La Pop Art di nuovo protagonista a Milano con Roy Lichtenstein
April 27, 2010 by admin
Categoria: terza pagina
Raggiungere il successo non è mai stato il traguardo più importante per Roy Lichtenstein. Certo egli gradiva il riconoscimento e l’apprezzamento della propria opera, ma ciò che lo interessava realmente era la possibilità di occupare, un giorno, un posto all’interno del panorama della storia dell’arte. Possiamo dire con sicurezza che Lichtenstein sia riuscito nel suo intento. È arrivato infatti molto presto per lui il riconoscimento della grandiosità del suo lavoro e l’iscrizione al registro di quella storia dell’arte a cui l’autore deve tanto, poiché spesso l’ha presa in prestito per poi rivoluzionarla e farne qualcosa di assolutamente originale.
Pop Art si pensa subito quando si cita il nome di Lichtenstein; arte popolare sì, ma non arte del popolo o per il popolo bensì, più precisamente, arte di massa, cioè prodotta in serie, e, contemporaneamente il più possibile anonima, così che possa essere compresa ed accettata dal numero maggiore possibile di persone. I suoi lavori infatti guardano agli oggetti, ai miti e ai linguaggi della società dei consumi, al mondo e ai personaggi della pubblicità e del fumetto; l’opera di Lichtenstein parla il linguaggio della Pop Art, ne ricalca lo stile, anche se spesso si contamina con un’arte diversa che entra a pieno titolo nel mondo delle accademie e delle avanguardie culturali. La sua opera infatti è ispirata dalle grandi tele del passato che vengono rivisitate in chiave del tutto nuova. Lichtenstein riprende i meravigliosi soggetti dei lavori moderni europei, e, nel farlo, li astrae completamente da tutto il significato ed il contesto in cui sono inseriti; egli li rielabora adottando uno stile che simula quello meccanico e anonimo della stampa tipografica, cercando così di svuotare l’opera d’arte di tutta la partecipazione emotiva che circondava l’originale fino a renderla il più possibile anonima. Il lavoro di Lichtenstein diviene così un’opera del tutto unica e raggiunge l’obiettivo di superare tutte le possibili iscrizioni alle correnti dell’arte moderna esistenti: siamo di fronte ad un puro esempio di arte postmoderna. È evidente che Lichtenstein non sia un mero imitatore del passato ma piuttosto che insegua la creazione di qualcosa di nuovo e del tutto inaspettato. Lo dimostrano chiaramente le oltre 100 opere tra grandi tele, sculture, disegni e collage che provengono da musei e collezioni private di tutto il mondo e che saranno esposte alla Triennale di Milano fino al 30 maggio 2010. La mostra è suddivisa in sezioni tematiche, indipendentemente dall’evoluzione del lavoro di Lichtenstein a livello cronologico, per far comprendere tutte le diverse sfaccettature che il percorso artistico dell’autore ha attraversato. Si parte dai lavori degli anni ’50, poco conosciuti ed esposti per la prima volta in molti casi. Qui l’artista cercava di unire il linguaggio modernista proveniente dall’Europa, in particolare, gli universi di Paul Klee e di Picasso, con i soggetti tipici della storia e della cultura americana: indiani, far-west, cow-boy e super eroi. È solo negli anni 60’ però, momento d’oro della Pop Art nel mondo, che Lichtenstein definisce il proprio stile e linguaggio pittorico, e inizia la fase della vera e propria rivisitazione di opere celebri di Picasso, Matisse, Monet, Cézanne, Léger, Marc, Mondrian, Dalì, Carrà. Questi lavori dialogano apertamente con tutte le principali correnti che avevano caratterizzato il panorama dell’arte moderna in Europa; ecco allora che vediamo tele che si ispirano al Cubismo, al Modernismo degli anni ’30, all’astrazione minimalista e all’Action Painting. È degli anni ’70 invece l’attenzione dedicata agli Still Life, le celebri nature morte, genere difficile e controverso per Lichtenstein che considerava queste composizioni di scarso interesse. Le serie maggiormente degne di nota risultano quella dedicata alla rivisitazione dell’arte Espressionista vista con gli occhi dell’autore, e i lavori che riprendono il futurismo di Balla e Carrà e del loro interesse per lo studio del movimento come elemento astratto. Da qui si evince che l’attività dell’artista denota passione per lo studio dell’astrazione geometrica e la modularità, per poi concentrarsi sulla produzione di lavori che, sebbene non riproducano nessuna opera in particolare, sono chiaramente ispirati alla pittura surrealista di Ernst, Mirò o Picasso. Decisamente particolare le serie dei Chinese Landscapes ispirata dalla passione di Lichtenstein per la terra e l’arte orientale e che dà un sapore Pop anche alle tradizionali pitture di quelle culture lontane.
La mostra, che si conferma come uno dei più grandi successi per quest’anno, rafforza il ruolo della Triennale come tempio dell’arte Pop a Milano e merita sicuramente una visita accurata.
Barbara Pellegrini
I centri commerciali arrivano da lontano
April 25, 2010 by admin
Categoria: terza pagina
Le persone oggi vanno generalmente a fare la spesa nel centro commerciale. Si tratta di un luogo di vendita di elevate dimensioni che rappresenta la sintesi dei precedenti modelli della galleria commerciale e del grande magazzino. La sua struttura è infatti generalmente costituita da una o più gallerie contenenti un grande ipermercato e decine di negozi, ristoranti, punti di ristoro e di divertimento. Si tratta anche di un incontro perfettamente riuscito tra due diversi modelli commerciali: quello pre-industriale del mercato, nel quale il rapporto di vendita era umanizzato e personalizzato, e quello industriale, nato con il grande magazzino e perfezionatosi successivamente con il supermercato e l’ipermercato.
Si ritiene generalmente che la formula del centro commerciale sia nata negli Stati Uniti nel 1924, con il Country Club Plaza di Kansas City. Ha cominciato a moltiplicarsi negli anni Trenta, ma è stato soltanto a partire dalla fine della seconda guerra mondiale che ha avuto una vera diffusione su tutto il territorio statunitense, in conseguenza dello sviluppo verso l’esterno delle città e della costruzione di strade extraurbane. Il centro commerciale però ha avuto successo anche perché in molti sobborghi statunitensi privi di piazze e luoghi pubblici si è proposto come il centro della vita comunitaria.
Sulla scia del grande successo ottenuto nel territorio nordamericano, i centri commerciali si sono progressivamente diffusi negli ultimi decenni anche nel resto del mondo. Il più vasto attualmente si trova in Cina ed è il South China Mall di Dongguan, che occupa l’enorme superficie di due milioni di metri quadrati. In Italia, i centri commerciali sono arrivati in ritardo rispetto agli altri Paesi economicamente avanzati. Hanno infatti cominciato a diffondersi soltanto dall’inizio degli anni Novanta, ma oggi sono diventati oltre 600, alcuni dei quali possiedono anche delle notevoli dimensioni.
Inizialmente, il centro commerciale era molto semplice e progettato più pensando alle esigenze della distribuzione dei prodotti che alla sua qualità architettonica. La progettazione degli spazi interni si dedicava infatti principalmente a cercare di facilitare la circolazione dei carrelli della spesa. In seguito però il centro commerciale ha dovuto cominciare ad attirare l’attenzione aumentando l’importanza della qualità del design e degli elementi d’arredo (aree di relax con panchine, fontane, sculture, portici, chioschi, piante e lampioni). Si è avuto anche uno sviluppo delle attrazioni: bar, ristoranti, sale cinematografiche, parchi gioco, ecc. Gli shopping center hanno inoltre sempre più frequentemente intrapreso la via della «tematizzazione», cioè dell’espressione di un tema che consente di acquisire un’identità specifica e attrattiva per i consumatori. Tale tema può essere rintracciato nella particolare atmosfera del centro storico di una città, ma anche in moltissimi altri contesti sociali e culturali.
Vanni Codeluppi
Docente dell’Università di Modena e Reggio Emilia
Belle de jour, belle la nuit, belle pour l’éternité
April 23, 2010 by admin
Categoria: cosa bolle in pentola
Parigi
Il più grande congresso d’estetica del Mondo, LNE France, festeggia i suoi 40 anni, riflettendo le tendenze del presente e del futuro nel campo della Bellezza e del Benessere.
Un palcoscenico unico in un ambiente magico, dove Michelle de Lattre organizzatrice dell’evento, ha sapientemente miscelato conferenze, dimostrazioni pratiche, spettacoli.
Ciò che di più esclusivo questo settore può offrire.
Specialisti in tecniche di massaggio provenienti da tutte le parti del mondo hanno fatto da protagonisti, presentando una serie di massaggi esclusivi:
il massaggio dei Caraibi, ispirato alle danze Africane e delle Antille.
Una creazione esotica che ci trasporta con la musica nell’Africa nera.
È un invito al viaggio, una sapiente mescolanza di tecniche ancestrali, orientali, ed occidentali.
Il massaggio in coppia effettuato da due operatrici che, con un’armonia dinamica di manovre e gesti, ottengono una cura del corpo in perfetta simbiosi.
E’ una valida proposta in cui la coppia, che, nello stress del quotidiano tende ad allontanarsi, trova un momento magico da condividere.
Anche in Italia alcune beauty farm hanno percepito questa esigenza, proponendo bagni, scrub alle pietre preziose, massaggi e trattamenti, ambientati in un’oasi speciale proprio dedicata alla coppia stessa.
E… ancora verso l’Oriente, con una carrellata di massaggi evocativi:
il massaggio beduino, l’indiano della testa, il massaggio alle essenze del Siam…, tecniche che associano rituali ancestrali, di equilibrio energetico, di depurazione, dove musica, colori e sapienti manualità ci trasportano lontano verso una dimensione di benessere.
Ora è il momento dell’Arte del maquillage, coltivata qui a Paragi da decenni, che spazia dalla scelta dei colori, all’armonia tra loro e la nostra immaginazione.
Le più grandi case di cosmetici gareggiano nel presentare le loro performance innovative, ma dobbiamo però soffermarci a considerare che la bellezza esteriore deve essere accompagnata dalla bellezza interiore, per risplendere!
Un nuovo trattamento che esprime questo concetto è stato concepito con un “lissage” sul viso e sul corpo che calma l’irritabilità delle terminazioni nervose e riequilibria i sensi.
La pelle si distende e ritrova la sua luminosità.
Viene stesa ( attraverso il tocco di larghi pennelli naturali ) un’emulsione contenente polvere di Perle ricca di oligoelementi, un eccezionale anti-age che stimola la produzione di elastina e collagene; un eccellente metodo che permette di conservare l’aspetto giovane del viso e del corpo.
E senza voler ricordare i riti d’imbalsamazione dell’antico Egitto, alcune aziende, seguendo una pratica in forte sviluppo negli Stati Uniti hanno creato in un settore ancora abbastanza sconosciuto, ma non di meno trainante, cure e prodotti specifici “pour l’éternité” che permettono di guardare in faccia la morte ( realtà difficile da assimilare ) ma anche di rendere omaggio a quelli che ci sono vicini.
E per la notte?
In diretta sulla scena, uno show di creazioni , di maquillages attuali, dinamici, glamour, trasportati in un mondo di colori che liberano energia.
Il congresso e l’Expo sono un invito a sentirsi meglio, ad avvicinarsi a cose nuove.
La miscela di materialità e spiritualità crea attenzione non solo nel consumatore attento, ma anche nell’estetista del futuro che potrà così dare una nuova dimensione al suo lavoro, proiettandolo verso una bellezza globale.
La parola d’ordine è: bellezza, zen, e voglia di farsi del bene tornando alla natura, in questo nostro tempo pieno di ombre.
Carla Aghito
Fenomeno Apple: il nuovo iPad
Steve Jobs decise di innovare in anni remoti, quando tutti vedevano solo caratteri verdi su schermi neri. Lui vedeva già i caratteri neri su schermi bianchi, come da anni si faceva con la carta. E’ stato cacciato dal suo stesso amministratore, ha fondato la NeXT, è rientrato e ha venduto la Pixar alla Disney rimanendo socio di maggioranza: quest’anno ha guadagnato la bellezza di 48 milioni di dollari in azioni. Potrebbe dormire campando di rendita e invece no: innova ancora. Ecco a voi l’iPad (con tanto di video HD ).
Chi lo chiama iPhone gigante ha visto lungo (il tasto centrale, uno dei pochi cliccabili, ricorda iPhone e iPod touch) ma rispetto al fratello più piccolo è più potente: basato sul sistema operativo del fratellino, qui si spinge il gas, puntando anche sulla lettura dei quotidiani on-line e l’acquisto di libri tramite l’iBook Store, nuovo arrivato dopo iTunes Store e App Store.
La familiarità multi-touch gli permette di partire con un background che supera le 100.000 applicazioni compatibili, ha 10 ore di autonomia (potete guardare film, ascoltare musica e navigare su Internet per tutto il volo da San Francisco a Tokyo), pesa pochissimo (circa 600 grammi), le gesture multi-touch sono precise e raffinate, foto e video vengono visualizzati da favola (così potete vendere su eBay la vostra vecchia cornice digitale ).
Nel mentre controlliamo le e-mail e scriviamo belli larghi con una tastiera a video (che, nel caso non bastasse, è ampliabile con una tastiera collegabile via dock all’iPad), ascoltiamo musica, acquistiamo su 3 negozi on-line già incorporati (iTunes, App Store e iBook Store) musica, video, applicazioni e libri (30.000 e-book scaricabili gratuitamente nello Store americano, in Italia gli editori devono ancora raggiungere un accordo con Apple).
Al Keynote è stata presentata una versione light di iWorks, scaricabile per 10 dollari ad applicazione (30 dollari per la suite completa Pages, Keynote e Numbers) che lo trasforma in un mini portatile a tutti gli effetti, ideale per lavorare con poco ingombro anche in aereo o in autobus nei nostri spostamenti.
Rispetto alla concorrenza può ben dormire tranquillo: lo schermo è a colori, alta definizione (1024×768 pixel) e colori brillanti, il dispositivo ruota foto e video a seconda di come viene impugnato, è disponibile in tagli da 16, 32 e 64 GB, sia wi-fi che in modalità wi-fi + 3G (ovviamente più costosa). Il prezzo base però non è stellare: 499 dollari, che al nostro cambio diventeranno poco più di 400 euro (il Macbook in America parte da 999 dollari e da noi costa 899 euro).
Tra i pregi la portabilità (può esser chiuso in borse o zaini con un minimo ingombro), l’alta autonomia, la robustezza (cosa che molti modelli plasticoni non riusciranno ad eguagliare), la connettività e la versatilità per le applicazioni (dall’agenda alla mappa che vi guida per la città): come tutti i nuovi prodotti, però, bisognerà vedere l’applicazione sul campo, in quanto le nuove release dei sistemi operativi spesso difettano un po’ ai primi lanci (anche se Apple ha sempre pubblicato aggiornamenti regolari e fulminei per le varie magagne).
Come sempre Apple procede per sottrazione: fondendo il know-how dell’iPhone con un design che sposa le cornici digitali ai netbook ha realizzato un prodotto che svolge egregiamente entrambi i compiti, con stile e qualità. Forse non una rivoluzione copernicana come l’iPhone o l’iPod, ma sicuramente un nuovo modo per condividere la propria vita digitale in movimento.
Com’è facile intuire il prodotto non sarà nei negozi domani, il 27 gennaio abbiamo assistito ad una pura presentazione. Il prodotto arriverà in America verso fine marzo (versione wi-fi) e la versione potenziata più tardi (ad aprile): per chi stia già smaniando nella voglia di saperne di più ecco il link ufficiale (come già ribadito nel post di ieri questo blog è contrario ai rumors e alle leggende di corridoio): iPad sezione ufficiale.
A breve dovrebbe esser realizzato un devastante spot (seguendo la logica utilizzata per iPhone e iPod) per lanciare il prodotto in maniera più coinvolgente. Per ora godiamoci il video di lancio dove Apple illustra i prodigi della sua ultima fatica, buona visione e buon divertimento!
Marco Sberveglieri
La pensione sta morendo?
I rumors arrivano da Bruxelles, una riforma delle pensioni di stampo europeo che valga su tutti gli Stati membri dell’Unione.
Di che cosa si tratta?
Semplicemente della possibilità di considerare l’estensione dell’età pensionabile a 70 anni, una decisione comune che valga per tutte le tipologie di attività lavorativa e, allo stesso tempo, che entri in vigore in ogni Paese della Comunità.
La proposta, non ancora confermata, pare sia stata ventilata da Silvio Berlusconi in colloqui informali con altri Premier europei ( Corriere della Sera Economia del 12 aprile ).
Questo per far fronte alla situazione drammatica in cui verserebbero le casse esangui dei vari Stati membri nel pagare le pensioni.
Allo stesso tempo, l’aumento della disoccupazione e la crisi finanziaria in cui verserebbero le Banche e gli istituti di assicurazione, promotrici dei fondi di investimento integrativi privati, al punto da non poterli onorare, hanno portato a pensare a questa soluzione drastica.
Una scelta difficile da accettare in qualsiasi Paese, qualunque sia il Governo deciso a proporla.
Così potrebbe risultare più semplice far digerire una cattiva medicina ai cittadini se la decisione fosse presa dall’Unione Europea nei confronti di tutti gli Stati membri, lasciando ai Governi nazionali l’arduo compito di procedere con una semplice risposta, di garibaldiana memoria: “Obbedisco”.
Ora la questione delle pensioni è una materia molto delicata.
In primis perché dopo pagamenti regolari di natura trentennale effettuate dai lavoratori alla previdenza sociale, la rendita che veniva garantita risultava inferiore e, di molto, a quello che era stato effettivamente versato nelle casse degli Enti che gestivano i fondi stessi.
Negli anni Ottanta e Novanta, gli anni del Debito pubblico galoppante, sono stati creati mostri difficili da comprendere ancora oggi.
Le baby pensioni sono state uno dei primi procedimenti masochisti che, in tempi di grande crescita economica, sembrava un’operazione possibile, in un’Italia che iniziava pian piano a disperdere il benessere che si era faticosamente costruito.
Oggi pensare che qualsiasi attività di lavoro io svolga, dall’operaio al magistrato, dal minatore al giornalista, dal camionista al magistrato, l’età pensionabile debba essere comune a tutti, sembra oggettivamente una scelta incomprensibile.
Da sempre le parti sociali evidenziano come si debba riconoscere una sostanziale differenza tra lavori usuranti e lavori non usuranti, tra lavori manuali e lavori di concetto, tra lavori che posso iniziare a svolgere dopo aver concluso le scuole dell’obbligo e lavori che posso aver iniziato a più di 30 anni ( vedi professioni, dove oltre la laurea, occorrono anni di specializzazioni, tirocini e praticantati vari ).
Inoltre è innegabile come alcune tipologie di lavoro possono davvero essere svolte tranquillamente anche oltre i 70 anni ed altre che, sovente, dovrebbero potersi concludere dopo 35 anni di contributi, qualunque sia l’età anagrafica.
Oggi, con le varie riforme che sono state fatte, da quella molto valida del 1995 varata dal Governo Dini, a quelle ultime che riguardavano la possibilità di spostare il proprio TFR nei fondi pensionistici di categoria, sembra che sia un continuo alzare l’asticella e rendere sempre più in salita la vita dei poveri cristi ( la maggior parte ) che ogni giorno si barcamenano in una società sempre più schizofrenica ed incomprensibile.
Esiste poi qualcuno che oltre i 70 anni passa la sua pensione sulle spalle degli altri, raccontando barzellette.
Alfonso della Mura
Torino, the new way
April 13, 2010 by admin
Categoria: cosa bolle in pentola
Se ti aspetti Torino come la sorella povera e triste di Milano, potresti rischiare di rimanere davvero spiazzato.
La città dopo le Olimpiadi invernali del 2006 si è rifatta il trucco, portandola così ad essere molto diversa da quella di pochi anni fa.
Proprio in questi giorni Torino ospita l’Ostensione della Sindone, il Sacro Lenzuolo, il Lino che secondo la tradizione cristiana, ha raccolto il corpo del Cristo non appena deposto dalla Croce.
Sarà possibile visitare la Reliquia nel Duomo di Torino fino al 23 maggio 2010.
Torino in attesa della visita di Papa Benedetto XVI e di innumerevoli fedeli provenienti da ogni parte del mondo, organizza eventi culturali correlati all’Ostensione della Sindone.
Il Museo Egizio presenta spunti di riflessione, attraverso una sorta di “percorso parallelo”, una visita ad hoc pensata proprio per mettere in luce i diversi punti di contatto tra cultura egizia e quella cristiana.
Per chi volesse approfondire ulteriormente il mistero della Sindone, a Palazzo Cisterna è possibile seguire la mostra dedicata a testi e documenti storici sull’Ostensione.
A Torino, desideriamo segnalarvi in maniera particolare altri 2 Musei che meritano, di essere visitati.
Il primo è il Museo nazionale del Cinema, il secondo è il Museo diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà.
Il Museo del Cinema è unico nel concept, nell’allestimento espositivo e nella particolarità delle sue attività scientifiche.
La sua location è la Mole Antonelliana, monumento affascinante e icona indiscussa della Città.
Il Museo Diffuso, grazie all’impegno civile dell’Amministrazione comunale e dei suoi cittadini, ospita in un percorso storico culturale i luoghi della memoria.
Con 2 date simbolo: il 25 Aprile, Anniversario della Festa della Liberazione del nostro Paese e il 27 Gennaio, Giorno della Memoria.
A Torino poi si può godere di una movida effervescente e di un mix di locali di sicuro interesse.
Per l’happy hour consigliamo un Locale diverso dai soliti, in Corso Moncalieri.
Si chiama 192 ( Cento90due), arredato con gusto moderno e giusto studio degli spazi.
In una sala troviamo un ricco buffet che varia da primi caldi preparati sul momento ( risotti, penne al sugo eccetera), antipasti freddi di carne e pesce, fino ad arrivare alla frutta e a dolci fatti in casa.
Il tutto organizzato in una sala molto ampia, dove anche i più “timidi” non subiscono attacchi da Unni o Barbari di turno.
Nel salone centrale tavolate pensate per gruppi numerosi che vogliano festeggiare qualche ricorrenza particolare, consentono di godere del cibo, del proprio drink e della compagnia degli amici non necessariamente in quest’ordine.
Nell’happy hour e nella convivialità potreste ritrovarvi ad unirvi a torinesi pronti a farvi da Cicerone, nella sorprendente movida by night della Città.
Torino Vi aspetta.
Norman di Lieto
*Flipmagazine Vi segnala diversi Ristoranti e Alberghi della Città.
Alberghi 4 Stelle:
Grand Hotel Sitea, Via Carlo Alberto, 35
Alberghi 3 Stelle:
Des Artistes, Via Principe Amedeo, 21/d
Genio, Corso Vittorio Emanuele II, 47
Ristoranti:
Carignano, Via Carlo Alberto, 35
Caval’d Brons Ristorante, Piazza San Carlo, 151
Spada Reale, Via Principe Amedeo, 53
L’angolo greco, Corso Vittorio Emanuele II, 40
FAMILY – I filmini di famiglia
April 12, 2010 by admin
Categoria: terza pagina
La mostra FAMILY-I filmini di famiglia, aperta fino al 25 aprile, tenta di restituire l’immenso patrimonio di memoria che è conservato nei film privati girati dagli abitanti di Reggio Emilia tra gli anni ’20 e gli anni ’80 del Novecento. Si tratta di film che sono stati raccolti, restaurati e digitalizzati all’interno dell’archivio di Cinema di Famiglia–Progetto Osservatorio Reggio Emilia, realizzato da ReLabTv dell’Università degli Studi di Modena e Reggio. Spostando l’attenzione sulla vita di tutti giorni, sull’ambiente domestico, sui ricordi individuali, sulle relazioni familiari si ha un accesso diretto alla storia recente e ai meccanismi di autorappresentazione delle ritualità private, sullo sfondo delle quali leggere le convenzioni pubbliche di una comunità. FAMILY, dunque, come una sorta di albero genealogico di una comunità, un archivio di co-autori della città che contribuiscono a rappresentarne momenti storici.
Al pari della fotografia, il cinema amatoriale è strumento di autorappresentazione e contribuisce alla costruzione dell’immagine della famiglia mononucleare dell’epoca del boom economico. La mostra propone un percorso di multivisione che tematizza alcuni momenti salienti che hanno segnato il nuovo status della famiglia: il tempo libero, gli svaghi, i consumi, le celebrazioni e i riti, la crescita dei bimbi, le gite, le vacanze. Le immagini private diventano documento e testimonianza, dando vita ad una storia collettiva fatta di sguardi individuali.
Nelle immagini selezionate dall’archivio di Cinema di Famiglia-Progetto Osservatorio Reggio Emilia si possono cogliere i segni delle trasformazioni economiche, sociali e culturali. I film di famiglia sono stati realizzati prevalentemente nei formati 8mm e super8 per registrare i propri ricordi su pellicola, nella maggior parte dei casi senza un intento preciso di racconto o riflessione. Proprio per la loro forma che esula dai meccanismi e dalle tecniche della narrazione cinematografica, oggi ci restituiscono uno sguardo dal basso, spontaneo e sempre rappresentativo della mentalità e dello stile di vita di chi li ha prodotti. I film di famiglia, al di fuori dal loro uso sociale ormai esaurito, diventano dunque preziosi documenti dell’immaginario di un’Italia diversissima da quella di oggi. E a distanza di tempo si prestano ad essere ricontestualizzati e rielaborati.
La mostra propone percorsi di visione in cui le testimonianze singole sono ricomposte in una storia collettiva fatta di sguardi e racconti individuali. I cineamatori e i loro famigliari, commentando oggi le pellicole girate tra gli anni ’60 e ’70, ci accompagnano in un viaggio della memoria, in cui le immagini private diventano fonte di narrazione.
Orari di apertura:
mercoledì e giovedì 9 -12 e 16-19
venerdì, sabato, domenica e festivi 10-13 e 16-23
info:
www.osservatorioreggioemilia.org
Don Bates: la Grande Mela della Comunicazione
April 12, 2010 by admin
Categoria: world wide
Don Bates e Mauro Pecchenino
New York
Da New York abbiamo intervistato Don Bates, uno dei Consulenti di Relazioni Pubbliche più importanti a livello internazionale. Per i lettori di Flipmagazine l’intervista esclusiva realizzata con il PR newyorchese. L’incontro è stato colloquiale ed informale. Abbiamo pertanto lasciato l’intervista nella sua versione easy to read.
1. What kind of role have the Public Relations in Usa today: in NY for Business & Lifestyle, in Washington for the new way of politics with new Obama deal and finally in Los Angeles with showbiz?
We need to separate the P.R.market, in periods:
’70-’80 Marketing and Mentality Public Relations and Marketing Generalist, not so much advertising in Agency.
In the ’80 we had more business because there were more investments.
We can find the market evolution and so, that’s why today Media Relations are very important, particularly in crisis communication, reputation management and social responsibility.
The Companies need to be real, it’s very important for them, specially in this period where the media are so fast to broadcast a news.
2. In Italy, the most important professional of PR were and are: Giuseppe Roggero,Aldo Chiappe, Mauro Pecchenino, but for the next generations, there’s no more. In the States a new generation exists?
Today also in Usa we can find the same situation, there’s no more persons want to do this profession.
Because the new generations want to work less than in the past, they want more time for themselves and, at the same time, they pretend to have a lot of money.
However, many journalists lose the job and PR have more respect than the past.
For example, a very important Company like FEDEX follows a new communication way.
They always want to speak with PR man before to decide to take, maybe, a wrong decision.
So, in this new situation, now many journalists have lost their job and can decide to move in PR Profession.
3. In this period, we imagine you need to support the communication of many companies, such as Banks, Industries for the economics crisis. The crisis management communication in this case is very important and strategic to stay in the new market. What do you think about this?
The Companies are very confused in this period.
They spent in the past so much money in PR, it has a big Role like: “Superpartes- Indipendent to express a point of view”.
If a company wants express: “Where really want we go?”, The PR Consultant has a good opportunity to show to the people a different vision they can care.
Norman di Lieto
A Imbaba, uno dei quartieri più poveri del Cairo
April 12, 2010 by admin
Categoria: world wide
Reportage da Il Cairo
Jorge mi ha portato a Imbaba, uno dei quartieri più poveri del Cairo. Ci siamo arrivati prendendo il metro che nulla ha da invidiare a quello di Milano, certo, a parte l’odore e il caldo. Le donne hanno un paio di vagoni tutti per loro, ma visto che mi guardano peggio degli uomini, ho pensato fosse comunque meglio rimanere nelle carrozze comuni. Qui tutte, o quasi, portano il velo, colorato, su vesti tradizionali o su magliette a maniche lunghe, su gonne di jeans che spazzano per terra. Si riescono a vedere giusto i piedi, spesso sporchi come la maggior parte delle loro strade. Ma i quartieri così detti “normali” non sono niente rispetto a Imbaba. Lì le strade sono piene di buchi.. parlo di quelle principali, perché quelle secondarie sono di terra e rifiuti e rigagnoli putridi. Gli egiziani spesso le bagnano per non far alzare troppa polvere, con risultati che vi lascio immaginare. Le mosche sono dappertutto, nei mercati, sulla frutta, attorno ai rifiuti, nei locali affacciati sulle vie dove si fuma la shisha e anche attorno ai vecchi seduti agli angoli delle strade. E’ esattamente come quando si guardano documentari sul terzo mondo o film che illustrano l’espandersi disordinato di città che non riescono a curarsi davvero di nulla. E come farebbero? Non si sa da che parte cominciare. L’unica differenza è che in televisione non si sente l’odore, non si ha la sensazione della polvere sulla pelle e dell’umido.
In questo quartiere si vedono un sacco di carretti trainati da asini.. penso di averne visti più oggi che in tutta la mia vita, di asini intendo. Poverini, sembrano denutriti e ovviamente sono sporchi, con queste orecchie lunghe che tirano indietro e con gli zoccoli spesso mal ferrati e con le zampette scheletriche. Pensavo fossero un po’ più alti. Chi è più fortunato ha addirittura un cavallo e un carretto un po’ più grande. Non penserò mai più che i cavalli di Rapallo siano sfortunati.. Poi ci sono i “toto” che sarebbero dei taxi con il muso di un ape car e il retro fatto in modo che ci stiano un paio di persone. Sono guidati per lo più da ragazzini e questo è il motivo per cui i taxi veri cercano di non entrare in questo quartiere.Persino loro lo trovano troppo congestionato e pericoloso per l’incolumità della loro macchina che, se va bene, avrà almeno 30 anni e no, non assomigliano precisamente a una macchina d’epoca. Sembrano più un patchwork venuto male, messo insieme con del fil di ferro.Tutti, in ogni caso, guidano come dei pazzi, dai pulmini alle moto, dalle macchine fino ai camion. Tutti. E sembra sempre che abbia vinto la nazionale grazie al concerto di clacson che si spegne solo verso le 4 di notte, quando le strade cominciano a svuotarsi. ( continua…)
Federica Adamoli
Paola Turci e il suo ‘Giorni di rose’
April 12, 2010 by admin
Categoria: cosa bolle in pentola
Paola Turci esce sul mercato con un nuovo album “Giorni di rose”. Il progetto è il secondo atto di un suo progetto diviso in tre parti. In questo album, Paola veste i panni dell’interprete cantando sette canzoni inedite scritte per lei da Carmen Consoli, Nada, Ginevra Di Marco, Marina Rei, Grazia Verasani, Naif Herin, Chiara Civello cui si aggiunge una cover: un duetto con Fiorella Mannoia. Il tema che tratta è una sorta di indagine sull’universo femminile, che descrive la donna in modo intenso e poetico.
Il primo album di questo lungo lavoro è uscito il 2 ottobre 2009 ed è intitolato “Attraversami il cuore” , in cui la Turci tocca un tema che aveva in passato sfiorato, senza mai farne il vero fulcro dei suoi lavori: l’amore. Infatti la cantautrice è sempre stata più incline a raccontare storie di vita e toccare temi sociali, piuttosto che cantare l’amore. La svolta per questo progetto è avvenuta grazie all’incontro con Marcello Murru, con cui Paola ha scritto proprio l’inedito “Attraversami il cuore”. Murru aveva pubblicato il suo disco e Paola ne era rimasta affascinata per l’intensità e la non banalità dei suoi testi; da allora aveva iniziato a leggere poesie e pensieri di Murru, tenute in un quaderno e dai quali Paola ha preso spunto per trattare il tema sentimentale.
L’ultimo atto invece, ancora in uscita, intitolato “Il mondo che vorrei” si apre al tema della libertà di espressione e di pensiero, in cui si contrappongono sentimenti come l’indignazione da una parte e l’ammirazione e l’amore verso il mondo dall’altra.
La volontà di tripartire il lavoro sulla base di tematiche diverse, permette di catapultarsi ogni volta in un mondo nuovo; come se ciascuno prendesse un libro, lo aprisse e toccasse con mano una realtà sempre diversa; trattata con una profondità e sensibilità che, solo un’artista sensibile e con una vita sdegnata da molte difficoltà, come Paola Turci riuscirebbe a ricreare.
Ricordiamo che Paola Turci ha esordito a Sanremo con il brano “L’uomo di ieri” (1986) aggiudicandosi il premio della Critica. Altre partecipazioni al Festival e nell’88 pubblica il suo primo album ” Ragazza sola, ragazza blu” prodotto da Mario Castelnuovo e Gaio Chiocchio.
Pubblica in seguito altri album, che pian piano acquisiscono sempre maggior rilievo e credibilità, tra cui PAOLA TURCI (1989), RAGAZZE (1993) UNA SGOMMATA E VIA (1995), che affermano il grande talento della cantautrice; ma la svolta si ha con OLTRE LE NUVOLE (1997), raccolta di canzoni degli anni ’80 tradotte in italiano, che raggiunge il disco di platino e spiana la strada per un album di inediti dal titolo “MI BASTA IL PARADISO” (2000) scritto a 4 mani con Carmen Consoli. Escono altri album e appunto la trilogia di cui stiamo parlando, che rivelano la maturità raggiunta da una cantautrice, che con le sue notevoli doti umane e artistiche è da ritenersi un grande valore per la musica italiana.
Lara Biccheri



















