Lennon, la lotta dell’immortale
January 31, 2011 by admin
Categoria: cosa bolle in pentola
A 30 anni dalla scomparsa di John Lennon, assassinato l’8 dicembre del 1980 davanti alla sua abitazione di NY, esce in poche sale italiane un film raro, made in UK del 2009, intitolato Nowhere Boy, incentrato sull’adolescenza tormentata dell’indimenticato genio della musica.
La regia è di Sam Taylor Wood, artista concettuale, fotografa e creatrice di videoinstallazioni.
È un film ben fatto, uno di quelli che non ti aspetti, che ti sorprende.
In una Liverpool povera e decadente, cresce, non senza tormenti, l’adolescente John.
Cresce con la zia, dopo che la madre l’abbandona all’età di 5 anni.
Ma proprio quando all’età di 17 anni John sembra avere ritrovato sua madre, lei perde la vita.
La sua adolescenza è contraddistinta da una personalità ribelle, anticonformista ma allo stesso tempo, logorata dalla figura della zia Mimi, una donna severa, rigida ed intransigente.
Una “matrigna” algida e quasi alle soglie dell’anaffettività ( ma si scoprirà poi, solo all’apparenza ).
Per l’adolescente John, la mancanza della vera madre che, una volta riapparsa, scompare più velocemente di una meteora, è un tarlo che non l’abbandona mai, un tormento interiore con cui convive suo malgrado.
Nowhere Boy è un ritratto del giovane Lennon appassionante, disincantato ma allo stesso tempo molto intimista.
La forza interiore che trasmette l’artista inglese a tutte le persone che gli stanno attorno, rivelano doti innate da leader carismatico che lo porteranno a fondare la band “The Quarrymen”, con i suoi amici e compagni di scuola con cui frequentava, la Quarry Bank Grammar School.
Adolescente ribelle, borderline e allergico alle istituzioni ( rapporti conflittuali con gli insegnanti e il Preside della scuola che frequentava ), viveva un dramma interiore, portato quasi all’estremo.
Animato dalla voglia di seguire la propria vocazione musicale ( anche il talento e il genio possono essere soffocati ), Lennon sarà pervaso da un continuo spirito di rivalsa nei confronti della zia Mimi, colpevole tra le altre cose di aver affermato in tempi non sospetti: “ The guitar’s all very well, John, but you’ll never make a living out of it”).
Non essere creduto, sostenuto, spronato dalla sua figura di riferimento adolescenziale lo porterà a lotte continue per seguire la propria strada e a duri conflitti interiori.
Lennon, una volta ottenuta la popolarità, farà incidere la frase infelice della zia Mimi su una targa d’argento, prontamente regalata all’improbabile indovina.
Nowhere Boy è un film che fa riflettere sul percorso esistenziale tormentato di un adolescente che ha dovuto lottare contro tutto e contro tutti, per diventare John Lennon.
Una battaglia continua, intestina, anche contro chi proprio non ti aspetti ( chi pensa di agire per il tuo bene in realtà fa più danni di chiunque altro ).
Essere John Lennon lo si è dalla nascita, per diventare John Lennon, il ragazzo ribelle di Liverpool ha dovuto seguire un percorso ad ostacoli.
Con la volontà e la forza d’animo che lo contraddistingueva, l’adolescente tormentato si è trasformato in un immortale.
Una vita intensa la sua, una vita spezzata da un folle l’8 dicembre del 1980 a New York.
John l’immortale è da tempo nell’olimpo dei grandi.
Imagine, se non ci fosse stata questa figura di artista, magari a causa dei divieti di zia Mimi, che cosa il mondo si sarebbe perso.
Norman di Lieto
Davos, ma che mondo è questo ?
Dal World Economic Forum di Davos anche quest’anno sono apparsi in bella vista personaggi politici e gotha del mondo delle banche, della finanza ( non sappiamo perché ma proprio non ci convincono tutti questi signori ).
Dal quadro ( desolante ) che si evince, nel mondo ci sono 200 milioni di disoccupati ed è un record negativo che toglie il sonno.
Sarkozy dal palco ha annunciato convinto: “Se ci sono tanti disoccupati è per colpa delle Banche”, ma guarda un po’, non sarà mica che il bue dà del cornuto all’asino?
La delocalizzazione delle imprese e un mercato sempre più globalizzato, hanno portato ad una crescente precarietà, non solo nel lavoro.
La crisi economica tocca anche ( o soprattutto ) gli Stati nazionali.
Oggi, sono diverse le multinazionali che superano il PIL di Paesi in via di sviluppo o che hanno il potere di dettare condizioni anche ai Paesi più sviluppati.
E scoppia la rivolta dei cittadini in diverse parti del mondo per una situazione economica e sociale insostenibile. Una rivolta sanguinosa e terribile, ma giustificabile.
Prima la Tunisia, poi l’Egitto di Mubarak ( ma che bella nipote si ritrova, non è vero? ) e infine, l’Albania di Berisha, con ripercussioni su tutto il Magreb.
Qualcosa si muove e sembra di essere solo all’inizio.
Una lenta, costante ed inesorabile onda civile che si ribella ad una situazione stagnante e bloccata, dove il Potere nasconde qualsiasi cosa e nega l’evidenza, un potere sordo a tutto, dittatoriale, corrotto, sporco.
Ci avete mai pensato ? E se tutto questo prima o poi accadesse anche in Italia ?
Questa bella gente lascia il popolo nelle canne, a far la fame e, poi, nei palazzi presidenziali si può trovare in bella mostra, una Ferrari Testarossa fiammante, di proprietà del capo del Governo, così come accaduto in Tunisia e chissà in quanti altri posti nelle varie ville del Potere…
Vi è oggi una lontananza siderale tra queste eminenze grigie e i cittadini che, oltre ad essere sempre più inermi, sono anche sempre più frustrati e rassegnati.
Eppure qualcosa si muove.
Corsi e ricorsi storici, diceva Gianbattista Vico.
Servirebbe un nuovo Rinascimento ( mondiale ), un reset generale, per ripartire con uno slancio di rinnovamento ed un’ energia vitale per rianimare una civiltà, popolata ormai da cittadini di un mondo globalizzato, ormai esangue.
Vediamo che succede, o meglio, cerchiamo di essere, tutti, protagonisti del ( nostro ) cambiamento.
Lamentarsi e basta è un’arte fine a se stessa, che ha molti padri, ma che non ha creato nessun capolavoro.
Alfonso della Mura
Sculture da indossare
January 29, 2011 by admin
Categoria: cosa bolle in pentola

CHRISTINE SHIN oro e centro di ciotola di STILE BELLO, decoro "alla Damaschina" (XVI sec.) corallo e lapis
Per festeggiare il Nuovo Anno, Mirta Carroli presenta i suoi splendidi monili d’autore. Amando da sempre i gioielli, in questi ultimi dieci anni ha creato sculture di piccole dimensioni…da indossare.
Gioielli d’arte, di alta oreficeria artigiana, che ci fanno conoscere tecniche e stili dai più antichi, ai più attuali. Una straordinaria collezione che si modula attraverso i secoli con frammenti di ceramica antica, dal 1200 al 1700. Un salvataggio delle preziose scaglie che richiude tutte le loro ferite, riprendendo cosi’ vita nel recupero e, diventando una pietra preziosa da incastonare con il corallo, il lapislazzolo, la giada, il mosaico per vestire la contemporaneità.
Mirta Carroli, con trent’anni di attività come scultrice, ha al suo attivo mostre in Italia e all’estero: New York, Bruxelles, Shanghai…. Ha usato vari materiali, dalla terracotta al marmo, al legno. Oggi, l’amore per il ferro ha preso il sopravvento e, quando lavora nella sua bottega, nella corte di Palazzo Barbavara, non sente la fatica, concentratissima nel disegnare e tagliare con il suo ugello di fuoco le lastre di ferro in forti strisce, slabbrate e piegate, che creano un notevole impatto visivo ed emotivo. Le sue opere hanno spesso un’analogia con i calanchi, elemento strutturale di Brisighella, sua terra di nascita, nel cuore della Romagna. Si presentano infatti, come fitti solchi longitudinali più o meno profondi, separati tra loro da creste sottili ed aguzze.
La sua ricerca è fatta di equilibrio ed eleganza nella composizione e la sua scultura è personalissima, forte, piena d’ invenzione.
Una passione, quella di Mirta Carroli, che trae origine ed ispirazione dagli antichi ferri forgiati e dagli attrezzi usati dai contadini. Le sue opere di grande dimensione coinvolgono il pubblico verso un’arte moderna, inusuale, “sperimentale”.
L’artista, ha presentato nel Castello di Castel Pergine, inserito in una stupenda valle del Trentino, una mostra con affascinanti installazioni collocate in esterno e negli angoli ricchi di evocazioni del castello. Per tre anni ha lavorato alla sua progettazione, creando un complesso di opere che suggeriscono l’itinerario di un viaggio nel passato e nella storia, sculture che dialogano con il territorio circostante. Nella sua dualità Mirta unisce in sé la dolcezza della terra dei suoi avi all’asprezza del ferro; non parla con le parole, ma con le sue sculture, con un linguaggio fatto di spezzoni, tondini, arnesi vecchi, reperti, frammenti di ceramica, che si pongono con tutta la loro forza e grandiosità, fatta di memorie, di fattura, di stimolazione sensoriale ed emotiva. Grandi e piccole sculture come i suoi gioielli che sfidano le mode e il tempo.
Carla Aghito
Salisburgo, la Firenze del nord
January 24, 2011 by admin
Categoria: world wide
Salisburgo
Non si può visitare Salisburgo senza accorgersi di quanto la figura di Mozart abbia lasciato un profondo segno nell’anima della città: le case-museo del compositore sono una delle mete turistiche più gettonate, la sua musica risuona in ogni locale, e negli anni sono stati persino creati dei cioccolatini a lui dedicati. Bisogna ammettere che tutto questo è affascinante, anche se in città non mancano altri luoghi e altre storie ugualmente degne di interesse. Salisburgo, la città che sorge a breve distanza dal confine austriaco, a cavallo del fiume Salzach, è a ragione considerata una delle mete in assoluto più eleganti e ricche di cultura e storia di tutto il Nord Europa, al punto da essere annoverata tra i patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.
Per ammirare da una posizione privilegiata le sue belle architetture barocche dal sapore italianeggiante, si può scegliere di salire a piedi in cima ad una delle due basse montagne che cingono il centro abitato, il Kapuzinerberg e il Mönchsberg; sulla prima si ritrova una via crucis ed una piacevole passeggiata tra il verde, mentre sulla seconda sorge la fortezza di Hohensalzburg, in pietra bianca, cinta da grossi bastioni;una vera e propria cittadella armata, completamente autosufficiente, pronta a difendere la città ed il suo vescovo che vi si recavano per proteggersi durante i tempi di crisi. Vi si accede facilmente tramite una funicolare, o, per i più allenati, percorrendo una bella salita a piedi, e, al suo interno si trova un museo con armi e divise militari risalenti a diverse epoche. Lo splendore culturale e artistico di Salisburgo si deve in buona parte agli interessi dei vescovi principi che ressero le sorti cittadine tra il XVI e il XVII secolo. Il vescovo – principe Wolf Dietrich Von Raitenau, ad esempio, fece costruire il Duomo e la Residenz, una sontuosa dimora degli arcivescovi di cui oggi è possibile visitare gli sfarzosi saloni riccamente decorati e stuccati e di cui si può ammirare il prezioso mobilio in parte ancora originale. Si dice che in queste sale Mozart si esibì per la prima volta in pubblico alla giovane età di soli cinque anni. Lo stesso Dietrich fece edificare anche lo Shloss Mirabell, un bel palazzo dallo splendido giardino all’italiana, dedicato alla sua amante preferita Salome Von Alt, che gli diede 12 figli. Il successore, il principe Markus Sitticus, fece completare il Duomo, in stile barocco italiano, dall’architetto Santino Solari. Non si può abbandonare il centro della città senza prima aver dato almeno un veloce sguardo alla Stiftskirche Sankt Peter ed al suo cortile adiacente che ospita il Cimitero cittadino di Petersfriedhof, dalle molte tombe riccamente decorate e scavate nella roccia. Vi si può arrivare facilmente passando vicino al mulino ad acqua che ancora oggi viene utilizzato per produrre parte della farina dedicata alla produzione della panetteria più antica e famosa di tutta la città; quale migliore occasione per una sosta ed uno spuntino, magari a base di Pretzel.
Il periodo ideale per visitare la città? consigliamo di scegliere il periodo del Festival di Salisburgo, evento ideato nel 1920 dal direttore teatrale Max Reinhardt, dal compositore Richard Strauss e dal poeta Hugo von Hofmannsthal. La manifestazione, concepita per esaltare la purezza e la bellezza in senso mozartiano, ha assunto nel tempo una risonanza mondiale, tanto da essere divenuto un appuntamento annuale che si svolge tra la fine di luglio e la fine di agosto e che ha come sede la Festspielhaus, nella Felsenreitschule ed il cortile della Residenza.
Tra le molte soluzione disponibili per il pernottamento consigliamo Haus Wartenberg, un’accogliente soluzione immersa nel verde a solo pochi minuti dal centro con camere confortevoli e luminose, arredate in un gradevole stile rustico. Non perdetevi quindi una cena allo Zum Eulenspiegel; vi sembrerà di mangiare in un ambiente da fiaba, con salette intime decorate da travi basse, a cui si accede tramite scalette in pietra….davvero una chicca.
Barbara Pellegrini
La tv spazza fantasia
Quante volte abbiamo sentito o letto sui giornali: “Tv spazzatura”? Forse così tante volte da non renderci conto di quale sia il significato insito in queste parole.
Un significato triste e allarmante al contempo, in una società che vanta scoperte tecnologiche di ogni tipo e novità di qualsiasi genere, ormai all’ordine del giorno.
Come può essere che una civiltà così evoluta e ricca culturalmente possa dare adito al pensiero di superficialità?
Forse una spiegazione c’è, ed è vicina più di quanto non si creda. Si potrebbe fare un rapido conteggio per capire quanti programmi televisivi, oggi, abbiano un grado accettabile di cultura, ma l’idea non sarebbe delle migliori perché il risultato potrebbe essere incline ad un’unità di misura molto bassa, quasi invisibile per occhi distratti come i nostri.
Proprio così: siamo distratti!
Da giornalisti che danno pseudo notizie, da presentatori che credono di aver scoperto l’America con le loro interviste e pubblicità che plagiano le nostre anime. Ma queste non sono novità per le persone più attente e affini con un tipo di pensiero che va oltre la semplice vista di ragazze svestite o l’ascolto di programmi fuorvianti che sanno solo riempire il mondo di parentesi superflue e spesso volgari.
È ormai finita l’era di “Carosello” dove la generazione di allora ricorda ancora il suo ritornello e quei 45 minuti di pubblicità a pillole. È finito il piacere di guardare la televisione reputandola un mezzo capace di dare quel qualcosa in più. È finito lo scopo che la televisione aveva: raggruppare le persone per condividere attimi di quotidianità. Recuperare una situazione così in bilico è quasi impossibile.
Non si può chiedere a qualcuno che sta mangiando un gelato di gettarlo, quindi, non si potrà dire alle persone di fare a meno della televisione. Stiamo diventando ingordi, pieni di pretese e non capiamo che ci possono essere dei gelati più gustosi. Preferiamo così guardare passivamente la televisione. Adattarci a seguire programmi insulsi. Ma forse abbiamo bisogno di questo: superficialità, di qualcosa che spazzi la fantasia, perché la vita è già troppo difficile.
Martina Dell’Osbel
Al tramonto, corpo e mente sul Brooklyn Bridge
January 19, 2011 by admin
Categoria: world wide
New York City
Nei giorni post natalizi ci è capitato di passare da New York e, in una giornata fredda, ma tutto sommato di bel tempo, ci ha assaliti il desiderio di una lunga passeggiata a piedi, al tramonto, sul ponte di Brooklyn. L’ultima volta che eravamo venuti qui era un pomeriggio, verso la fine dello scorso settembre. Una passeggiata in compagnia, con una donna sorridente, a chiacchierare ininterrottamente, con un via vai di persone intorno, a piedi e in bicicletta. Questa volta, a dispetto del periodo, il ponte è quasi vuoto. L’East River è lì silenzioso che ti segue e lo skyline di Lower Manhattan dà l’impressione di starti accanto, con la sua presenza incombente e discreta nello stesso tempo. Passeggiare sul ponte, che unisce l’East side di Manhattan con il quartiere di Brooklyn, può essere un’esperienza quasi mistica, se si parte poco prima del tramonto e ci si lascia cullare dalle tante ombre e luci che tagliano e abbracciano il ponte. E’ anche una passeggiata ideale da fare da soli. I pensieri corrono e prendono vita nel loro susseguirsi. Si riesce a pensare, quasi ad estraniarsi. Un amore lontano, un lavoro che sta vedendo la luce, un problema che si sta risolvendo, un altro da affrontare, con grinta e con un sorriso, diventano i protagonisti di quest’inizio di sera. E’ così una maniera per essere un po’ newyorkese, loro vengono qui spesso a staccare la mente. E’ una bella camminata e anche il fisico ne trae giovamento. Al ritorno, proprio all’uscita del ponte, a Water street, si può fare una sosta al Bridge Cafe, dove gustare un’ottima bistecca con patate e un poco di Ketchup sauce a lato, in un ambiente storico che risale agli anni Venti. Non sarà difficile attaccar discorso con il vicino di tavolo. Gli abitanti di NYC sono dei chiacchieroni e fanno volentieri conversazione.
Poi è bello ritornare a casa o in albergo, sempre a piedi. New York va sempre girata a piedi, anche se poi si arriva stanchi morti. Chi scrive è rientrato a casa, sulla settantaduesima, un tratto bello lungo, quasi senza accorgersene.
Un consiglio: prendere il ponte da Park Row, scendendo prima la Broadway fino a City Hall, arriverete così in maniera facile alla parte pedonale. Altro consiglio: se ci andate con una donna e non c’è troppa folla, tenetela per mano e fate qualche foto, rimarrà il ricordo di un’esperienza unica.
Mauro Pecchenino
Il Posto dove andare: il Gattò e il Tieffe Teatro
January 18, 2011 by admin
Categoria: cosa bolle in pentola
È bello passeggiare nel cuore di Milano magari in una serata invernale, con quel po’ di pioggia che ti solletica il viso e che ti accompagna per le strade trafficate della città meneghina.
A pochi passi dal centro, il ristorante Gattò vi aspetta se amate rivivere le atmosfere tipicamente parigine all’interno del suo ristorante.
Piccolo, raccolto, perfetto per una cena tête-à-tête, il Gattò è un avamposto parigino nel cuore di Milano.
Rimarrete di certo stupiti per un attimo, quando, una volta giunti sulla soglia del locale, troverete all’ingresso una sorta di bazar di abiti vintage, un po’ retrò.
Non preoccupatevi, in perfetto stile à la parisienne al negozio situato al piano terra segue, salendo su una piccola scalinata, la sala ristorante.
Qui sono pronti ad accogliervi garcons gentili, eleganti e dai modi garbati ( ma allora siamo davvero a Parigi ?!?).
I tavolini e le sedie sono in perfetto stile minimal, anche un po’ decadente e, le pareti, sono disadorne, con poche stampe e quadretti comunque originali.
La cucina è a vista, quindi potete ammirare gli chef all’opera nella preparazione dei piatti che avete appena ordinato.
Uscendo, dopo esservi fatti consigliare degli ottimi vini da accompagnare al menù originale e in costante cambiamento, passeggiate serenamente per le vie di Milano.
A pochi passi, nella traversa successiva, se è in scena una commedia, date alla serata un epilogo davvero interessante.
Al Tieffe Teatro, in via Menotti, il programma è sempre intrigante.
Dal 28 dicembre al 16 gennaio è andata in scena la trilogia di Alan Ayckbourn: “Le conquiste di Norman”, che ha avuto un grande successo a Londra e che è stata riproposta anche qui con altrettanta fortuna.
Dal 19 al 30 gennaio si mette in scena “Malamore”, un monologo sul dolore femminile, tratto da un libro di Concita de Gregorio, diretto da Francesco Zecca e interpretato dalla splendida Lucrezia Lante della Rovere.
Il Tieffe ha in programma spettacoli sempre interessanti ed il teatro si dimostra raccolto, ma molto accogliente, e consente una vicinanza con il palcoscenico che rende il tutto magicamente familiare, in un’atmosfera davvero unica.
Sembra che gli attori da un momento all’altro possano avvicinarsi a te, comodamente seduto al tuo posto, per chiedere che idea ci siamo fatti dello spettacolo fino a quel momento.
Una serata a teatro, in questo caso, è qualcosa di molto diverso.
L’attore è lì in carne e ossa, non lo vedi in 3d, lo senti vibrare, lo senti sospirare, lo vedi e ti emoziona con la sua presenza scenica, con la sua capacità di arrivarti dentro, a pochi passi da te.
Divisi da un palcoscenico che, in realtà, come già detto, sembra tu possa toccare con mano, di sentirlo vicinissimo a te.
Riscoprire il teatro è oggi un’esperienza sublime che vi consigliamo di (ri)vivere il più presto possibile.
Se è così è se vi pare cari lettori e ci scusi Pirandello.
Norman di Lieto
Berlino, una capitale anche per l’Europa? ( parte II )
January 17, 2011 by admin
Categoria: world wide
Berlino
Il vecchio quartiere ebraico di Hackescher Markt, che meglio conserva le vecchie costruzioni tipiche della regione, è conosciuto per i suoi locali famosi e frequentatissimo dai giovani. Si tratta di una zona all’avanguardia, vero cuore pulsante della cultura berlinese, abitato da diversi artisti e musicisti, costellato di bar divertenti, caffetterie che si concentrano soprattutto all’interno dei noti Hackesche Höfe, cortili perfettamente ristrutturati dalle facciate particolari e dalle ricche vetrine, con case basse dai tetti spioventi. Passeggiando per queste vie ci si rende conto di quanto sia spiccato nei berlinesi il senso artistico; raramente, e sicuramente non in Italia, capita di vedere interi quartieri che ospitano gallerie d’arte, negozi di design, atelier di giovani ed interessanti stilisti emergenti, o anche semplici negozi che collezionano e vendono oggetti vintage. Se volete fare acquisti davvero speciali e originali, questo è senz’altro il posto giusto. Tra le molte gallerie presenti consigliamo di visitare Absalon, che ospita spesso i lavori di artisti di notevole interesse nel panorama dell’arte contemporanea.
La ricchezza dei musei della città, testimonia quanto l’arte sia particolarmente amata dai berlinesi. La collezione contemporanea esposta all’Hamburger Banhoff, che comprende opere di Andy Warhol, Anselm Kiefer e John Beuys, è sicuramente una delle più importanti ed apprezzabili. Per fare un tuffo nel passato invece l’ideale è recarsi presso la zona di Museuminsel, patrimonio dell’UNESCO, che ospita musei in cui sono perfettamente conservati i cimeli portati via dall’esercito tedesco durante l’ultima guerra mondiale, una vera e propria sequela di capolavori. Imperdibile tra tutti il Pergamon Museum, dove è stata completamente ricostruita una facciata dell’Altare di Pergamo, la Porta di Mileto, un perfetto esempio di architettura Romana e la Porta di Ishtar, il grandioso portale interamente ricoperto con tasselli di ceramica blu, che nel VI secolo a.C. dava accesso alla città di Babilonia…da lasciare senza fiato. Per ammirare il volto della Regina Nefertiti in tutto il suo splendore occorre invece visitare il Neues Museum, di cui sono degni di nota anche gli interni dell’edificio in sé. I biglietti d’ingresso dei musei cittadini sono un po’ cari ma per la ricchezza dei contenuti consigliamo di non farsi scrupoli.
Berlino presenta anche un forte vocazione musicale; opere sfarzose, teatro classico e avanguardia sperimentale – i palcoscenici della capitale offrono ogni sera spettacoli di grande effetto. Concerti di rango internazionale si tengono sia alla Philharmonie che alla Konzerthaus. Di tutt’altro tipo, ma altrettanto interessante, la ben nota passione della città per la musica contemporanea, che fa di Berlino uno dei punti di riferimento per i Dj di grido e per gli amanti della musica techno ed elettronica di tutto il mondo. La LoveParade, il popolare festival di musica techno, ha visto i natali proprio nel 1989 a Berlino ed è stato replicato poi in tutto il mondo. Se possiamo dare alcuni consigli per organizzare una serata all’insegna del miglior sound berlinese, si possono scegliere il Berghain, il Watergate ed il Bang.
A questo punto è d’obbligo dare alcuni consigli su dove soggiornare durante i giorni di permanenza nella città tedesca e dove decidere di fermarsi per un lauto pasto ristoratore….l’Alte Quelle, immediatamente sotto la fermata S-bahn del Tiergarten, è ottimo per gustare a prezzi modici la cucina tipica berlinese, magari in compagnia di un buon concerto dal vivo; oppure il White Trash, un fast food delux che si trova nel Mitte, in Schoenhauser Allee ed il Grill Royal, un ristorantino in Friedrichstraße ideale per chi abbia voglia di cenare a base di ottima carne. Per un pernottamento di qualità invece consigliamo: The Circus Hotel, nel cuore del Mitte, un albergo che presenta un ottimo rapporto qualità – prezzo e che offre il vantaggio di essere molto ben collegato con tutti i principali luoghi di interesse della città; oppure, per chi volesse godersi il relax di un ottimo hotel di lusso, magari con tanto di SPA per ristorarsi dopo tanto camminare, è indicato il Grand Hyatt Berlin in Postdamer Platz. Per gli amanti della soluzione Bed & Breakfast suggeriamo infine la scelta dell’Hotel Pension Bregenz, ambiente piccolo ed informale gestito da personale estremamente cordiale.
Barbara Pellegrini
Riflessioni di un giovane vecchio
Il nostro editoriale sui giovani vecchi ha suscitato più di una reazione. Ci hanno scritto genitori e figli, giovani e meno giovani. Tra il materiale inviato, abbiamo scelto di pubblicare un contributo che non è una lettera, ma ha il taglio e lo stile di un pezzo giornalistico.
Capita che ti ci ritrovi per caso. Perchè non sai cosa fare, e hai bisogno di cambiare aria. Perchè hai avuto una giornata pesante, hai litigato con tua madre o semplicemente hai voglia di passar del tempo insieme a lui, a loro. Uso il plurale perchè so di esser fortunato: quel lui in verità sono molteplici, almeno per quanto mi riguarda. Quelli veri si contano sulle dita delle mani, ma ci sono, ed è un tesoro da custodire, di questi tempi. Con loro so di poter condividere ancora tanto, e non solo dei link su facebook.
Chiami lui perchè sai che non ti sbagli, perchè non hai bisogno di cambiarti, non è una donna e ti accetterà anche in tuta. Non ha pretese, gli va bene tutto. C’è se vuoi far casino o se hai bisogno di sfogarti. Ci mangi una pizza insieme o ti guarda inerme divorarti chili di gommose. Proprio per questo si chiama amico. Un amico che ti conosce da sempre, stesso genere di bravate, i viaggi all’avventura e i sogni condivisi nel cassetto. Le serate di baldoria e i cinema del martedì sera. Champagne ma anche e soprattutto pop-corn. Anzi, nachos.
Poi finisce che fuori stai bene e capisci è una di quelle sere speciali. Così banali, tant’è normali, ma particolari. Le chiacchiere infinite, la camomilla delle due del mattino e tante, tante verità.
Queste sono le serate migliori da cui ripartire. Da cui riprendere il filo del discorso, quei monologhi senza fine con se stessi per ricordarti chi sei, da dove vieni, ma soprattutto dove vai. Parli del più o del meno, di donne e politica, calcio e retorica. Ti ritrovi così, a 25 anni, così tanti che se non stai attento, in un attimo sei già vecchio. La nostra è un’età strana. Non sai come sentirti, un giorno sei un monello e quello dopo un saggio consumato tra letterature e alcool, giovani Bukowsky crescono. Perfino gli altri non sanno come prenderti. Non ti capiscono, non sanno se di fronte hanno il solito ragazzino senza sale in zucca o l’ometto che si sta formando.
Alla nostra età, dicevamo, puoi cominciare ad abbozzare una cartina tornasole. Economicamente, si parlerebbe di costi e ricavi, stato patrimoniale e tavola del reddito. Cos’è l’azienda di te stesso? Quali sentimenti produce? La tua personalità esce ad un prezzo di mercato competitivo? Quello che hai fatto, da dove sei partito, cos’hai ottenuto e cosa vorresti. Brainstorming, freccettine, schemi o tabelle. Puoi sintetizzarla come vuoi la tua vita, ma dopo v e n t i c i n q u e a n n i, hai tutti i dati per farlo.
Ed è proprio davanti a quella camomilla che riesci ad essere onesto con te stesso e con il tuo amico. Riesci a guardare alla cartina insieme a lui perché sai che ti comprende, perché sai che non ti sputtanerà, sarà accanto a te in questo viaggio. Forse egli è lì proprio per essere lo specchio delle tue ambizioni e delle tue preoccupazioni, perché a volte ti basta saper di aver qualcuno di fronte per essere più onesto con te stesso. E finisci per parlare di tutto, degli amici comuni, di carriere mancate o di carriere future. Con l’aria consunta di chi la sa lunga, del quarto di secolo molto rock’n'roll, parli come se le avessi viste tutte, dal muro di Berlino allo scioglimento delle Spice, ma come se ti aspettassi ancora di vederne altrettante, come se la tua vita reale fosse ancora ai nastri di partenza. E allora chi siamo, noi giovani vecchi?
Le riflessioni e le domande si accavallano, e finisci per chiederti se sei il primo degli sfigati o l’ultimo dei fortunati. Finisci per ammettere che hai tanto, ma che vorresti di più. E io vorrei quello che hai tu, mentre tu vorresti ciò che ho fatto io. Un bel casino a volte la vita. Però è bella, bella da morire. Fantastica perché ci lascia qua a pensare, a sognare, perché tutto è ancora realizzabile, perché pensi di poter fare e dare ancora tanto. Pensi che la tua vita non è tutta lì e questo vuol dire tanto, nell’Italiaccia bistrattata di oggi. E’ vero, razionalmente sappiamo tutti che sono cazzi amari, crescere oggi. Zero prospettive, gente disoccupata a zonzo, la società che cade a rotoli. Arrabattarsi per arrivare a fine mese somiglia sempre più ad un tiro di dadi: devi pagare le tasse universitarie, non vai via il fine settimana. Esci a cena una sera di troppo, e ti salta il cinema della domenica. Ci si mettono anche i Maya a dire che il mondo sta per finire, manca solo Silvio a dirci che è immortale, e poi potremmo abbassare la saracinesca.
Ma non è tutto grigio il nostro domani, e te lo dice la tua analisi di bilancio, la cartina tornasole che stendi in queste serate sul tavolo dell’onestà. Il vantaggio, rispetto a prima, è che ora hai gli occhi per guardarla, la bussola per interpretarla. Ora riesci a toccare con mano ciò che ci è dato, mentre prima nemmeno te ne accorgevi. Prima avevi lo scooter ed eri il re del mondo e il cellulare che suonava era un nuovo innamoramento. Oggi no, lo scooter è impolverato, il telefono suona meno, ma hai capito che l’amore ha forme e colori diversi, che un messaggio non è niente, ma una carezza rasenta il tutto. Oggi sai che il conto in banca non è quello del monopoli e che se vai in rosso stai fermo un giro. Ma è bello così. Perché se anche stai fermo un giro, sai che ci sono loro, gli amici. E che a quel giro penseranno loro. Due vodke e un limoncino.
Capisci di essere tra quei fortunati, e ti addormenti col sorriso.
Davide Angeli
Berlino, una capitale anche per l’Europa? ( parte I )
January 7, 2011 by admin
Categoria: world wide
Berlino
La città più all’avanguardia d’Europa…? Certamente Berlino (affiancata dalla sempre inarrestabile Londra), la capitale che oggi trascina al cambiamento, orgogliosa del suo sapersi reinventare con costanza.
Bisogna ammettere che in un primo momento, quando da turisti si comincia a vagare per le strade della città, non ci si innamora della bellezza storica dei suoi palazzi, o degli angoli vecchio stile che arricchiscono vie e piazze, tuttavia la fredda metropoli tedesca emana ugualmente un discreto fascino. Completamente rasa al suolo durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale, Berlino è stata ricostruita all’insegna dell’innovazione e della modernità ed oggi può essere apprezzata per la sua architettura contemporanea. Dopo la caduta del muro infatti, la città ha dato il via a programmi di ricostruzione che ne hanno cambiato moltissimo l’aspetto, in una sorta di laboratorio architettonico a cui hanno partecipato i professionisti più famosi del mondo: I.M. Pei, Frank Gehry, Helmut Jahn e Renzo Piano. Il materiale che ha meglio interpretato questa spinta al cambiamento è indiscutibilmente il vetro; giganteschi palazzi completamente in vetro da togliere il fiato, edifici dalle finestre altissime, che occupano due o tre piani, palazzi storici fasciati in involucri di vetro, per enfatizzare al massimo gli effetti della luce e delle trasparenze e donare un senso di leggerezza unico e spettacolare, come si vede in Postdamer Platz. Anche Alexanderplatz, vero e proprio cuore della città, con i suoi alberghi e i molti centri commerciali, presenta costruzioni fortemente all’avanguardia, sulle quali domina sempre e comunque il Funkturm, la torre radio costruita nel 1926, che con il suo pennacchio è la vera bussola per orientarsi quando si visita la città. Spesso gli stessi interni dei palazzi presentano soluzioni davvero sorprendenti, basti pensare alla hall dell’Hotel Radisson, che ospita un enorme acquario circolare attraversato al centro niente di meno che da un ascensore.
Il risultato di questa sperimentazione architettonica è la presenza di costruzioni ultramoderne accanto ad edifici storici, che conferisce a Berlino un tocco davvero originale.
Berlino ha un numero sorprendente di luoghi di interesse, anche se non è così centralizzata come altre città europee. A volte le cose migliori non hanno nulla a che fare con soliti punti di riferimento: si può semplicemente passeggiare e perdersi lungo le molte ed interessanti strade gremite di caffè e negozi particolari.
Le vie dello shopping sfrenato sono senz’altro Unter den Linden, la lunga strada che da Alexanderplatz conduce alla Porta di Brandeburgo, e Friedrichstraße, dove si trovano i negozi più eleganti, Valentino, Fendi, Hermes, ma anche la libreria Taschen, una delle più famose nel mondo, in cui si possono acquistare alcune delle più belle edizioni di testi di architettura ed arte. Per cambiare di colpo atmosfera, basta voltare un angolo di questa lunga via, si abbandona così il lusso sfrenato e ci si imbatte nella tradizione più folkloristica di Gendarmenmarkt, considerata una delle più belle di Berlino per l’armonia dei suoi monumenti, le chiese gemelle del Deutscher Dom e Französischer Dom, nonché il Konzerthaus e la statua di Schiller. Qui nel periodo natalizio viene allestito un grande mercato, con bancarelle che vendono palle di natale dipinte ed intarsiate, oggetti artigianali provenienti da tutte le zone del Paese o dolci tipici e leccornie di ogni genere, insomma una vera manna per fare regali natalizi insoliti. Vista la vicinanza è possibile quindi riprendere la volta di Friedrichstraße, per raggiungere il famoso Checkpoint Charlie, il punto di passaggio che, dal 1945 al 1990, collegava il settore di occupazione sovietico (quartiere di Mitte) con quello americano (quartiere di Kreuzberg).
Se avete l’occasione di visitare la città nel periodo primaverile – estivo, non dimenticatevi di fare una passeggiata per il Tiergarten, il grande parco centrale, ex riserva di caccia dei re di Prussia, 210 ettari di verde al cui centro si trova la Colonna della Vittoria Siegessäule ed adiacente, il noto Giardino Zoologico, Haus der Kulturen der Welt (ex centro congressi) e Schloss Bellevue (Castello Belvedere), oggi sede del Presidente Federale nonché del Reichstag. (…continua )
Barbara Pellegrini


















