, poi è ritornato volentieri a Londra la città dove è nato e dove trova una  quotidianità che dalle altre parti è più difficile. Anche la lingua è più famigliare, le facce della gente, certe incongruenze di vita , la varietà dei popoli, della pelle.

Paul fin da ragazzino ha sempre avuto un debole per le donne, per i corpi e i cervelli, per quell’insieme di assurdo e realtà che ha caratterizzato il suo orizzonte femminile. Ha frequentato un buon numero di donne, ma lo ha fatto con impegno, amando con il corpo e la testa donne diverse, alte e snelle, piccole e sempre snelle, di solito con i capelli lunghi.

Le ha spogliate ed esplorate con ardore e stupore, con curiosità, si è lasciato andare alla loro voglia di lui. Ha fatto l’amore con dolcezza sui letti, ma ha anche scopato sui divani, in piedi dove capitava, con gioia e convinzione.

Negli Strand non c’è grande animazione, un venditore di hot dog  cerca di piazzare la sua merce, ma non viene ascoltato.

Paul ha voglia di camminare, va a passo svelto, come se corresse dietro a qualcuno, come se corresse dietro a un altro Paul uguale a lui, ma che in realtà è un’altra persona.

Cammina e pensa, ha sempre lavorato con slancio nel commercio, grazie alla conoscenza di inglese, francese, spagnolo e italiano ha venduto prodotti per tante aziende in giro per il mondo.

Non si è mai stufato di vendere, anche perché ha saputo cambiare genere e prodotti con grande velocità. In questo periodo vende abbigliamento maschile elegante e sportivo e gli piace tanto, anche perché prova sulla propria pelle novità e idee improvvise.

Si trova a Londra per un lavoro con  la catena Selfridge’s e si diverte a provare maglioni e pantaloni dalla forme più diverse.

Stamattina non ha voglia di andare a far visita a nessun grande magazzino e continua a girare come se sperasse di incontrare chissà chi.

———————————————————————————————————————-

IV Parte

A Londra ha l’abitudine di vedere Helen, una mora alta con grossi capelli lunghi sulle le spalle, con la pelle scura, una trentenne con un corpo di marmo che lo fa reagire appena le posa una mano su un fianco.

Una chiacchierona, di compagnia, che ha conosciuto cinque anni fa e che vede di rado ma che ricorda sempre con solletico…

Ha voglia di Helen, all’improvviso, cerca un telefono, la chiama, è improvvisamente più sveglio e attento.

“Hallo, sono io, sono in casa per altre tre ore, prendi la metropolitana, ti aspetto”

Paul sembra preso da una frenesia improvvisa, non ha voglia di lavorare, è nella sua città, dove però non abita più da tempo, sta andando verso un’amica che vede di rado, ha voglia del suo corpo scuro. Infila la metropolitana e arriva a casa di Helen.

“Sono qui e ti trovo bellissima, mi ricordo sempre di te che non  fai mai domande, offrimi un tè  con poco latte”

“E’ pronto in un secondo. Cosa fai in città, lavoro o altro?

“Lavoro e ho voglia di capire, di trovare di scoprire, non so bene cosa, ma da qualche mese non sono più sicuro di niente, pensa mi sono anche messo a bere più vino e altre cose, così per distrarmi da strani pensieri. Da quando sono morti mio padre e mia madre mi sembra di dover cercare dove sono stato, dove ho vissuto, dove sono i parenti che non ho mai conosciuto, dove vivrò negli anni prossimi. Ultimamente non ho più letto un libro, non ho più visto un film, non ho legami fissi, penso a mia madre, faccio una vita di merda”.

“Paul non ti ho mai visto così, quando ci siamo conosciuti mi hai detto che le nostre forze potevano muovere le nostre vite, mi hai chiesto di fermarmi, mi hai detto che sono la tua sorgente che zampilla, un sacco di stronzate, ma mi sei piaciuto per la tua voglia di non essere uno preciso.”

“E’ così, sono sempre stato un po’ visionario, tu sei un po’ fontana”.

Paul si avvicina a Helen che indossa una gonna di velluto beige appena sopra il ginocchio, una maglia di lana nera e calze scure, il suo seno a punta sembra voler comandare.

Paul inizia a leccarla ovunque, sui vestiti e sulla pelle, come se avesse in mano un gelato immenso, la spoglia, le toglie reggiseno e slip neri , si spoglia, continua a leccarla. Lei lascia fare quasi passiva, poi si mette a cavalcioni  e inizia a guidarlo, con la forza del suo corpo duro.

Paul urla senza pensare e per un istante non capisce  da dove viene chi è, dove ha avuto inizio la sua vita.

RAPASCEET – Romanzo – IX Pillola

March 3, 2011 by  
Categoria: terza pagina

Lisérgico's Picture from Flickr.com

Lisérgico's Picture from Flickr.com

Riprendiamo la pubblicazione del Romanzo, con la IX pillola. Come ricordiamo è firmato da un saggista che in questo caso rimane anonimo.

Il Romanzo continua ad essere pubblicato a puntate, in pillole. Un editore importante è oltremodo accetto per la pubblicazione cartacea.

A tutti buona lettura.

normandilieto@gmail.com

IX PARTE

Eccola, stesa su un lettino, gli occhi chiusi, ancora calda, con la bocca semiaperta e l’espressione tranquilla. Paul le bacia la fronte, le prende una mano, avvicina il viso, lo appoggia su quello della madre, come per riscaldarlo, come se volesse riportarlo in vita.

“Sai, ti ho amata tanto, ti ho pensata tanto quando ero lontano, quando andavo in giro per il mondo a fare le mie cose. E’ difficile spiegarti perché ho sempre avuto questa smania, questa voglia di cercare, di esplorare la vita come se fosse una giungla intricata. Sai in realtà ho sempre voluto farvi sentire fieri di me, te e papà. Ho sempre voluto dimostrarvi di sapermela cavare da solo, grazie anche a tutto quello che mi avevate insegnato e trasmesso. Sai, io oggi sono arrivato qui anche perché volevo dirti che sono stufo, a volte, di girare come una trottola da un posto all’altro, senza meta, però poi anche se dico così mi passa tutto e rincomincio a partire. Madre, mi ricordo quando mi preparavi l’insalata di pomodori insieme a quel formaggio duro che compravi in collina. Mi ricordo la tua frittata di patate e la crostata con la marmellata di arance e quella con le mele. Mamma ho voglia di urlare, soffro come un animale ferito, un cane bastonato, un passero senza un’ala, ti rendi conto che ti ho vista solo per pochi minuti, il tempo di salutarti e sei andata via. Forse non ne potevi più della vita, dei silenzi di papà della sua voglia di non fare, delle giornate sempre uguali, alzarsi, vestirsi, guardare fuori della finestra, dormire. Bye mummy, riposa serena”.

Le ore successive alla morte sono state un susseguirsi di dolore e dolore, una ferita mai cancellata.

Un problema dare la notizia al padre. Entra in casa, suo padre sta dormendo, lo sente e gli chiede:”La mamma?”. “Papà, daddy, la mamma non ce l’ha fatta. Non ha sofferto. E’ mancata in maniera serena”. Lui piange, con scossoni alle spalle. Paul lo abbraccia, forte, forte. “Non piangere papà, ci sono io, per te, per noi.

Una mattina mentre sistema un cassetto dove la madre usava custodire piccoli ricordi, trova una lettera a lui indirizzata che nell’ultima parte contiene queste parole:

- Sono sempre stata fiera del tuo spirito libero, sei sempre stato così differente dai figli delle mie amiche, noiosi, prevedibili, troppo seri. Tu invece, con la tua fantasia, hai riempito anche le mie giornate, tramite i tuoi viaggi ho viaggiato anch’io. Ti stimo e ti ho stimato, però ogni volta che sei partito mi hai lasciato un gran vuoto, non te l’ho mai detto e forse non riuscirò neanche a dirtelo con questa lettera, perché non avrò il coraggio di spedirtela. Ho sofferto ogni volta, però poi ho sempre pensato che tu eri felice così e anch’io ero un po’ felice. (… continua )

RAPASCEET – Romanzo – X Pillola

March 3, 2011 by  
Categoria: terza pagina

Lisérgico's Picture from Flickr.com

Lisérgico's Picture from Flickr.com

Flipmagazine accoglie il nuovo Romanzo Rapasceet e ne presenta alcuni stralci, in pillole.

Un po’ per volta il Romanzo prende forma, in una sorta di anteprima, che l’autore concede in esclusiva al nostro giornale.

In attesa dell’editore, Flipmagazine ospiterà Rapasceet fino ad avvenuta pubblicazione del romanzo.

Per le case editrici interessate alla pubblicazione del Romanzo, potete contattare il Coordinatore Redazionale di Flipmagazine, Norman di Lieto al seguente indirizzo mail:

normandilieto@gmail.com

X PILLOLA

Paul ha fame, entra in un ristorante indiano, ordina un pollo tandoori con contorno di verdure allo yogurt, una bottiglia di vino rosso. Mangia con voracità e beve tutto il vino, esce sazio e con la testa piena della ragazza nera, ha saputo che si chiama Mughilla, conosciuta nel locale preferito da Susan.

Ormai è sera, il locale apre tra poche ore.

Cammina, da un quartiere all’altro, prendendo anche un paio di metropolitane. Arriva a Highgate e scende verso il centro. Non cammina, corre. Vuole arrivare. E’ tutto vestito di blu, pantaloni sportivi di cotone, camicia jeans e maglione.

E’ all’entrata. E’ dentro la sala.

C’è già un po’ di gente.

Eccola, è lei, parla con un’amica, seduta in un angolo. La guarda come inebetito.

RAPASCEET – Romanzo – Terza e Quarta Pillola

February 20, 2011 by  
Categoria: terza pagina

Lisèrgico's Picture from Flickr.com

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Un po’ per volta il Romanzo prende forma, in una sorta di anteprima, che l’autore concede in esclusiva al nostro giornale.

In attesa dell’editore, Flipmagazine ospiterà Rapasceet fino ad avvenuta pubblicazione del romanzo.

Per le case editrici interessate alla pubblicazione del Romanzo, potete contattare il Coordinatore Redazionale di Flipmagazine, Norman di Lieto al seguente indirizzo mail:

normandilieto@gmail.com

III Parte

Paul si alza da letto apre una bottiglia di acqua minerale e con ardore vuota un paio di bicchieri, ha una sete tremenda, ne beve un terzo e poi una bella doccia e di corsa a far colazione

Ritorna in camera, e in pochi secondi ha indossato un paio di pantaloni blu e una giacca chiara, è ottobre e in città l’aria è già pungente.

Una bella passeggiata a Bond Street per riordinare le idee, guardare le vetrine mai banali, con vestiti dai colori un po’ impossibili, Londra è così, colorata e stravagante, ma aiuta a capire tante cose, in mezzo alle sue diversità.

Sono le 10 di un mattino abbastanza chiaro, Paul avrebbe tante cose da fare, negli ultimi anni ha vissuto a lungo a Roma e a Milano, poi è ritornato volentieri a Londra la città dove è nato e dove trova una  quotidianità che dalle altre parti è più difficile. Anche la lingua è più famigliare, le facce della gente, certe incongruenze di vita , la varietà dei popoli, della pelle.

Paul fin da ragazzino ha sempre avuto un debole per le donne, per i corpi e i cervelli, per quell’insieme di assurdo e realtà che ha caratterizzato il suo orizzonte femminile. Ha frequentato un buon numero di donne, ma lo ha fatto con impegno, amando con il corpo e la testa donne diverse, alte e snelle, piccole e sempre snelle, di solito con i capelli lunghi.

Le ha spogliate ed esplorate con ardore e stupore, con curiosità, si è lasciato andare alla loro voglia di lui. Ha fatto l’amore con dolcezza sui letti, ma ha anche scopato sui divani, in piedi dove capitava, con gioia e convinzione.

Negli Strand non c’è grande animazione, un venditore di hot dog  cerca di piazzare la sua merce, ma non viene ascoltato.

Paul ha voglia di camminare, va a passo svelto, come se corresse dietro a qualcuno, come se corresse dietro a un altro Paul uguale a lui, ma che in realtà è un’altra persona.

Cammina e pensa, ha sempre lavorato con slancio nel commercio, grazie alla conoscenza di inglese, francese, spagnolo e italiano ha venduto prodotti per tante aziende in giro per il mondo.

Non si è mai stufato di vendere, anche perché ha saputo cambiare genere e prodotti con grande velocità. In questo periodo vende abbigliamento maschile elegante e sportivo e gli piace tanto, anche perché prova sulla propria pelle novità e idee improvvise.

Si trova a Londra per un lavoro con  la catena Selfridge’s e si diverte a provare maglioni e pantaloni dalla forme più diverse.

Stamattina non ha voglia di andare a far visita a nessun grande magazzino e continua a girare come se sperasse di incontrare chissà chi.

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IV Parte

A Londra ha l’abitudine di vedere Helen, una mora alta con grossi capelli lunghi sulle le spalle, con la pelle scura, una trentenne con un corpo di marmo che lo fa reagire appena le posa una mano su un fianco.

Una chiacchierona, di compagnia, che ha conosciuto cinque anni fa e che vede di rado ma che ricorda sempre con solletico…

Ha voglia di Helen, all’improvviso, cerca un telefono, la chiama, è improvvisamente più sveglio e attento.

“Hallo, sono io, sono in casa per altre tre ore, prendi la metropolitana, ti aspetto”

Paul sembra preso da una frenesia improvvisa, non ha voglia di lavorare, è nella sua città, dove però non abita più da tempo, sta andando verso un’amica che vede di rado, ha voglia del suo corpo scuro. Infila la metropolitana e arriva a casa di Helen.

“Sono qui e ti trovo bellissima, mi ricordo sempre di te che non  fai mai domande, offrimi un tè  con poco latte”

“E’ pronto in un secondo. Cosa fai in città, lavoro o altro?

“Lavoro e ho voglia di capire, di trovare di scoprire, non so bene cosa, ma da qualche mese non sono più sicuro di niente, pensa mi sono anche messo a bere più vino e altre cose, così per distrarmi da strani pensieri. Da quando sono morti mio padre e mia madre mi sembra di dover cercare dove sono stato, dove ho vissuto, dove sono i parenti che non ho mai conosciuto, dove vivrò negli anni prossimi. Ultimamente non ho più letto un libro, non ho più visto un film, non ho legami fissi, penso a mia madre, faccio una vita di merda”.

“Paul non ti ho mai visto così, quando ci siamo conosciuti mi hai detto che le nostre forze potevano muovere le nostre vite, mi hai chiesto di fermarmi, mi hai detto che sono la tua sorgente che zampilla, un sacco di stronzate, ma mi sei piaciuto per la tua voglia di non essere uno preciso.”

“E’ così, sono sempre stato un po’ visionario, tu sei un po’ fontana”.

Paul si avvicina a Helen che indossa una gonna di velluto beige appena sopra il ginocchio, una maglia di lana nera e calze scure, il suo seno a punta sembra voler comandare.

Paul inizia a leccarla ovunque, sui vestiti e sulla pelle, come se avesse in mano un gelato immenso, la spoglia, le toglie reggiseno e slip neri , si spoglia, continua a leccarla. Lei lascia fare quasi passiva, poi si mette a cavalcioni  e inizia a guidarlo, con la forza del suo corpo duro.

Paul urla senza pensare e per un istante non capisce  da dove viene chi è, dove ha avuto inizio la sua vita.

(…continua )

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