Fondato e diretto da Mauro Pecchenino

In un modo o nell’altro si diventa grandi

November 27, 2011 by  
Categoria: cosa bolle in pentola

sean-penn

nr 7375′s Picture from Flickr.com

Guess that this must be the place I can’t tell one from another

Did I find you, or you find me?

There was a time before we were born

if someone asks, this where I’ll be…where I’ll be.

This must be the placeTalking Heads

In fondo, se ne è parlato poco. Ma secondo noi merita di ritornarci sopra.

“This must be the place” è l’ultimo lavoro di Paolo Sorrentino, regista napoletano, classe 1970. Il film racconta le vicende di Cheyenne un ex rocker ormai in pensione, che dopo la morte del padre, con il quale non ha contatti da anni, parte per un viaggio negli Stati Uniti. Scopo del viaggio è quello di ritrovare un criminale nazista, del quale il padre stesso pare fosse ossessionato, a causa di un’umiliazione subita in un campo di concentramento durante l’Olocausto. Ma la tragedia della Shoah, fa solo da sfondo a questo film significativo che pare non voglia raccontare in realtà nessuna grande storia, ma solo tante piccole vicende, fatte di volti e splendidi personaggi. Cheyenne in verità sa poco e nulla dell’Olocausto e a dichiararlo è lui stesso, ciò che cerca è solo la vendetta, un regolamento di conti. Il protagonista interpretato da un grandissimo Sean Penn, reso quasi irriconoscibile dal pesante trucco, vive in una enorme casa a Dublino, con tanto di piscina senz’acqua, che utilizza solo per giocare a squash con la moglie Jane. Il trucco e il look di Cheyenne ricordano il cantante e leader del gruppo “The Cure”, Robert Smith, al quale lo stesso Sorrentino ha dichiarato di essersi ispirato. Cheyenne è una specie di bambino mai cresciuto, che continua a mascherarsi e a travestirsi da rockstar nonostante l’età. Un po’ depresso e un po’ malinconico , cerca sempre, in tutti i modi, di non farsi riconoscere dai suoi fan. Ogni volta che esce di casa si porta dietro un trolley da viaggio, una specie di appendice di se stesso, come di un qualcosa da cui non riesce a liberarsi, come di un peso fatto di paure e questioni mai risolte. Il film può essere considerato a tutti gli effetti un romanzo di formazione, poichè narra proprio di un percorso di crescita, con l’unica particolarità che il protagonista qui non è un ragazzino, come vuole il genere, ma è un uomo già grande, fin troppo. Con questa sua ultima opera Sorrentino si è molto allontanato dall’ambientazione napoletana de “L’uomo in più”, il suo film d’esordio. In quest’ultimo si narravano le vicende di Tony Pisapia cantante neomelodico napoletano che un tempo, proprio come Cheyenne, aveva avuto un successo travolgente, ormai anche lui in declino. Ma sembra quasi che la figura di Cheyenne in qualche modo vada a completare il personaggio di Tony. Cheyenne così candido, innocente, così ingenuo è l’opposto di Tony: cinico, strafottente e arrogante. Tony Pisapia è un adulto in un mondo adulto, Cheyenne è un bambino anche lui però in un mondo adulto e in un corpo adulto. Cheyenne riuscirà a trovare il criminale nazista e a compiere la sua vendetta, dopodiché riuscirà anche a crescere, togliendosi la maschera e lasciando a casa il trolley. Perché è questo, alla fine, che insegnano tutti i romanzi di formazione: che prima o poi, in un modo o nell’altro si diventa grandi.

Paola Tudino

Quando bar e arte si fondono..

November 27, 2011 by  
Categoria: cosa bolle in pentola

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Ogni città accoglie turisti, chi entra e chi esce quotidianamente per lavoro o studio e coccola i propri cittadini proponendo attrazioni e momenti di incontro.

Solitamente le abitudini e il passaparola portano le persone a fermarsi  al primo bagliore, al primo evento, alla prima strada o al primo locale.. e magari è il più conosciuto!
A seguire, sempre più spesso, si assiste ad affermazioni come “in centro non c’è niente!” oppure “c’è sempre il solito!”.

In questi momenti è necessario dare spazio alla propria curiosità: una città, infatti, non è solo piazze e i viali principali ma è anche fatta di vicoli e piccole viuzze. Questi sono luoghi che nascondo qualcosa di magico!

Reggio Emilia è un po’ così: fuori, piena di locali situati in ogni angolo e in ogni viale e magica al suo interno.

Infatti ogni viuzza nasconde piccole boutique, botteghe d’altri tempi, antichi ristorantini. Inoltre non mancano, nei dintorni, i ristoranti più moderni in cui è possibile gustare delicate prelibatezze accompagnate da un calice di buon vino!

Da circa un mese, all’angolo di Via Battaglione Toscano, è possibile trovare Caffè ART E’ ma non limitatevi a chiamarlo bar!

Infatti ART E’ è uno spazio culturale in cui è possibile ammirare, anche, esposizioni visive.
Il locale, realizzato all’interno del Palazzo dei Teatri, accoglie i clienti proponendo un ampia scelta di pasticceria per le colazioni, cioccolatini e dolciumi, calici di ottimo vino e aperitivi oltre alla professionalità e cordialità dello staff.

Fra ombre, luci e trasparenze il locale gioca la sua carta ovvero l’imperativo del “entra, mettiti comodo e gusta in tutta tranquillità lo spettacolo” come accade durante le visite alle mostre.

Lo spettacolo è anticipato al primo piano ed ampliamente riportato nel piano inferiore. Ambiente in cui i clienti si trasformano in visitatori. Infatti, qui, l’atmosfera rappresenta una chiave di lettura molto importante e, ancora una volta, da padrone sono il gioco di luci, ombre e trasparenze che esaltano la bellezza delle opere esposte.

Se per caso, per lavoro, per studio oppure per il divertimento passate per Reggio Emilia fermatevi…. in questo angolo, dove tutti i sensi possono trovare il piacere di incontrarsi e sentirsi appagati.

Elena Mazzali

La novità Artespressione e Dimitris Koukos

November 23, 2011 by  
Categoria: cosa bolle in pentola

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Artespressione’s  Picture

In un vicolo insolito e fascinoso nel cuore della metropoli milanese, frenetica e rumorosa, un nuovo e insolito spazio d’arte contemporanea invita e accoglie i passanti ad avvicinarsi ad espressioni artistiche inedite.

Artespressione ideato due anni fa da Paula Nora Seegy, appassionata di viaggi e arte, è stato inaugurato con una “nuova veste” lo scorso Ottobre.

Con la collaborazione di Matteo Pacini che ha curato la mostra, è nata ANTEPRIMA, una non banale collettiva di artisti nazionali e internazionali che voleva essere l’assaggio di un ricco programma di eventi.

Il nuovo appuntamento ha per protagonista l’inaugurazione della prima esposizione monografica, dedicata all’artista Dimitris Koukos.

Di origine greca, comincia ad entrare in contatto con il mondo dell’arte sin dalla tenera età. Il percorso formativo e i suoi viaggi, nel tempo, hanno sempre più delineato il suo linguaggio artistico. Presente con le sue opere in collezioni pubbliche e private tra l’Europa e gli Stati Uniti, è stato definito “l’astrattista del paesaggio”.

Koukos, infatti, propone con i suoi lavori un binomio davvero singolare. I colori decisi e le pennellate cariche di energia su tele di grandi e piccole dimensioni, definiscono immagini, di primo acchito, non riconoscibili allo spettatore che ne rimane, però, ipnotizzato per la forza e l’intensità. Soffermandosi, ci si avvicina inevitabilmente all’interpretazione che l’artista, con i suoi quadri, dà ai paesaggi della sua terra, ai luoghi frequentati e alle persone che hanno segnato il suo percorso di vita, creando un intreccio magico tra l’astrattismo puro e l’arte figurativa.

Il paesaggio dell’anima, il titolo della personale interamente dedicata al maestro greco, per la prima volta in Italia, è visitabile fino al 29 Dicembre.

Eleonora Dafne Arnese

I put a spell on you

November 23, 2011 by  
Categoria: world wide

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Parigi

In tutto il mondo e anche in Italia è on air uno spot televisivo che fa venire i brividi.

Il prodotto protagonista della comunicazione è un profumo di Dior, Hypnotic Poison e cattura l’attenzione in maniera spasmodica grazie a due fattori: la canzone guida e l’attrice protagonista.

Andiamo con ordine.

La colonna sonora si intitola “I put a spell on you”, è un pezzo della metà degli anni cinquanta ed è una canzone d’amore eterna, totale, scarnificante, violenta, che sa di letto, di amore lento, saliva, baci e carezze. L’ha lanciata in tutto il mondo Screamin Jay Hawkins, un cantante, attore, musicista nero, americano di Cleveland, con una voce che spacca i lampadari, istrione, magico, irripetibile. Poi l’hanno interpretata tanti grandi della musica mondiale: da Nina Simone, l’irripetibile voce black che fa arrossire e vergognare una pur bella voce come quella di Mina, per esempio. La Simone è la voce dello spot. Poi l’hanno eseguita in modo magnifico anche i Credence Clearwater Revival ( quelli di Proud Mary) e il più loffio Marilyn Manson.

La protagonista è una bellezza unica e, da notizie di amici giornalisti francesi, che la conoscono bene, è anche una donna intelligente e simpatica. Si chiama Mélanie Laurent, ha magnifici e paralizzanti occhi verdi, è attrice e cantante. Come la maggior parte delle bellezze parigine toglie il fiato per una miscela di sesso, eleganza e fascino primordiale. E’ stata la madrina dell’ultimo Festival di Cannes e la protagonista , solo per citare due titoli internazionali, di Inglourious Basterds di Tarantino e Le Concert di Mihaileanu. Canta con una voce melodiosa, tipica, made in France. Val la pena di vedere questo spot , perché in pochi secondi rappresenta la summa della immortale musica mondiale, della bellezza femminile e del saper comunicare.

Il profumo, il prodotto conta poco o nulla, in questi casi.

Mauro Pecchenino

Massimo Giuntini: da Arezzo all’Irlanda

November 22, 2011 by  
Categoria: world wide

microfono

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Incontriamo Massimo Giuntini, strumentista italiano che ha ormai raggiunto fama internazionale grazie al suo talento nell’unire l’antico e il moderno, il remoto e il presente, dal punto di vista tanto della musica tout court, quanto della strumentazione. Appassionato delle sonorità tradizionali (irlandesi, ma non solo), Giuntini ha visto i propri natali musicali nelle atmosfere evocative del progressive rock anni Settanta. Un’esperienza la cui impronta lo ha mai abbandonato nella sua formazione, se si va ad esplorare la sua storia artistica. Ricordato da molti per la militanza nei “combat folksters” Modena City Ramblers, da diversi anni Massimo Giuntini ha intrapreso un percorso di esplorazione personale dei suoni antichi e della loro applicazione in ambiti musicali contemporanei – molte ed eterogenee sono le collaborazioni artistiche che può vantare, tra le quali si incontrano nomi come Vinicio Capossela e Paola Turci. A questo meticoloso lavoro di (ri) costruzione musicale non sono mancati i riconoscimenti a livello extra-nazionale e finanche extra-continentale: su tutte va probabilmente ricordata la partecipazione alla colonna sonora del film di Martin Scorsese “Gangs Of New York”.

In un panorama in cui si fa arduo comprendere le future evoluzioni della più precisa delle arti (per dirla alla Guy de Maupassant) siamo andati ad indagare quali potenzialità ha la “carta” del traditional.

La sua carriera sembra aver sempre seguito due binari tra loro paralleli: la ricerca musicale da un lato, la ricerca più prettamente legata agli strumenti dall’altro. In che modo convivono queste due dimensioni? Ci sono dei fattori che fanno prevalere l’una piuttosto che l’altra?

Sono tutte fasi che si succedono: ovviamente all’inizio giocoforza mi sono dovuto concentrare sull’aspetto della ricerca sullo strumento, visto che prima lo dovevo imparare; parlo specialmente della uilleann pipe che non è esattamente immediata come comprensione. Poi via via è capitato di sentire influenze nuove, artisti diversi, che suonavano strumenti diversi perché provenienti da diverse aree geografiche o appartenenti a diversi ambiti, ed allora la ricerca musicale prendeva il sopravvento…Adesso non saprei, non credo ci siano fattori che fanno prevalere una cosa o l’altra, dipende più dal momento che altro.

La sua proposta musicale è per più di un motivo peculiare. Nella sua opinione e nelle sue prospettive, il percorso che lei sta seguendo è incentrato sulla riproposizione nell’era odierna di sonorità antiche o piuttosto sul dare a tali sonorità una possibilità di evoluzione futura?

Secondo me una cosa non esclude l’altra, anzi. L’idea iniziale era quella di rendere fruibile questo tipo di sonorità anche a chi non aveva mai sentito niente del genere, e per fare questo la strada da seguire era quella di arrangiare il tutto in una maniera, per così dire, familiare all’ascoltatore medio. Questa cosa automaticamente potrebbe (il condizionale è d’obbligo) costituire una evoluzione per certe sonorità, ma di sicuro non sono stato certo io ad inventare niente: gente come Davy Spillane o Donal Lunny avevano già reso un servizio infinitamente superiore al mio in tal senso.

Un aspetto interessante della sua musica è scoprire quale tipo di ascoltatori attira: lei che idea si è fatto della composizione e delle caratteristiche del suo pubblico?

Credo sia un pubblico molto vario: ci sono i giovani che amano i Modena City Ramblers e mi rispettano per il mio passato in quella band; ci sono quelli che amano la musica celtica, quindi persone – musicisti soprattutto – di ogni età; ci sono persone che sono partite conoscendomi dai Modena e ora preferiscono quello che faccio adesso, quindi sono un po’ meno giovani (esattamente come lo sono io, ah ah…) . Del resto la speranza di ogni musicista è quella di attirare gente di ogni tipo, essere trasversale rispetto ai gusti delle persone, giovani o meno giovani che siano, quindi non posso che essere contento.

Enrico De Zottis

Cézanne, un genio da riscoprire

November 22, 2011 by  
Categoria: cosa bolle in pentola

cezanne

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Che il genio di Cézanne abbia segnato la storia della pittura moderna non v’è alcun dubbio. La sua arte, del tutto innovativa per l’epoca, non voleva riprodurre la natura ma semmai partire da essa e dalle forme geometriche che la costituiscono per costruire una realtà autonoma rispetto al modello e dominata da logiche interne assolutamente autosufficienti. La sua pittura, così marcatamente riconoscibile, ha condizionato fortemente la nascita di movimenti successivi quali Surrealismo e Cubismo. Pittori come Matisse e Picasso ne hanno giustamente riconosciuto il valore a posteriori. Le sue opere sono esposte nei principali musei del Mondo, tra cui il Musée d’Orsay di Parigi e la Tate Modern di Londra, e sono state prestate all’Italia per essere esposte fino al 26 febbraio a Milano nella sede di Palazzo Reale.

Il percorso della mostra è articolato secondo un ordine cronologico e ripercorre le principali tappe che hanno segnato la vita dell’artista, le persone che ha incontrato e le vicende che lo hanno riguardato. Il tutto ambientato nei luoghi in cui ha soggiornato, con un particolare riguardo per la sua città natale Aix-en-Provence. 40 tele accompagnano il visitatore nella riscoperta dell’artista, a partire dai primi lavori risalenti agli anni impressionisti per arrivare ai celebri ritratti di figure umane, amici e familiari, che già sottolineano il suo distacco dalla corrente che vide i natali nel 1874 presso lo studio di Nadar. Si prosegue quindi con le famose nature morte, lavori in cui Cézanne porta ai suoi massimi la sua ricerca artistica di essenzialità e di sintesi tra colore e volume, per concludere infine con gli ultimi straordinari dipinti realizzati agli inizi del Novecento.

Tra le opere esposte spicca il celebre Tavolo da cucina, tela in cui si nota la ricerca di un’armonia parallela in cui gli elementi raffigurati non valgono come copia del vero ma sono appunto un “pretesto” per realizzare un’immagine che presenta al suo interno tutti gli elementi di equilibrio per funzionare da sola. Altra opera di rilievo è I ladri e l’asino in cui risalta la costruzione plastico – architettonica dell’immagine, perfettamente supportata dall’uso ponderato del colore. Le figure umane, così come i dettagli del paesaggio, sono qui puro astrattismo di forme e colori.

Cézanne fu una figura particolare. Egli consacrò la propria esistenza alla ricerca pittorica al punto da riuscire ad accreditarsi come un grande maestro e a dare un senso nuovo all’intero corso dell’arte moderna. Ecco perché oggi occorre riscoprirlo.

Barbara Pellegrini

ATM: lasciate ogni speranza, o voi ch’entrate

November 22, 2011 by  
Categoria: attualità

atm

Andrea Nanni’s Picture from Flickr.com

Gli utilizzatori dell’Atm se ne saranno accorti, i prezzi dei mezzi pubblici milanesi sono aumentati. E non di poco. Ancora non tocchiamo i livelli di Londra è vero, ma neppure ci avviciniamo allo standard del servizio inglese che offre una prestazione di cui difficilmente ci si può lamentare per efficienza e copertura. In compenso la nostra rete metropolitana e le nostre linee di superficie fanno a gara per ostacolare gli spostamenti dei pendolari, quasi come se sulla fiancata di metallo, accanto al logo Atm, ci fosse scritto Lasciate ogni speranza, o voi ch’entrate.

Qualcuno potrebbe ribattere che Milano è una delle poche città che perlomeno offre questo servizio e che, con tutti i problemi che possono esistere, il suo lavoro comunque lo fa. Ebbene, lungi da noi lamentarci a sproposito! La nostra vuole essere una semplice osservazione per cui una città grande e importante come il capoluogo lombardo, in cui si affollano milioni di turisti e lavoratori tutti i giorni dell’anno, dovrebbe poter rappresentare l’efficienza italiana innanzitutto con la propria rete di mezzi pubblici e non boccheggiare, incapace di reggere il ritmo e le esigenze dei viaggiatori.

E questo è evidente soprattutto per chi proviene da fuori Milano, dalla cosiddetta area extraurbana. Muovendosi solo all’interno ci si potrebbe non accorgere dei disguidi poiché la sopravvivenza, più o meno (a onor del vero: meno che più), qui è assicurata. Tutto questo cambia, invece, se si mette il naso oltre l’ultima fermata urbana e va di male in peggio se si ha la sfrontatezza di voler arrivare fino al capolinea. Chi scrive vive al di là del limite urbano della linea verde, direzione Gessate, e per esperienza possiamo affermare che voler prendere la metro o voler tornare a casa nei giusti tempi e senza soffrire le pene dell’inferno è per noi, spesso, un’inutile speranza.

Cosa si riuscirà a fare, poi, con le nuove linee metropolitane in previsione dell’Expo 2015, è un vero mistero. È senza dubbio essenziale migliorare i collegamenti con l’esterno della città ma sarebbe anche necessario sistemare le pecche e i buchi nel servizio attuale anziché concentrare gli sforzi sulla creazione di una rete più grande che porterà con sé, per forza di cosa, problemi ancora più grandi.

Insomma, come molte delle cose fatte all’italiana anche le nostre reti di mezzi pubblici lasciano a desiderare e, soprattutto, sanno come scatenare gli animi nel momento in cui si decide di far volare i prezzi dei biglietti. Peccato, visto che dovrebbero essere un’importante risorsa per tutt, un modo per velocizzare gli spostamenti, diminuire l’inquinamento e il traffico e migliorare le condizione di vita di tutti. E invece spesso risultano lenti, inaffidabili e carenti da più punti di vista. E Pisapia aveva promesso di cambiare “certe cose”. Ricordate: lasciate ogni speranza, o voi ch’entrate.

Francesca Stefanachi

Artisti di oggi per salvare artisti di ieri

November 22, 2011 by  
Categoria: attualità

artigiano

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Sempre più spesso, purtroppo, col passare del tempo, si vanno perdendo realtà della nostra cultura, ruoli e mestieri che hanno accompagnato molti momenti della nostra vita, soprattutto quelli delle generazioni passate. Figure come quelle dell’orafo, cappellaio, orologiaio, calzolaio, falegname artistico, mestieri destinati a estinguersi col venir meno degli ultimi “artisti” rimasti.

Nessun giovane è disposto a imparare questi lavori, a fare da apprendisti a maestri che avrebbero tutta la voglia e la capacità per trasmettere la loro conoscenza e la loro bravura. Artigiani capaci di fabbricare con le loro mani dei veri gioielli, capolavori unici nel loro genere; già proprio unici, non un’infinita serie di prodotti omologati, tutti uguali. Avere un pezzo unico, irripetibile è un valore che non ha prezzo.

Per questo – grazie all’idea di Claudia Ranieri, con la collaborazione di Woolcan – è nato il progetto I AM-ATTORI/MESTIERI/APPRENDISTI/MESTIERI: alcuni degli attori più noti del nostro panorama cinematografico hanno aderito a questo progetto, diventando, per un giorno, apprendisti delle botteghe artigianali del centro della Capitale. E così Claudio Santamaria è diventato un falegname artistico, Michele Alhaique un orafo, Alessandro Roja un marmista, Elio Germano un falegname, Giorgio Pasotti un orologiaio e Michele Riondino un liutaio. All’inaugurazione, nello spazio Woolcan di via San Pantaleo, anche Antonello Venditti e Ferzan Ozpetek.

Da questo progetto dovrebbe nascere un libro fotografico e un video, per non dimenticare e riuscire a salvare un patrimonio creativo che rischiamo di perdere.

Elisa Moro

Classici vampirizzati

November 21, 2011 by  
Categoria: cosa bolle in pentola

twilight

Lindseo’s Picture from Flickr.com

Ci avete fatto caso? Negli ultimi anni i nostri schermi sembrano invasi da mostri di ogni genere: dagli zombie ai vampiri, dai licantropi agli alieni, passando per mummie, creature incorporee e ibridi di ogni tipo. E con ibridi intendiamo tutte le declinazioni a cui questi soggetti sono stati sottoposti per poter abbracciare più pubblico possibile.

Non vi sentite circondati?

Parliamo soprattutto dei mostri adolescenziali, quei vampiri alla Twilight che hanno catturato l’attenzione di milioni di giovani e che sembrano aver monopolizzato ogni loro interesse limitandone la capacità di intendere e di volere. Basta infatti fare un salto in libreria per rendersi conto della piega che l’industria culturale ha preso per riuscire a sfruttare ogni spicchio di mercato: affianco ai libri (riprodotti in decine di edizioni) si trovano gli speciali, i making the movie, i giornalini e… (brividi lungo la schiena) i classici della letteratura come Jane Austen o Shakespeare ristampati con le copertine simili ai romanzi della saga di Twilight e sottotitolati I libri preferiti da Bella ed Edward che sono, per l’appunto, i protagonisti della suddetta saga.

Dunque, eccoci veramente al culmine, capolavori di menti brillanti che hanno fatto la storia della letteratura permettendo riflessioni sull’uomo e la società, diventano vittima prescelta di un mondo improntato sul denaro e sulle vendite. Qualcuno forse dirà che in questo modo si può invogliare i più giovani ad appassionarsi ai grandi classici, ma parliamoci chiaro, chi cresce leggendo dei traumi personali di una ragazzina divisa tra un vampiro e un lupo mannaro, potrà mai comprendere il sottile disegno e la grande capacità d’analisi insite nelle meravigliose storie che questi autori sono riusciti a creare? Forse un domani, da adulti, per adesso è poco credibile.

Ma attenzione, non è certo il film la causa di tutto, per quanto abbia aumentato l’attenzione mediatica e adolescenziale sulla storia, ha in realtà solo fatto da cassa di risonanza ad un fenomeno che era già esploso in libreria sull’onda della vampiro-mania che negli ultimi anni sta dilagando. Un fenomeno interessante che riprende e rilegge in una nuova chiave una figura mitica e simbolicamente ricca di significati: il vampiro, infatti, racchiude in sé il desiderio e, al tempo stesso, il terrore dell’essere umano della vita eterna e dell’eterna giovinezza, una sorta di Dorian Gray con le zanne. Eppure, come sempre più appassionati del genere stanno affermando, le storie di Bella ed Edward non hanno niente a che spartire con la riflessione che normalmente accompagna la figura del vampiro, un personaggio che spesso viene mal interpretato (e rilegato a partecipare a film horror low budget) ma che, in realtà, ha al suo attivo una letteratura ricca e attenta che farebbe invidia a chiunque. Ma purtroppo oggi si ritrova a vestire i panni di un adolescente alle prese con drammi amorosi che cerca di salvare la propria bella umana dalle grinfie dei cattivi e (specialmente) da quelle del suo rivale il lupo mannaro e che, soprattutto, non brucia alla luce del sole come tutti si aspetterebbero, ma sbarluccica come se fosse un enorme Swarovski.

Però in effetti qualcosa da vero vampiro la fa, vampirizza, poco importa se siano i nostri classici. Chissà se il grande Shakespeare si starà rivoltando nella tomba ?

Fr. St.

Un talent per i politici: record di iscritti…

November 17, 2011 by  
Categoria: attualità

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Jo-h’s Picture from Flickr.com

E’ vero che oggi come dice Aldo Grasso tutto ciò che è cucina è sinonimo di successo in tv.

Dalla “Prova del Cuoco” con Antonella Clerici, a “Cotto e mangiato” con Barbara Parodi e libro incorporato.

Poi, il satellite ci ha consegnato i format di cucina come: “Hell’s Kitchen” che vede l’indiavolato Chef Gordon Ramsay, cattivo e iracondo al punto giusto, con varie scene di isteria e pianti disperati di aspiranti chef messi letteralmente in un virtuale tritacarne dal loro maestro ultraesigente.

Oggi un altro format “Masterchef” riscontra un buon successo di pubblico e di ascolti, con una giuria un po’ così: Bruno Barbieri, Chef pluristellato, Carlo Cracco anche lui stellato e Joe Bastianich l’unico esente da qualsivoglia stella di sorta, ma pluriproprietario di svariati ristoranti italiani di successo negli States.

Sarà, ma saper cucinare è un’arte, e vedere all’opera concorrenti messi alla prova da veri Chef, sembra l’ennesimo talent show: siamo sempre alla ricerca di qualcosa o di qualcuno: che sia un cantante, un ballerino, un attore, adesso di uno Chef, che magari riceverà una stella grazie alla notorietà della tv? Mah.

I dubbi rimangono, ma perché disperare sempre, cari lettori di Flipmagazine, proviamo a vedere il bicchiere mezzo pieno.

Se Cracco è stato allievo di Gualtiero Marchesi, perché non dovrebbe nascere una stella, ovviamente Michelin, grazie al programma Tv “Masterchef ?”.

Quindi la mappa per girare in tv senza bisogno di un navigatore è presto fatta: se cerchi un ballerino, prova su Amici di Maria de Filippi, se cerchi un nuovo cantante, punta deciso su X Factor, se cerchi un attore, magari lo si può trovare nella casa del Grande Fratello 12. Si va beh.

In tv puoi trovare di tutto, forse tra poco ci sarà un talent show per cercare la nuova classe politica e dirigente di questo Paese per il prossimo futuro.

Abbiamo lanciato l’idea per un nuovo format: venghino signori venghino, i politici, ecco che cosa mancava.

Ma come mai nessun autore televisivo ci ha ancora pensato?

Se dovesse succedere, ricordatevi di riconoscerci i diritti d’autore.

Carla Aghito

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