Fondato e diretto da Mauro Pecchenino

POCHI EURO, TANTI CAPPELLINI, UN PO’ DI SUDORE, PER DIMENTICARE LA CRISI

June 29, 2009 by  
Categoria: cosa bolle in pentola

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Scuole chiuse, figli “a spasso” e genitori “disperati” nel tentativo sempre più complicato di trovare una vacanza “low cost”, che non mandi in affanno il bilancio familiare.
Ci sono delle mete che rispondono perfettamente all’esigenza di molti di voler spendere poco e, investendo così, un budget il più possibile limitato.
Esistono luoghi che sono diventati negli ultimi anni, la nuova frontiera del turismo di massa e,tra  le più gettonate, citiamo: Sharm El Shaik e Marsa Alam.
Le due mete egiziane sono fra le più richieste dai turisti italiani, grazie al fatto che un pacchetto all-inclusive di una settimana può partire da un minimo di € 300,00 grazie ad offerte e promozioni speciali.
Aerei ed alberghi sempre pieni, sono lo specchio di questa nuova tendenza, vacanze di massa nei posti più economici che l’agenzia viaggi possa offrire al vacanziere.
L’aeroporto di Malpensa poi, una volta popolato da business man, dirigenti e manager internazionali, oggi anima i suoi gate di intere famiglie dotate di zainetti e cappellini di ordinanza e, quasi “smarriti”, nei corridoi dell’ ( ex ) hub milanese, si ritrovano vogliosi di acquistare in qualche boutique di lusso; frenati però, dai prezzi, quasi sempre di gran lunga superiori all’intero costo del pacchetto turistico appena acquistato.
La nuova Rimini egiziana la si può ritrovare a Sharm o  a Marsa Alam, dove non è complicato sentirsi “a casa”, dato che un pezzo d’Italia si trasferisce nei numerosi villaggi che in questi due luoghi sul Mar Rosso, sono spuntati come “funghi” durante questi ultimi anni.
Nell’era della globalizzazione, attendiamo fiduciosi la comparsa di nuove mete esotiche proposte a prezzi ancora più vantaggiosi di quelli egiziani e, poco propensi alla fedeltà, saremo pronti a tuffarci in una nuova meta più economica e dal nome improponibile: Roccaceci o Canicattì?

Alfonso della Mura

Alessio Vinci e Matrix, arriva un po’ di aria internazionale

June 28, 2009 by  
Categoria: terza pagina

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Matrix, fin dal suo esordio, è una delle poche trasmissioni della televisione italiana che possano essere seguite senza avere conati di vomito. Merito anche del suo fondatore e conduttore Enrico Mentana. Quando il giornalista ha lasciato l’azienda e il programma, in molti pensavano che tutto potesse finire. Invece è accaduto il contrario. Il nuovo conduttore, Alessio Vinci, è equilibrato, professionale e con uno stile da anchorman internazionale, che la nostra televisione aveva conosciuto nella sua storia una sola volta, con Jas Gawronski. Vinci conduce senza fronzoli, va sulla notizia e se ne infischia del contorno. Tiene a bada i soliti politici ignoranti e orribili a vedersi, ma tiene a freno anche le solite scosciatone idiote che, purtroppo, non mancano mai.  Vinci padroneggia varie lingue straniere e si vede che è abituato a guardare lontano, a carpire cosa è importante rispetto alla fuffa. Mentana ha un grande difetto: si crede spiritoso e farcisce la sua conduzione di battutine e facezie, delle quali però ride solo lui. Confidiamo nella prossima stagione televisiva per vedere un Matrix più consolidato  e che, una volta per tutte, mette all’angolo quello sciroppo annacquato di “Porta a Porta” e il suo parroco Bruno Vespa. Matrix può diventare un vero programma di news di approfondimento, con un occhio al mondo.
Prendiamo in prestito l’arrivederci  al programma, con le parole di commiato che ogni volta usa il suo conduttore: “Thank you, good night and see you soon”

Alain Bataclan d’Onsvers

Il Regno Unito deve riprendere la sua leadership nel mondo

June 25, 2009 by  
Categoria: world wide

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da Londra

Il Regno Unito vive il periodo estivo con grandi preoccupazioni.
Mentre Londra e le città studio, come Cambridge, Oxford, Hastings, Eastbourne, Brighton sono invase dai giovani di tutto il mondo, che arrivano nel nostro paese con la speranza di migliorare il proprio potere sulla lingua inglese, per il cittadino britannico non si conosce l’immediato futuro. Il G8 svoltosi in  Italia, non ha visto Uk protagonista in nessun momento. Tutto era concentrato sulla novità e il glamour di Barack Obama e le rovine dell’Aquila. A Londra, abbiamo avuto la sensazione che di noi interessasse poco, eravamo delle comparse. In realtà il nostro paese rimane un punto di riferimento imprescindibile in Europa e nel mondo.
Il design, l’arte moderna, la grafica, la musica, parte della moda, del cinema e, ultimamente, la gastronomia, hanno nel Regno Unito il caposcuola inevitabile. Senza Londra, queste voci hanno solo alcune presenze in Italia e in Francia, per il resto nothing else.
La mancanza di visibilità e, forse, di considerazione a livello di media europei, preoccupa i Britannici. Nella pratica, si va avanti lo stesso e si lotta come sempre, ma crediamo che l’antipatia, sempre latente, verso l’inglese colonialista e imperatore stia riaffiorando e non faccia bene al paese che continua, nonostante la crisi, ad aver un ruolo di guida, anche di social life, nel mondo intero.

Julie K. Warring     (trad. di Bianca Fontanelli)

Iran, dove la morte e la violenza vincono alle urne

June 24, 2009 by  
Categoria: world wide

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Dai tempi di Khomeini e da quella lontana guerra tra Iran e Iraq, questo paese ci è sempre apparso così lontano da noi, non solo geograficamente.
Immagini di folle immense che inneggiavano al proprio leader e che, disperati, ne piangevano la morte.
Poi, oggi, un nuovo leader e un nuovo  volto alla guida del Paese e che già ha fatto discutere per le sue affermazioni poco diplomatiche in ambito internazionale.
E ancora lo spettro dei brogli elettorali nelle votazioni politiche che dovevano, probabilmente, sancire un risultato differente a quello poi dichiarato dalle Autorità iraniane.
Quindi con gli occhi del mondo puntati addosso, la parziale ammissione di brogli, ma non decisivi per determinare la sconfitta del premier uscente, a detta di fonti ministeriali locali.
E intanto la folla protesta, i giovani si organizzano in manifestazioni per far ripetere le votazioni e ad invocare la presenza di osservatori internazionali per garantire la trasparenza e la correttezza delle procedure di conteggio dei voti  che, a detta di molti, il regime manipola e controlla per evitare la sconfitta del premier in carica, Mahmoud Ahmadinejad.
La guida suprema dell’Iran, Ayatollah Ali Khamenei, è per far cessare immediatamente ogni forma di manifestazione che voglia contestare il risultato delle urne.
In una logica di repressione non solo verbale ma anche fisica, ha perso la vita una ragazza di nome Neda, giovane e indifesa, in un Paese dove le donne valgono meno della polvere delle strade e  divenuta un’icona di questa battaglia civile che molti manifestanti stanno combattendo in difesa della democrazia.
Assassinata da un cecchino, viene seppellita, sotto il rigido controllo delle Autorità  che vietano qualsiasi forma di commiato, mettendo il veto nei confronti di qualsiasi tentativo di organizzare una cerimonia funebre, degna di questo nome, in una parte del mondo che non ha rispetto neppure per la morte di un essere innocente.
Tutto questo per evitare che il grave accaduto, a detta del Regime, si potesse trasformare in nuove proteste.
Il video dell’assurda morte di Neda è ripreso da un videofonino e visibile su Youtube e, in quegli  attimi si vede la gratuità di una violenza cieca e di un odio che porta un cecchino a spezzare la vita, senza nessuna pietà e senza motivo alcuno, di  una ragazza, disarmata e desiderosa di vivere la sua età e, soprattutto, figlia di questa terra  che oggi ci appare ancora più lontana e non solo geograficamente. Un Iran violento e assassino, che chiama la vergogna più cupa. E, ci chiediamo, dove sono i potenti del mondo e cosa fanno per impedire tutto questo ?

Norman di Lieto

La ex capitale morale ha tempo per la cultura ?

June 16, 2009 by  
Categoria: terza pagina

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A Milano di notte, le gru che costruiscono i giganti della città dell’Expo giocano a fare gli alberi di Natale. Le luci intermittenti, presagio di distruzione del tessuto urbanistico e sociale, illuminano un sottobosco vivo e commovente, di un’antica storia di cultura milanese.
Oggi è ancora viva la cultura a Milano?
Sembrerebbe di no, visto il degrado e la pessima qualità di vita della città. Eppure con uno sguardo più attento e sensibile si notano dei brandelli di un corpo vero di alcuni anni fa.
Sono molte le parcellizzazioni rappresentate da piccoli centri culturali di periferia, ma in cui pulsano menti che hanno qualcosa da comunicare.  Chi organizza mostre, chi esegue pezzi musicali rari con maestria e chi dona la collezione di libri letti in una vita, per condividere la passione di molte scienze, con altri.
Si possono citare due esempi, che danno una speranza.
Uno, in un quartiere popoloso di una Milano che per quelle strade parla soprattutto arabo: un sottoscala da cui proviene una piacevole musica. Non arresi alla mediocrità, un pittore e un pianista hanno creato uno spazio in cui si sono posti due magnifici pianoforti d’epoca e numerosi dipinti,  creando un ambiente sospeso e raffinato, lontano dal traffico della circonvallazione. Il nome del centro è indicativo: “Altro spazio”. Nel nome, una ricerca di distinzione e d’accoglienza così necessaria in Bovisa.
L’altro a Niguarda, un quartiere dalla forte identità, in cui si sente parlare milanese. Il centro culturale “Vincenzo De Crescenzo” si poggia sul lascito video-bibliografico di un lettore forsennato, cittadino del mondo e pieno di curiosità, cui il centro è intitolato.
Quando Milano era la capitale culturale ed economica, persone come quelle descritte erano importanti e non esempi isolati. Il tessuto industriale, quello culturale e finanziario costituivano un organismo coordinato. Oggi, la cultura milanese soffre e complici sono gli opinion leader formati da S.M. televisione che si vedono impennati sulla ruota posteriore del loro scooter, all’ombra dei neogiganti di cemento.

Federico Giurgola

Mi rendi? … ma quanto mi rendi?

June 5, 2009 by  
Categoria: attualità

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In un mondo dove governano i fast food, dove tutto dev’essere “espresso” e le relazioni sono gerarchizzate, l’attesa può essere ancora percepita come un valore, un’ opportunità?
Valiamo per quello che produciamo o lo spessore morale, la serietà, l’investimento sulla persona sono cose dell’altro secolo?
L’interrogativo del “tutto subito” si pone molte volte nella vita: dall’amante non corrisposto che stringendo i tempi, spesso provoca la fuga del desiderato, all’imprenditore che, di fronte ad un’idea d’avanguardia, investe tutto se stesso rinunciando alla vita.
Dai piccoli ai grandi progetti, l’attesa per il desiderabile, ci prende e ci travolge ed è tanto più intensa quanto più è rara e valorosa è la cosa o la persona agognata. Gli imprenditori in generale, non possono raccontare favole e con i budget si confrontano ogni giorno,  ma occorre valutare, “grazie” a questa crisi, l’opportunità di ridisegnare le mappe delle relazioni e del lavoro.
Se qualche anno fa bastava poco per incassare molto, oggi non è più così. La parola crisi, che dall’accezione greca significa giudizio, ci sta invitando a riflettere su un aspetto: tutto ciò che fino ad oggi era funzionale e “normale”, oggi non lo è più. Occorre ritrovare nuovi limiti, nuovi confini per ritrovare una “nuova normalità”.  Utilizzare  l’incerto come risorsa, come stimolo per l’immaginazione, ci aiuta a stabilire, fantasticando, cosa vogliamo. Non abbiamo tenuta quando ci immaginiamo il futuro perché l’esito (chissà quante volte l’abbiamo verificato sulla nostra pelle!), è spesso imprevedibile. Un sorriso vero, il calore di una mano, lo sguardo di una persona cara, possono lasciare un’ eco più forte del pensabile ed un “guadagno” inestimabile… e poi, siamo sicuri che dietro l’impazienza non ci sia la nostra paura di non concludere o l’ansia di consumare tutto e subito? L’attesa è uno stato dell’anima, una profonda fiducia in se stessi e nell’altro, un atto di fede verso la vita, un “partire da sé”. Solo in questo modo, potremmo godere dell’attesa come di un prolungato orgasmo, un godimento personale, ma non solitario, che alimenta la bellezza della vita e rinnova una nuova attesa.

Barbara Fontanesi

La nuova frontiera dell’auto

June 2, 2009 by  
Categoria: attualità

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C’era una volta il mercato tradizionale e, nessun settore, oggi è immune dai cambiamenti epocali che si stanno verificando.
Il mercato automobilistico è stato sempre contraddistinto da industrie singole  provenienti da un Paese ben definito.
La Gran Bretagna vantava tra i suoi marchi la Rover ( oggi quasi sparita ), la Spagna aveva Seat ( ora Gruppo Volkswagen ), la Francia ancora oggi può fregiarsi di marchi storici come Renault, Peugeot, Citroen.
La Germania, che in Europa ha sempre fatto la parte del leone nel mercato automobilistico, annovera tra i suoi marchi: Opel, Volkswagen, Audi, Bmw, Mercedes, Porsche eccetera.
Il Giappone anch’esso rappresenta con la sua industria automobilistica una fetta importante del mercato, con marchi come Toyota, Nissan e Honda.
Infine l’Italia, con Fiat, Lancia, Alfa Romeo, Maserati, Ferrari è da considerare tra le più importanti industrie automobilistiche a livello mondiale.
Anche gli Stati Uniti con marchi come Buick, Cadillac, Chevrolet, Chrysler, Corvette, Dodge, Ford sono un vero e proprio colosso di questo settore.
Oggi in un mercato sempre più globale, anche le Aziende devono unirsi tra di loro per creare grandi Gruppi automobilistici in grado di competere in maniera strategica con le sfide che si devono affrontare in un mercato sempre più concorrenziale e globalizzato.
Vanno analizzate sotto quest’aspetto le nuove acquisizione di Fiat Group prima in Alfa Romeo, Lancia, Maserati e Ferrari e, di poco tempo fa, dell’americana Chrysler.
Ma in concreto cosa succederà, per esempio, nelle strade immense dell’America, dopo il matrimonio Fiat – Chrysler?
Vedremo una Grande Punto o la “cool” 500 e la sua sagoma inconfondibile, attraversare le street di New York, sfrecciando, magari sorpassando limousine ingombranti e poco agili nel traffico della grande Mela?
Oppure le sportive così “assetate” di carburante saranno sostituite da una piccola Panda, che sappia dare respiro al portafogli, non più a fisarmonica, dell’automobilista americano?
Tutto questo magari anche grazie ad auto piccole, agili, grintose e dalle buone prestazioni, ma parche nei consumi ed attente all’ambiente, così come richiesto da Obama per le nuove auto del futuro?
Sarebbe davvero molto interessante verificare on the road, il cambiamento epocale che potrebbe verificarsi nello scenario della grande America, post crisi economica, fatta di attenzione ai consumi, al risparmio e di lotta agli sprechi.
Anche la crisi porta a nuovi insegnamenti e, di logica, a nuovi stili di vita.

Alfonso della Mura

In Italia si è sempre troppo giovani, per poter godere di totale fiducia

June 2, 2009 by  
Categoria: cosa bolle in pentola

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La finale di Champions League ha messo di fronte le migliori contendenti che ci si  potesse attendere.
Da una parte il Manchester United, allenato dallo scozzese Alex Ferguson, veterano della panchina e mister dei Red Devils da decenni, passando per i vari Eric Cantona,  David Beckam ed ora, con un Cristiano Ronaldo, attuale detentore del pallone d’oro.
Dall’altra la squadra spagnola, ma simbolo della Catalogna, Barcellona.
Il suo allenatore è un suo ex giocatore, centrocampista “dai piedi buoni”, Josep Guardiola, 38 anni e allenatore “debuttante” e, sin dalla sua prima esperienza da allenatore, già ritenuto pronto a guidare una squadra blasonata e ricca di talenti come quella blaugrana, con la presenza di campioni come Messi ( con molte probabilità prossimo pallone d’oro), Henry, Iniesta ed Eto’o.
L’esperienza di Sir Alex Ferguson contro la “matricola” Guardiola, di fronte  a contendersi la Coppa più ambita da ogni squadra europea e quella più agognata da tutti i tifosi che, ogni anno, sognano che a vincere il trofeo, possa essere,  la propria squadra.
Eppure ci troviamo di fronte a 2 casi limite e, allo stesso tempo eccezionali, difficilmente emulabili nel calcio  e nel mondo del lavoro, in senso lato,  di casa nostra.
Pensare che il manager scozzese è alla guida dei Red Devils dal 1986 fino ad oggi, in un regno lungo 23 anni e, destinato come sembra, a durare ancora per i prossimi anni.  Pensiamo per un attimo se l’allenatore dell’Inter del 1986, Giovanni Trapattoni, allenasse l’Inter  anche oggi, nel 2009.
In questo modo cancelleremo in un colpo solo la presenza dei vari Ottavio Bianchi, Osvaldo Bagnoli, Corrado Orrico, Luisito Suarez, Roy Hodgson, Luigi Simoni, Mircea Lucescu e Roberto Mancini ecc. ecc., molti di questi figure passate senza farsi notare, sulla panchina dei neroazzurri.
Pensate che anche il miglior allenatore del mondo, riuscirebbe mai a resistere per oltre 20 anni sulla stessa panchina in Italia?
Difficile, complicato e praticamente impossibile.
E d’altro canto, chi avrebbe dato la panchina di una grande squadra italiana ad un debuttante, con l’obiettivo dichiarato di vincere il campionato e la Coppa dei Campioni?
Sicuramente si sarebbe detto e scritto che tale allenatore è ancora poco esperto e troppo giovane, che non è in  grado di gestire tutti quei campioni eccetera, eccetera.
Guardiola in Italia, forse, avrebbe cominciato con una squadra di serie B o, al massimo, con una matricola di serie A.
Molti anni fa, proprio negli stessi anni in cui iniziava l’avventura sulla panchina del Manchester United, Alex Ferguson, in Italia, un signore sconosciuto di nome Arrigo Sacchi, venne scelto dal presidente del club rossonero Silvio Berlusconi, come nuovo allenatore del Milan.
Eravamo forse più innovativi 20 anni fa rispetto ad oggi? O, almeno nello sport, ogni tanto il signor premier riesce a far centro?

Norman di Lieto

USA: Tiziano Ferro ha qualche possibilità

June 2, 2009 by  
Categoria: world wide

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da Miami

Si sa poco della cultura italiana del Duemila negli States. Poco di letteratura, di cinema, di musica moderna. Si è fermi a Dante, Fellini e Modugno.  Solo la musica popolare ogni tanto ci fa arrivare qualche nome, pochi per la verità.
Chi conosciamo dei cantanti italiani negli States: Andrea Bocelli, Sugar, abbiamo sentito Richard Cocciante, Lucio Dalla, Eros Ramazzotti e negli ultimi tempi Tiziano Ferro.
Crediamo che quest’ultimo, se insiste, abbia la possibilità di crearsi un piccolo spazio nel nostro Paese. Ha una bella voce moderna, scrive testi coinvolgenti, con storie non banali, fa una musica che non imita il rock o la musica americana. E’ originale, senza ripetere il solito pop latino che va bene per il mondo latino americano, ma non fa presa negli States.
Se studia e si impegna, ci può riuscire, il suo modo di interpretare è per noi insolito, è giovane e ha una discreta pronuncia in inglese. Potrebbe essere un vero artista worldwide. I nord Americani sono curiosi, aperti e disponibili alle novità. Non amano chi imita i loro grandi, vogliono musica inedita che possa dare emozioni e Ferro potrebbe avere queste caratteristiche.

Michael Jay Dubton
( traduzione italiana di Bianca Fontanelli )