Fondato e diretto da Mauro Pecchenino

Rimini d’inverno

February 22, 2011 by  
Categoria: cosa bolle in pentola

Iguana Jo's Picture from Flickr.com

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È bello girovagare nella parte più vecchia del centro storico con i suoi vicoli stretti, i piccoli locali, piazze e piazzette e curiosare fra antiche librerie e botteghe d’arte.

Rimini, città d’arte con 22 secoli di storia, offre monumenti di un insigne passato accanto a una modernissima organizzazione turistica.

E’ la metropoli balneare per eccellenza più famosa d’ Europa che rappresenta, con i suoi mille alberghi e la sua marina di spiagge dorate, la meta ideale, per chi vuole alternare il relax alla notte in discoteca o la visita ai tesori d’arte tramandati dal passato.

Nella visione di una Rimini Romana, oltre all’Arco d’Augusto, il più antico degli archi romani sopravissuti, vi è l’imponente ponte di Tiberio superstite dei bombardamenti.

Oggi, dopo 2000 anni possiamo ammirare fino al 15/6/2011 una piccola Pompei nel cuore della città: “La Domus Del Chirurgo”.

Complesso archeologico che ha conquistato fama internazionale per i materiali rinvenuti.

È stato infatti scoperto un eccezionale corredo chirurgico; il più importante giunto dall’antichità, ora esposto al Museo della città.

Distrutta da un incendio alla metà del terzo secolo, la Domus ha rivelato tra le macerie , mosaici, arredi e suppellettili, che offrono una sintesi eccezionale della vita della Rimini Antica.

La signoria dei Malatesta, che dominò la scena nel Medioevo, la trasformò in una fucina d’arte e di cultura, dove spiccano due notevoli gioielli rinascimentali : il Tempio Malatestiano con le sue bellissime opere d’arte di Giotto e Piero Della Francesca e Castel Sigismondo, fortezza e simbolo del potere dei Malatesta, ora, contenitore nelle sue sale quattrocentesche d’importanti mostre.

Ospita, oggi e fino al 27 Marzo i capolavori del Caravaggio e di altri pittori del 600.

A Castel Sigismondo, un’altra importante mostra da non perdere: “Parigi gli anni meravigliosi. Impressionismo contro Salon” incentrata sulle opere degli impressionisti francesi quali Cezanne, Monet, Renoir e Gauguin che con il loro rivoluzionario fenomeno di una pittura “en plein air” e con le loro storie artistiche, hanno contribuito a rendere Parigi il centro del mondo.

Interessante anche una visita al museo della città nel settecentesco collegio del gesuiti, con le sue 1500 opere tra mosaici, affreschi e ceramiche, che ci raccontano la storia della città dalla formazione geologica ad oggi.

Per una romantica serata, avvolta nella nebbiolina di mare; vi consigliamo l’ Osteria Dë Börg, in una delle zone più caratteristiche della città, nell’antico e pittoresco Borgo S. Giuliano, con le sue stradine e piazzette dal sapore Felliniano.

Murales dedicati al grande maestro, tappezzano le pareti delle vecchie case dei pescatori e le tentazioni gastronomiche, in tutti gli angoli del borgo, si riconoscono dai profumi prima ancora che dai sapori.

E’ la terra dell’ospitalità, allegra, solare, coinvolgente e soprattutto la sua vitalità dura tutto l’anno, anche se d’inverno vive il suo momento più autentico.

Carla Aghito

Unità nella malinconia

February 21, 2011 by  
Categoria: attualità

liits Picture from Flickr.com

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Il 17 marzo 2011 l’Italia compie 150 anni.

Nonostante sia trascorso un po’ di tempo, la nostra Giovine Italia, sembra ancora troppo giovane e poco navigata per affrontare la vita con le armi necessarie.

Abbiamo fatto l’Italia, ora dobbiamo fare gli Italiani.

Non crediamo che D’Azeglio potesse mai immaginare che anche 150 anni non sarebbero stati comunque sufficienti, per fare in modo che la sua affermazione potesse essere smentita dai fatti.

Partiamo dal fatto che al governo hanno litigato anche per celebrare questa ricorrenza.

Riusciamo anche in questa occasione a dividerci e a svilire il significato e il valore dell’anniversario.

C’è crisi dice Confindustria, meglio lavorare, appoggiati anche da Bossi ( che strano ci verrebbe da dire, per loro è un giorno come un altro crediamo, o no ? ).

Il 17 marzo bisogna lavorare, eppure le scorse festività natalizie, come quelle degli anni precedenti, si sono chiusi i battenti dal 23 dicembre al 7 gennaio, non vi pare eccessivo?

Oppure quelle vanno considerate inviolabili e l’anniversario del 150anniversario dell’Unità d’Italia che cadrà solo nel 2011, per un solo giorno, va ritenuto un giorno come un altro?

Si polemizza e ci si scontra anche su qualche cosa che dovrebbe essere un avvenimento che unisce, invece ci si divide anche o, soprattutto, su questo.

Un’Italia sempre meno desta sui reali problemi del nostro Paese e sempre più schiava di una classe dirigente non all’altezza (un eufemismo gentile, il nostro) della situazione.

Non siamo solo pizza, spaghetti, mafia e mandolino. Che tristezza, cari Italiani.

Allora noi ci incazziamo ( come diceva Gaber ) e gli sbattiamo in faccia che cos’è il Rinascimento.

( Quando ) l’Italia s’è desta (?).

Norman di Lieto

Tutti al museo grazie a Google

February 17, 2011 by  
Categoria: cosa bolle in pentola

racoles Picture from Flickr.com

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Ancora una volta il colosso Google si dimostra all’avanguardia e attento alle esigenze del popolo degli internauti affamati di informazioni. Da qualche giorno infatti è attivo Art Project, l’ultima iniziativa in ordine di tempo che il più importante motore di ricerca per internet ha realizzato in collaborazione con alcuni prestigiosi musei d’arte di tutto il mondo e che è stata presentata ufficialmente alla Tate Modern di Londra. Grazie a questo progetto l’instancabile ed onnipresente occhio elettronico di Google, si apre direttamente all’interno delle sale delle sedi dei musei più importanti, consentendo al pubblico di visitarne virtualmente i corridoi e di ammirare le splendide opere d’arte esposte. Il nuovo progetto consente, avvalendosi dell’ormai consolidata tecnica “Street view”, di collegarsi alle webcam posizionate all’interno delle sale e, grazie alla computer grafica 3D, di avere la sensazione di potersi muovere liberamente nello spazio per avvicinare ora questa ora quell’opera d’arte pur restando comodamente seduti nel proprio salotto di casa. Vi interessa maggiormente uno dei tanti lavori esposti? Con un semplice click sull’opera appare un riquadro che, oltre a fornire notizie descrittive, consente di trovare altri lavori realizzati dal medesimo artista. La funzione consente poi di ingrandire su singoli particolari interessanti, per poter ammirare l’opera nella sua completezza; si rimane stupiti dalla possibilità di analizzare in maniera nitida la pennellata sulla tela o la venatura del marmo e la precisione nella realizzazione del panneggio delle vesti di una scultura. La qualità delle immagini è di altissima risoluzione, addirittura alcune tele sono state fotografate con una risoluzione che arriva a 17 gigapixel. 1000 le opere che è possibile visionare ad oggi e che spaziano da la Nascita di Venere dell’italianissimo Botticelli a la Notte Stellata di Vincent Van Gogh.

Ma non è ancora tutto, il progetto prevede un’ulteriore funzionalità chiamata “Crea la tua collezione“. Attraverso di essa, gli utenti possono salvare immagini o semplici porzioni di esse e creare così una propria collezione personale, con l’opportunità di aggiungere commenti.

I musei partner del progetto al momento sono: Galleria degli Uffizi, (Firenze) – Alte Nationalgalerie, (Berlino) – Freer Gallery of Art Smithsonian, (Washington DC) – The Frick Collection, (New York City) – Gemäldegalerie, (Berlino) – The Metropolitan Museum of Art, (New York City) – MoMA, The Museum of Modern Art, (New York City) – Museo Reina Sofia, (Madrid) – Museo Thyseen – Bornemisza, (Madrid) - Museum Kampa, (Praga) – National Gallery, (Londra) – Château de Versailles – Rijksmuseum, (Amsterdam) – The State Hermitage Museum, (San Pietroburgo) – State Tretyakov Gallery, (Mosca) –Tate Britain, (Londra) – Van Gogh Museum, (Amsterdam). Grandi assenti tra le strutture più importanti al mondo, il Prado di Madrid e il Louvre; è davvero un peccato non poter ammirare 24 ore su 24 La Guernica o La Vergine delle Rocce, però non tutto è perduto, nei prossimi mesi infatti la lista dei musei aderenti all’iniziativa è destinata ad allungarsi. Nella preparazione del progetto, ciascun museo coinvolto si è impegnato ad offrire a Google la propria consulenza ed esperienza per coordinare la scelta delle collezioni, per fornire informazioni relative a ciascun lavoro e dare indicazioni sulla migliore angolatura per effettuare buoni scatti.

Ancora una volta quindi il mondo di Google è riuscito a stupirci….ma cosa dobbiamo aspettarci in futuro? Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha già stipulato accordi con Google Books per la digitalizzazione di un milione di volumi appartenenti alle Biblioteche nazionali di Roma e Firenze ed intende avvalersi della tecnologia Street View per la mappatura delle maggiori aree archeologiche italiane. Non ci resta che aspettare!

B.P.

Checco Zalone, un po’ di aria fresca

February 17, 2011 by  
Categoria: cosa bolle in pentola

Exper's Picture from Flickr.com

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Luca Medici dopo il successo di Cado dalle nubi ritorna in sala con il suo personaggio Checco Zalone, più tamarro ed ignorante che mai, per allietare le nostre giornate.

Checco vuole entrare in polizia ma non riesce e fa la guardia del corpo. Grazie ad amicizie, aderenze e conoscenze in alto riuscirà a fare la guardia ai beni artistici milanesi, con le prevedibili conseguenze del caso. Conosce una terrorista araba e prova a conquistarla con accoglienza tipica pugliese.

Non facciamo in tempo ad adagiare il cappotto sulla poltrona che già dai primi minuti Checco ci travolge con la sua ironia animalesca, basata su parentele e aderenze. Molti (bravi) attori vengono mutuati dal primo film, con ruoli caratteriali simili, (bravo Ivano Marescotti, in particolare) che ben si sposano con la trama della pellicola. L’ignoranza di Checco e il suo essere tamarro e superficiale lo porterà a combinare un disastro dopo l’altro, inanellando a rotazione gag comiche senza riserve.

In alcuni film si sorride, in altri ancora si ride, qui si piange dal ridere: prima per la famiglia Capobianco, che ha rami in tutte le massime cariche pubbliche (dalla finanza alla polizia), poi per la ragazza innamorata ma bruttina, per l’amico imbranato, per l’accoglienza espansiva e senza alcun riserva tipicamente meridionale (piena d’affetto e di buon cuore).

Con nostra sorpresa ci ritroviamo a ridere delle nostre bassezze, dal clientelismo ai fannulloni, dai raccomandati ai piccoli poteri locali che permettono di ottenere ogni cosa si desideri (tra cui una ragazza senza alcun sacramento che fa la madrina ad un battesimo).

La spontaneità di Checco e la sua violazione ripetuta delle più basilari regole sociali ci fa scompisciare: prima parla del rispetto della donna e poi ordina a sua madre 5 caffè espressi, viene ritenuto dall’amico sensibile e comprensivo e quando gli parla della sua verginità ride in modo sguaiato, usa il curry indiano come “pastone” da dare ai cigni, porta la terrorista araba al battesimo del nipotino per metterla K.O. a forza di mangiare.

Checco si comporta in modo ingenuo ma mai cattivo, se ne frega dell’etichetta ma poi per il suo amore fa tutto e anche di più. Si dimostra persona di buon cuore e dall’animo sensibile, anche se fa di tutto per dimostrare il contrario.

Tra gli interpreti, bravissimo Rocco Papaleo nella parte del padre di Checco e stupendo Caparezza nel suo contributo musicale e riesce ad aggiungere ulteriore ironia ad una festa che si pone quasi senza fine.

Il film è consigliato a chi possiede una forte autoironia, ama il Sud e i suoi eccessi, è fan di Checco Zalone, a chi ha amato il primo film: questo vi metterà letteralmente in ginocchio dal ridere. Obbligatoria la visione con gli amici, ottimo modo per trascorrere una serata in compagnia.

In contrapposizione, è sconsigliato a chi ha poca ironia, ritiene il Sud una terra sacra ed inviolabile su cui non si possa ridere un po’ e crede che Checco Zalone sia soltanto il tamarro che fa le canzoncine storpiate a Zelig.

In definitiva, un film che regala un’ora e mezza di risate a ritmo serratissimo, attori bravi e gag linguistiche/sceniche memorabili: Luca Medici (non facciamone un fenomeno, è forte, anche perché gli altri fanno schifo) è riuscito a bissare e a superare il successo del primo capitolo, già consigliato. Un’ottima occasione per riflettere sulle nostre bassezze con ironia e semplicità.

Con rispetto per i cinepanettoni e per il film di Aldo Giovanni e Giacomo, questo è il film comico per eccellenza: una ventata d’aria fresca nel panorama stantio della comicità nostrana, troppo spesso dominata da puzzette e gag copiate dal Pierino di Alvaro Vitali.

Marco Sberveglieri

A spasso per la Baviera: le bellezze di Monaco

February 17, 2011 by  
Categoria: world wide

Leslie-V's Picture from Flickr.com

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Monaco

La Baviera è una delle regioni europee più affascinanti e ricche di storia; attraversata in parte dalla nota Romantische Strasse presenta paesaggi da cartolina tra i più belli e suggestivi della Germania. La sua capitale è Monaco, città tra le più grandi ed importanti di tutta la nazione, un centro industriale certamente, ma anche un luogo affascinante e di interesse culturale. Fondata tra il secolo X e XI sulle rive del fiume Isar, agli albori era un semplice insediamento di monaci, ecco perché ancora oggi, a sottolineare il legame con le proprie origini, lo stemma della città raffigura proprio un monaco detto popolarmente “Münchner Kindl”. Quasi completamente rasa al suolo durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, Monaco è stata in parte ricostruita, ed oggi ci appare con un aspetto estremamente moderno evidente in molti dei suoi edifici; la città conserva tuttavia ancora intatti alcuni luoghi storici di grande interesse. Il cuore della capitale è l’Altstadt, di cui il vero centro è senz’altro Marienplatz, la grande piazza dominata dal Neues Rathaus o “municipio nuovo”, un tripudio di cortili ed arcate che si susseguono in cui predomina lo stile neo-gotico e che oggi ospita uffici e celebri bar di ritrovo. Il particolare più spettacolare dell’intero edificio resta senz’altro il grande carillon situato sulla facciata principale, che due volte al giorno si mette in movimento, presentando ai molti occhi dei turisti, rivolti affascinati verso l’alto, scene tradizionali di danze, feste e persino di un mitico agone cavalleresco.

Per ammirare la miglior vista del centro di Monaco, occorre fare un piccolo sforzo e salire in cima ai 93 mt del campanile della Sankt Peterskirche, la più antica chiesa della città, cantiere di lavori che si sono susseguiti negli anni, come si evince dalla presenza al suo interno di stili architettonici molto diversi: gotico, barocco e rococò.

Divertente da visitare, magari se si vuole cogliere l’occasione per fare uno spuntino, è il mercato di Viktualienmarkt, tra i più belli di tutta Europa, una vera festa di profumi e sapori, che espone e vende al pubblico prodotti di qualità elevata provenienti da diverse parti del mondo; sicuramente i prezzi sono un po’ elevati, ma tra queste bancarelle di certo si può scovare un regalo gradito da portare a casa!

Basta percorrere pochi passi a piedi da Marienplatz per visitare la sontuosa Residenz, appartenuta ai potenti Wittelsbach, la dinastia regnante bavarese che dimorò a Monaco dal 1385 al 1918. E’ possibile passeggiare per le sue fastose sale ed ammirare i cimeli ben conservati nelle molte stanze aperte al pubblico. Il museo è così vasto che addirittura la visita è suddivisa in due momenti distinti, di cui il più interessante è sicuramente quello a cui si accede al mattino. Spettacolare il Cortile della Grotta, con la Fontana di Perseo, un giardino interno dedicato a momenti di relax privati, con bellissimi giochi d’acqua che sgorgavano dalla roccia, davvero suggestivo.

Il centro, ovvero la zona in cui è concentrata la maggior parte delle cose da vedere, è visitabile benissimo a piedi (con un po’ di buona lena perché le distanze non sono grandi ma nemmeno piccolissime). Se la meta è un po’ più in là, si può invece utilizzare la metropolitana, la U-bahn, comoda, veloce e, naturalmente, puntuale. Dal centro si po’ utilizzare anche la S-bahn, l’autobus di linea, per raggiungere ad esempio il periferico Shloss Nymphemburg, un splendida residenza estiva fatta costruire dall’Elettore Ferdinand Maria per la moglie Adelaide di Savoia, in occasione della nascita del suo primogenito maschio. Il palazzo ospita bellissime sale dipinte e finemente stuccate, circondate da un parco lussureggiante costellato di laghetti con papere e cigni e da altri edifici più piccoli. Splendido il salone d’ingresso, con quei finestroni che fanno penetrare tanta luce e che creano continuità tra l’interno del palazzo e la natura da cui è avvolto.

Impossibile vedere Monaco senza fare un salto alla Hofbräuhaus, la più rinomata birreria di tutta la Baviera, lo spazio è scandito da volte medievali decorate da corone di fiori e bandiere bavaresi. Proprio nelle sua sale, il 20 febbraio del 1920 si svolse il primo raduno del partito nazional – socialista.

Per concedersi un momento di shopping, consigliamo di farsi attirare dal luccichio delle vetrine che si susseguono lungo la strada più lussuosa ed imponente della città, MaximilianStrasse, dove hanno trovato la loro ideale collocazione le boutique dei marchi più costosi quali Prada, Valentino, Escada. Qui ci si può anche concedere un caffè o un aperitivo mondano, seduti in uno dei tavolini dei lussuosi bar della via, contornati da seri signori in giacca e cravatta ed affascinanti donne cariche di sacchetti griffati di ogni forma, dimensione e colore.

Il quartiere di Maxvorstadt ospita le università e la maggior parte di musei cittadini; gran parte delle ricchezze culturali della città trovano dimora proprio qui. L’anima artistica di questa zona ha attirato da sempre l’attenzione di personaggi importanti provenienti da tutto il mondo, basti pensare che Vassilj Kandinskij e Thomas Mann, per citarne due, vissero e lavorarono proprio in questa zona. 45 è il numero dei musei che potrete trovare in città, di cui i più importanti sono situati nel quartiere di Maxvorstadt. I più interessanti sono sicuramente l’Alte Pinakothek, che ospita diverse opere di Albrecht Dürer; la Neue Pinakothek, con la sua vasta collezione di tele impressioniste e di lavori dal sapore più locale come quelli della scuola di Dachau; ed infine la Pinakothek Der Moderne, interessante sia per le opere che custodisce sia per la struttura architettonica dell’edificio stesso. Quando decidete di pianificare le visite ai musei tenete conto del fatto che la domenica l’ingresso è gratuito.

Ultimo consiglio…certamente la passione del popolo tedesco per la birra è cosa nota, e Monaco forse ne è l’esempio più lampante. Risale al 1810, la nascita di una delle manifestazioni più famose del mondo, che si svolge a Monaco tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre: l’Oktoberfest. Ogni anno schiere di appassionati del luppolo accorrono da ogni parte d’Europa per due settimane per partecipare a questa festa all’insegna del bere birra, mangiare salsicce e stare goliardicamente insieme.

Per gli appassionati del calcio consigliamo una visita allo stadio, l’Allianz Arena, uno dei templi dello sport con la sua grande struttura bianca sfaccettata che si accende colorandosi di rosso e di blu in occasione delle partite.

Doveroso, dopo tante informazioni su dove andare e cosa vedere, dare qualche consiglio su dove mangiare e in quale albergo soggiornare. Per una cenetta ottima e tipica bavarese, potete andare all’Hundskugel, la più antica taverna di Monaco, nata nel 1440. All’interno ospita solo 40 coperti e ciò rende questo locale molto intimo; se decidete di cenare lì, assaggiate la specialità, il maialino arrosto condito in una speciale salsa alla birra.

Per dormire scegliete, tra le tante soluzioni possibili, il Leonardo Hotel e Residenz in HeimgartenStrasse, un hotel 4 stelle appartenente ad una buona catena, accogliente e pulito, situato in una zona residenziale e tranquilla, ma al contempo assolutamente comoda perché vicina al centro e ben collegata tramite la metropolitana.

Elsa Rolli

Cervelli nascosti, oggi basta avere una faccia

February 17, 2011 by  
Categoria: attualità

San Diego Shooter's Picture from Flickr.com

San Diego Shooter's Picture from Flickr.com

E’ ormai cronaca quotidiana. Cervelli ben nascosti e spesso inesistenti, una faccia ben curata, saper sparlare ed il gioco è fatto: un proliferare senza senso di opinionisti che non sanno nemmeno dove voltarsi (a parte verso le amatissime telecamere!). Questa è la realtà dell’informazione. Un’informazione che sempre di più sta diventando una farsa mediatica per circuire le persone. È evidente in queste ultime settimane come una parola del vocabolario italiano possa essere annientata e privata del suo significato originario. La parola in questione è “privato”. Vita privata di personaggi pubblici che viene invasa rendendola pubblica, ma non solo. Se da un lato c’è la violazione della privacy, dall’altra ci sono i media, che decidono di schierare sul campo opinionisti che sì, possono essere a conoscenza dei fatti accaduti, ma che non hanno le conoscenze e le capacità di potersi elevare, dando un giudizio consono e adeguato. I tanto contestati americani ora, se potessero guardare l’Italia, si farebbero una gran risata perché stiamo diventando proprio come loro. Una nazione che si preoccupa più della vita privata dei personaggi pubblici piuttosto di scrutare altri ambienti e dare peso ad altre notizie. Quest’atmosfera stimola inevitabilmente la messa in onda di programmi, servizi e quant’altro abbia a che fare con il gossip (che in queste ultime settimane vanta una gran fila di personaggi). Signori e Signorine commentati da altrettanti opinionisti che a volte sono giornalisti colti e a conoscenza dei fatti, ma spesso e volentieri sono personaggi dello spettacolo che hanno solo una faccia (senza firma e senza nome) e con la loro presenza alimentano più l’audience che il dibattito costruttivo. Gli opinionisti dovrebbero dare un parere al di là di qualsiasi schieramento politico o ideologia individuale, invece, oggi, il termine ‘opinionista’ sembra essere scivolato molto in basso. Basta avere una faccia e si arriva nelle case di milioni di italiani pronti ad ascoltare commenti e opinioni spesso e volentieri inesistenti.

Chissà come commenterebbe quest’Italia Enzo Biagi, il cronista per eccellenza.

Martina Dell’Osbel


Tra memoria e attualità: il Campo di Dachau

February 15, 2011 by  
Categoria: attualità

rytc's Picture from Flickr.com

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Dachau

Decidere di fare visita ad un campo di concentramento nazista, ad un gulag, o a qualunque altro luogo che abbia significato morte per migliaia di vite umane, pare spesso una scelta strana, dettata da un senso di macabro voyeurismo. Noi l’abbiamo fatto e crediamo che queste forme di turismo non siano altro che manifestazioni della volontà di ricordare. Il 27 gennaio, si è celebrato il giorno della memoria, perché di fronte a realtà di dolore così grandi, forse l’unica azione di giustizia che può essere perpetrata è il ricordo, il non negazionismo.

La storia di Monaco di Baviera è tristemente legata a doppio filo alle vicende della Seconda Guerra Mondiale ed allo sterminio della popolazione semita. Nel 1933 infatti venne aperto il campo di concentramento di Dachau, situato a solo 17 chilometri di strada dalla capitale della Baviera.

Sorto sulle spoglie di una vecchia fabbrica di polvere da sparo caduta in disuso, Dachau fu il primo vero e proprio campo di concentramento tedesco, che costituì quindi un modello per diverse strutture edificate in seguito. Inizialmente concepito come struttura rieducativa in cui venivano imprigionati gli oppositori politici di Hitler, come tristemente noto, esso finì per essere un carcere per ebrei e minoranze “sgradite”, come testimoni di Geova, omosessuali, emigranti, zingari, prigionieri polacchi, russi e così via. Al suo comando si alternarono i più spietati seguaci del Führer, tra cui Theodor Eicke, che diede forma al rigido regolamento del campo, un regolamento che doveva spezzare la personalità degli internati ed impedire ogni tentativo di fuga e prevedeva pene corporali ed esecuzioni. Nel campo c’erano ad esempio il “bunker”, la prigione dove i detenuti dovevano stare fermi in piedi per molte ore anche solo per una minima colpa. Attorno al campo un fossato, quindi la recinzione con filo spinato elettrificato, ed ancora un altro fossato esterno, pieno d’acqua; impensabile poter scappare e bagnarsi e poi sopravvivere al gelo…senza contare le varie torrette di avvistamento presidiate notte e giorno. Una struttura, insomma, da cui era impossibile evadere con il corpo e con la mente.

Il campo come ci appare oggi ci porta a riflettere, costretti ad un forte bagno di realtà; poco rimane della struttura originale, ma il solo passeggiare e sostare nei suoi spazi smuove qualcosa nel profondo dell’animo. Camminare per le stesse stradine percorse dai detenuti, visitare i luoghi in cui sono vissute e morte così tante persone: anche a distanza di anni su Dachau aleggia un’aria di morte. All’ingresso della struttura di detenzione vera e propria si viene accolti da una scritta sul cancello di ferro: “Arbeit Macht Frei”, “Il lavoro rende liberi”, un macabro ed irrisorio monito; un cancello che si chiude dietro le spalle impedendo di uscire non è mai qualcosa che rende liberi.

Resta in piedi l’originario edificio centrale, dove arrivavano i prigionieri, venivano fatti entrare per procedere alla pratica dell’iscrizione sul registro e della consegna dei documenti (molti ancora conservati e malinconicamente esposti in bacheche); con questo atto aveva inizio il terribile rito della spersonalizzazione dell’individuo. Da questo momento in poi i prigionieri non avrebbero più avuto un’identità, un nome, un passato né tantomeno un futuro. Il tutto veniva sancito con maggiore forza attraverso la consegna delle vesti, perché venissero sostituite con i classici anonimi pigiami a righe. Da quel momento cessava la vita di un uomo come persona ed aveva l’inizio la sua esistenza come semplice numero, meccanismo intercambiabile di una tremenda macchina di morte.

Al centro della struttura, poste una dinnanzi all’altra con un rigore terrificante, le baracche-dormitorio, con i letti ammassati ed un gelido lavatoio al centro dove non vi era poi molta possibilità di privacy. È stato calcolato che l’intera struttura potesse contenere 3.000 persone, ma che al momento della liberazione ne “ospitasse” ben 28.000; la maggior parte dei decessi avvenne proprio per epidemie di tifo diffuse a causa delle scarse condizioni igieniche, o per denutrizione e freddo. Alto anche il tasso di suicidi, gente mossa dalla disperazione più nera che preferiva concludere di propria volontà quella vita fattasi insopportabile. Non mancarono chiaramente le esecuzioni, violente e di massa…quasi impensabile in tanto orrore credere che le camere a gas, le terribili ed opprimenti docce, in realtà non fossero mai state messe in funzione. I forni invece, nel corso degli anni furono addirittura raddoppiati a causa del progressivo aumentare del numero dei morti. Negli ultimi tempi nemmeno più si riusciva a cremare tutti i corpi che si ammassavano e per questo venivano scavate delle fosse comuni dentro le quali venivano gettati i corpi a marcire. Soggiornarono a Dachau personaggi dai nomi di Wilhelm Beiglböck o Claus Schilling, ai quali la scienza deve un “grande contributo”: il 22 febbraio del 1942 ad esempio, iniziarono nel campo sperimentazioni su vasta scala, ed i medici vennero incaricati di testare gli effetti sull’organismo umano della permanenza ad alta quota e della caduta improvvisa da una grande altezza. Per non dimenticare, anche se ci piacerebbe, gli studi per cercare i vaccini per alcune malattie mortali come la malaria. La serie di prove solo nella seconda metà di maggio 1942 costò la vita a circa 200 detenuti. Sono state ritrovate alcune immagini piuttosto eloquenti che documentano gli esperimenti che vennero condotti nel campo, immagini fredde e scientifiche per mostrare lo svolgimento di meri omicidi.

Il senso di questa fotografia degli orrori commessi in passato, un passato nemmeno troppo lontano, è conservarne la memoria. Ricordare è il miglior modo perché fatti simili non accadano mai più…ma purtroppo la crudeltà umana non ha confini, soprattutto quando di mezzo vi sono interessi economici e di potere…Angola, Costa d’Avorio, Congo, Nigeria, Somalia, la lista dei conflitti che attualmente si stanno combattendo nel mondo è ancora lunga. Guerre in cui gli scontri a fuoco si accompagnano ad azioni di genocidio, a stupri, a pulizie etniche e a violenze di ogni genere. Non tacere, non chiudere gli occhi, ma denunciare i soprusi è il minimo che si possa fare.

Barbara Pellegrini

Cercando la bussola

February 13, 2011 by  
Categoria: attualità

AlbeJTD's Picture from Flickr.com

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Giorgio Gaber cantava, io non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Credo che oggi in molti si sentano ben rappresentati più che altro da un senso di smarrimento generale, che ci ha portato, forse, a perdere l’orientamento.

Dai guelfi ai ghibellini, poco è cambiato.

Riusciamo ad accenderci solo quando si tratta di dividersi in fazioni contrapposte.

A questo siamo relegati storicamente in questo nostro Paese?

Non è sempre o bianco o nero dice qualcuno.

Evidentemente ci siamo allineati bene nel farlo in tutto, e a scaldarci sempre e per qualsiasi cosa come fossimo tifosi di calcio, perdendo di vista ben altre cose.

Non vorremmo che fosse dannatamente vero ciò che affermava il filosofo americano e teorico della comunicazione Noam Chomsky, quando allertava la gente a non farsi tentare di dover ritenere che sia di moda essere stupidi, volgari ed ignoranti.

E noi, ogni sera, facendo zapping in un palinsesto televisivo sempre più mediocre, che ci propina Grande Fratello e stupidaggini varie ed eventuali, comprendiamo ancor meglio ciò che Noam Chomsky intende.

A buon intenditore poche parole.

Difficile cercare e ancor di più trovare la bussola in un’Italia che ha perso identità e si sta pericolosamente avvicinando all’Egitto, che deve scendere in piazza per ritrovare se stesso.

Alfonso della Mura

IL POSTO DOVE ANDARE: il Pastis

February 13, 2011 by  
Categoria: world wide

kaysha's Picture from Flickr.com

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New York City

Sulla nona Avenue, all’altezza della Dodicesima, nel cuore della zona degli ex mattatoi, il Meatpacking, domina la più cool, accogliente, incasinata e divertente brasserie francese della Grande Mela, il Pastis.

Siamo in zona West Village, dal tardo pomeriggio tutti gli angoli si animano, la musica alza il volume , i ragazzi si cambiano d’abito e le ragazze si mettono in tiro. Scollature, gonne up e tacchi sopra i dieci, la fanno da padroni in un rutilare di bellezze sorridenti, con una gran voglia di passare alcune happy hour.

In tutte le stagioni dell’anno, dall’inverno sempre ben freddo, fino all’estate sempre ben calda, a NYC alla notte si vive bene, ci si diverte tra ottimi drink, cibi niente male, posti non troppo cari e locali dove si può ballare anche senza spendere un dollaro. Per esempio, proprio di fronte al Pastis c’è un hotel dove al Penthouse fanno spesso party, free entrance.

Al Pastis si va per gustare alcune specialità della cucina francese e un po’ belga, per assaggiare pesce crudo e ottima carne, per bere vini made in France e per stare in mezzo a tanta gente. Senza la prenotazione si fa anche quaranta minuti di coda, ma non ci son problemi, c’è tanto spazio, senza essere però dispersivo, il personale è cortese e si dà un gran daffare. Poi, nella sala principale c’è un bancone che fa venir l’acquolina in bocca anche agli astemi e si può bere un bicchiere di ottimo Sancerre e il tempo scorre in maniera so nice. Un consiglio: non andateci da soli ed evitate i grandi gruppi, l’ideale è andarci in coppia e la serata vola, con la voglia di assaggiare, guardare, sorridere e ascoltare in maniera distratta la musica di sottofondo. Poi si esce e, as usual, a New York, si cammina, tanto, fino a casa e camminare diventa la parte finale della serata. Se invece si è stanchi, basta alzare un braccio e in qualsiasi zona si ferma in pochi minuti una yellow cab, un taxi che vi porterà per pochi spiccioli dove volete.

La Grande Mela è accogliente con i propri ospiti: ti fa vedere tante cose, impararne altrettante e vivere un grappolo di emozioni sempre niente male.

Mauro Pecchenino

Alda che soffre, urla, ama, blocca lo stomaco

February 12, 2011 by  
Categoria: cosa bolle in pentola

nettophoto's Picture from Flickr.com

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Ancora per pochi giorni il Palazzo Reale di Milano ospiterà una mostra fuori dalle righe, multisensoriale, appassionante.

Un percorso multimediale, un cammino catartico che saluta e ricorda due grandi artisti lombardi: la poetessa Alda Merini e il maestro Mimmo Rotella.

La città di Milano sullo sfondo e Marilyn Monroe, l’icona della bellezza per antonomasia, come terreno di confronto tra due mondi artistici, con codici espressivi differenti e affini allo stesso tempo.

La poesia che dipinge il bello e, la pittura che scrive il bello.

Le prime sale, buie ed imponenti, accolgono le proiezioni di una Merini inedita, bella e imperfetta al contempo: i suoi occhi, la sua bocca, il suo volto con i segni del tempo, le sue mani, la sua sigaretta fumante, la sua voce che riemerge da quegli angoli, che fa rabbrividire per la sua intensità, che emoziona e racconta una vita, legge dei versi, descrive i muri di quell’ospedale psichiatrico, che l’accolse per anni. Al centro della sala, nudo, consumato, sconcertante, il suo lettino.

Il cammino prosegue con la visita al “suo” Naviglio, alla sua casa, e alla sua osteria preferita, ricordando il vino condiviso con amici e amori. La voce della poetessa domina in ogni stanza, spezzando il silenzio e catturando il visitatore in un’esperienza unica e vibrante. Tutto sembra ricomporsi come un surreale montaggio; tutto si ricolora e si riempie ancora una volta di quegli oggetti familiari, di quei profumi e di quei riflessi nello specchio. Tutto sembra rivivere.

Nel Pantheon, l’ultima sala a lei dedicata, a terra, il suo materasso dove visse, scrisse, fumò e amò con tutta la sua bellezza di donna e artista. Una Merini che si trasforma in Marilyn, che si autoidentifica concettualmente in quell’icona di donna controversa tanto quanto lei. Marilyn, dunque, è il personaggio che incrocia e fa da ponte tra i due artisti.

Anche Rotella si appropria dell’immagine dell’attrice reinterpretandola con un linguaggio visivo “nuovo” per la sua epoca storica.

I soggetti massmediali scelti dall’artista appartengono ad una cultura figurativa popolare, ingenua. Le opere, ottenute con la sovrapposizione di manifesti cinematografici e pubblicitari (elementi seriali e riproducibili) vengono rese ineguagliabili dall’estro dell’artista, inventore del dècollage, che con strappi e lacerazioni fa emergere un’immagine unica, che assume un’intensità visionaria. Sono venti le opere esposte, di grande formato, su lamiera, realizzate dagli anni ’80 al 2000 e accompagnate dalla raccolta completa dei “Poemi Fonetici” composti dal maestro.

L’imponenza e la suggestione avvertite nelle sale dedicate alla poetessa, inevitabilmente influenzano le aspettative per la seconda parte della mostra dedicata a Rotella. L’artista però sembra rimanere marginale e poco evocativo, pur nella sua importanza nel panorama artistico italiano a partire dagli anni ’60.

Senza dubbio una mostra originale, che vale la pena vedere, in cui il visitatore si immerge completamente, cambiando ruolo e diventando così l’attore protagonista dell’“Ultimo Atto d’Amore”.

Eleonora Dafne Arnese

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