Fondato e diretto da Mauro Pecchenino

Un’antologica di Antonio Tonelli

October 29, 2011 by  
Categoria: cosa bolle in pentola

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Moayad Hassan’s Picture from Flickr.com

La Galleria d’Arte Moderna Cascina Roma di San Donato Milanese fino al 20 Novembre ospita una interessante antologica dedicata ad Antonio Tonelli.

I disegni e i dipinti dalle pennellate decise e colorate si snodano nelle sette sale dell’edificio storico della galleria e raccontano la storia e l’evoluzione artistica del maestro milanese.

La mostra ripercorre oltre cinquant’anni di lavoro dell’artista evidenziandone la sua particolare cifra estetica. L’arte figurativa che contraddistingue tutte le sue opere rappresenta, con ineccepibile realismo e nitidezza analitica, i particolari di oggetti e persone. L’artista, però, non si ferma alla riproduzione fedele di volti, cose e paesaggi ma, al contrario, carica la sua opera di elementi simbolici che rimandano ad un contenuto nascosto, capace di trasmettere emozioni e valori, etici e morali.

La produzione di Antonio Tonelli si sviluppa per cicli: Racconto Urbano, Orti di periferia, Nature morte nella metropoli, I nostri giorni difficili e Simboli di Van Gogh. Ciascuno di questi “fotografa”, con indiscutibile precisione, il cambiamento vissuto dalla metropoli milanese e i suoi paesaggi, la gente con la sua quotidianità, gli oggetti e i rifiuti, segno di una società ormai senza rispetto per l’ambiente.

Dal 1995 ad oggi, Tonelli, pur rimanendo legato all’arte figurativa, cambia direzione, liberando la sua pittura dai dettagli e dalle minuzie rendendola più allegorica, pittorica, molto vicina al linguaggio artistico del maestro olandese Van Gogh.

Singolare anche la lettura iconografica dell’Arte Sacra dell’artista. Nell’opera Dittico per la Crocifissione (2011), ad esempio, l’unione di dadi, chiodi, martelli, lance e coltelli con il volto del Cristo, inserito in uno sfondo geometrico e dai colori vivaci, sorprende l’osservatore che ritrova elementi simbolici appartenenti al mondo cattolico in un contesto nuovo, totalmente surreale.

Una mostra affascinante aperta al pubblico che celebra il percorso artistico di un grande “poeta” della tela, con un bel catalogo edito da Mazzotta, che presenta un puntuale intervento critico di Felice Bonalumi.

Eleonora Dafne Arnese

Una bella scoperta: Niccolò Agliardi

October 27, 2011 by  
Categoria: cosa bolle in pentola

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Sergione Infuso’s Picture from Flickr.com

Non so se vi è mai capitato nella vostra vita di “scoprire l’acqua calda”, a noi è successo ed è stata una bellissima scoperta.

È bastato essere al “Blue Note” di Milano qualche tempo fa ed assistere al concerto di un cantautore milanese che ha saputo emozionarci. Per davvero.

Lui si chiama Niccolò Agliardi, milanese e rivelazione, a quanto pare, solo per noi che non lo conoscevamo ancora.

In realtà l’imbarazzo è evidente se si pensa che il trentasettenne meneghino ha inciso il suo primo singolo “Fiammiferi” nel 2001.

Rispetto ad altri nomi ben più strombazzati del suo, c’è sicuramente un elemento che lo rende unico e diverso dagli altri: non è solo un cantante ma un vero e proprio cantautore, che scrive i suoi testi non solo per i suoi lavori, ma anche per numerosi artisti tra cui Laura Pausini.

Ci sembra di poterlo accostare a Roberto Vecchioni, perlomeno per diverse affinità che legano i due cantautori: entrambi milanesi, entrambi Professori (Niccolò è assistente di Letteratura all’Università Statale di Milano, dove si è laureato con una tesi su De Gregori) e, tutti e due, possiedono quella capacità di scrivere e raccontare emozioni che davvero in pochi, nel panorama della musica italiana, possiedono.

Diverse canzoni sono arrivate alla ribalta grazie al viral marketing (il vecchio e mai demodè “Passaparola” ) e tra tutte: “L’ultimo giorno d’inverno”.

Personalmente noi amiamo tutti i brani del suo ultimo lavoro dal titolo: “Non vale tutto”, perché ognuno di loro ha in sé un’anima poetica che sembrava fosse venuta a mancare nel panorama attuale della musica italiana.

Niccolò Agliardi ci (ri)avvicina ad un altro tipo di musica, più intimista e che sembra voler scuotere il profondo sé di ognuno di noi.

Andiamo a (ri)ascoltarci Roberto Vecchioni e corriamo a scoprire Niccolò Agliardi. A volte scoprire l’acqua calda può essere la più bella delle scoperte che si possano fare.

Norman di Lieto


Allontanarsi è un po’ amare

October 25, 2011 by  
Categoria: attualità

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Pink Cow Photography’s Picture from Flickr.com

“A volte devi fare qualcosa di imperdonabile per poter continuare a vivere”

Questa è la frase con cui Jung ( interpretato da Michael Fassbender ), nel film di David Cronenberg presentato all’ultima Mostra cinematografica di Venezia: “ A dangerous method”, confessa il motivo reale che lo ha portato ad allontanarsi dall’amata paziente Sabine Spielrein interpretata da Keira Knightley.

Tornando così , infelice, con la moglie facoltosa e lasciando andare Sabine a rifarsi una vita: si sposerà, avrà dei figli, una carriera importante prima di essere fucilata dalle forze di occupazione naziste insieme alle due figlie, a Rostov sul Don nel 1941.

Arrivata giovanissima nella clinica psichiatrica di Zurigo, viene affidata alle cure di Jung che con lei inizia l’analisi psicoanalitica di Freud.

Una volta guarita, si specializza nel campo della psicoanalisi e della psicologia infantile e diventa così direttrice dell’asilo bianco, fondato da Vera Schmidt.

Un vero e proprio esperimento per quell’epoca, un luogo dove i bambini venivano fatti crescere in assoluta libertà, per aiutarli così a diventare veramente uomini liberi.

Un film sulla storia personale, professionale e sentimentale che lega questa donna a Jung che, a sua volta, parla e si confida con il maestro, quel Sigmund Freud da cui sarà legato da un rapporto paterno di amore ed odio.

Cronenberg ha un modo essenziale e pulito nel raccontare questa vicenda che lega Jung e la Spielrein in un sentimento complesso, forte ed intenso.

Diverso per esempio dal film: “Prendimi l’anima” diretto da Roberto Faenza, che nel narrare le vicende sentimentali dei protagonisti, ne tratteggia gli aspetti più profondi, in un turbine di sentimenti e di sconvolgimenti emotivi che lasciano il segno.

Cronenberg a differenza di Faenza è meno poetico, più didascalico e anche più crudo nel rappresentare una vicenda che ha appassionato molti dopo il ritrovamento casuale di un carteggio tra Jung e Freud, relativo proprio al rapporto del primo con la sua paziente.

Un amore impossibile, difficile nei rispettivi ruoli dei protagonisti, in un rapporto speculare tra i due: Sabine dapprima paziente, poi amante ed allieva e, infine, collega.

Jung che, invece, veste i panni prima di Medico curante, poi di amante, di insegnante e infine di collega della Spielrein.

In un sentimento sempre più forte, intenso e ingestibile i due decidono di allontanarsi e di (ri)cominciare a vivere: solo così i due possono tornare ad essere loro stessi. O forse, come nelle più grandi storie d’amore, la cosa più giusta da fare è fuggire l’uno dall’altro.

“A volte devi fare qualcosa di imperdonabile per poter continuare a vivere”

Norman di Lieto

Rame, Oro e Argento nella nuova medicina

October 25, 2011 by  
Categoria: attualità

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robotson’s Picture from Flickr.com

Le proprietà benefiche degli elementi minerali sono conosciute sin dall’antichità e vari testi greci e romani ne descrivono la loro potenzialità.

Vogliamo particolarmente soffermarci sugli oligo-elementi contenuti in quantità infinitesimali in numerosi elementi minerali quali il ferro, argento, rame e oro.

Una carenza, infatti, di un oligo-elemento si traduce nel nostro organismo attraverso turbe funzionali ed il suo apporto previene e guarisce questi sintomi.

Attualmente, l’importanza nutrizionale di numerosi elementi minerali ci fa capire anche come calibrare la nostra dieta quotidiana e come le loro proprietà siano fondamentali nel mantenimento di una buona salute.

I fabbisogni alimentari in ferro, zinco, iodio e selenio sono assai spesso non soddisfatti, avendo così una responsabilità nell’apparizione o aggravamento di diversi disturbi, come per esempio ritardi della crescita e della maturità sessuale, deficienze immunitarie.

Prendiamo in esame alcuni tra i macro e micro nutrienti più importanti e rappresentativi presenti nel nostro organismo: il calcio, che è il principale costituente delle ossa e attivatore di enzimi. Da un punto di vista alimentare la sua presenza è particolarmente ricca nel latte e nei suoi derivati.

Il fosforo, i cui stati di rara carenza possono essere associati a debolezza e demineralizzazione, è fornito dall’ assunzione di carni, pesce e derivati del latte.

Con un’alimentazione troppo ricca di sodio possono essere favoriti fenomeni di ritenzione idrica extracellulare, ipertensione e affaticamento renale, per cui bisogna calibrare l’assunzione degli insaccati, formaggi e sale da cucina.

Il magnesio che è un regolatore della funzionalità neuromuscolare è garantito da noci, cacao, semi di soia e vegetali verdi.

Il ferro che è presente in carne e pesce svolge la sua funzione di fissaggio e trasporto dell’ossigeno e la sua carenza porta ad anemia, debolezza, deficit del sistema immunitario.

Le sue principali fonti sono le carni rosse, le uova, legumi, fegato e verdure a foglia verde

Le più recenti ricerche mediche e cliniche, nella medicina moderna, hanno dimostrato che, l’oro è usato per rinvigorire e migliorare la funzione cerebrale, ha anche effetto antiinfiammatorio, contro dolori, reumatismi, disturbi digestivi e circolatori. La sua presenza, in tracce, la possiamo trovare nelle patate, nel grano.

Il rame che è coinvolto nella formazione di collagene ed elastina del tessuto connettivo, ha funzioni antiossidanti. Lo troviamo nel fegato, pesci, nocciole, semi e patate. Molti altri minerali fondamentali quali lo zinco che regola la produzione di energia, il cromo implicato nei sistemi enzimatici del metabolismo dei grassi, sempre antiossidante, lo iodio, il fluoro e molti altri concorrono con il loro apporto alimentare a dare un riequilibrio all’uomo per poter rimanere in salute il più a lungo possibile.

Per cui possiamo dire che gli oligo-elementi intervengono per facilitare tutte le reazioni chimiche che avvengono nel metabolismo, regolano i vari scambi enzimatico-metabolici condizionando l’equilibrio biologico. Sono quindi utili nella conservazione e, nel tempo, del miglior patrimonio di “vitalità“, contribuendo a migliorare la qualità della vita.

Carla Aghito

L’arte è donna: Artemisia Gentileschi a Palazzo Reale

October 25, 2011 by  
Categoria: cosa bolle in pentola

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Florence and Tuscany Tours Picture from Flickr.com

Artemisia Gentileschi è stata un’indiscussa protagonista dell’arte del ‘600, ma nessuno mai lo riconobbe perché lei era una donna. Figlia d’arte, il padre Orazio era un pittore conosciuto, discendente dalla scuola caravaggesca, Artemisia crebbe in una famiglia illuminata e ricevette un’istruzione artistica altrimenti impensabile per una donna in quell’epoca. Ciò nonostante la Gentileschi, mentre era in vita, fu portata alla notorietà più per le vicende appartenenti alla sua vita privata, lo stupro che le fu perpetrato ad opera di un assistente del padre, che per la propria attività di pittrice e dovette attendere ben tre secoli perché la sua arte fosse effettivamente riconosciuta. Merito della riscoperta dell’artista è da attribuirsi alla letteratura femminista che fece finalmente notare al mondo l’influenza considerevole che la pittura di Artemisia esercitò sui suoi contemporanei.

Oggi Milano, nella sede di Palazzo Reale, le rende omaggio con una monografica che fa conoscere al grande pubblico tutta la cifra artistica di questa autrice, mostrando la maturità e la qualità del suo lavoro.

Il percorso espositivo segue un ordine cronologico e, grazie ad oltre 50 opere, ripercorre le principali tappe che hanno caratterizzato la vita di Artemisia: la formazione e i primi anni romani, il periodo della maturità vissuto tra Firenze, Roma e l’Inghilterra e l’ultimo ventennio della sua vita trascorso a Napoli, fino alla morte avvenuta nel 1653.

Nella pittura di Artemisia c’è molto del suo essere donna. Le sue celebri reinterpretazioni del tema di Giuditta e Oloferne, emblema della forza e dell’astuzia femminile capace di sopraffare l’uomo, ne sono un chiaro esempio. Le versioni della Gentileschi sono pezzi di virtuosismo in cui la pittrice appare molto consapevole della sua capacità attuale. I suoi lavori sono sorprendentemente vicini alla maestria di Caravaggio per l’importanza data all’uso dei toni scuri, ai giochi di luce e per quella naturalezza quasi cruda delle figure ritratte, vicende bibliche che paiono fotografie di spaccati della vita quotidiana del popolo della società seicentesca. Scene crude e vere trattate con estremo realismo senza paura di oltraggiare l’occhio dell’osservatore, come avviene nelle diverse riproduzioni della Betsabea al bagno. Artemisia fu conosciuta più per la sua vita avventurosa e libera, che con coraggio sfidava le convenzioni e costituiva un esempio di emancipazione inconsueta per una donna del suo tempo. Ma lei era essenzialmente una pittrice e amava quello che faceva. A tal punto il dipingere costituì l’autentica passione della vita di questa donna, che ella volle ritrarsi allegoricamente come La pittura. In questa vigorosa tela l’artista rivendica a se stessa la forza e la risolutezza che normalmente attribuiva ai suo soggetti, alle modelle, una vera rarità per un autoritratto. La sua fiducia nella propria levatura era giustificata.

Per chi volesse ammirare da vicino l’arte di Artemisia Gentileschi fino al 29 gennaio 2012 Palazzo Reale a Milano ospita Artemisia Gentileschi. Storia di una passione a cura di Roberto Contini e Francesco Solinas.

Barbara Pellegrini

C’è una moda che val la pena seguire

October 25, 2011 by  
Categoria: cosa bolle in pentola

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Se le polveri sottili stanno rendendo sempre di più l’aria pesante nell’atmosfera, Milano non fa certo eccezione e dobbiamo dire che il blocco del traffico imposto dalla Giunta comunale ha ottenuto un risultato di tutto rispetto.

Domenica 8 ottobre, ad esempio, complice una giornata di sole ed un clima ancora estivo, Milano e i milanesi hanno potuto assaporare la propria città appieno: dalla zona del Duomo e del quadrilatero della moda, fino ad arrivare al Castello Sforzesco senza dimenticare quel Parco Sempione che ti consente di respirare finalmente a pieni polmoni ( non facciamoci prendere da eccessivi entusiasmi però, direbbe qualcuno ).

Proprio all’uscita del Castello aperto al pubblico è possibile “perdersi” in un mercatino ben organizzato e rappresentato da piccole aziende vinicole del bresciano e del pavese, o agriturismi della bergamasca o della Toscana.

Assaggiare un po’ di affettato o degustare un buon vino rosso, o dei formaggi accompagnati con miele o confetture deliziose rendono la nostra domenica a piedi ancora più speciale.

C’è davvero tanta gente: una domenica di festa e convivio milanese davvero ben riuscito.

E per una domenica se non si è deciso di girare a piedi per Milano, l’unico pensiero che ci rimane è quello di ricordarsi dove abbiamo parcheggiato la bicicletta.

Al Comune diciamo: “Continuate così”.

Carla Aghito

Quando la notte fa flop

October 15, 2011 by  
Categoria: attualità

brixton21's Picture from Flickr.com

brixton21′s Picture from Flickr.com

Non sempre l’operazione di portare nelle sale un best seller letterario è una mossa apprezzata dalla critica e dal pubblico: genera fraintendimenti e, spesso, molti lettori rimangono delusi dalla riproposta cinematografica.

Leggere un romanzo, ci porta ad entrare in simbiosi con i personaggi e quasi ce li immaginiamo, anche quando sono ben descritti dall’autore, secondo i nostri canoni personali.

“La solitudine dei numeri primi” ha creato non pochi malumori nei lettori entusiasti del romanzo vincitore del Campiello 2008, nel riviverlo sotto forma di pellicola cinematografica. Una vera e propria débacle.

Questo é accaduto anche a: “Quando la notte”, della Comencini, che alla presentazione del film alla Mostra del Cinema di Venezia si è ritrovata con una poco simpatica colonna sonora di sottofondo fatta di risate, mugugni e fischi del pubblico in sala.

Per esempio, il pur bravo Filippo Timi, è lontanissimo dall’idea di rappresentare un montanaro burbero avanti con l’età e anche indurito dalla vita e dalle sue tristi esperienze, così come appare nel romanzo.

E così, ogni lettore vede il suo personaggio perdere le sembianze che gli aveva dato, nel momento in cui lo leggeva, lo viveva, lo faceva suo. Il romanzo, ovvio, e anche il personaggio.

Nel film non sembra di poter (ri)vivere i turbamenti, le emozioni e i sentimenti controversi che animano personaggi così diversi l’uno dall’altro, ma così incredibilmente legati ed attratti come due magneti: Alice e Mattia da una parte e Manfred e Marina dall’altra.

Sembra proprio una mission impossible.

E così nel film ti sembra di assistere a qualcosa di diverso e hai come la sensazione che ti stiano portando via qualcosa, o di assistere malinconicamente ad una storia copiata male e rappresentata peggio.

Poi per la verità, esistono le eccezioni, come sempre d’altronde.

Ma nel caso de: “La solitudine dei numeri primi e di: “Quando la notte”, i lettori hanno compreso bene come un film possa farci dimenticare il romanzo che tanto abbiamo amato, nel tentativo un po’ goffo ed impacciato di riproporre suggestioni ed atmosfere che non riescano ad uscire dai confini di quelle pagine, come se quelle emozioni fossero rimaste imprigionate dentro al libro.

Non vorremmo che la riproposta cinematografica di un Romanzo, servisse essenzialmente per due motivi: il primo è che nel nostro Paese è più facile trovare chi va al cinema, rispetto a chi va in libreria.

Il secondo è che la crisi creativa ha colpito anche i registi e risulta più facile riproporre tel quel un fenomeno letterario che, come detto in precedenza, non è comunque esente da rischi.

Il flop è in agguato e la cosiddetta buccia di banana può far scivolare anche chi credeva di essere in una botte di ferro.

Norman di Lieto

TEDx per cercare qualcosa di nuovo

October 15, 2011 by  
Categoria: attualità

BlackSail's Picture from Flickr.com

BlackSail’s Picture from Flickr.com

“Che pena che nostalgia, non guardarti negli occhi e dirti un’altra bugia.”

È un verso tratto dalla canzone “Cara” di Lucio Dalla che potremmo dedicare con l’animo straziato alla nostra amata Italia.

Ormai la disillusione regna sovrana tra i confini della Repubblica italiana: “Tanto sono tutti uguali” è il leit-motiv che sentiamo dovunque quando si parla dei politicanti di questi tempi.

Non crederci più, pensare che non si possa far nulla per poter cambiare le cose dal basso, dalla ormai dimenticata società civile.

Napolitano nei giorni scorsi in una sua recente visita ha affermato che la politica diventa un’attività sporca se la si lascia fare ad altri e non si partecipa attivamente nel farla.

Crediamo che gli ultimi referendum sul Nucleare, l’acqua pubblica e il milione e duecentomila firme raccolte in 2 mesi per cambiare la legge elettorale dimostrino esattamente il contrario.

Queste ed altre riflessioni le abbiamo (ri)elaborate presenziando ad un bel progetto denominato TEDx che si è tenuto di recente a Reggio Emilia alla presenza di numerose personalità che hanno raccontato le proprie esperienze, testimonianze vere di chi quotidianamente vive la realtà di ogni giorno, lontano dalle notizie stereotipate veicolate da telegiornali un po’ così…e il segreto sta tutto lì: bisogna avere la capacità di saper comunicare ( bene ) ciò che si è fatto, le idee giuste vanno raccontate in maniera avvincente.

“E per farle passare non devono essere solo idee giuste, ma anche essere spiegate bene e raccontate in maniera avvincente. Qui le cose si fanno difficili. Se già la competenza è qualità rara, trovarla in una persona che abbia anche un talento per comunicarla lo è a maggior ragione.”

Proprio questo passaggio inserito nel comunicato stampa di TEDx inviato ai media ha colto nel segno e, soprattutto, ha colpito chi come noi fa il mestiere del giornalista, del comunicatore e abbiamo voluto prestare attenzione a quest’evento che rappresenta una novità, proprio in un Paese che ha disperatamente bisogno di una ventata di aria fresca.

Tra i relatori, il regista Paolo Sorrentino, lo Chef Davide Oldani e il comico Dario Vergassola.

Il mood di TEDx di Reggio Emilia è stato: “Siamo un Paese con un grande futuro alle spalle?”

Un evento non profit ideato negli States e che si sta diffondendo anche nel nostro Paese, oltre a Reggio Emilia, città come Bologna, Venezia, Torino e Palermo hanno già aderito al progetto.

Sono idee da mettere in circolo ( “Ideas worth spreading”) e che vale la pena far girare.

Un’iniziativa diversa, innovativa, interessante.

TEDx rappresenta un modo nuovo di (ri)pensare la società civile e la passione che la muove per il bene di tutti.

Il bene comune, un concetto da troppo tempo passato di moda.

Norman di Lieto

Sogno di un percorso di fine estate

October 15, 2011 by  
Categoria: cosa bolle in pentola

Kumitey's Picture from Flickr.com

Kumitey’s Picture from Flickr.com

Alla fine totale dell’estate che sembrava non volesse arrivare mai e che in realtà una volta arrivata, non sembrava volerci lasciare più, decidiamo di rispolverare un percorso suggestivo e divertente allo stesso tempo, che nel giugno del 2003 l ‘Adriatic Veteran Cars Club di Riccione organizzò per la XVII Coppa dei Due Mari e che ci dà un’idea di avventura e libertà insieme, ideale per affrontare un lungo inverno.

Si parte da Riccione per raggiungere l’isola d’Elba.

La giornata ci sorride, il sole è caldo, il cielo è azzurro e il caldo è mitigato da una brezza piacevole che rende l’aria più frizzante.

Il nostro “Road Book” è di una maniacale precisione come è giusto che sia e a noi, fin quando ci è possibile, ne seguiamo le indicazioni come dei bravi scolaretti.

Come prima Tappa ci impone, o suggerisce, decidete voi cari lettori, l’arrivo a Castel di Sorci, seguendo un tragitto per una percorrenza pari ad un centinaio di km.

Sono circa 110 km che attraversano la Romagna per arrivare in Toscana, toccando la zona del Chianti, percorrendo vigneti e paesaggi unici nella loro peculiarità e passando nell’ordine: Ca’ Raffaello, S. Sofia, Ponte Presale, Badia Tedalda, San Sepolcro, San Leo e Castel di Sorci.

La prima tappa, ci obbliga a gustarci il percorso ed il paesaggio che ci regala e vi consigliamo vivamente, di fermarvi a fare una sosta, sia per riposarvi, sia per apprezzare natura, ambiente favoloso e cucina del luogo.

Dopo una meritata pausa, decidiamo di riprendere il nostro cammino con la seconda parte del viaggio che arriverà fino a Piombino, in un percorso intorno ai 200km.

Arriviamo così ad Arezzo e ci viene voglia di fermarci anche qui.

La piazza è bellissima e se decidete di visitarla sicuramente vi verrà in mente un celebre film in cui una delle scene più famose è stata girata proprio qui.

La strada che conduce da Arezzo a Siena è indubbiamente una delle più suggestive che unisce due splendide cittadine della Toscana.

Non possiamo far altro che, una volta raggiunta Siena, chiedere al mio Gentlemen Driver di acconsentire ad un ulteriore sosta in questa splendida città, dove è decisamente da non perdere una visita a Piazza del Campo.

Proseguiamo il nostro Percorso puntando diretti su Piombino e, una volta raggiunta, siamo pronti per l’imbarco sull’isola d’Elba.

Prima di raggiungere il Porto però vi consigliamo nel tragitto tra Siena e Piombino di far sosta all’Abbazia di San Galgano che troverete lungo il tragitto: un’esperienza da non perdere, cari lettori di Flipmagazine.

E adesso noi ci gustiamo ancora un po’ di estate con un breve ma intenso soggiorno all’Isola d’Elba, nella speranza che l’estate non finisca mai, anche se mentre vi scriviamo è già ufficialmente autunno.

Carla Aghito

ECCHEPALLE! – Notizie inutili dai media

October 15, 2011 by  
Categoria: cosa bolle in pentola

ElenAndrea's Picture from Flickr.com

ElenAndrea’s Picture from Flickr.com

No, non mi dimetto.

Non ci sono alternative a questo Governo.

Dice l’esecutivo.

Vogliamo un Governo di transizione, un Governo tecnico, un governo di solidarietà nazionale.

Dice l’opposizione.

O parte di essa.

Al voto, al voto!

Dice l’opposizione.

L’altra parte di essa.

I frondisti chiedono un passo indietro.

Da parte di chi, è un passo avanti a loro ?

Questo dicono quelli che non si sa dove stanno.

Parte della maggioranza, parte dell’opposizione.

Non è dato a sapersi.

La speranza è l’ultima a morire. Per restare a galla. Per continuare a sbagliare.

Eccheppalle!

NdL

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