Fuga a Londra
March 31, 2011 by admin
Categoria: world wide
Londra
Abbiamo provato per voi una breve fuga di 3 giorni a Londra, una delle più affascinanti e interessanti città esistenti. Ve la proponiamo riassunta in pochi punti sperando di riuscire a farvi assaggiare un pizzico della bellezza di questa città; ovviamente abbiamo dovuto fare delle scelte e condensare in pochi giorni la visita di molti luoghi. Noi vi offriamo un breve tour della città, consci del fatto che sia solo uno spiraglio perché per godervi appieno Londra avreste bisogno di un mese intero.
Gli spostamenti sono costosi ma i mezzi pubblici raggiungono ogni angolo della città. Vi suggeriamo di prendere una carta Oyster, che potrete trovare in alcuni negozi e in ogni fermata della metropolitana, con cui potrete viaggiare su Tube, bus, tram, DLR, London Overground e National Rail services. Vi verrà richiesto di compilare un coupon, pagare 3£ per la carta (solo la prima volta) e caricare una cifra minima di 20£. La passerete sul nastro magnetico all’entrata e all’uscita di ogni fermata della metropolitana o salendo sul bus o qualsiasi altro mezzo e, il vantaggio del suo utilizzo, sta nel fatto che non spenderete mai più del prezzo di un giornaliero e avrete diritto ad alcuni sconti che potete facilmente trovare sul sito: https://oyster.tfl.gov.uk/oyster/entry.do
All’arrivo in aeroporto potrete utilizzare i collegamenti già organizzati:
- Heathrow Airport: la Piccadilly Line porta direttamente all’aeroporto, oppure potrete prendere l’Heatrow Express da Paddington Station.
- London City Airport: da Canning Town, Canary Wharf e Bank potrete prendere la Docklands Light Railway.
- Gatwick Airport: da Victoria station potrete cambiare con il Gatwick Express o la Southern Railway. Oppure dalle stazioni di London Bridge, Blackfriars o King’s Cross potrete prendere il Thameslink.
- Luton Airport: da King’s Cross, Farrington, London Bridge e Blackfriars potrete prendere il First Capital Connect.
- Stansted Airport: per Tottenham Hale e Liverpool Street potrete prendere lo Stansted Express.
Primo giorno:
- Vi suggeriamo di prenotare un volo per arrivare nella mattinata e avere il tempo di raggiungere la vostra sistemazione senza, però, perdere l’intera giornata.
- Potrete dedicare il pomeriggio alla scoperta di Piccadilly Circus, il centro di Londra. Qui si trovano i teatri, Chinatown, numerosi negozi di souvenir e con una bella passeggiata attraverso St. James’ Park potete raggiungere Buckingham Palace e, se avete tempo, entrare e visitare il museo e le sale aperte al pubblico (http://www.royalcollection.org.uk/).
- Per la sera, l’ideale sarebbe cenare nei dintorni e recarvi a vedere uno dei numerosi spettacoli nei vicini teatri. Ve ne sono per tutti i gusti: Sister Act, Les Miserables, The Lion King, Legally Blonde, Billy Elliot, Thriller Live (dedicato a Michael Jackson) e molti altri. Vi suggeriamo un classico, The Phantom of the Opera al Her Majesty’s Theatre. Per essere sicuri di trovare posto occorre comperare i biglietti via internet; una volta stampata l’email di conferma dovrete solo presentarvi a teatro all’ora stabilita.
Il sito per The Phantom è: http://www.thephantomoftheopera.com/london/
Secondo giorno:
- Dopo aver fatto un’abbondante colazione, vi suggeriamo di recarvi a visitare uno dei numerosissimi musei londinesi. Molti sono totalmente gratuiti e visitabili fino alle 17,30 circa; comunque vi consigliamo di controllare per esserne sicuri. Potreste essere interessati all’arte moderna e, in questo caso, non potete perdere la Tate Modern (http://www.tate.org.uk/modern/) oppure, se siete appassionati di scienza, dovete assolutamente andare a vedere il Natural History Museum (http://www.nhm.ac.uk/). Se invece siete appassionati di Sharlock Holmes vi suggeriamo il suo museo in Baker Street (http://www.sherlock-holmes.co.uk/home.htm), piccolo e caratteristico al prezzo di 6£. Oltre a questi ve ne sono moltissimi; noi, comunque, vi suggeriamo di partire dal famoso British Museum a cui potreste dedicare la giornata fino al dopo pranzo (http://www.britishmuseum.org/).
- Dopo una mattinata dedicata alla cultura, potrete prendervi un po’ di tempo per passeggiare e rilassarvi nei pressi del London Eye (http://www.londoneye.com/) salendo sulla grande ruota panoramica. Il viaggio dura poco e, una volta scesi, potete passeggiare fino al Parlamento, al Big Ben e alla bellissima Westminster Abbey (http://www.westminster-abbey.org/home), la famosa cattedrale fondata nel 960. Entrate e godetevi lo spettacolo offerto da questa meraviglia.
- Vi consigliamo di passeggiare un po’ e godervi Londra alla luce della luna.
Terzo giorno:
- Per la mattina dell’ultimo giorno vi suggeriamo di seguire i vostri desideri. È probabile che passeggiando per Londra in questi giorni siate rimasti affascinati da qualche luogo o non siate riusciti a godervi fino in fondo qualcosa. Tornate lì, rilassatevi e passate le ultime ore londinesi senza più correre da una parte all’altra ma respirando la vera vita della città.
Se invece preferite una meta precisa, vi suggeriamo il Sea Life Aquarium (http://www.sealife.co.uk/london) o, se amate il brivido, The London Dungeon (http://www.the-dungeons.co.uk/london/en/index.htm) per cui vi consigliamo di acquistare in precedenza i biglietti online.
- Ed infine riprendete le vostre valigie e raggiungete l’aeroporto. È preferibile prenotare il volo in serata così da godersi la mattina in giro per la città. Chiedete consiglio a qualcuno per sapere esattamente di quanto tempo avete bisogno per raggiungere l’aeroporto.
Fate attenzione: Londra è molto cara. Attenzione agli alberghi. Non è vero che si mangia sempre male, come sostengono molti Italiani. Si può pranzare e cenare anche a livelli notevoli, ma si spende una fortuna. Per non farsi svenare, vanno bene i Pizza Hut, i locali di Fish & Chips, I locali dove vendono sandwhich e tramezzini vari.
E ora… BUON VIAGGIO da FlipMagazine!!!
Francesca Stefanachi
Il cervello in mostra a Milano
March 29, 2011 by admin
Categoria: cosa bolle in pentola
Fino al 12 Aprile, Milano ospita, in Corso Vittorio Emanuele, la mostra “Il colore del pensiero”, curata dal critico e artista Angelo Bucarelli.
Il colore del pensiero raccoglie 40 gigantografie del cervello, sapientemente accostate dal curatore ad opere d’arte moderna e contemporanea.
L’idea che anima il lavoro di curatela si basa sull’assunto per cui nel processo creativo dell’uomo non esiste l’invenzione di qualcosa dal nulla. L’artista, nella realizzazione dell’opera d’arte, sviluppa temi che appartengono alla sua esperienza, evolvendoli nel nuovo e nel diverso. La stessa struttura del nostro cervello diventa quindi ispirazione inconscia dell’espressione artistica. I diversi gruppi di cellule del sistema nervoso del cervelletto trovano quindi una corrispondenza sorprendente nelle Ninfee di Monet o la cellula di Purkjngie è perfettamente riproposta da Klimt, nell’Albero della vita.
Così Angelo Bucarelli spiega come nasce il progetto della mostra “Il colore del pensiero”: “Nel processo creativo dell’uomo non esiste la creazione assoluta. Ogni nuova creazione nasce dalla combinazione di intuito, riflessione, esperienza e memoria, dall’incontro con altre idee. Le mirabili immagini del cervello si svelano ispiratrici subconscie dell’espressione di quell’arte che si rompe all’impressione prima e all’astrattismo poi. Monet, Mirò, Pollock, Warhol sembrano ritrovare proprio nella struttura stessa dei loro neuroni le calligrafie che poi illustreranno nelle loro opere”.
Ma chi c’è dietro a questo interessante progetto? L’esposizione open air nasce nel contesto del progetto “Brainforum 2011”, la due giorni dedicata al cervello, organizzata da Viviana Kasam, che si svolge il 4 e 5 aprile a Milano.
L’esposizione è stata inoltre fortemente voluta dall’Assessore alla Salute del Comune di Milano, Giampaolo Landi. Hanno contribuito alla realizzazione la Fundaciò “la Caixa” di Barcellona, che ha reso disponibili le fotografie, e Human Life Fund, una fondazione nata con l’obiettivo di realizzare e sostenere progetti ed iniziative che promuovano lo sviluppo etico, sociale e culturale.
Per maggiori informazioni visitate il sito www.brainforum.it
Elsa Rolli
IL POSTO DOVE ANDARE: Heartland Brewery NY
March 29, 2011 by admin
Categoria: world wide
New York City
New York City è la città perfetta per chi ama passeggiare. Camminando è difficile non essere rapiti dai colori, dai suoni e da quell’inconfondibile adrenalina caratteristica della Grande Mela. E’ d’obbligo, per chi visita la capitale mondiale del melting pot, attraversare una delle strade più note per lo shopping: la Fifth Avenue.
La Quinta Strada è la linea di separazione per le street di Manhattan: West e East. Inizia al Washington Square Park, nel Greenwich Villane, e continua verso nord attraversando il cuore della Midtown e, costeggiando tutto Central Park, fino a raggiungere Harlem.
La Fifth Ave., sin dai primi decenni dell’Ottocento, godeva già di un alto status: strada residenziale per famiglie aristocratiche, accoglieva hotel di lusso, grandi magazzini ed edifici famosi come – ma non solo – la New York Public Library e l’Empire State Building. Nei secoli, pur nella sua evoluzione, ha conservato il suo fascino unico, che tutt’oggi incanta turisti e non.
Passeggiando tra i flagship store dei più grandi brand internazionali, tra artisti di strada che improvvisano gran pezzi di jazz, negozi di souvenir, bizzarri shoeshine e hot dog stand praticamente ad ogni angolo di strada, è facile perdere la cognizione del tempo. Arrivati a sera…se l’appetito inizia a stuzzicarvi, per gustare i veri sapori dell’american food, vi consigliamo Heartland Brewery tra la 5th Ave., appunto, e la 34th W St..
Il primo brewpub venne aperto nel 1995 (data definibile “storica” per il mercato americano!), da allora Heartland si è aggiudicata il primato di pioniere del “craft beer movement” a New York City.
Il locale, frequentato maggiormente da americani, con il suo arredamento dal look caldo e accogliente, racconta i processi produttivi e le ricette uniche di una gran varietà di birre. Gli ingredienti e le materie prime autoctone e di alta qualità, come il malto del Wisconsin e il luppolo proveniente dall’Oregon, conferiscono alle birre un colore e un sapore del tutto inediti e molto diversi rispetto a quelli delle più famose e diffuse birre tedesche e inglesi. Altrettanto prelibati i piatti offerti dalla casa, principalmente di carne. Per palati sopraffini, da provare, la Free Range Buffalo Steak a base di Jack Daniel’s, antipasti niente male e dessert considerevoli, tutto rigorosamente homemade.
Prezzi?!? A parte le tip, ragionevoli, considerando la location e occhio all’orario…la cucina chiude abbastanza presto.
“Appagati”, si esce con una gran voglia ancora di scoprire, di passeggiare naso all’insù, di essere travolti dalla magia di quelle strade e di ritrovarsi in qualche party sul rooftop di chissà quale grattacielo e di godersi dall’alto l’affascinante spettacolo della città che non dorme mai!
Eleonora Dafne Arnese
La tenacia per resistere al mondo
Lo afferma, fino allo sfinimento, nei suoi editoriali, il direttore del nostro Giornale, Mauro Pecchenino. Oggi l’Italia è un Paese senza capo né coda.
In realtà, riuscire a riconquistare e a guadagnare nuovamente un ruolo da protagonista nel panorama geopolitico mondiale, con onestà e meriti oggettivi, è un vero e proprio percorso ad ostacoli.
Sedersi ed accontentarsi è una trappola in cui molti possono incorrere. L’Italia lo ha fatto in questi ultimi 20 anni.
Il benessere raggiunto, le posizioni scalate fino a farci diventare la settima potenza del mondo, sembrano un lontano e malinconico ricordo.
Dopo essere usciti sconfitti e piegati dalla seconda guerra mondiale, il nostro Paese è ripartito con tenacia e vigore verso il benessere, di cui ancor oggi, possiamo godere.
Eppure l’Italia oggi è un paese vecchio e stanco.
Dove i giovani che valgono davvero, scappano all’estero e chi vorrebbe restare, mastica amaro per una situazione deprimente.
Viviamo un ruolo da comprimari, siamo un Paese che rischia seriamente di non tornare più protagonista.
Ci accontentiamo di ciò che siamo stati e oggi, pur rimanendo nell’ombra, ci siamo ancora ma solo grazie al nostro pedigree. E andiamo avanti balbettando.
Pensando all’Italia ci viene in mente la parabola di Giorgio VI, il Re divenuto sovrano inaspettatamente e la cui storia è ben raccontata nel film di Tom Hooper, con Colin Firth e Geoffrey Rush.
Giorgio VI è il fratello minore di Edoardo VIII che decise di abdicare in favore del fratello, vista l’impossibilità di poter sposare l’americana Wallie Simpson, poiché divorziata.
Giorgio VI è affetto da balbuzie, vive con la moglie e le due figlie con la convinzione di non essere l’erede al trono e, con un certo fatalismo, con l’impossibilità di non poter superare la disfluenza verbale che lo affliggeva.
Anche quando si avvicinava la possibilità di succedere come Re, al fratello Edoardo VIII ormai in disgrazia, il Duca di York sembra preferire un ruolo da comprimario e, allo stesso tempo, non sembra così determinato nel riuscire a sconfiggere la balbuzie.
La tenacia, la perseveranza, la forza e l’aiuto di un logopedista che poi diventa suo amico, portano Giorgio VI a sconfiggere ogni timore, tra cui spicca anche la timidezza, per accettare di salire al trono e sconfiggere anche la terribile disfluenza verbale.
Fu protagonista insieme a Churchill nella guida morale e spirituale del popolo britannico, negli anni drammatici e difficili della seconda guerra mondiale.
Tornando ai giorni nostri, anche l’Italia se dimostrasse di avere tra le frecce del suo arco: tenacia, perseveranza e forza e, rifiutando ogni forma di fatalismo e di apatia che ci contraddistinguono oggi, ce la potrebbe fare. Così, finalmente, il nostro Paese tornerebbe ad essere protagonista e a riprendersi il ruolo che più gli compete, non certo quello da comprimario e di comparsa un po’ balbettante, a cui da troppo tempo siamo costretti ad assistere.
Alfonso della Mura
IL POSTO DOVE ANDARE – Yokohama
March 22, 2011 by admin
Categoria: cosa bolle in pentola
Chi vive a Milano o ci viene per lavoro o turismo, non dimenticate che il capoluogo lombardo ha angoli molto belli e suggestivi per chi ha voglia di andarli a scoprire, c’è un locale etnico che fa la differenza. Nel cuore del centro storico, a due passi da piazza Duomo e a un passo da piazza Diaz, trovate Yokohama, ristorante giapponese che propone una cucina raffinata e creativa, con reminiscenze fusion, accanto alle proposte più classiche tipo sushi, sashimi e tempura. Pesce e carne, in una sinfonia e fantasia di sapori e proposte da lasciare piacevolmente stupiti, anche i palati più raffinati ed esigenti. L’ambiente è elegante e con un’atmosfera intima, anche se lo spazio non è piccolo e si sviluppa su due piani. Sin dall’ingresso si intuisce la differenza, il nero domina e avvolge, mentre le luci accolgono senza invadenza. A gestire il locale e i tavoli c’è un giovane di origine barese, Domenico Zippitelli, sorridente e discreto e, se sollecitato, propone vere e proprie leccornie (esclusive), da leccarsi i baffi. A dargli man forte la moglie Rosanna Chin, italiana di origini cinesi, figlia d’arte, sempre di buon umore e solerte. Un ottimo indirizzo che FlipMagazine vi consiglia senza esitazioni, anche per chi è ancora diffidente nei confronti delle cucine di altri Paesi e di quella giapponese, in particolare. Anche perché, lo ripetiamo, qui siamo al cospetto di un locale diverso, dove delicato e piccante hanno il giusto equilibrio e le proposte sono talmente varie e invitanti, che ciascuno può trovare il piatto che si adatta di più ai propri gusti. Buona anche la lista dei vini e i dolci. Per una serata piacevole e ad un prezzo sostenibile, nel cuore della vecchia Milano.
Mauro Pecchenino
IL POSTO DOVE ANDARE: Blue Note NY
March 22, 2011 by admin
Categoria: world wide
New York City
Chi passa qualche giorno a NYC, o ci abita per un periodo, si accorge subito che la città offre tante possibilità per trascorrere il proprio tempo, al di là degli impegni di lavoro. Ogni giorno si può pranzare o cenare in un ristorante diverso, con cucina proveniente da ogni angolo anche più remoto del mondo. Si può assistere ad alcuni tra i più stimolanti spettacoli teatrali, con star veramente internazionali, qui nei teatri di Broadway Al Pacino, De Niro, Jude Law, Daniel Craig, Cate Blanchet, Nicole Kidman, Julianne Moore, Meryl Streep , solo per citare alcuni nomi, sono di casa. Poi ci sono tanti cinema con le novità in super anteprima, conferenze, convegni, eventi via web e tante altre cose. Uno dei must della città, una caratteristica imprescindibile di Manhattan, è senza dubbio la musica jazz. Fa da colonna sonora alle street e alle avenue, caratterizza i block e i building. Chi non ama il jazz e il suo potere di sedurre, improvvisando, perde una importante fetta della grande mela. Ci sono locali ovunque, dove il jazz è il padrone assoluto e tanti sono i posti dove trascorrere una serata, mangiando una cosa e facendo notte, ascoltando dal vivo musica very strong. Tra i locali più noti e con una storia lunga c’è il Blue Note, fondato dalla famiglia Bensusan e con sedi anche a Tokio e Milano. Abbastanza contenuto nello spazio, con tanti tavoli vicini e alcuni che vanno quasi ad appoggiarsi al palco, un menu vario ma non particolarmente invitante, ha visto suonare i nomi più famosi in ogni parte del mondo. E’ il tempio del jazz newyorchese, tout court, senza una ragione precisa, ma per un insieme di prestigio e atmosfera, capacità gestionali e scelta del programma . Chi viene in queste mura a west nella 3rd Street, nel cuore pulsante del Village, sente la differenza, provare per rendersene conto. E stando dentro al Blue Note il tempo passa, vola in maniera piacevole e, dopo una manciata di ore, ci si trova tra le stradine del Village con la voglia di altro jazz,di altri assoli, di ancora altre improvvisazioni di piano, sax, tromba , contrabbasso. E poi c’è la notte di New York, la voglia di camminare, di bere ancora qualcosa, di prendere al volo un taxi giallo e di chiacchierare con l’autista, proveniente, as usual, da un Paese lontanissimo.
Mauro Pecchenino
Il Surrealismo dell’ Arcimboldo a Milano
March 21, 2011 by admin
Categoria: cosa bolle in pentola
Giuseppe Arcimboldo (1526- 1593) è tornato a casa nella sua città d’origine. Una mostra lo celebra fino al 22 maggio nella sede di Palazzo Reale, proprio a due passi dalle vetrate del Duomo, da lui stesso realizzate in età giovanile. Ci piace pensare che in questi giorni le vetrate siano splendidamente illuminate anche per celebrare il ritorno del loro creatore a Milano.
Addentrandosi nel percorso della mostra, appare subito singolare la scelta della curatrice Sylvia Ferino; le prime sale infatti, più che presentare il lavoro dell’Arcimboldo, sono dedicate a tracciare una panoramica dell’eccellenza milanese del Cinquecento. Dipinti, disegni scientifici, testi miniati, tessuti, stoffe, gioielli ed altri esempi della maestria artigiana meneghina, tanto apprezzata all’epoca dalle corti di mezza Europa. Questo clima culturale variegato e stimolante, così come l’interesse crescente del mondo culturale per le scienze naturali, hanno sicuramente influenzato la pittura dell’Arcimboldo che presenta un’accuratezza particolare per il dettaglio e per la scelta delle varietà naturali che compongono le sue celebri Teste. Al gusto per la caricatura e per il grottesco invece l’artista si è sicuramente accostato durante gli anni della formazione, grazie alla frequentazione della scuola di Leonardo, della cui produzione la mostra offre una vasta campionatura.
Nelle ultime sale ecco finalmente apparire le sue caratteristiche Teste, volti che emergono come apparizioni attraverso composizioni di fiori, frutta e animali. Una trasfigurazione, una fantasia affascinante, che incuriosisce, diverte ed al contempo è indice di una modernità assoluta dell’artista, che precorse i secoli con opere degne antenate del surrealismo. La produzione “fuori dagli schemi” dell’Arcimboldo ne ha decretato la fama in età matura presso la corte imperiale di Rodolfo II d’Asburgo prima e nell’Europa intera poi.
Ci sono Le Stagioni, con teste che si connotano per la vegetazione ed i frutti tipici del periodo dell’anno che vogliono rappresentare; c’è la Testa reversibile con canestro di frutta a cui si è ispirato Caravaggio per la celeberrima Canestra della Pinacoteca Ambrosiana; ci sono le caricature delle professioni, il bibliotecario ed il giurista rappresentati con gli strumenti che caratterizzano le loro attività; ci sono anche i suoi disegni realizzati appositamente per creare la scenografie ed animare le feste di corte.
Questa interessante mostra raccoglie opere provenienti da tutto il mondo, dal Kunsthistorisches Museum di Vienna, alla National Gallery of Art di Washington, fino ad arrivare agli Uffizi di Firenze.
Ultimo particolare originale è la grande scultura in vetroresina dello statunitense Philip Haas, che celebra l’Arcimboldo rifacendosi alla sua raffigurazione dell’Inverno e che domina la piazza antistante al Palazzo creando un’atmosfera quasi fantastica.
Barbara Pellegrini
I soliti idioti per un Paese diventato idiota
Contro il logorio della società moderna e della triste attualità, non ci resta che piangere.
Anzi, cambiamo punto di vista e decidiamo che non ci resta che ridere. Con ironia e mettendo da parte il politically correct che tanto (anda)va di moda.
Mtv da qualche tempo (ma se ne parla poco) trasmette: “I soliti idioti” con Francesco Mandelli e Fabrizio Biggio, i due protagonisti che nei panni di diversi personaggi mettono in scena sketch esilaranti e che fotografano, in maniera cinica e sarcastica, pregi e difetti della società italiana.
Diverse sono le figure che vengono messe alla berlina, attraverso la capacità “camaleontica” di due attori bravi, in maniera sorprendente, come caratteristi.
Passando dal padre cinico nei confronti del figlio Gianluca ( laureato e un po’ sfigato ), ai due sacerdoti che cercano, invano, di modernizzare la Chiesa andando a portare le proprie proposte strampalate senza intermediari direttamente al Santo Padre.
E ancora, l’onorevole ( donna ) procace, che nelle varie conferenze stampa o davanti al Giudice deve difendersi da accuse equivoche, al bambino cinico e maleducato che chiede il permesso ai genitori distratti, mandandoli anche tranquillamente a quel Paese.
I personaggi sono tantissimi e le situazioni sono le più disparate, tutto quello che “ I soliti idioti” propone nei suoi sketch è un affresco, ahinoi, veritiero del (mal) costume italiano.
Non manca nessuno e tutti potrebbero rivedersi in uno dei personaggi.
Ci sembra di riconoscere un po’ la malinconia di Monicelli in “Amici miei”, ritrovando quell’amaro disincanto che porta a disegnare la realtà della società di oggi, così complessa ma a volte così semplice da analizzare nella sua triste superficialità.
I soliti idioti ci aiuta a ridere tanto dei nostri vizi e dei nostri difetti e lasciandoci un po’ di amaro in bocca.
Ridi di gusto e poi, un attimo dopo, ti accorgi quanto sia vera e un po’ triste la fotografia dei nostri tempi. Un programma televisivo che consigliamo senza indugi.
Norman di Lieto
Lavoro: paura o opportunità per i giovani?
Il primo marzo 2011 si leggeva un titolo allarmante: “Istat, record disoccupazione giovanile che vola al 29,4%”. In sostanza, 1 giovane su 3 si ritrova disoccupato. Un dato questo che dà ulteriore conferma riguardo il fatto di essere una nazione con molte carenze e deficit. Ma è la nazione ad avere dei problemi o si dovrebbe ricercare la causa nei giovani? La colpa è delle aziende, oppure in quella parte di studenti dediti allo studio per opportunismo o per paura ben camuffata? La cosa forse palese e più dibattuta rimane la situazione di crisi che il nostro Paese sta affrontando e, davanti a questo scenario poco incoraggiante, ci sono diverse categorie di giovani. Una categoria che affronta il mondo del lavoro. Un’altra che si dedica allo studio sperando di poter, in futuro, ottenere un posto di lavoro prestigioso. Un’ultima categoria che preferisce concentrare energie e aspettative solo nello studio, magari sognando di continuare a vivere nell’università, fino a quando la porta del lavoro si aprirà inesorabilmente e sarà la vita a decidere per loro. È bello puntare sulla cultura, se essa non esistesse non ci sarebbe evoluzione, ma i giovani di oggi non dovrebbero prendere lo studio come alibi per non affrontare il mondo, tanto temuto, del lavoro. Non a caso una frase molto famosa dice che: “il lavoro nobilita l’uomo”. Se questo è vero, bisogna anche considerare la crescente difficoltà del remare in un mare sempre più mosso. Un mare che ha molte opportunità, basterebbe saper scegliere la barca giusta. Il compito dei neo laureati sarebbe proprio questo: salire sulla barca giusta, remare e mettere tutta la tenacia possibile per raggiungere la propria meta. Certo, lo studio diventa indispensabile per avere un’arma in più, ma anche le capacità personali dovrebbero essere impiegate senza paura di sbagliare. In fondo di 30 e lode come di stringati 18 se ne prenderanno per tutta la vita (anche se in forme diverse dai soliti voti, a cui tutti gli studenti sono stati abituati dal periodo scolastico). Inoltre, se non si rischia, si possono solo scorgere le sconfitte degli altri.
Martina Dell’Osbel
Fiat e il fenomeno Marchionne
Ha monopolizzato l’attenzione sin dal suo insediamento come amministratore delegato di Fiat.
Sergio Marchionne, l’italiano atipico ( infatti egli stesso si definisce canadese ) è riuscito ad aprire una fase nuova nelle relazioni industriali e sindacali nel nostro Paese.
Se la più grande Azienda del Paese, minaccia di uscire da Confindustria ed attacca il sindacato metalmeccanico più forte e rappresentativo italiano, la Fiom Cgil, in maniera frontale, qualcosa sta cambiando.
E crea un precedente che potrebbe essere preso d’esempio per molte aziende.
Passando da Pomigliano d’Arco e Termini Imerese, fino ad arrivare alla storica Mirafiori, Marchionne ha usato il pugno di ferro e ha minacciato neanche tanto velatamente che, o si lavora alle sue condizioni all’interno degli stabilimenti italiani, o si sposta la produzione ( cosa in realtà già fatta ) in Brasile, Polonia e Serbia.
Metodi innovativi o fin troppo intransigenti?
La risposta sta nel risultato che si è ottenuto.
Un referendum tanto pubblicizzato che ha spaccato e diviso i sindacati, ( Fiom Cgil per il no al nuovo accordo, e Cisl e Uil di categoria per il sì alla nuova linea dettata dall’a.d. ), ma che ha condotto alla vittoria dei sì.
Vince Marchionne, vince la sua linea, vince il suo pugno di ferro.
In Italia oggi si apre una nuova fase.
E dove anche un’azienda storica come la Fiat deve fare i conti con una globalizzazione imperante e dove le logiche di mercato localistiche e troppo conservative fanno a cazzotti con la possibilità ( o la minaccia se preferite ) di poter delocalizzare la produzione, si tratti di Canada, Serbia, Brasile o Polonia.
E dopo l’acquisizione dell’americana Chrysler, anche con un po’ di soldi dei contribuenti americani avallata da Obama, la Fiat non può permettersi passi falsi.
E Marchionne non è scivolato sulla buccia di banana made in Italy.
La Fiat rimane in Italia, ma sembrano lontanissimi i tempi dell’ Avvocato.
Altri modi, altro stile, altra classe.
Ma questa è un’altra storia.
E le aziende si possono salvare anche senza stile.
Norman di Lieto



















