In vino, Italia
Il mese scorso l’ISTAT ha pubblicato i valori relativi all’export 2010 in Italia.
Il settore agroalimentare è la prima voce del lungo elenco e registra un record storico: 28 miliardi di euro, in aumento del 13% rispetto all’anno precedente. Un risultato positivo che bene esprime il dinamismo e la voglia di ripensarsi di uno dei settori che costituisce il fiore all’occhiello dell’economia Made in Italy.
Questa stessa atmosfera di positività e determinazione la si respirava anche alla 45ª edizione del Salone Internazionale del Vino: il Vinitaly.
Nato a Verona nel lontano 1967, il Vinitaly è diventato negli anni, dopo il Salone del Mobile a Milano, la seconda fiera italiana più importante e attrattiva a livello mondiale. Infatti, quest’anno la presenza di visitatori stranieri è stata significativa (+3% sul 2010): in testa Germania, Stati Uniti e Canada, ma anche – e inaspettatamente – Cina e Giappone.
Un mercato globale, variegato, esigente e aggressivo al contempo che vede come attori principali viticoltori (italiani) appassionati, ma talvolta impreparati non a fare il vino, ma a venderlo.
Tra i padiglioni scenografici e ben organizzati del Vinitaly, però, è sembrata in atto un’inversione di tendenza: in numerosi stand delle aziende vinicole, a presentare i meravigliosi vini c’erano le due generazioni insieme, padri e figli.
I padri, spesso ereditieri di “ricche” terre, gelosi del proprio prodotto e restii a tutto ciò che riguarda l’innovazione, la comunicazione e il mercato globale, sono ancora fortemente – e anacronisticamente – legati all’idea che il proprio prodotto sia il migliore del mondo e si venda da sé!
I figli, invece, diventati ormai gli attuali piloti delle realtà aziendali, sembrano consapevoli dello scenario economico e commerciale globale, saturo e standardizzato e puntano sulla qualità e sulla diversità, recuperano le tradizioni locali cercando di raccontarle e comunicarle anche approcciandosi alle nuove tecnologie. Investono sull’agricoltura sostenibile, sulle certificazioni biologiche e sull’energia pulita, si confrontano e fanno squadra con le altre aziende vinicole, sono conoscitori dei processi produttivi ma sono altresì capaci di essere open mind e di cogliere nuove opportunità di business rafforzando la propria realtà imprenditoriale.
Insomma, il cambio generazionale ha forgiato giovani che hanno avuto la capacità di ripensare un intero settore, con competenza e ambizione, mettendo in atto una piccola rivoluzione e rinvigorendo l’appeal e la specialità dei gioielli enologici dello Stivale.
Eleonora Dafne Arnese
Viviamo giorni strani, paradossali
La notizia oggi è questa: per sentire parlare di politica annoiandoci a morte, basta poco.
Di ventate di aria fresca pare proprio non se ne parli.
Finalmente qualcuno si è elevato dal mare di mediocrità che noi poveri cittadini siamo costretti a sorbirci ogni benedetto giorno.
Bunga bunga, i Responsabili, gli indignati e gli indifferenti.
Ma soprattutto, i rassegnati ( incavolati ) sono la maggioranza dei cittadini, neanche più tanto silenziosa (vedi 25 aprile).
Malcontento, poche risposte dalla politica, lontananza siderale dai problemi reali.
Nanni Moretti in un suo celebre film esortava, esausto dalla visione di un dibattito politico in televisione: “Dì qualcosa di sinistra!”.
Noi, sfibrati da tanta pochezza, vorremmo semplicemente urlare: “Dite qualcosa di politico e sensato!”.
Sia esso di sinistra, o di destra, comunque un qualcosa che interessi tutti, nessun escluso.
Alle prossime elezioni per uscire dal continuo esitare davanti alla scheda elettorale, abbiamo sentito, finalmente un discorso di alta levatura morale e di profondamente etico.
Abbiamo esultato per un attimo, fino a quando la classica doccia gelata ci ha raggiunto.
Non è stato un politico a dire finalmente qualcosa di politico.
È stato il Cardinale di Milano, Dionigi Tettamanzi.
Non lo possiamo votare, ma potremmo consigliargli di fare da spin doctor a qualche politico.
Scelga lui il suo candidato e come il migliore dei Cyrano, farebbe innamorare tanti elettori di un politico ispirato da parole e pensieri, finalmente di alto profilo ( ovviamente non sue ).
A che cosa siamo arrivati, a sperare l’impossibile.
Peggio di così non può andare, non resta altro da fare che sognare scenari ( quasi ) utopistici.
“Come sono quindi i giorni che oggi viviamo? Possiamo rispondere nel modo più semplice, ma non per questo meno provocatorio per ciascuno di noi, interrogandoci con coraggio sul criterio che ispira nel vissuto quotidiano i nostri pensieri, i sentimenti, i gesti. È un criterio caratterizzato da dominio superbo, subdolo, violento, oppure è un criterio contraddistinto da attenzione, disponibilità e servizio agli altri e al loro bene? ( Dionigi Tettamanzi ).
Cercasi nuova classe politica dirigente per Paese in crisi disperata.
Norman di Lieto
Weekend romano
April 27, 2011 by admin
Categoria: cosa bolle in pentola
Maggio è un mese perfetto per un weekend a Roma, il caldo estivo non è ancora sopraggiunto e il bel tempo può regalare molte soddisfazioni turistiche e fotografiche. Il treno è il mezzo migliore per arrivare in città e dalla stazione è possibile raggiungere i vari quartieri con estrema facilità, usando la metropolitana. Roma vive di turismo ed è quindi ricca di alberghi, ma il bed and breakfast può diventare la perfetta soluzione per coloro che desiderano risparmiare denaro per concedersi qualche svago in più e un ottimo ristorante. L’esplorazione della città può iniziare da Piazza di Spagna e Trinità dei Monti, nelle giornate di sole le scalinate che le collegano diventano un luogo di sosta perfetto per una merenda: i numerosi bar della zona vendono tiramisù da asporto e ottimi gelati, per gli amanti del salato nella vicina via Mercede c’è invece “La pecora pazza” con pizza,supplì e arancini a volontà. Da Piazza di Spagna i “seguaci”delle grandi firme possono raggiungere via Condotti e via del Babuino, procedendo invece per via Sistina si arriva alla Fontana del Tritone e a Palazzo Barberini, nelle vicinanze troverete inoltre il Palazzo del Quirinale con i suoi giardini, la Colonna di Marco Aurelio e la Fontana di Trevi, che consigliamo di non visitare domenica a causa della forte affluenza di turisti, attirati forse da reminiscenze felliniane.
A meno di un chilometro di distanza sono situati Palazzo Chigi, Palazzo di Montecitorio e il Pantheon, per cena vi suggeriamo di restare in zona,sono numerosi i ristoranti che offrono varie specialità romane a buon prezzo, per i più spendaccioni c’è “Armando al Pantheon”, dove è necessaria la prenotazione, alla fine della cena non può mancare un cono della Gelateria Cremeria Monteforte, che produce artigianalmente tutti i suoi gusti. Sabato mattina la sveglia dovrebbe suonare presto per permettervi di andare il prima possibile a vedere i Musei Vaticani, le code all’ingresso sono infatti lunghe e piuttosto lente se non si ha la prenotazione. Arrivare tardi significa spesso perdere un’ora o più in strada ad aspettare, in ogni caso non fatevi prendere dallo sconforto per la levataccia, la vista della Cappella Sistina vi farà dimenticare ogni sacrificio.
Dal 6 maggio vi ricordiamo che sarà possibile visitare i Musei anche dopo il tramonto, rendendo più emozionante l’esperienza. Usciti dai Musei Vaticani, dopo una breve sosta al bar per uno spuntino, la meta obbligatoria è San Pietro, dalla cupola potrete godere di una delle migliori viste panoramiche della città,regalatevi almeno un’ora per vedere tutte le opere custodite nella basilica, in particolare dedicate tempo alle creazioni del Bernini e di Michelangelo. Tornando verso il centro troverete la fortezza di Castel Sant’Angelo, chiamata anche Mausoleo di Adriano e collegata allo Stato Vaticano attraverso un corridoio fortificato.
Per la cena vi consigliamo di scegliere fra uno dei tanti ristoranti presenti fra Ponte Vittorio Emanuele II e Piazza Navona, nel dopocena gli amanti dell’antiquariato potranno perdersi per via dei Coronari e zone limitrofe, per terminare infine la serata con un cocktail in uno dei locali chic della zona.
Domenica mattina gli appassionati del Caravaggio potranno trovare alcune opere nella Chiesa di San Luigi dei Francesi, a Santa Maria del Popolo e nella chiesa di Sant’Agostino. Per completare la vacanza non può mancare un giro al Colosseo e in via dei Fori Imperiali fino al Vittoriano. Roma avrebbe molte altre attrazioni da proporvi, ma la breve vacanza giunge velocemente al termine e non resta altro che prendere il treno per tornare a casa, un secondo viaggio vi permetterà di correggere tutte le vostre lacune turistiche.
Lia Paganini
UN PIQUE NIQUE NEL CUORE DI MILANO
April 26, 2011 by admin
Categoria: cosa bolle in pentola
Il ristorante Pique Nique è un’istituzione che ormai da qualche anno spopola nel quartiere Tortona, la zona della moda e del design di Milano ma non ha nulla a che vedere con i locali in stile hi – tech e all’avanguardia che sorgono qua e là negli ultimi anni, questo spazio rimanda piuttosto ad ambienti country e a lontane atmosfere delle campagne del nord Europa. Cestini appesi ai soffitti, tovaglie a quadri, sedie in ferro battuto ed un caminetto che riscalda l’ambiente durante l’inverno, sono dettagli che creano un quadro accogliente in cui si può consumare un pasto piacevole sia a pranzo che a cena.
Nato dall’idea di un pubblicitario e di un imprenditore nel settore della seta, il Pique Nique vuole essere un locale confortevole ed informale in cui ci si possa sedere a tavola come se si fosse a casa propria, senza però rinunciare ad una cucina ricercata accompagnata da una scelta di vini sofisticata e da intenditori.
Il menù varia spesso e compiace le esigenze di chi preferisce una cena tradizionale e di chi vuole solo degustare salumi e formaggi in compagnia di un buon bicchiere di vino. Il menù lascia ampio spazio alle contaminazioni: pietanze francesi, nostrane ed orientali sono elencate l’una di seguito all’altra senza che prevalga un genere ben definito. Quiches, zuppe, ma anche un ottimo hummus, da gustare come antipasto per poi scegliere come seconda portata un piatto di carne con polenta o un salmone con aneto o un primo al nero di seppia. La carta è varia ma non rinuncia mai alla qualità delle materie prime, che è ottima. Buona e particolare anche la scelta dei vini, con una cantina ampia che spazia tra bianchi ottimi con il pesce e rossi corposi che si accompagnano ai sostanziosi piatti di carne. Pique Nique vuole accontentare davvero tutti i gusti infatti è famoso a Milano anche per il brunch domenicale. Ti senti più da New York o da Texas Style? Scegli tra chili con carne, uova e pancetta, quiches, crostate e muffins….il tutto ovviamente rigorosamente accompagnato dal caffè americano. Le porzioni in generale sono abbondanti ed il conto non è salato, soprattutto se si considera la qualità dei prodotti serviti…se a tutto poi si aggiunge la gentilezza del personale che con cura coccola il cliente, ecco servita la ricetta Pique Nique.
Barbara Pellegrini
Gli Italiani sono diventati stupidi ?
April 18, 2011 by admin
Categoria: world wide
Sydney
Chi scrive fa la spola tra Londra e Sydney e, tra un aereo e l’altro, ha l’occasione di incontrare gente un po’ da tutto il mondo. E colpisce come il giudizio sull’Italia sia negativo, da risata, da joke, come si dice dalle nostre parti. I motivi sono tanti, ma da qualche tempo l’immagine di mafia, mandolino, pizza che si era un po’ allontanata dalla solita fotografia stanca dell’Italia nel mondo, sta ritornando in maniera forte e non solo. Il Paese sembra perduto, senza forza, arrivano solo notizie di sbarchi di immigrati, di litigi con l’Europa, di giovani che non trovano lavoro e devono scappare all’estero. Inoltre, in aggiunta, c’è il primo ministro. Lo raccontano, sui giornali e nei notiziari come uno che pensa solo ad andare con le escort, che è pieno di soldi, che si fa le leggi per salvarsi. Uno che dice barzellette, anche durante le sedute ufficiali, che fa battute spinte, che parla sempre di sesso. Uno che fa tutte queste cretinate, invece di fare il suo dovere, per il quale lo hanno eletto. Da queste parti ci chiediamo se gli Italiani sono addormentati, se si accorgono della situazione, se si rendono conto di essere considerati nessuno nel mondo? Strano, assurdo, vedere un Paese che non reagisce, che non fa nulla per capire cosa sta succedendo. Ci chiediamo, dall’Uk e dall’Australia se gli Italiani sono diventati stupidi…
Julie K. Warring
( traduzione di Bianca Fontanelli )
La voce che mette i brividi
April 18, 2011 by admin
Categoria: cosa bolle in pentola
Elisa Toffoli è una ragazza timida.
Da poco mamma, è a suo agio sul palcoscenico dove si esibisce.
Suona il piano, la chitarra, il flauto traverso e si diletta a supportare il percussionista con qualche sua performance estemporanea durante il concerto.
La sua voce è inconfondibile.
Dolce e potente, suadente e virile allo stesso tempo, riesce a emozionare e a trascinare, lasciando nel pubblico sentimenti così diversi tra loro, ma tutti accomunati dalla straordinaria capacità di rapire lo spettatore, grazie ad una voce che ti mette i brividi e ti entra nella pelle, nell’anima.
L’abbiamo seguita in uno dei suoi concerti che sta portando in giro per l’Italia, nei teatri.
La scelta di esibirsi davanti ad una platea non troppo numerosa e più raccolta, ( sempre più in voga tra gli artisti ), consente ad Elisa di far sussultare lo spettatore continuamente.
La voce ti raggiunge come una carezza, come una brezza leggera durante una passeggiata in riva al mare.
Quando i pezzi più rock vengono accompagnati da una performance canora più potente e virile, il risultato non cambia: chi è seduto non può che attendere di esternare le proprie emozioni vissute fino a quel momento, con un applauso lunghissimo e liberatorio allo stesso tempo.
Alla fine, richiamata a gran voce dal pubblico, torna sul palco e canta l’ultimo pezzo.
La gente salta in piedi, molti abbandonano il proprio posto e corrono sotto il palco, come se fossero spinti da una forza primordiale, da un istinto naturale.
Proprio quella natura che Elisa ama tanto e che rappresenta sempre durante i suoi concerti, proiettando immagini di rara bellezza, di luoghi naturali che scorrono su un maxi schermo posto alle sue spalle.
Andare a vedere un suo concerto ci sembra proprio, e scusate il gioco di parole, la cosa più naturale da fare.
Norman di Lieto
Il temporary shop non è temporaneo
Il temporary shop è un punto vendita che un’azienda solitamente apre per pochi mesi in uno spazio urbano di grande visibilità e si presenta oggi come una delle forme distributive più avanzate. Le sue origini però si perdono all’interno della storia del commercio, dei mercati e delle fiere. In tale storia, infatti, esso ha numerosi antecedenti, anche se probabilmente il più importante di essi è il carretto, una forma di promozione e distribuzione commerciale che è profondamente radicata nella cultura popolare.
Il carretto ha anticipato in forme povere quelle spettacolari forme che sono state assunte oggi dai temporary shop, ovvero delle vere e proprie “macchine per comunicare” che svolgono lo stesso tipo di funzioni (promozionale e distributive), ma con una assai maggiore disponibilità di risorse economiche e di tecnologie comunicative.
Il crescente ricorso da parte delle imprese ai temporary shop è probabilmente imputabile a quella condizione di crescente “saturazione” nella quale gli individui sono costretti a vivere, all’interno delle società ipermoderne e alla difficoltà incontrate nel raggiungerli. I consumatori odierni infatti, essendo continuamente sollecitati da proposte di ogni tipo, tendono ad effettuare scelte particolarmente selettive e il temporary shop consente pertanto alle imprese di raggiungerli meglio, andando a collocarsi in un luogo molto vicino ad essi.
Ma il temporary shop, oltre a svolgere delle funzioni di promozione e distribuzione, è in grado anche di offrire delle valenze ludiche al consumatore e di portare la mente di quest’ultimo all’interno di una piacevole dimensione di tipo regressivo e infantile. Soprattutto, però, riesce a coinvolgere il consumatore all’interno del mondo della marca. Quel mondo cioè che è stato comunicato a lungo attraverso numerosi strumenti assume così una vera e propria consistenza di tipo fisico. Il temporary shop cioè, se efficacemente realizzato, riesce a trasmettere al consumatore la sensazione di immergersi in quel mondo della marca che conosce.
Dunque, il temporary shop costituisce un tassello importante della strategia sviluppata a lungo termine dalla marca. Vale a dire che contribuisce, insieme a molti altri strumenti, a dare vita a un rapporto continuativo tra la marca e il consumatore. Ecco perché il temporary shop non può essere considerato temporaneo.
Naturalmente, rimanendo aperto pochi mesi, rappresenta per le imprese anche uno strumento commerciale e comunicativo abbastanza conveniente. Ciò non significa però che possa essere costruito in povertà, perché comunque, per ottenere quell’effetto di coinvolgimento nel mondo di marca che si è detto, dev’essere realizzato prestando la massima cura agli aspetti comunicativi.
Vanni Codeluppi
Docente Università di Modena e Reggio Emilia
Flipmagazine compie 2 anni
Il Direttore Responsabile del nostro Giornale, Mauro Pecchenino, racconta in pillole questi 2 anni del Giornale.
L’occasione per fare un bilancio e guardare al futuro con la consueta voglia di essere sempre per i nostri lettori, la loro finestra sul mondo.
Auguri Flipmagazine.
Isabella Cammarano
L’etere della vita
April 12, 2011 by admin
Categoria: cosa bolle in pentola
L’uomo oggi, è indirizzato sempre più verso una dimensione di benessere naturale, in casa, nella Spa, nell’alimentazione, nell’approccio alla cura di se stesso.
Ha sempre più bisogno di rifugiarsi in una casa improntata con materiali ed oggetti di benessere, dalla costruzione, all’arredo; di riappropriarsi nel vissuto quotidiano di elementi della natura con prodotti, per fabbricazione e finitura, rigorosamente di origine naturale e non inquinante.
A Milano, nel quadrilatero della moda, sul red carpet di via Monte Napoleone, dal 12 aprile, come evento fuori Salone del Mobile, sfilerà il design, con un tema conduttore e concept di benessere: acqua, terra, fuoco, aria ed etere: una presentazione in cui la bioarchitettura fa da protagonista, e gli spazi tematici riferiti ai cinque elementi all’interno di ogni casa contemporanea, si relazionano con proposte, aree e lavori diversi.
Un percorso attraverso i cinque temi, che prevede un’istallazione dinamica ed emozionale di prodotti, dove il pubblico si muoverà fra luce / buio, calore, texture, naturale/artificiale, suono/silenzio, acqua/vento, all’insegna del benessere naturale.
Materiali e tessuti interagiscono per farci star bene, in perfetta sinergia con il cosmo.
Possiamo così constatare come poter vivere momenti di relax e di ricarica energetica tra le pareti domestiche, nella nostra personale dimensione senza spazio, senza tempo, solo di ascolto, tra sensazioni avvolgenti come la carezza di un morbido cotone, stimolanti come il tocco di un lino leggero, o voluttuose come la seta.
Anche gli aromi possono essere utilizzati come riequilibratori e catalizzatori di ricambio energetico; aiutano a ritrovare l’armonia dei rispettivi livelli vibrazionali, per una ottimale ricarica del polo mentale neuronale.
Lo stesso tema dei 4 elementi greci classici è stato proposto al Cosmoprof di Bologna, palcoscenico della bellezza e del benessere, con una particolare attenzione al quinto elemento, la quinta essenza, che la scienza moderna definisce Etere: una vera intelligenza, uno spazio antimateria, che crea la materia invisibile, dalla quale si originano i pensieri, le intenzioni , la creatività. Due eteree fanciulle hanno sapientemente interpretato l’etere con il “Rituale di Benessere Amnesia”:
un massaggio, (ed è riduttivo chiamarlo così) a quatto mani, che coinvolge i sensi con tocchi, leggere pressioni e sfioramenti.
Una manualità espressa attraverso la trama dei tessuti, un’onda fluida e voluttuosa sui recettori dell’epidermide.
Una danza a quatto mani, che rappresenta l’integrazione tra le informazioni che giungono dall’esterno, attraverso i sensi e l’elaborazione interna, portando equilibrio mentale, conoscenza superiore, creatività, risveglio dell’intelligenza e della capacità di comunicare. Un delicato lissage del corpo e dell’anima.
Le antiche filosofie orientali e la fisica moderna concordano nell’affermare che il cosmo e il corpo umano rispondono allo stesso modello di creazione, in quanto a struttura, funzione e piano di energia. Interagiscono, si influenzano vicendevolmente e, da qui nascono i suoni, la luce, i colori, i fluidi, ogni astro del cosmo e ogni cellula del nostro corpo.
Ma l’etere della vita è l’anima del mondo, non è solo l’aria superiore, che solo gli dei respirano ma vive nell’eterna circolazione, si libera nell’alternanza del giorno e della notte, nel ciclo del mese, nel ritmo delle stagioni, in tutto ciò che ritorna circolarmente su se stesso. E’ l’energia vitale che entra in noi con il respiro, in altri termini:” Il Prana”.
Carla Aghito
Firenze per voi, in 1 giorno
April 11, 2011 by admin
Categoria: cosa bolle in pentola
Con l’arrivo della primavera, Flipmagazine consiglia una visita “toccata e fuga” a Firenze.
Con il treno ad alta velocità, questa meravigliosa città d’arte che tutto il mondo ci invidia, è davvero ad un tiro di schioppo.
Arrivare in treno consente di raggiungere comodamente a piedi, il centro della città.
Di fronte a voi, dopo aver camminato per cinque minuti, vi accoglie il Duomo di Firenze.
Qui turisti da tutto il mondo lo ammirano, lo studiano e lo immortalano da ogni angolatura possibile con qualsiasi apparecchio fotografico: digitale, professionale o con le intramontabili usa e getta.
Proseguendo il cammino giungiamo nella magnifica Piazza della Signoria.
Palazzo Vecchio, la Loggia dei Lanzi ( chiamata così perché nel 1527 vi si accamparono i Lanzichenecchi ) e la Galleria degli Uffizi.
Tante bellezze così ravvicinate da poterle toccare con mano e da farti perdere il fiato.
La Fontana del Nettuno, il David di Michelangelo, Ercole e Caco di Bandinelli.
Ci si continua a girare da una parte all’altra, alzando lo sguardo e rimanendo rapiti da tanta meraviglia.
Poi una pausa per un caffè, o per un invitante gelato di produzione artigianale. Qui, per un cono, tutti i turisti, americani e giapponesi in primis, aspettano in religiosa attesa seguendo lunghe code, come se ci si trovasse davanti agli Uffizi.
Proseguendo il nostro percorso si raggiunge il Ponte Vecchio, dove la magia creata da tante piccole botteghe orafe, sembrano farci tornare indietro nel tempo.
Si ha quasi l’impressione di essere abbracciati da una città che ti dà il benvenuto e ti fa sentire parte integrante di essa, della sua storia magnifica, della sua arte e della sua cultura, che la rende inconfondibilmente unica.
Per il posto dove andare, Flipmagazine vi consiglia la Grotta Guelfa.
Da Piazza del Duomo, proseguite lungo via dei Calzaiuoli e vi troverete in questa tipica trattoria fiorentina davvero invitante: per la location, per la qualità della cucina ( tipicamente toscana, of course ) e per il rapporto qualità prezzo .
Vi consigliamo: come primo piatto dei tagliolini degli infangati, come usavano i guelfi (tagliolini freschi all’uovo, funghi porcini e pancetta ), poi proseguite con l’ossobuco di vitella alla fiorentina, davvero delizioso.
Poi, per chiudere, un dolce, il “Tiramisù alla moda dei Guelfi”.
Firenze vi aspetta, anche per un giorno solo.
Norman di Lieto



















